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TAGLIO SLOT E DIMEZZAMENTO DELLE SALE: LA TOSCANA VERSO LA STRETTA SUL GIOCO

slot vlt

Toscana, stretta sul gioco. L'intesa tra Governo ed enti locali sul piano di riordino del settore, raggiunta lo scorso 7 settembre, sembra destinata a ridurre drasticamente la presenza dei giochi pubblici sul territorio regionale

Il testo dell'accordo dà un sostanziale via libera alle normative locali, che ormai in quasi tutte le regioni prevedono severi distanziometri, tali da impedire in gran parte del territorio sia l'apertura di nuovi punti di gioco, sia il rinnovo delle concessioni già esistenti. Anche la Toscana, riferisce Agipronews, ha la sua legge che disciplina i giochi, la numero 57 del 18 ottobre 2013, in base alla quale l'apertura di sale da gioco e di spazi per il gioco è vietata in un raggio di 500 metri da una serie di “luoghi sensibili” (scuole, luoghi di culto, ospedali, ecc.). Sono peraltro in corso di approvazione due proposte di modifica che inaspriscono la normativa, allungando l'elenco dei luoghi sensibili.

Il problema bandi - Questa situazione influirà sensibilmente anche sui prossimi bandi di gara per le nuove concessioni di sale scommesse e bingo, previsti dalla legge di stabilità 2016 e pendenti dallo scorso anno. Potrebbe rivelarsi poco allettante per le aziende programmare investimenti per punti vendita dalla difficile collocazione. Secondo uno studio realizzato da Mag Consulenti Associati «il complessivo quadro normativo italiano determina per gli operatori l'assenza di condizioni minime per la partecipazione alla prossima gara per negozi e corner scommesse: in tale contesto, diventa oggettivamente difficile per ogni operatore la quantificazione del numero di diritti ottimali (e di conseguenza anche l'offerta economica rispetto ai minimi previsti)». Naturalmente, la più o meno marcata diserzione delle aziende dai bandi creerebbe un mancato introito per lo Stato che, secondo la legge di stabilità, ha stabilito una base d'asta di 32 mila euro per ognuno dei 10 mila negozi messi a bando e 18 mila euro per ciascuno dei 5 mila corner (negozi dove l'attività di gioco non è prevalente).

Il taglio di slot e punti di gioco - Nel territorio della regione, informa Agipronews, la presenza di punti e apparecchi di gioco calerà drasticamente anche per altri motivi. In primo luogo, il Governo ha già previsto nella manovra economica approvata lo scorso luglio un taglio del 35% delle slot in esercizio, da realizzare entro il 30 aprile 2018. A regime, gli apparecchi in Toscana passeranno dagli attuali 24 mila a circa 16 mila. Inoltre, la recente intesa tra Stato ed enti locali prevede un dimezzamento dei circa 100 mila punti di gioco presenti sul territorio nazionale. Una riduzione che ovviamente, in percentuali molto simili, coinvolgerà anche la Toscana, dove nel 2016 sono stati spesi in giochi (al netto delle vincite) circa un miliardo e 150 milioni, la maggior parte dei quali (690 milioni) riguardano slot e Vlt.

Le ricadute occupazionali – La riduzione dell'offerta di gioco non potrà che avere conseguenze sul livello occupazionale del settore. In Toscana, secondo l'associazione di gestori slot Astro, sono in attività 5318 esercizi che vivono totalmente o prevalentemente grazie all'offerta di gioco lecito. Di questi, 4980 sono esercizi generalisti (bar, tabacchi, ecc,) e contano circa 9 mila addetti; 338 sono sale dedicate, con 1900 addetti. In totale, 10 mila e 900 posti di lavoro messi potenzialmente a rischio dal taglio di apparecchi e punti vendita. Al quadro vanno anche aggiunte 120 imprese che si occupano di gestione e manutenzione di slot per conto dei concessionari (con quasi 1500 tra addetti, agenti e impiegati) e 9 imprese di costruzione e distribuzione delle macchine (circa 490 occupati).

RIORDINO GIOCHI, NERI (ANCI): «LA LIBERALIZZAZIONE HA FALLITO, L'ACCORDO STATO-ENTI LOCALI MIGLIORERÀ LA QUALITÀ DELL'OFFERTA»

«Un accordo non risolutivo, ma senza dubbio un bel punto di partenza, che va declinato al più presto in decreti attuativi». Positivo il giudizio rilasciato ad Agipronews da Simona Neri sul piano governativo di riordino dei giochi, che ha avuto il via libera dagli enti locali in sede di Conferenza Unificata lo scorso 7 settembre. Sindaco di Pergine Valdarno (Arezzo) e responsabile Anci Toscana del progetto ludopatia e bullismo, la Neri ha assunto da qualche tempo un ruolo primario e decisivo in campo non solo regionale per tutto ciò che riguarda il contrasto alla ludopatia. Un tema sul quale ha dibattuto di recente anche a Bruxelles, nel corso di un convegno organizzato dal Parlamento Europeo.

L’accordo Governo-Enti locali prevede da una parte il taglio degli apparecchi e il dimezzamento dei punti vendita; dall’altra permette a regioni e comuni di mantenere le proprie normative sui giochi. Dal suo punto di vista di amministratore locale è il massimo che si poteva ottenere?

«Direi che si tratta di un deciso passo avanti rispetto alla precedente proposta governativa, che riduceva il distanziometro a soli 150 metri e indicava soli tre luoghi sensibili: scuole, luoghi di culto e sert. Su quella bozza Anci Toscana si era premurata di inviare un emendamento per salvaguardare l’autonomia dei consigli comunali nell’individuazione di luoghi sensibili ulteriori». 

Perché ritenevate insufficienti i tre punti sensibili indicati dal Governo? 

«Perché ogni territorio si differenzia dall’altro per abitudini, vita associativa e distribuzione dei punti di aggregazione sociale. Ritenevamo che in quel modo l’Esecutivo andasse a ledere competenze che l’ordinamento italiano affida a Regioni e autonomie locali. Parlo per esempio del principio costituzionale di tutela della salute, di sussidiarietà e di altri principi garantiti e connessi al contrasto del gioco d’azzardo patologico. Inoltre, si toccavano libere scelte di pianificazione demandate all’ente locale ai fini della salvaguardia del centro storico, della sicurezza, della viabilità, dell’inquinamento acustico e della quiete pubblica».

Parliamo della sua regione, la Toscana. Di recente sono state presentate due proposte di modifica che inaspriscono la legge antiludopatia. L’aumentata severità e il conseguente effetto espulsivo sul gioco potrebbero però avere due conseguenze: l’aumento delle sale nelle periferie e la riemersione del gioco illegale. Crede siano pericoli reali?

«Ritengo che la combinazione dei due provvedimenti, vale a dire la modifica alla legge regionale e l’accordo in Conferenza Unificata, porterà invece ad una maggior uniformità di distribuzione dei punti gioco sul territorio e aumenterà la qualità dell’offerta. E’ evidente come la liberalizzazione del gioco non abbia prodotto gli effetti sperati per quanto riguarda la riduzione dell’illegalità. A questo proposito, è importante ricordare la risoluzione della Commissione Antimafia approvata in Parlamento nel gennaio scorso: dimostra la necessità di attuare alcune misure che rafforzino la difesa contro le infiltrazioni mafiose».

La settimana scorsa in Regione si è tenuta una riunione proprio sulle proposte di modifica. Astro, un’associazione di gestori slot presente all’incontro, ha annunciato l’intenzione di proporre un emendamento alla legge, in senso meno restrittivo. Ritiene utile l’apporto degli operatori di gioco nell’iter legislativo?

«Come Anci Toscana abbiamo già partecipato a due audizioni presso la Commissione Sanità della Regione per raccogliere contributi e proposte di emendamento al testo di modifica. Con Astro ci eravamo già confrontati in sede di redazione della Bozza di regolamento sul Gioco Lecito che è stata distribuita ai Sindaci della Toscana. Il rapporto è collaborativo, apprezziamo la volontà dell’associazione di mettere in atto misure di formazione e sensibilizzazione di utenti e gestori».

A proposito della bozza di regolamento di Anci: che accoglienza ha avuto da parte dei comuni?

«Mi ritengo soddisfatta del percorso fatto fino ad ora: i regolamenti comunali stanno trovando molto consenso presso le amministrazioni locali, specialmente nel Valdarno Aretino dove quasi tutti i comuni si sono dotati di questo strumento, quasi sempre con voto favorevole unanime di maggioranze e opposizioni. Conosco varie esperienze locali dove, a seguito dell’approvazione del regolamento, il distanziometro sulle nuove aperture ha funzionato». 

La vostra bozza si occupa in maniera circostanziata delle distanze, ma non degli orari di apertura delle sale. Come mai?

«È stata una scelta ragionata, non volevamo entrare nel vortice dei ricorsi, visto che su questo tema  la giurisprudenza è stata finora incerta e contraddittoria. Il Tar Toscana ha sempre sospeso e bocciato le ordinanze dei sindaci, come nei casi di Grosseto e Firenze; il Tar Veneto, al contrario, ha dato ragione agli amministratori locali».

Ora però la situazione è cambiata: il piano approvato in Conferenza Unificata dà facoltà agli enti locali di regolare gli orari di apertura fino all’individuazione di un massimo di 6 ore di interruzione del gioco.

«Appunto. Da questo momento in poi potremmo pensare di inserire direttamente la facoltà di regolare gli orari di apertura all’interno del Regolamento sul Gioco Lecito di Anci, provvedendo, nella prossima seduta del tavolo ludopatie, ad apportare una modifica».

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