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Si chiude con successo la mostra "Il canto della pittura" di Cristiana Pucci

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L'artista di Pietrasanta, già esposta con il suo ciclo 'Verso Oriente' presso la galleria Radium Artis di San Martino in Rio (RE), torna protagonista in via del Marzocco in una collettiva di otto pittori di caratura internazionale, alla ricerca della sinestetica 'voce' affidata alla pittura contemporanea. 

 

 

 

 

di Andrea Boccardo

 

 

 

Il fenomeno neurologico della sinestesia converge sensazioni percettive afferenti a diversi sensi verso un unico centro unificatore di emozioni: compositori come Rimsky-Korsakov e Rachmaninov 'vedevano' le note stampate nella loro mente come i comuni ascoltatori erano in grado di udirle. Esiste una percentuale, non così ristretta come si crede, di individui con piccole variazioni sul cromosoma X che sono in grado di essere contaminati da stimoli sensoriali differenti e di mescolarli all'interno del medesimo calderone emozionale. Artisti del calibro di Cristiana Pucci, con le sue tele a cavallo fra il naturalismo e il simbolismo, si imprimono con forza nello sguardo dello spettatore risvegliando in lui l'almanacco dei sensi in un coacervo conturbante.

 

 

Siamo contornati da giganti in realtà, otto santi che hanno spolverato le mensole dell'eternità per porvi sopra le proprie opere. Tanto per fare qualche nome, Piero Pizzi Cannella, fondatore della Nuova Scuola Romana. Carla Accardi, forse il nome più alto dell'astrattismo italiano. Gianfranco Asveri e Paolo Valle, inesauribili ricercatori del segno e della forma nell'Italia del nord del dopoguerra. Fausto de Nisco, emiliano, inesauribile conretizzatore di sogni su colore. Concetto Pozzati, inventore continuo di lucide variazioni sulla pop art. Infine Emilio Tadini, uno dei più grandi critici d'arte di sempre, forse il più grande interprete mondiale di Velazquez, pittore anch'esso tra i più celebrati di Milano. Si devono a lui alcune delle chiavi esegetiche più profonde di quel rompicapo visivo che rimarrà sempre Las Meninas

 

 

Ma c'è anche Cristiana Pucci, che antepone sulle sue tele prima di tutto la materia, solida, quasi granulosa come le pennellate dell'ultimo disperato Van Gogh. Sotto di essa si ha quasi la sensazione di toccare i gialli, gli ocra, i verdi giustapposti nello spazio, come se i colori primari della tavolozza fossero gli oggetti solidi a cui ci conduce l'inserimento nella natura. Ci sono infine i suoni, legati fra loro nelle scale cromatiche di colori, che irrompono nel centro uditivo grazie all'inedito accostamento delle macchie e delle ombre: il complesso rapporto luce-spazio-buio è lo stesso che intercorre nell'armonia del musicista che alterna suono-pausa-silenzio. Le triadi della produzione artistica si ripetono all'infinito poiché l'estasi di chi fruisce dell'arte è la medesima, da nord a sud, da ovest a est.

 

 

Ed è proprio grazie alla sezione 'Verso Oriente' che Cristiana ci porta per mano in un viaggio nei dintorni dell'oriente, lungo la via della seta, la mitica città di Samarcanda e le carovane che recavano nel medioevo tessuti pregiati e variopinti. Le sfumature cromatiche sembrano penzolare dalla gobba dei cammelli, colpite dal sole accecante del Medio Oriente che si riverbera negli ori, argenti e magenta così cristallini da sembrare essi stessi produttori di luce. Siamo nei dintorni dell'equivalente mesopotamico di Turner, primo genio dell'arte moderna a dare forma coloristica alla foschia inglese: l'artista è capace di adombrare i suoi quadri di quella patina leggera che si concentra sopra la superficie delle cose, promanata scientificamente dal contatto tra il calore, la luce e gli oggetti. Ancora una volta tatto, sudore, visione, sensazioni che si mescolano ed esplodono in sinestesia. 

 

 

Un ultimo accenno alla sezione aurea, anch'essa foriera di emozioni altre rispetto a quelle ingenerate dall'occhio: alcune delle sue opere sono sapientemente poste ad altezza osservatore, divise nei due terzi da un colpo di azzurro su campo arancio o nettamente separate nel concetto formale terra-cielo. La tranquillità estatica che suscita la vista in sequenza dei quadri di Cristiana è anche dovuta a quelle proporzioni matematiche che celano la geometria dietro all'apparente casualità del tratto: la natura, con le forme artistiche degli esseri vegetali ed animali, ci ha donato il concetto di bellezza.

Ma è compito ingrato e solenne degli artisti di tutti i tempi cogliere il nesso nascosto tra macrocosmo e microcosmo e riprodurlo per l'eternità a gloria e consumo della comunità umana. Chi riesce a continuare il canone della bellezza con il suo tratto argenteo, vermiglio o indaco lungo la tela bianca, ha il potere di incantare senza rivelare il proprio segreto. Cristiana Pucci ha in serbo tonnellate di questo potere fatto di sensazioni diverse tra loro, ma che convergono dritte al cuore. 

 

 

 

Andrea Boccardo

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