bottone livetv

bottone ondemand

bottone tg

Wonderland, l'ultima fatica del professor Banti

tx-base-logo-dilucca.html

Impossibile non ascoltare incantati la lectio magistralis del prof. Alberto Mario Banti mentre spiega le dinamiche recettoriali del suo ultimo libro, 'Wonderland: la cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd'. Il docente dell'Università di Pisa sta inoltrando la sua personale tournée con un saggio sulla storia della cultura americana dal mainstream alle forme di opposizione all'egemonia artistica nell'arco del Novecento.

 

 

 

di Andrea Boccardo

 

 

Sembra di assistere al teatro canzone, o ad uno degli spettacoli di cabaret della Chicago anni venti, mentre si osserva rapiti la falda grigia spostarsi avanti e dietro sopra l'ipertrofia cerebrale del prof. Alberto Mario Banti. Sta solo parlando, in verità, un vecchio sceneggiato dei tre piccoli porcellini alle spalle e l'ardita lovesong di Lesley Gore in sottofondo, quella You don't own me che gridava nel 1963 alla rivolta femminista contro tutta una pletora di mariti violenti e autoritari. Ma quando Banti cita la cultura mainstream americana, che sorge attraverso il dominio delle Majors holliwoodiane e si concretizza nell'alveo dell'American Dream, lo fa con un talento di prosopopea che lo sublima nel mondo dello spettacolo.

 

 

 

Perché di spettacolo in fondo Wonderland - La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd sta parlando, di come la cultura americana nel corso del novecento abbia tentato di imporre dei codici stilistici fissati nell'immaginario collettivo che fossero il più possibile comprensivi, rassicuranti, ed in sostanza egemoni. L'archiviazione del fenomeno jazzistico in musica, mentre relegava il mondo afroamericano nell'angolo della dialettica culturale, risorge tuttavia negli anni trenta sottoforma di anticultura, o meglio di controcultura, e il professore individua a questo punto un alterco continuo tra queste istanze e quelle ufficiali dettate dallo star system statunitense. I capitoli si leggono tutto d'un fiato, come se fosse un romanzo a puntate di cui vuoi disperatamente assaporare il continuo, giacché l'aspra battaglia tra i codici del represso e della rivoluzione non smettono negli anni di far avanzare la freccia del progresso culturale speditamente in avanti.

 

 

 

In qualche modo la lezione del professor Francesco Orlando, che bilanciava nella letteratura colta europea dell'ottocento la frazione repressione/rivolta sul piano della morale e della religione, ritorna furtivamente accompagnata dalle note dei Beatles, dalla nascita irruenta del rock and roll, dalla multiforme anima di Bob Dylan, che prima si fa caporione della guerra contro il mainstream per poi discostarsene con i dischi della fine degli anni sessanta. Highway 61 revisited e Blonde on blonde rappresentano la rottura con l'intero establishment politico ed assumono la forma di gridi solitari. Ed ecco spuntare gli sceneggiati di rivolta al soft power strisciante fomentato dai gruppi di pensiero politici vicini al maccartismo: Il laureato, Easy Rider, Il cacciatore, Tornando a casa sono solo alcuni dei capolavori che innalzano stelle del calibro di Robert de Niro e di Dustin Hoffman, contribuendo a far deragliare la corrente mainstream alla ricerca di ideali altri rispetto al noioso trinomio casa-lavoro-famiglia.

 

 

 

Banti è padrone assoluto della materia, entra ed esce dalla Storia con la S maiuscola tessendo aneddoti sublimi come quello della genesi del movimento beat, dove nella Six Gallery library del raffinato Lawrence Ferlinghetti nel 1955 si ulula il grido di Allen Ginsberg che dà voce finalmente agli ultimi della classe, i diseredati, gli spostati, tutto un movimento sociale dotato di dignità finalmente letteraria. Altro episodio da ricordare è il modo in cui l'astro di Elvis Presley nasce, in modo del tutto fortuito, con un provino tentato reiterate volte alla Sun Records. Ma di racconti gustosi ce ne sono a bizzeffe, lo sviluppo della Motown, lo sfiorire della Lost Generation, il mito itinerante di Woodie Guthrie.

 

 

 

Sicuramente uno dei temi forti è il coraggio con cui sul finire degli anni sessanta alcuni gruppi musicali affrontano dei tabù istituzionali come quello della droga, del sesso e della povertà con un piglio asettico ed antipolitico che ricorda il disimpegno brechtiano: un esempio per tutti, la bellissima ballad Heroin dei Velvet Underground, dove un Lou Reed straziato dall'assuefazione al buco dialoga a tu per tu con il proprio carnefice, apostrofandolo come un amico al tempo sincero e traditore. Negli anni ottanta anche le rivoluzioni portate dai Jim Morrison, dai Jefferson Airplane, dai Rolling Stones vengono assorbite nel filone mainstream, fagocitate in nome di una nuova politica culturale all'insegna dei neoliberismo reaganiano e del blockbuster innalzato da serie tv come Dallas.

 

 

 

Banti snocciola la storia non come se fosse a lezione davanti a un banco di allievi, ma come un amico davanti al tavolino, epigono di Roosevelt quando prima della guerra parlava agli americani nelle fireside chat attraverso il mezzo radio. Dipana l’intricata matassa Vietnam affrontando un argomento scottante sia dal punto di vista della genia afroamericana che della variopinta costellazione di studenti del nuovo socialismo, appartenenti alle prestigiose università di Berkeley e Yale. Rielabora la figura femminile che già aveva trattato nello stupendo e precedente Eros e virtù, che voleva assodata la tesi di una coercizione della donna nell’alveo della borghesia familiare ottocentesca dopo un XVIII secolo di sostanziale libertà.

 

 

 

Si legge, si ascolta e si gode come un film di Frank Capra visto da una Buick fiammante al Drive in, questa atomizzata summa della cultura americana: un goccio di brandy del Tennessee sotto la lingua, wikipedia da una parte e YouTube dall’altra per acciuffare le migliaia di brani dal folk al R&B citati dal professore, si esce arricchiti di un’esperienza vibrante, tremendamente moderna, che fa rimbalzare onde acustiche e di conoscenza da un capo all’altro dell’Atlantico. We shall overcome.

 

 

 

Andrea Boccardo

 

sice 230x230 telnet 230x230

Info e note legali

Seguici su...

facebook twitter youtube rss

 

Contattaci

Logo DiTV PNG

Via Tazio Nuvolari, 53
55061 Carraia - Lucca - Italy
Tel 0583 462209
Fax 0583 1929109
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.