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Accadde oggi, 16 Novembre: Giornata mondiale della tolleranza - 1505, sposalizio di Laura Orsini, figlia e sorella di Papa!!! - 1922: Mussolini pronuncia alla Camera "il discorso del bivacco"

16 nov Mussol1

Una giornata quella di oggi, a favore della tolleranza, tutta da meditare!!!

 

Le nozze che ci illustrano bene la corruzione alla corte pontificia, all'inizio del '500: uno degli atti più spudorati che spiegano meglio di qualunque altro, gli intrighi, le manovre della Chiesa e dentro la Chiesa, che porteranno in pochi anni alla Riforma Protestante!

 

Nato in maniera impropria, tardivamente, dopo secoli e secoli di divisioni acerrime, il giovane stato unitario italiano, finiva dopo una guerra disastrosa, sostanzialmente persa, con 700.000 morti inutili e nessun vantaggio e ad sessant'anni e poco più dalla nascita, in una dittatura!

di Daniele Vanni

 

 

 

 

Il 16 novembre è la Giornata mondiale della tolleranza

 

“La tolleranza non ha mai provocato una guerra civile; l’intolleranza ha coperto la terra di massacri.”

(Voltaire)

“Abitua il tuo intelletto al dubbio e il tuo cuore alla tolleranza.”

(Georg Christoph Lichtenberg)

“Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca.”

(Mahatma Gandhi)

La tolleranza è il più grande dono della mente; essa richiede al cervello lo stesso sforzo necessario per stare in equilibrio su una bicicletta.”

(Helen Keller)

“Tolleranza è concedere a ogni altro essere umano tutti i diritti che si reclamano per sé stessi.”

(Robert Green Ingersoll)

“Nella pratica della tolleranza, il nemico è il miglior insegnante.”

(Dalai Lama)

“L’intolleranza è segno d’impotenza.”

(Aleister Crowley)

Per avere fede nel mio percorso, non ho bisogno di dimostrare che il percorso di qualcun altro è sbagliato.”

(Paulo Coelho)

Oggi è la Giornata mondiale della tolleranza, proclamata dall'Onu per ricordare i principi ispiratori della Dichiarazione universale dei diritti dell' uomo.

Tolleranza”, abbiamo, - in un mondo che paradossalmente si fa ogni giorno più “piccolo”, integrato, globalizzato! - poca familiarità con questa parola.

La parola che sembra andare per la maggiore è “individualismo”. E quindi intolleranza, quasi “fastidio” per l’altro.

Intolleranza verso gli immigrati, intolleranza verso le opposte fazioni politiche, o semplicemente per chi la pensa in maniera diversa.

Intolleranza verso gli omosessuali, intolleranza verso gli animali. O tutt’al più: indifferenza. Che a volte fa anche più male.

Ed insieme si assiste ad un uomo che non solo non tende più la mano al prossimo, anche se non è poi così diverso da noi, ma anche tiene lontani, quasi a volerli nascondere, il dolore, la fatica, la malattia, la morte che pure fanno parte della vita, ma che sembrano contrastare con l’idea del benessere a tutti i costi, che ci hanno inculcato a suon di spot e di onnipotenza, quell’egoismo malsano, superficiale ed anche aberrante che sta alla base dell’intolleranza.

Quello che ci spinge e ci chiude verso il nostro egoismo, verso noi stessi, chiudendo agli altri, e che, -ancora paradossalmente! – più abbiamo informazione, capacità mediatiche impressionanti di collegarci con tutto il mondo in tempo reale, siamo sempre più tesi al consumismo, al benessere illimitato, senza occuparci degli altri. Od occupandocene sempre meno. O addirittura, sentendo avversità, astiosità e divenendo quindi: “intolleranti” verso chi viene da altri paesi in cerca di benessere o chi ha modi di essere, pensare, diversi dal nostro, che in un mondo tutto teso al solo avere, possedere, comprare, finiscono per crearci astio, fastidio, repulsione: intolleranza!

Così il mondo di oggi, che sembrerebbe così tecnologicamente avanzato, interconnesso, si confronta quotidianamente con i mali atavici, con la guerra, con il terrorismo, con i crimini contro l’umanità, con la pulizia etnica, la discriminazione delle minoranze e dei migranti, e con una serie infinita di altri abusi di esseri umani contro altri esseri umani.

E abbiamo visto in queste ore, addirittura in Libia (ma sappiamo che avviene in molti altri paesi!) vendere e comprare schiavi come avveniva migliaia e migliaia di anni fa.

E del resto non è di appena ieri l’abolizione dello schiavismo nel più potente paese al mondo, gli USA?

Come sempre la tecnologia, crea la storia dell’uomo e la stessa globalizzazione, avvicinando in maniera rapidissima gli abitanti del mondo, provoca involuzione e maggiori paure.

E il consumismo globale, con le minacce alla vita del pianeta che vanno aggravandosi, pare aumentare a dismisura le potenziali tensioni che conducono, alle sotterranee ed ataviche paure, che conducono all’intolleranza.

La storia della giornata

Il 16 novembre si celebra la Giornata mondiale della tolleranza, istituita dall’Onu nel 1996 per ricordare i principi che hanno ispirato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dalle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948.

L’obiettivo della giornata è quello di diffondere un valore che sta alla base dei diritti umani universali e delle libertà fondamentali.

Il valore politico della tolleranza

L’Onu invita innanzitutto governi e capi di stato, ma anche organizzazioni e semplici cittadini, a promuovere il benessere umano, la libertà e il progresso in tutto il mondo, nonché a promuovere la tolleranza, il rispetto, il dialogo e la cooperazione tra le diverse culture, civiltà e popoli.

La tolleranza non è solo un dovere morale, rappresenta un elemento politico e legale che gli stati membri sono chiamati a promuovere attraverso una legislazione che garantisca pari opportunità a tutti i membri della società.

Il messaggio di Ban Ki-moon

“In occasione della Giornata mondiale della tolleranza, invito tutte le persone e i governi a combattere attivamente la paura, l’odio e l’estremismo, con il dialogo, la comprensione e il rispetto reciproco. Cerchiamo di eliminare le divisioni ed uniamoci per un futuro comune”, ha dichiarato il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon.

Secondo Gandhi, vero fautore del movimento della non violenza, “la non violenza è fatta di materia solida, è l’arma dei cuori più forti.”

Premio per la tolleranza e la non violenza

Nel 1995, in occasione dell’Anno per la tolleranza indetto dalle Nazioni Unite e del centoventicinquesimo anniversario della nascita del Mahatma Gandhi, l’Unesco ha istituito l’Unesco-Madanjeet Singh prize for the promotion of tolerance and non-violence. Il riconoscimento premia persone, istituzioni, enti o organizzazioni non governative che hanno contributo, con attività significative in campo artistico, culturale o scientifico, nella promozione della tolleranza e della non violenza.

Il premio del 2016 è stato assegnato al Centro della tolleranza in Russia, un originale centro informativo che illustra la storia del popolo ebraico in modo chiaro, ma anche divertente e interattivo.

Seminare civiltà

La tolleranza è come una pianta, bisogna seminarla nelle giovani menti, bisogna innaffiarla costantemente affinché le sue radici attecchiscano nella società e bisogna proteggerla da parassiti come odio e discriminazione.

Il matrimonio di Laura Orsini e la corruzione papalina

Laura Orsini (Roma, 1492 – Roma, 1530) è stata l'unica figlia di Giulia "la bella" Farnese.

Il marito di Giulia fu Orsino Orsini, che fece carriera grazie al padre della moglie ed anzi: la pretese dal Papa, visto che Laura era quasi certamente figlia illegittima di papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia), il quale aveva steso il contratto di matrimonio nel suo palazzo romano, dove ospitava Laura insieme alla sua madre-amante e, con molto prababilità! aveva “consuetudine” anche con la sua figlia, come con l’altra che con lei abitò, la più celebre Lucrezia che il Papa-padre portava con sé, anche  a vedere il non proprio edificante ed ecclesiastico spettacolo della monta dei tori!!! Del resto, la loro origine era spagnola…!

Alessandro VI, nato Roderic Llançol de Borja, italianizzato Rodrigo Borgia (Xàtiva, 1 gennaio 1431 – Roma, 18 agosto 1503), è stato il 214º papa della Chiesa cattolica dal 1492 alla morte. Sospetta.

Del resto i papi come i loro “predecessori” imperatori romani, morirono molto raramente di cause…naturali, ammesso che il veleno non lo sia!

E se la Chiesa ha offerto, ancor prima dell’Editto di Costantino, un continuo spettacolo di conquista e amore del potere con continui omicidi, avvelenamenti, scomuniche e controscomuniche, papi ed antipapi, continue chiamate in soccorso di eserciti stranieri per “mangiare” stati e staterelli italiani che si opponevano alle forze ed alle mire vaticane, la lotta per le investiture, i vescovi-conti, la sciagura disaggregante delle Crociate anteprima miserrima dell’Unione Europea….certo, in questo periodo, si raggiunse, se possibile, o forse erano solo maggiori le informazioni! il degrado più basso del nepotismo, della corruttela, delle perversioni sessuali,…con la vendita delle indulgenze…gli scismi, i concilii pilotati, la vendita dei voti del conclave, gli schiaffi ricevuti dagli stranieri e lo spostare della stessa cattedra di S. Pietro ad Avignone, per essere vicini al protettorato francese, e quando l’elezione del papa non era ristretta a nobili laziali o romani, era pilotata da Francia e Spagna o Nord Europa…!!!

Si racconta di un maomettano, trasferitosi a Roma per affari, che vedendo cotanto spettacolo, si fece cristiano!! Ai suoi connazionali che gli chiedevano spiegazioni per un sì bizzarro comportamento, rispose di essersi convinto che quella Chiesa, quella cattolica era veramente sorretta da un Dio! E doveva essere quello Vero, se con tanta delinquenza e malaffare e corruzione…quella stessa Chiesa non crollava e non si dissolveva!!

La storiella non andò molto lontano dal vero, perché dopo lo scisma orientale, mai risanato che staccava da Roma i popoli dalla Grecia fino alla Russia, passando per Costantinopoli, ora stava per andarsene tutto il Nord produttivo, ricco, che aveva le sorti mondiali in mano!!

Ma il Borgia non si curava affatto di tutto questo! Fu infatti,  uno dei papi rinascimentali più controversi, anche per aver riconosciuto la paternità di vari figli illegittimi, (non che gli altri non ne avessero!) fra cui i famosi Cesare e Lucrezia Borgia, tanto che il suo cognome valenzano, italianizzato in Borgia, è diventato sinonimo di libertinismo e nepotismo, (veleno e sicari!) che sono tradizionalmente considerati come le caratteristiche del suo pontificato.

Tuttavia due dei successori di Alessandro, Sisto V e Urbano VIII, lo descrissero come uno dei papi più importanti dopo San Pietro!

Segno che anche loro, che pure erano papi non si rendevano affatto conto!

Del resto i cognomi di questo periodo, ma non c’è tanta differenza neppure andando molto a ritroso, dove si trovano i cognomi delle famiglie gentilizie e senatoriali romane, Orsini, Farnese, Medici, Della Rovere, Caetani, Gens Anicia, Savelli, Carafa, Aldobrandini, Ludovisi, Cybo, Colonna, Correr, Fieschi, Visconti, Conti di Tuscolo, Crescenzi Ottaviani, Duca di Lorena, Aldobrandeschi, di Borgogna, Conti di Segni, Borghese, Pamphili, Chigi, Doria, Corsini…è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un povero da un conclave!!!

Biografia

Laura Orsini nacque a Roma nel 1492 ed era probabilmente figlia di papa Alessandro VI e dell'amante pontificale Giulia Farnese, sorella del cardinale Alessandro Farnese (poi Papa Paolo III).

Il 2 aprile 1499 a Palazzo Farnese fu promessa in sposa a Federico Farnese, figlio di Raimondo Farnese e nipote di Pier Paolo Farnese.

La promessa fu successivamente annullata, e il 16 novembre 1505 sposò Nicola Franciotti Della Rovere, con una dote di 30.000 ducati.

Il marito era nipote di Papa Giulio II, che volle il matrimonio "per preparare la riconciliazione con gli Orsini".

 Ebbero due figli: Giulio (morto attorno al 1550) e Lavinia (1521 - ca 1601), che sposerà Paolo Orsini di Mentana.

Da Orsino ricevette il feudo di Carbognano, che poi fu trasmesso alla figlia Lavinia.

Le questioni sul padre

Laura Orsini non portava il cognome di Borgia, ma quello del marito di Giulia, Orsino Orsini. Questo ha suscitato negli storici vari interrogativi. Dal punto che nel 1492 Giulia, la cosiddetta "Venere Papale", era l'amante ufficiale del nuovo pontefice, la figlia non poteva che essere del pontefice.

Mussolini e la sfrontatezza del Discorso del Bivacco!

 

In questa data, quella del 16 novembre, appena 3 anni prima, nel 1919, in  Italia, si erano tenute le Elezioni politiche generali per la 25ª Legislatura.

Il 28 ottobre, di quell’anno, quindi appena 19 giorni prima c’era stata quella specie di messa in scena, di farsa di colpo di stato che fu la Marcia su Roma, dove non si sparò un colpo, non ci fu nessuna occupazione di centri di potere o di ministeri o altro, ma dove lo Stato e la Corona si erano arresi senza combattere e senza neanche contrattare.

Per insipienza, codardia, o peggio: collusione! O forse, peggio ancora: per tutte e tre le cose assieme, condite con poca lungimiranza, mancanza di senso dello stato…

E forse la storia, più avanti, ci dirà appieno se c’erano state connivenze così profonde, da ingenerare addirittura, oltre che subire una tale concatenazioni di eventi che portò ad una dittatura.

Chi si era preparato anche al “peggio”, era invece Mussolini, che preso il potere, senza colpo ferire, adesso, nell’aula del potere, affermava e aveva l’ardire di affermare! che avrebbe potuto anche fare di più!!

E’ questo, mi pare, il senso del suo primo discorso alla Camera, passato alla storia con il nome de: “Il discorso del bivacco”!

Il bivacco, - e Mussolini che aveva combattuto pochi anni prima, lo sapeva bene, anche se aveva lascito frettolosamente il fronte, perché per mesi i soldati della Grande Guerra dormivano in trincea senza possibilità di cambio, - è l’accampamento notturno, all’aperto, senza tende.

Il “discorso del bivacco” è stato il primo discorso, tenuto alla Camera dei Deputati del Regno d'Italia, da Benito Mussolini, in veste di Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d'Italia.

E ad alcuno, se non a molti, in quell’aula e fuori, perlomeno, tolse tante illusioni!

Venne pronunciato da Mussolini il 16 novembre 1922, pochissimi giorni dopo la Marcia su Roma, del 28 ottobre 1922 e aver giurato davanti a Re Vittorio Emanuele III di Savoia, il 31 ottobre al Palazzo del Quirinale.

È passato alla storia, oltre per il tono sprezzante, a causa del celeberrimo passo:

« Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli:

potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti.

Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto. »

(dal discorso di insediamento del Presidente del Consiglio Benito Mussolini, pronunciato il 16 novembre 1922 alla Camera dei Deputati del Regno d'Italia)

In effetti, tutto sembrava come prima: mantenuta la monarchia, mantenuta la forma della democrazia rappresentativa….almeno per ora!

Ma chi, da maestro elementare, senza un passato parlamentare, non dico da statista, ma neppure da semplice deputato, ma neanche da sindaco di una grande città, ha la protervia di trattare così il Parlamento ed anche la monarchia di uno stato che pure un qualche peso aveva, vuol dire o che è pazzo o che ha grandissimi appoggi alle spalle.

Creod che alcuni storici, io non lo sono, concorderebbero nel dire, che erano vere e tutte e due le cose!!!

A seguito del discorso, il governo Mussolini, il 17 novembre, ottenne la fiducia dalla Camera dei Deputati con 116 contrari (socialisti, repubblicani e comunisti) 7 astenuti, e 306 voti favorevoli (tra i quali, quelli di De Gasperi, Giolitti e Gronchi!!! Uno: sarà considerato il più grande statista del secolo, per altri il secondo dopo Mussolini!, ma aveva combattuto contro l’Italia nell’esercito austriaco ed era stato anche deputato dell’Austria, eppure terrà in mano lo stato e la DC nel secondo dopoguerra! Il terzo ne diverrà addirittura Presidente della Repubblica! Il secondo che addirittura aveva guidato cinque dicasteri e quindi di esperienza politica ne doveva avere! e che invece aveva insipientemente "guidato" l'Italia nel "Biennio Rosso" e poi appoggiato i successivi governi di suoi "discepoli" Bonomi e quello di Facta che non si era neppure "accorto" dellapresa di potere con il colpo di stato di Mussolini!|). Ma votarono per Mussolini anche Orlando, Facta, Salandra...

Assai più dignitosa la figura Francesco Saverio Nitti, che invece, abbandonò l'aula in segno di protesta, non riconoscendo la legittimità del governo fascista. Anche se sottovalutando assai il Fascismo e sopravvalutando se stesso aveva accettato, prima della presa del potere, un accordo con Mussolini per averlo come ministro in un suo governo!

Del resto, l’inizio del discorso del nuovo, vero, capo dello stato, parlava chiaro! :

“Signori, quello che io compio oggi, in questa Aula, è un atto di formale deferenza verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato di speciale riconoscenza. Da molti, anzi da troppi anni, le crisi di Governo erano poste e risolte dalla Camera attraverso più o meno tortuose manovre ed agguati, tanto che una crisi veniva regolarmente qualificata come un assalto, ed il Ministero rappresentato da una traballante diligenza postale. Ora è accaduto per la seconda volta, nel volgere di un decennio, che il popolo italiano - nella sua parte migliore - ha scavalcato un Ministero e si è dato un Governo al di fuori, al disopra e contro ogni designazione del Parlamento.

Il decennio di cui vi parlo sta fra il maggio del 1915 e l'ottobre del 1922.”

Il discorso è presente nel suo celebre passaggio nel film Il delitto Matteotti di Florestano Vancini, dove Mussolini è impersonato da Mario Adorf e doppiato da Ivo Garrani.

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