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Accadde oggi, 26 Novembre: 43 a.C., su un'isoletta, vicino Bologna, si sancisce il Secondo Triumvirato - 1942, première del film "Casablanca"

26 nov Sam playing

Sull'isoletta del fiume Reno, un'aquila uccise due corvi che avevano osato attaccarla! E i soldati presenti trassero auspici sul divenire di questo patto a tre!

Incredibilmente la prima di una delle pellicole più famose di sempre, avveniva poche settimane dopo lo sbarco dell'esercito statunitense proprio a Casablanca!

di Daniele Vanni

 

26 novembre 43 a.C.,  Secondo Triumvirato

 

 

Primo Triumvirato è il nome che gli storici hanno attribuito all'alleanza politica non ufficiale, nella Roma antica, di Gaio Giulio Cesare, Marco Licinio Crasso, e Gneo Pompeo Magno nel 60 a.C.

Crasso e Pompeo erano stati colleghi consoli nel 70 a.C., quando avevano emanato una legge per il completo ripristino dei poteri dei tribuni della plebe (Lucio Cornelio Silla aveva di fatto tolto tutti i poteri ai tribuni della plebe ad eccezione dello ius auxiliandi, il diritto di aiutare un plebeo in caso di persecuzioni da parte di un magistrato patrizio).

Tuttavia, fino a quel momento, i due uomini avevano avuto una notevole antipatia reciproca, giacché ognuno riteneva che l'altro avesse superato i propri limiti per aumentare la sua reputazione a spese del collega.

L'alleanza tra Cesare, Crasso e Pompeo

Cesare prima riuscì a riconciliare i due uomini e poi unì la loro influenza alla sua per essere eletto console nel 59 a.C.; lui e Crasso erano già buoni amici e consolidò la sua alleanza con Pompeo dandogli in moglie la propria figlia Giulia. L'alleanza unì l'enorme popolarità di Cesare e la sua reputazione giuridica assieme all'enorme ricchezza di Crasso e la sua influenza nell'ordine equestre e con l'ugualmente spettacolare ricchezza e fama militare di Pompeo.

Il Triumvirato fu mantenuto segreto finché il Senato non fece opposizione alla legge agraria proposta da Cesare che fondava colonie di cittadini Romani e distribuiva parti dell'ager publicus ai veterani di Pompeo.

Cesare subito portò la sua proposta di legge di fronte all'assemblea della plebe (Concilium Plebis) con un discorso che lo vide fiancheggiato da Crasso a Pompeo, rivelando in questo modo la loro alleanza. La legge agraria di Cesare fu approvata, ed i Triumviri in seguito procedettero a sostenere l'elezione del demagogo Publio Clodio Pulcro a tribuno della plebe, sbarazzandosi con successo sia di Marco Tullio Cicerone che di Marco Porcio Catone, entrambi fieri oppositori dei Triumviri.

Accordi del triumvirato

Il triumvirato proseguì con gli accordi di Lucca del 55 a.C..

Cesare ebbe, in qualità di proconsole, prorogato per cinque anni, il governo della Gallia Cisalpina e di quella Transalpina, oltre all'Illirico ed al comando di quattro legioni, per cinque anni.

Pompeo e Crasso ebbero un secondo consolato nel 55 a.C..

Una volta divenuti consoli, Crasso ricevette la provincia di Siria e la direzione della campagna contro i Parti, mentre Pompeo l'Africa, le due Spagne e quattro legioni, due delle quali cedette a Cesare per la guerra gallica.

Secondo triumvirato è il nome che gli storici danno all'alleanza stipulata tra Ottaviano Augusto, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido.

Questa alleanza, manovrata fin dalle prime ore dell’uccisione di Cesare e concretizzatesi su un isoletta del fiume Reno a Bologna, con il presagio offerto da un’aquila che spiegò meglio degli storici! durò fino al 33 a.C., per cinque anni, ma non venne rinnovata.

A differenza del primo triumvirato, che era solo un accordo privato, il Secondo Triumvirato fu una organizzazione ufficiale, anche se extra-costituzionale, che ricevette l'imperium maius.

La morte di Cesare aprì una fase di grave instabilità interna alla res publica romana. Le ragioni per cui fu ordita la congiura contro Cesare sono da ricercare nei poteri quasi monarchici che questi aveva accumulato dopo la vittoria su Pompeo. Gli assassini, definiti dagli storici cesaricidi, furono mossi da una atavica avversione contro ogni forma di potere di tipo personale e assoluto, in nome delle tradizioni e delle libertà repubblicane.

Il limite dell'azione dei congiurati fu la mancanza di un disegno politico preciso e coerente, e fu facile per i seguaci del dittatore porre fine al loro disegno e a costringerli alla fuga. La scena politica fu presto dominata da Marco Antonio, fedele e abile generale di Cesare che ne seguì le sorti per tutto il conflitto e nel 44, anno della congiura, ricopriva insieme con lui la carica consolare. Presto si rivelarono le sue vere intenzioni: appropriarsi dell'eredità politica di Cesare e ripercorrerne le orme.

Da parte del Senato ciò fu visto come un pericolo e fu perciò emesso un senatoconsulto ultimo, secondo il quale il futuro triumviro fu dichiarato nemico pubblico. Contro di lui furono levati due eserciti, guidati dai consoli del 43 Irzio e Pansa. Lo scontro avvenne nell'aprile dello stesso anno presso Modena, dove Decimo Bruto si era asserragliato con le sue forze (pare su suggerimento di Ottavio). Antonio ebbe la peggio e fu costretto a fuggire in Gallia, dove fu accolto e protetto da Lepido, il quale aveva fatto una leva in Spagna Citeriore e nella Gallia Narbonese. Il Senato usò anche un'altra arma contro il giovane generale: il figlio adottivo di Cesare, Gaio Ottavio Turino.

Questi, al momento della congiura, si trovava ad Apollonia per motivi di studio e lo attendeva per seguirlo nella spedizione partica. Tornato a Roma, si fece apprezzare per le sue doti politiche e mostrò una freddezza e una sicurezza che gli procurarono numerose simpatie, tra cui quelle di Cicerone. Del pericolo rappresentato da Ottavio si rese conto lo stesso Antonio, anche perché questi sapeva che il giovane sarebbe stato per lui un pericoloso avversario, anche in virtù del fatto che era il figlio adottivo ed erede universale di Cesare. Per questo non mancò di dileggiarlo e di impedire la ratifica della sua adozione.

Abile e spregiudicato, il giovane figlio adottivo di Cesare seppe approfittare della situazione per imporsi sulla scena politica e, non essendo rientrati i due consoli del 43 a.C., si candidò al consolato per l'anno successivo. Al rifiuto del senato (addotto a causa della sua giovane età), il futuro imperatore rispose marciando su Roma con le sue legioni, costituite da veterani cesariani a lui fedeli in quanto figlio del dittatore. Eletto dai comizi, come primo atto il nuovo console revocò l'amnistia per i cesaricidi e istituì un tribunale per giudicarli. Poi, dopo aver fatto riconoscere la sua adozione (avvenuta nel 45) e mutato il nome in Gaio Giulio Cesare Ottaviano, decise di riappacificarsi con Lepido e Antonio.

La lex Titia

L'incontro fra i tre maggiori eredi di Cesare fu organizzato da Lepido su un'isoletta del fiume Reno, presso l'allora colonia romana di Bononia, odierna Bologna.

Il patto, valido per un quinquennio, fu legalizzato ed ebbe validità istituzionale con la Lex Titia del 27 novembre 43 a.C.

Ufficialmente i membri furono conosciuti come Triumviri Rei Publicae Constituendae Consulari Potestate (Triumviri per la Costituzione della Repubblica con Potere Consolare, abbreviato come "III VIR RPC"). Svetonio racconta di un episodio curioso accaduto in questa circostanza:

« Quando le armate dei triumviri si raccolsero a Bologna, un'aquila, che si era insediata sul tetto della tenda di Ottaviano, uccise e fece cadere a terra due corvi che l'avevano aggredita a destra e a sinistra. Tutto l'esercito presagì che un giorno fra i tre triumviri ci sarebbe stata discordia, ciò che poi si verificò e ne anticipò l'esito. »

(Svetonio, Augustus, 96.)

L'accordo fu lo sviluppo naturale a cui portava la situazione creatasi dopo la morte di Cesare. Antonio e Ottaviano erano i principali eredi politici del dittatore ucciso l'anno prima; essi si ritrovarono nella comune opposizione agli ottimati - intenzionati ad abolire le riforme cesariane - e nella volontà di dare la caccia ai cesaricidi (i quali, intanto, con Bruto e Cassio, stavano organizzando imponenti forze in Oriente). Intanto Sesto Pompeo, figlio dell'avversario di Cesare, con le forze pompeiane superstiti e una potente flotta, teneva sotto controllo Sicilia, Sardegna e Corsica, e la usava per razziare le coste dell'Italia meridionale seminando il terrore.

L'accordo era necessario soprattutto per Ottaviano, il quale voleva evitare di trovarsi fra due fuochi, da una parte Antonio con 17 legioni (comprese quelle dategli da Lepido, suo partigiano) e dall'altra le già ricordate forze dei cesaricidi in Oriente. Dall'incontro uscì una spartizione delle provincie, inizialmente a lui sfavorevole: ad Antonio sarebbe spettato il proconsolato nella Gallia Cisalpina e Comata, a Lepido la Gallia Narbonense e le Spagne, ad Ottaviano l'Africa, la Sicilia, la Sardegna e la Corsica.

Per reperire i fondi necessari per la campagna in Oriente e per vendicare la morte di Cesare, i tre redassero le "liste di proscrizione" degli avversari da eliminare ed incamerarne così i beni. A Roma e in Italia si scatenò quindi una caccia all'uomo senza eguali e in molti casi più feroce e indiscriminata di quella operata dopo la vittoria di Silla su Gaio Mario. Molte furono le vittime illustri: ben 300 senatori caddero sotto i colpi degli assassini e 2000 cavalieri ne seguirono la sorte.

Tra questi fu anche Cicerone, al quale Antonio non aveva perdonato le orazioni contro di lui, raccolte nelle Filippiche. Ottaviano, pur essendo stato protetto e incoraggiato dal grande intellettuale latino, non fece nulla per salvargli la vita. Altra barbarie decisa dai triumviri fu l'uso di appendere ai rostri del foro le teste dei nemici uccisi e di dare una ricompensa proporzionale a chi le portava: 25.000 denari agli uomini liberi, 10.000 agli schiavi con l'aggiunta della manomissione e della cittadinanza[3].

I tre triumviri[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg       Lo stesso argomento in dettaglio: Marco Antonio, Ottaviano Augusto e Marco Emilio Lepido.

Ritratto di Marco Antonio

I tre protagonisti del patto avevano personalità molto diverse e, come si è visto, strinsero l'accordo per convenienza personale, piuttosto che per una sincera identità di vedute. Marco Antonio era desideroso di raccogliere e proseguire l'opera già cominciata da Cesare: riforma in senso monarchico dello stato ed espansione a Oriente dell'impero. Dopo aver dato pubblica lettura del testamento del dittatore, seppe usare per i suoi fini le ire popolari contro i cesaricidi, diventando così leader indiscusso del partito cesariano.

Il suo consolato del 44 fu caratterizzato da politiche demagogiche e da una legislazione confusa. Percepì ben presto il pericolo rappresentato dal giovane Ottavio, sia in quanto erede universale di Cesare, sia perché era ben visto dagli ottimati. Costretto dopo Modena obtorto collo a condividere con il futuro rivale la scena politica, scatenò, come si è visto, sanguinose rappresaglie contro i propri nemici politici[4]. Ottaviano, figlio adottivo di Cesare, fu astuto e abile allo stesso tempo nello sfruttare la confusione creatasi dalle lotte fra i diversi partiti.

Nonostante la pericolosa parentela, fu visto inizialmente come paladino degli ottimati, da contrapporre ad Antonio. Non a caso, in occasione della battaglia di Modena, accompagnò come propraetor i consoli con milizie a lui fedeli. Ben presto, però, fece pentire l'aristocrazia della scelta fatta, mostrando di voler vendicare il padre adottivo e di raccoglierne l'eredità politica. Seppe raggiungere subito in maniera spregiudicata la massima magistratura della Res publica con un vero e proprio colpo di Stato e, come vedremo, una volta entrato in contrasto con Antonio, si presentò come campione del mos maiorum tanto caro all'aristocrazia senatoria e della conservazione e tutela dei valori della repubblica e delle sue istituzioni.

Non fu solo bravo nel sapersi muovere nell'agone politico, ma si circondò di valenti uomini, come quel Marco Vipsanio Agrippa abile generale, che gli regalò i suoi successi militari più importanti. Marco Emilio Lepido, sostenitore di Cesare e poi di Antonio subito dopo le idi di marzo, fu invece presto un comprimario, una spalla degli altri due colleghi e in molti casi poco affidabile. Di fronte al crescere della personalità e dell'importanza degli altri triumviri, egli fu sempre più relegato ai margini della scena politica.

Dopo Filippi, che come vedremo fu la vittoria definitiva sui cesaricidi, ottenne solo l'Africa. Chiamato a sostenere Ottaviano contro Sesto Pompeo in Sicilia (36 a.C.), fu un alleato poco fedele e giunse alla fine col parteggiare per il figlio di Pompeo Magno. Abbandonato dai soldati, dovette arrendersi e chiedere perdono a Ottaviano (ormai padrone dell'Occidente). Per punizione fu costretto a rinunciare alle otto legioni giunte in Sicilia al seguito di Sesto Pompeo che aveva preso al comando, le magistrature affidategli (mantenendo solo quella di pontifex maximus, titolo puramente onorifico) e a ritirarsi a vita privata al Circeo fino alla morte (ca. 12 a.C.)[5].

Lo scontro con i cesaricidi e Sesto Pompeo

Il patto permise ai tre di prendere il controllo politico dell'Italia e di tutto l'Occidente.

Dopo le proscrizioni, molti ottimati si rifugiarono o presso i cesaricidi, che stavano organizzando una grossa spedizione contro i triumviri, o presso Sesto Pompeo.

La sconfitta dei nemici comuni a Filippi e Nauloco consegnò l'intero impero in mano ad Ottaviano e Antonio.

In attesa di Azio!

 

 

 

 

 

« Suonala, Sam. Suona Mentre il tempo passa »

(Ilsa in Casablanca)

 

Casablanca è un film, ma definirlo solo così è riduttivo! del 1942, diretto da Michael Curtiz.

Si tratta di una delle pellicole hollywoodiane più celebri di tutti i tempi ed è tratta dall'opera teatrale “Everybody Comes to Rick's” di Murray Burnett e Joan Alison.

Ma lo straordinario, oltre il mito di questa pellicola, quelle personali dei due interpreti, Humphrey Bogart, Ingrid Bergman, la colonna sonora di Max Steiner che però non è l’autore del vero pezzo musicale, uno dei più famosi di sempre di cui tra poco sveleremo più di una curiosità, è che il film, che parlava del Nord Africa francese fedele al Regime di Vichy, di fatto succube dei Tedeschi, venne girato nel 1942 ed ebbe la sua premiere nella giornata di oggi cioè il 26 Novembre, appena tre settimane dopo lo sbarco dell’esercito statunitense, l’8 Novembre proprio vicino a Casablanca!!!

Non solo coincidenze incredibili, ma anche fatti che ci dimostrano la presupponenza tedesca, ma soprattutto l’imbecillità italiana di mettersi in una guerra persa prima di essere iniziata! Tanto evidente che già nel 1941, Churchill e gli USA stavano pensando a tali azioni ed al Mediterraneo per fare crollare subito quello che era di gran lunga individuato con una lungimiranza che da noi ha sempre difettato, come l’anello debole di gran lunga più debole dell’Asse, l’Italia! E così fu: il 13 maggio del 1943, i Tedeschi e gli Italiani si arrendevano in Africa, il 10 luglio, gli Alleati sbarcavano in Sicilia, il 25 Luglio 1943, si afflosciava il regime Fascista, che forse, come fanno sempre le dittature e i dittatori, aveva preferito suicidarsi in una guerra impensabile, in una mano di poker che ci costerà 500.000 morti e la perdita reale dell’indipendenza, piuttosto che passare la mano.

Era il 1942 e in pieno conflitto mondiale, che gli Alleati sapevano di vincere prima di scendere in campo, tanto che come nella Prima Guerra Mondiale, gli USA aspettarono a lungo prima di dimostrare da che parte stava la vera forza, veniva girato uno dei film più amati della storia del cinema: “Casablanca”, di Michael Curtiz.

Il film, ambientato appunto a Casablanca, in Marocco, in realtà fu realizzato interamente in California, negli studi della Warner Bros e all’aeroporto di Van Nuys, sobborgo di Los Angeles.

La storia d’amore fra lo spietato e cinico americano Rick Blaine, interpretato da Humphrey Bogart, e l’antinazista norvegese Ilsa Lund, Ingrid Bergman, collocata appunto nell’Africa francese occupata dai nazisti all’inizio del 1941, è diventata nel tempo sinonimo dell’eterno dissidio fra passione amorosa e senso del dovere, fra spietatezza della guerra e valori morali di solida umanità. Ma è anche molto di più: un inno alle contraddizioni umane di amore e odio, passione e guerra…

Il film vinse tre Oscar (film, regia, sceneggiatura) e le sue scene più celebri fanno ormai parte del nostro immaginario collettivo.

Parte essenziale della trama del film è la sua colonna sonora, ma non quella di sottofondo di Styeiner, ma il pezzo richiesto da Ingrid-Ilsa (dolcissima, capace di un amore appassionato fino all’estremo, senza mai dare neppure un bacio!!) al pianista, un personaggio che si ritaglia quasi involontariamente un ruolo da protagonista: il pianista Sam.

Un nome ed anche un modo di fare dimesso, da Capanna dello Zia Tom o da Via col vento!

Ma chi era?

L’attore si chiamava Dooley Wilson (1886-1953), ma il suo vero nome era Arthur Wilson.

Si era guadagnato il nomignolo di “Dooley” per via di una sua interpretazione del brano irlandese “Mr Dooley” al Pekin Theatre in Chicago, interpretazione che eseguiva in whiteface.

Fu attivo a Chicago e New York in numerosi vaudeville, era un batterista, un cantante, e quando venne scritturato per “Casablanca” non sapeva suonare il pianoforte!!!

Lo confessò molto tempo dopo, nei suoi ricordi, raccontava la sua avventura cinematografica e l’immensa fortuna legata a quel ruolo.

Il segreto viene svelato proprio dalle parole Dooley: “Bene, ora è venuto il momento di farvi una confessione; io, Dooley Wilson, il pianoforte non l’ho mai saputo suonare! Fin da bambino ero un appassionato della batteria che un amico di mio padre suonava in un’orchestrina di Tyler. E così diventai batterista anch’io e un batterista mica male visto che negli anni ’20 ero il leader di una jazz band che mi portò in tour anche in Europa. Il produttore e il regista Curtiz mi misero alle costole un certo Elliot Carpenter, compositore, autore e arrangiatore famoso. Me lo piazzarono proprio dietro durante le riprese: quando battevano il ciak, io volavo sulla tastiera intonando la celebre As Time Goes By scritta da Herman Hupfeld nel ’31 e Carpenter gli dava giù col suo pianoforte a pochi metri da me, nell’ombra. La magia del cinema!”.

Elliott Carpenter dunque fu il vero pianista in Casablanca. Un pianista, compositore, songwriter di Philadelphia che aveva studiato al Themple School of Music e aveva poi perfezionato i suoi studi in Francia.

E il pianoforte? Quel verticale che vediamo in numerose scene di “Casablanca” è stato venduto all’asta da Sotheby’s, nel 2012 per 600.000 dollari, ma la stima iniziale della nota casa d’aste era fra 800mila e 1,2 milioni di dollari. Era di proprietà di un collezionista giapponese che lo aveva acquistato per 154.000 negli anni Ottanta.

Ma adesso veniamo alla trama “vera”.

Durante la seconda guerra mondiale, l'espatriato statunitense Rick Blaine gestisce un locale, il Rick's Café Américain, a Casablanca, nel Marocco francese, parte della cosiddetta "Francia non occupata", controllata dal regime filo-nazista del Governo di Vichy. Blaine ha un passato di contrabbandiere d'armi, in favore degli etiopi, durante l'invasione italiana del 1935, e di combattente repubblicano, durante la guerra civile spagnola nel 1936, ma sembra essere diventato un uomo cinico e dichiaratamente neutrale sulle vicende politiche e belliche che stanno accadendo.

Per qualche delusione politica, per delusione totale verso l’uomo o per qualcosa d’altro?

O per tutte queste cose assieme?

Una sera arriva nel suo locale un certo Ugarte, un malvivente molto conosciuto nella zona, con due lettere di transito rubate, reato aggravato dalla morte di due soldati tedeschi che le trasportavano. Le lettere di transito sono documenti che consentono di lasciare Casablanca. Magari sull'aereo che conduce a Lisbona, permettendo, una volta arrivati, di potersi recare anche negli Stati Uniti, grazie alla condizione di neutralità del Portogallo.

Ugarte sa di poter vendere le lettere a un prezzo molto alto. Naturalmente, al miglior offerente e, allo scopo, ha organizzato un incontro con il compratore nel locale di Rick. Tuttavia, prima che egli possa realizzare il colpo, viene arrestato, non prima però di avere consegnato le lettere a Rick, affinché le custodisca! dai poliziotti del capitano Louis Renault (un funzionario francese fedele a Vichy, che intende dimostrare in questo modo la propria efficienza al maggiore Strasser, ufficiale tedesco, giunto nella capitale marocchina, per controllare l'efficacia delle misure contro i ricercati ed i dissidenti).

Il giorno dopo giunge a Casablanca, Ilsa Lund, una profuga norvegese, con cui Rick, lo si capisce subito, ma lo si comprenderà poco alla volta, aveva avuto una storia d'amore, a Parigi, nei giorni a cavallo della sua occupazione. Ma la bellissima nordica non è sola! E’ assieme al marito Victor Laszlo, (interpretato da Paul Henreid, austriaco ma di Trieste, unico piccolissima parte italiana, se così si può dire in questa storica pellicola) uno stimato leader della resistenza cecoslovacca, internato in un campo di concentramento e successivamente fuggito e da quel momento ricercato dalla Gestapo.

L'arrivo della donna getta nello sconforto Rick, ancora innamorato di lei e che non riesce a perdonarle di averlo abbandonato, al momento della sua partenza dopo l'arrivo delle truppe tedesche.

Ilsa giustifica il suo comportamento con la presunzione che il marito fosse morto ma, scoprendo che invece era ancora vivo, aveva deciso di riunirsi a lui, senza però fornire spiegazioni all'innamorato.

La situazione di pericolo a cui è esposto Laszlo a Casablanca induce lui, ed Ilsa, a tentare di procurarsi due lettere di transito, per fuggire in America e proseguire la loro lotta al nazismo. Per questo si rivolgono a Ferrari, un faccendiere che “comanda” il mercato nero di Casablanca, il quale tuttavia, per evitare il grosso pericolo di aiutare un esule, si defila elegantemente, informandoli al contempo che Rick è in possesso di due lettere lasciapassare consegnategli da Ugarte.

Rick non vorrebbe consegnare le lettere, a nessun prezzo: da un lato per vendicarsi della sofferenza subita e dall'altro perché l'incontro con Ilsa, a Casablanca ha ridato più che mai forza al suo amore per lei.

Egli vorrebbe trattenerla con sé, ma il suo comportamento cambia quando, parlando con Laszlo, questi insiste perché lui ed Ilsa partano insieme, lasciando lo stesso Laszlo in Marocco. Anche il ceco è quindi disposto a perdere la propria donna, pur di saperla al sicuro all'estero!

Così Rick, finge di partire, ma poi convincerà Ilsa a salire sull’aereo con il marito, nella scena-madre, conclusiva, acme del film!

Colpito dallo spirito di sacrificio e dall'amore di Laszlo, ed al contempo ricordando il proprio passato patriottico, Rick elabora un piano: facendo il doppio gioco, promette al capitano Renault di consegnargli Victor quando, nel proprio locale, gli avrebbe consegnato le lettere, ma egli, al momento dello scambio, minaccia Renault e lo costringe ad accompagnarli (lui, Laszlo e Ilsa) all'aeroporto, dopo aver fatto una telefonata per garantirsi il libero passaggio; il capitano però finge solamente di telefonare all'aeroporto, mentre invece avvisa il maggiore Strasser, che si precipita per raggiungerli allo scopo di bloccarli.

Mentre attendono la partenza dell'aereo, Ilsa, in nome dell'amore che sente di provare ancora per Rick, è tentata di rimanere con lui, ma questi la convince a partire insieme al marito.

Mentre il velivolo con a bordo Victor e Ilsa inizia a rullare verso la pista di decollo, Strasser giunge trafelato e tenta di contattare la torre di controllo per bloccare i fuggitivi, ma viene ucciso da Rick.

L'aereo parte indisturbato e, all'arrivo dei gendarmi, Renault rivela la sua autentica natura di patriota, ordinando ai colleghi di fermare i soliti sospetti, e proponendo a Rick di fuggire insieme a Brazzaville, nell'Africa Equatoriale Francese, controllata dalle forze della Francia libera, iniziando tra loro quella che Rick definisce "una bella amicizia".

Sono incalcolabili gli omaggi, le citazioni, che il cinema ha dedicato a Casablanca,

Ben sei battute del film sono entrate nella lista delle 100 frasi più citate del cinema:

«Alla tua salute, bambina»

«Louis, penso che questo sia l'inizio di una bella amicizia»

«Suonala, Sam. Suona Mentre il tempo passa»

«Fermate i soliti sospetti»

«Avremo sempre Parigi.»

«Con tanti ritrovi nel mondo, doveva venire proprio nel mio»


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