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Nicola Rombi e i tappeti di segatura

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Il giovane artista camaiorese Nicola Rombi si prepara per il doppio appuntamento con la tradizione dei tappeti di segatura: sabato 22 aprile farà da portabandiera ad Altopascio per 'Francigena in fiore', mentre si affina per il Corpus Domini, l'evento casalingo che si svolgerà nella notte tra il 17 e il 18 giugno. 

 

 

 

Di Andrea Boccardo

 

 

Chino sulla propria intelaiatura formata di assi, concentrato a passare il setaccio con la famosa pula di abete, Nicola Rombi e la sua équipe del Sesto Lucchese (L'associazione di tappetari di cui fa parte) ricordano un Michelangelo all'incontrario, piegato a pancia in su a lavorare alacramente la volta della Cappella Sistina. Il capello calante sulle spalle, ondulato, il baffo all'Aramis e il corpo in tensione come il giunco del sambuco, Nicola sfrutta la forza della gioventù con la sapienza di anni di tappeti di segatura fatti e distrutti per la cerimonia di Camaiore del Corpus Domini. Il tappetaro da artista si deve fare artigiano, intagliare nel legno le figure, definirle nei contorni prima di poter raccogliere le balle di segatura rossiccia e applicarle con cura per cercare la sfumatura più giusta. 

 

Prima di tutto, c'è la magia del colore. La segatura viene sottoposta ad un'iniziale setacciatura per togliere i trucioli e i pezzi più grossolani. I colori in polvere sono sciolti in acqua e alcool e poi impastati a mano con la segatura a seconda della necessità: la tavolozza in questo modo si riempie di giallo ocra, azzurri turchese color del mare, bruni montagnosi, rossi rubino che sgranano verso l'amaranto. Nicola e i tappettari compiono il primo miracolo dando dignità al materiale di scarto degli alberi, riciclando ciò che la natura mette diligentemente da parte.

 

 

Poi naturalmente c'è l'idea, che per la celebrazione cristologica si rifà ai Misteri eucaristici; questa decanta nella testa dell'artista per mesi, coinvolge i collaboratori, viene analizzata e setacciata proprio come la segatura. C'è da stare attenti alla forma che dalla creatività scaturisce, essa deve rientrare nei canoni geometrici dei due metri di larghezza per i quaranta circa di lunghezza. L'avanguardia qui non è permessa, fuori dalla cornice l'osservatore notturno rapito dalla rapida gestualità del tappetaro non può vedere niente. Ma all'interno del quadro sono concesse quelle dolci sfumature dovute alle sovrapposizioni di colori, e sembra di scorgere il tonalismo veneziano dei Tintoretto e dei Tiziano, che trasvola in Versilia e si appoggia sulle Madonne variopinte e sui Bambin Gesù addormentati. Come ai tempi del Rinascimento, lo sfondo concede all'eversione ciò che il soggetto nega: così ci si lascia andare con cieli azzurri, profili di monti conosciuti, sabbie arroventate e rivoli di fiume increspati da onde leggere. 

 

Il pennello di questi artisti 'di strada' è il setaccio, che assume forme e dimensioni diverse a seconda delle esigenze. Anch'esso è stato piegato ai servizi della rivoluzione, quando la sacralità dei tappeti perse gradualmente la sua funzione per far posto negli anni attorno al '68 ai problemi civili del mondo: la fame, la guerra in Vietnam, la discriminazione dei diversi. Negli anni ottanta ci mise mano l'amministrazione, ricucendo gli strappi tra le associazioni e ridando linfa vitale alla bellezza religiosa dei tappeti. "La tradizione va rispettata in maniera ossequiosa" ci dice Nicola, in procinto per partire per Altopascio dove parteciperà col suo tappeto all'importante kermesse organizzata dal sindaco Sara d'Ambrosio "ci prepariamo con il Sesto Lucchese ad una manifestazione floreale che ci vedrà in Piazza Ospitalieri, con l'occhio e il cuore verso il Corpus Domini camaiorese. Credo che il fatto eclatante di chi lavora con i tappeti sia l'unicità del momento, il meticoloso lavoro notturno che ti costringe nel cosiddetto 'tutto in una notte' prima che il prete passi con la processione mattutina a togliere tutto ciò che è stato fatto."

 

Ma allora cosa ci rimane del tappeto, solo il ricordo nello sguardo dei passanti che lo vedono in costruzione? "Non credo sia solo questo" risponde Nicola "ci sono le foto, i cartelloni, le testimonianze orali della gente. Il ricordo vivo dei tappeti degli anni precedenti permane nella memoria collettiva di una città e dei turisti che vengono a vedere l'evento e ammirano la tecnica particolarissima che sta dietro un tappeto di segatura." 

 

"L'unione delle associazioni che portano avanti l'arte dei tappeti è fondamentale nella sinergia d'intenti" conclude Nicola "ma forse c'è una che conta di più: trasmettere questa passione ai bambini, ai ragazzi, insegnare loro che questa è un'arte che comincia con l'artigianato e che si insinua tra le vette della creazione artistica. Ci considereranno artisti minori, ma allora vi invito a venire a metà giugno al Corpus Domini per vedere quanta gente ci sarà in Via di Mezzo."

 

Effettivamente, la folla si accalca a tratti furibonda per le vie del centro, in cerca da una parte di refrigerio per l'incipiente canicola estiva, in parte per sbirciare per un attimo l'equilibrio di un tappetaro che, in aggetto su una gamba sola, setaccia il colore in un angolo per rendere quella sfumatura in più. La notte si porta via le persone, la luce oscura le forme e i colori e a poco a poco le tenebre lasciano il posto all'alba, con i tappetari stremati dalla fatica che vedono compiersi l'ultimo miracolo, quello dell'esplosione cromatica della loro opera. Esso rivive nella sua intensità per pochi, attesissimi minuti prima che passi la processione: in quegli istanti sta tutta la forza, la vitalità e la dedizione che una gilda di sacerdoti con il setaccio imprimono nel loro segreto inno al Dio dell'arte. 

 

Andrea Boccardo

 

 

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