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Nell'Antica Roma, 15 Dicembre: Consualia, in onore del Dio Conso

Circo Massimo1

Dio dei granai e degli approvvigionamenti, si celebrava a netà agosto, tempo della rimesse delle messi in granaio, e a metà dicembre, quando era fatta la semina.

Nella prima data, il 15 Agosto del 739, si attuò il Ratto delle Sabine.

di Daniele Vanni

I Consualia erano feste della religione romana dedicate al dio Conso (dio dei granai e degli approvvigionamenti) che si tenevano in due date: una estiva, dopo il raccolto e la mietitura, per la rimessa in granaio; e l'altra ad inizio inverno, una volta fatta la semina.

Venivano perciò celebrate la prima il 21 agosto, e la seconda il 15 dicembre.

Tutti i riti si svolgevano davanti a un altare sotterraneo del Circo Massimo, portato in superficie in occasione della festa.

 

 Alcuni di essi prevedevano delle corse di muli, mentre cavalli e asini restavano a riposare incoronati da ghirlande.

Si legge in Tito Livio, che i Consualia furono istituiti dallo stesso Romolo quando, con i giovani romani snobbati dalle genti vicine, organizzò il famoso Ratto delle Sabine:

« ...ludos ex industria parat Neptuno equestri sollemnes; Consualia vocat. Multi mortali convenere, studio etiam videndae novae urbis, maxime proximi quique, Caeninenses, Crustumini, Antemnates; iam Sabinorum omnis moltitudo cum liberis ac coniugibus venit. »

« predispose ad arte solenni giochi in onore di Nettuno equestre, giochi cui diede nome di Consuali. [...] Accorse un gran numero di persone, anche per la curiosità di vedere la nuova città, e particolarmente i più vicini: i Ceninesi, i Crustumini, gli Antemnati. E venne anche, praticamente al completo, con mogli e figli, la popolazione dei Sabini. »

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 9,)

Conso (Consus) è una figura della mitologia romana. Probabilmente si trattava della divinità del seme del grano e dei depositi per la sua conservazione, che tra i romani venivano posti sottoterra.

A Conso era dedicato un altare ipogeo al centro del circo Massimo, l'ara Consi, resto però, si diceva, di un'altra città più antica sorta nel luogo di Roma.

L'ara era sotterranea, o coperta di terra, e veniva scoperta unicamente durante le feste a lui dedicate, i Consualia, che erano festeggiate il 21 agosto ed il 15 dicembre.

Per questo motivo si tratta di una divinità ctonia.

I Flamini Quirinali e le Vestali officiavano ai suoi riti.

L'etimologia del nome Consus è incerta. Potrebbe derivare dal verbo latino conserere, "seminare", tant'è che la dea Ops era nota anche come Consivia o Consiva.

Georges Dumézil e G. Capdeville considerano il verbo condere, fare provvista, come la migliori ipotesi per l'etimologia del termine: Consus sarebbe un sostantivo verbale arcaico che denota l'azione del deposito di grano.

 

Come accadeva per la maggioranza delle divinità legate alla terra e alla fertilità, la figura di Conso era vista in stretto rapporto con il mondo sotterraneo.

Conso venne poi associato con Consigli segreti, e quindi il suo nome fu associato al consilium, consiglio o assemblea. Secondo Servio Mario Onorato annota che Consus era il dio dei Concili.

Dionigi riporta che, per alcuni, Conso era da identificarsi con Nettuno Seisichthon, che scuote la Terra, per un'altra interpretazione Consus si identificava con il Neptunus Equestris, ovvero Nettuno protettore dei cavalli. Corse di muli erano l'evento principale durante le sue feste; agli altri animali da soma, cavalli e asini, in quei giorni di festa, era concesso un giorno di riposo, ed erano adornati con fiori.

Circo Massimo

Il Circo Massimo è un antico circo romano, dedicato alle corse di cavalli, costruito a Roma. Situato nella valle tra il Palatino e l'Aventino, è ricordato come sede di giochi sin dagli inizi della storia della città: nella valle sarebbe avvenuto, nella giornata dedicata a Conso in agosto, il mitico episodio del ratto delle Sabine, in occasione dei giochi indetti da Romolo in onore del dio Consus, durante l’estate.

Di certo l'ampio spazio pianeggiante e la sua prossimità all'approdo del Tevere, dove dall'antichità più remota si svolgevano gli scambi commerciali, fecero sì che il luogo costituisse, fin dalla fondazione della città, lo spazio elettivo in cui condurre attività di mercato e di scambi con altre popolazioni, e - di conseguenza - anche le connesse attività rituali (si pensi all'Ara Massima di Ercole) e di socializzazione, come giochi e gare.

È considerata la più grande struttura per spettacoli costruita dall'uomo.

Storia

Le prime installazioni in legno, probabilmente in gran parte mobili, risalirebbero all'epoca di Tarquinio Prisco, nella prima metà del VI secolo a.C.

La costruzione di primi impianti stabili risalirebbe al 329 a.C., quando furono edificati i primi carceres.

Le prime strutture in muratura, soprattutto legate alle attrezzature per le gare, si ebbero probabilmente solo nel II secolo a.C. e fu Gaio Giulio Cesare a costruire i primi sedili in muratura e a dare la forma definitiva all'edificio, a partire dal 46 a.C.

Il monumento venne restaurato, dopo un incendio e probabilmente completato da Augusto, che per decorare la spina vi aggiunse (come testimoniato da una moneta di Caracalla) un obelisco dell'epoca di Ramses II portato dall'Egitto, l'obelisco flaminio, che nel XVI secolo fu spostato da papa Sisto V in Piazza del Popolo.

Nel 357, un secondo obelisco, fu portato a Roma per volere dell'imperatore Costanzo II ed eretto dal praefectus urbi Memmio Vitrasio Orfito sulla spina; oggi si trova dietro alla basilica di San Giovanni in Laterano.

 

Altri restauri avvennero sotto gli imperatori Tiberio e Nerone e un arco venne eretto da Tito nell'81, al centro del lato corto curvilineo: si trattava di un passaggio monumentale integrato nelle strutture del circo. Ampio 17 metri e profondo 15, era a tre fornici comunicanti, con quattro colonne libere alte 10 metri sul davanti, e dietro di esse quattro lesene aderenti ai piloni. Sull'attico, stava una quadriga bronzea; sulla fronte verso il circo aveva una platea e una scalinata.

Dopo un grave incendio, sotto Domiziano, la ricostruzione, probabilmente già iniziata sotto questo imperatore, venne completata da Traiano nel 103: a quest'epoca, risalgono la maggior parte dei resti conservatisi.

Sono ricordati ancora restauri sotto Antonino Pio, Caracalla e Costantino I. Il circo rimase in efficienza fino alle ultime gare organizzate da Totila nel 549.

Struttura e utilizzi

Le dimensioni del circo erano eccezionali: lungo 621 m e largo 118,poteva ospitare circa 250.000 spettatori!

La facciata esterna aveva tre ordini: solo quello inferiore, di altezza doppia, era ad arcate.

La cavea poggiava su strutture in muratura, che ospitavano i passaggi e le scale per raggiungere i diversi settori dei sedili, ambienti di servizio interni e botteghe aperte verso l'esterno.

L'arena era in origine circondata da un euripo (canale) largo quasi 3 m, più tardi eliminato per aggiungere altri posti a sedere.

Sul lato sud, si trova attualmente una torretta medioevale detta "della Moletta" appartenuta ai Frangipane.

Nell'arena, si svolgevano le corse dei carri, con dodici quadrighe (cocchi a quattro cavalli) che compivano sette giri intorno alla spina centrale tra le due mete.

La spina era riccamente decorata da statue, edicole e tempietti e vi si trovavano sette uova e sette delfini da cui sgorgava l'acqua, utilizzati per contare i giri della corsa.

I dodici carceres, la struttura di partenza, che si trovava sul lato corto rettilineo verso il Tevere, disposti obliquamente per permettere l'allineamento alla partenza, erano dotati di un meccanismo che ne permetteva l'apertura simultanea.

Fu utilizzato per i primi ludi Apollinares del 212 a.C., indetti dall'allora praetor urbanus, Publio Cornelio Silla.

Ratto delle Sabine

Il ratto delle Sabine è una fra le vicende più antiche della storia di Roma, avvolte dalla leggenda.

Secondo la tradizione Romolo, dopo aver fondato Roma, si rivolge alle popolazioni vicine, per stringere alleanze e ottenere delle donne con cui procreare e popolare la nuova città. Al rifiuto dei vicini risponde con l'inganno. Organizza un grande spettacolo per attirare gli abitanti della regione e rapisce le loro donne.

Romolo, divenuto unico re di Roma, decise per prima cosa di fortificare la nuova città, offrendo sacrifici agli dei secondo il rito albano e dei Greci in onore di Ercole, così com'erano stati istituiti da Evandro.

Con il tempo Roma andò ingrandendosi, tanto da apparire secondo Livio "così potente da poter rivaleggiare militarmente con qualunque popolo dei dintorni".

Erano le donne che scarseggiavano.

Questa grandezza era destinata a durare una sola generazione, se i Romani non avessero trovato sufficienti mogli con cui procreare nuovi figli per la città.

« ...Romolo su consiglio dei Senatori, inviò ambasciatori alle genti vicine per stipulare trattati di alleanza con questi popoli e favorire l'unione di nuovi matrimoni. [...] All'ambasceria non fu dato ascolto da parte di nessun popolo: da una parte provavano disprezzo, dall'altra temevano per loro stessi e per i loro successori, ché in mezzo a loro potesse crescere un simile potere. »

(Livio, Ab Urbe condita libri, I, 9.)

Secondo Plutarco, Romolo programmò il ratto, per costituire in qualche modo l'inizio della fusione tra il popolo dei Romani e quello dei Sabini.

La gioventù romana non la prese di buon grado, tanto che la soluzione che andò prospettandosi fu quella di usare la forza. Romolo, invece, nel terzo anno del proprio regno, decise però di dissimulare il proprio risentimento e di allestire dei giochi solenni, chiamati Consualia, dedicati al dio Conso. Quindi ordinò ai suoi di invitare allo spettacolo i popoli vicini: dai Ceninensi, agli Antemnati, Crustumini e Sabini, questi ultimi stanziati sul vicino colle Quirinale. L'obiettivo era quello di compiere un gigantesco rapimento delle loro donne proprio nel mezzo dello spettacolo. Arrivò moltissima gente, con figli (tra cui molte vergini) e consorti, anche per il desiderio di vedere la nuova città.

Il rapimento

Romolo prese posto tra la folla ed al segnale convenuto, insieme ai suoi uomini, estrassero le spade e catturarono le figlie dei Ceninensi, Crustumini, Antemnati e dei Sabini, lasciando fuggire i loro padri, che abbandonarono la città, promettendo vendetta.

Alcuni raccontano che furono rapite solo trenta fanciulle. Valerio Anziate cinquecentoventisette, Giuba II, seicentottantatré, mentre Plutarco stima non fossero meno di ottocento.

A favore di Romolo depose il fatto che non venne rapita nessuna donna maritata, se si esclude la sola Ersilia, di cui ignoravano la condizione. Il ratto fu spiegato da Plutarco, non tanto come un gesto di superbia, ma piuttosto come atto di necessità, al fine di mescolare i due popoli. Il ratto avvenne il 21 agosto nel giorno in cui si celebrarono le feste dei Consualia.

Durante il rapimento si sarebbe verificato l'episodio da cui i Romani deriverebbero la tradizione di gridare: “Talasius!” durante le feste di matrimonio.

« Unam longe ante alias specie ac pulchritudine insignem a globo Thalassi cuiusdam raptam ferunt multisque sciscitantibus cuinam eam ferrent, identidem ne quis violaret Thalassio ferri clamitatum; inde nuptialem hanc vocem factam. »

« Si racconta che una di esse, molto più carina di tutte le altre, fu rapita dal gruppo di un certo Talasio e, poiché in molti cercavano di sapere a chi mai la stessero portando, gridarono più volte che la portavano a Talasio perché nessuno le mettesse le mani addosso. Da quell'episodio deriva il nostro grido nuziale. »

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, lib. I, capoverso 9)

Conseguenze

Livio sostiene chiaramente che non vi fu violenza sessuale. Al contrario, Romolo offrì alle fanciulle libera scelta e promise loro pieni diritti civili e di proprietà. Egli stesso trovò moglie tra queste fanciulle, il cui nome era Ersilia.

I popoli che avevano subito l'affronto chiesero la liberazione della fanciulle, ma il nuovo re di Roma, non solo si rifiutò di rilasciarle, al contrario chiese loro di accettare i legami di parentela con i Romani. Questo significava solo una cosa: la guerra.

Dei popoli che avevano subito l'affronto, furono sconfitti prima i Ceninensi, poi gli Antemnati, ed i Crustumini, la cui resistenza durò ancora meno dei loro alleati. Portate a termine le operazioni militari, il nuovo re di Roma dispose che venissero inviati nei nuovi territori conquistati alcuni coloni.[

L'ultimo attacco portato a Roma fu quello dei Sabini come ci raccontano Livio e Dionigi di Alicarnasso, che prima presero il Campidoglio, con il tradimento di Tarpeia, poi impegnarono i Romani in durissimo scontro nella Battaglia del lago Curzio.

Fu in questo momento che le donne sabine, che erano state rapite in precedenza dai Romani, si lanciarono sotto una pioggia di proiettili tra le opposte fazioni, per dividere i contendenti e placarne la collera.

« Là mentre stavano per tornare a combattere nuovamente, furono fermati da uno spettacolo incredibile e difficile da raccontare a parole. Videro infatti le figlie dei Sabini, quelle rapite, gettarsi alcune da una parte, ed altre dall'altra, in mezzo alle armi ed ai morti, urlando e minacciando con richiami di guerra i mariti ed i padri, quasi fossero possedute da un dio. Alcune avevano tra le braccia i loro piccoli... e si rivolgevano con dolci richiami sia ai Romani sia ai Sabini. I due schieramenti allora si scostarono, cedendo alla commozione, e lasciarono che le donne si ponessero nel mezzo. »

(Plutarco, Vite parallele, Vita di Romolo, 19, 1-3.)

« Da una parte supplicavano i mariti (i Romani) e dall'altra i padri (i Sabini). Li pregavano di non commettere un crimine orribile, macchiandosi del sangue di un suocero o di un genero e di evitare di macchiarsi di parricidio verso i figli che avrebbero partorito, figli per gli uni e nipoti per altri. [...] Se il rapporto di parentela che vi unisce e questi matrimoni non sono di vostro gradimento, rivolgete contro di noi l'ira; noi siamo la causa della guerra, noi siamo responsabili delle ferite e dei morti sia dei mariti sia dei genitori. Meglio morire, piuttosto che vivere senza uno di voi due, o vedove o orfane. »

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 13.)

Con questo gesto entrambi gli schieramenti si fermarono e decisero di collaborare, stipulando un trattato di pace, sulla via che per questo fatto da allora sarebbe stata chiamata Via Sacra, varando l'unione tra i due popoli con comunanza di potere e cittadinanza, associando i due regni (quello di Romolo e Tito Tazio), lasciando che la città dove ora era trasferito tutto il potere decisionale continuasse a chiamarsi Roma, anche se tutti i Romani furono chiamati Curiti (in ricordo della patria natia di Tito Tazio, che era Cures), che vedeva così raddoppiata la sua popolazione (con il trasferimento dei Sabini sul vicino colle del Quirinale). Anche Tito Livio racconta che, per venire incontro ai Sabini, i Romani presero il nome di Quiriti, dalla città di Cures, mentre il vicino lago nei pressi dell'attuale foro romano, fu chiamato in ricordo di quella battaglia e del comandante sabino scampato alla morte (Mezio Curzio), Lacus Curtius.

 

 

Si celebravano oggi:

Natale di Fortuna Redux

Natale del divo Vero


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