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Il Maggio “in trasferta” a Lucca: domani l'Orchestra diretta da Federico Maria Sardelli

Federico Maria Sardelli
L'LXXXI Maggio Musicale supera i confini fiorentini e approda nei teatri delle principali città della Toscana. Dopo Lucca appuntamento a Carrara, Grosseto e Livorno
 Il Festival del Maggio Fiorentino quest’anno, alla sua 81° edizione, lascia la città di Firenze per viaggiare in Regione con l’Orchestra del Maggio e la direzione di Federico Maria Sardelli. Domani, 8 maggio, appuntamento al Teatro del Giglio di Lucca (ore 21). Poi toccherà a Carrara (10 maggio), Grosseto (11 maggio) e Livorno (16 maggio).

La compagine orchestrale, diretta dal maestro Federico Maria Sardelli, sarà impegnata in un programma interamente dedicato a composizioni del classicismo viennese.

Si inizia con Mozart e la Sinfonia in sol maggiore KV 129 composta a Salisburgo nel maggio del 1772 e facente parte di una serie di sei sinfonie, probabilmente offerte dal giovanissimo compositore all’arcivescovo Colloredo per dimostrare le proprie capacità. La composizione in tre movimenti – e senza un minuetto – prevede un umoristico Allegro iniziale, un Andante basato su una semplice melodia e un Allegro finale che è quasi un Rondò il cui tema principale è esposto da tutta l’orchestra all’unisono, come un tipico segnale di caccia.
Si prosegue con la Sinfonia n. 96 in re maggiore di Haydn, lavoro che risale al primo soggiorno londinese del musicista e la cui fama è legata a un singolare evento. Questa Sinfonia è detta anche “il miracolo” a ricordo di un incidente avvenuto quando fu eseguita la prima volta: subito dopo il bis dell’ultimo movimento, il grande lampadario che illuminava la sala crollò dal soffitto al pavimento senza fare vittime tra il pubblico che dopo un momento di terrore, gridò al miracolo, appunto.
Si chiude con la Sinfonia n. 1 in do maggiore op. 21 di Beethoven. Composta dal musicista non ancora trentenne – tuttavia già compositore celebre e autorevole - la Sinfonia n. 1 risulta molto più vicina allo stile di Haydn che a Mozart. Una particolarità è il terzo tempo che Beethoven intitola Minuetto ma che tale non è; pur conservando lo schema formale del minuetto Beethoven lo tramuta in una danza più rapida e scapigliata che ha già le caratteristiche dello Scherzo.

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