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Giacomo Turrini laureato in giurisprudenza

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Il giovane viareggino ha conseguito la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Pisa con una tesi sull’obiezione di coscienza.

 

 

di Andrea Boccardo

 

 

C’erano una volta i laureati. Quelli troppo intelligenti per soffermarsi unicamente sull’ambizione di conseguire il posto fisso, quelli che si imbattevano in mille strade prima di atterrare sulla solidità economica, quelli che anche dopo aver ottenuto il riconoscimento, avevano dubbi sul futuro. Erano i Dustin Hoffman di The graduate e i Kevin Costner di Fandango, selvatici temerari della vita che a trent’anni non smettevano di capitombolare in strane avventure erotiche o partivano per viaggi assurdi alla ricerca di oggetti familiari crudelmente scomparsi. 

 

 

Forse esistono ancora: Giacomo Turrini, fresco laureato in giurisprudenza con il punteggio di 103 all’Università di Pisa, ha attraversato il proprio brillante corso di studi con il distacco emotivo del cardiochirurgo in fase di operazione, planando dall’alto sul suo ennesimo successo come qualcuno che ha già vissuto mille vite ed è stanco della ripetizione. Con la viva soddisfazione dei genitori, Anna e Renato, e della sorella minore Giulia, Giacomo ha festeggiato con l’eleganza che lo contraddistingue accanto agli amici di sempre, i vecchi e nuovi.

 

 

La villa con piscina di Bargecchia ha ospitato l’evento epocale, impreziosito dalla presenza dell’entertainer Stefano Busà della Capannina, amico stretto di Giacomo. In un’atmosfera gustosamente retrò, come piace a lui, gli invitati sono stati proiettati in un ricevimento dove il padrone di casa, novello Jay Gatsby, è riuscito a dare ad ognuno il giusto spunto di divertimento. Chissà se lui si è lasciato andare o se ha continuato a riflettere come suo solito sul senso dell’esistenza, attanagliato da quella curiosità per il futuro che si lega a doppio filo con la recriminazione del passato.

 

 

Uomini come Giacomo vivono il presente con un senso di sfida titanica alla meschinità del già fatto o del già detto. L’unica cosa che conta è la coerenza con le proprie idee e con il rigoroso senso del dovere: l’intramontabile dandismo ( se squisitamente voluto o abilmente dissimulato forse neanche lui lo sa ) viene sfoggiato già in sede di discussione, dove il vero protagonista non è l’argomento, pur moralmente ineccepibile, dell’obiezione di coscienza, ma il portamento del candidato avvalorato dal gessato con fazzoletto indossato il sabato sera in Capannina.

 

 

Giacomo ha sempre affrontato la battaglia contro il puritanesimo dello spirito con ardente passione, esponendo con cura un punto di vista controcorrente ma non tentando mai di convincere in modo subdolo gli altri della strada percorsa. Non sarà sempre stato politically correct, ma l’autenticità con cui scandisce il suo discorso di tesi davanti alla commissione fa il paio con quella della sua coscienza, infarcita di letture e soprattutto di film d’epoca, verso i quali nutre l’amore spassionato degli immobili oggetti artistici.

 

 

Sì, perché in fin dei conti si tratta di un ammiratore d’arte, un cultore del bello che oggi si laurea in giurisprudenza con la stessa noncuranza con cui ieri ha rivisto per l’ennesima volta 8 e 1/2: perennemente alla ricerca dell’oggetto compiuto della bellezza, maledettamente consapevole che la sede del piacere è fuggevole come una donna tormentata. Ma se il sogno vale la pena, il tormento ne diventa il sopportabile compagno, come la ricerca della figlia di Mrs. Robinson da parte dello spaesato Dustin Hoffman.

 

 

Non resta che congratularsi con Giacomo per questo gradino raggiunto, augurandogli che la scalata alla compiutezza professionale non intacchi il suo radioso spirito libero.

 

 

 

Andrea Boccardo

 

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