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Il Santo del giorno, 16 Novembre: S. Agnese Scifi, sorella minore di S. Chiara d'Assisi - S. Geltrude Magna, vergine: una delle più grandi mistiche cristiane

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Geltrude, che in tedesco sta per: la vergine della lancia! fu proprio tale! con visioni, estasi, stigmate, rivelazioni! Che è anche il titolo dei suoi cinque libri scritti di suo pugno, ma anche per mano delle consorelle, al tempo di Dante, nel convento retto dalla grande Matilde di Magdeburgo. 

Ma il nome Gertrude ci porta anche alle feste dei gatti!!

di Daniele Vanni

Agnese Scifi, detta d'Assisi (Assisi, 1197 – Assisi, 16 novembre 1253), è stata una badessa italiana, sorella minore di Chiara; fu badessa di Monticelli da dove fondò numerosi monasteri di Povere Dame nell'Italia centro-settentrionale; nel 1752 papa Benedetto XIV ne permise il culto come santa.

Biografia

Era la terza delle quattro figlie del conte Favarone di Offreduccio degli Scifi, preceduta da Chiara e Penenda, l'unica di loro che si sposò, seguita da Beatrice, che avrebbe invece raggiunto le sorelle a San Damiano con la madre; il suo vero nome, Caterina, le fu cambiato da Chiara al momento della professione monacale.

 

Sua madre Ortolana (venerata come beata dalla Chiesa cattolica) apparteneva alla nobile famiglia dei Fiumi e suo cugino Rufino era uno dei "Tre Compagni" di Francesco d'Assisi.

 

L'infanzia di Agnese trascorse tra il palazzo del padre in città e quello di Sasso Rosso sul Monte Subasio.

Il 18 marzo 1212, la sorella maggiore Chiara, mossa dalla predicazione e dall'esempio di san Francesco, lasciò la casa paterna per seguirne gli insegnamenti.

Sedici giorni più tardi, secondo alcune leggende agiografiche, si rifugiò nel monastero di Sant'Angelo a Panso, dove le suore benedettine avevano offerto rifugio a Chiara, e decise di condividere la vita di povertà e penitenza di sua sorella.

Adirato da questa decisione, secondo quanto narrato in dettaglio nelle "Cronache dei Ventiquattro Generali", il padre mandò suo fratello Monaldo con alcuni parenti e uomini armati al monastero di Sant'Angelo per costringere Agnese, nel caso la persuasione non fosse bastata, a ritornare a casa.

La leggenda devozionale racconta come Monaldo, fuori di sé dalla rabbia, abbia sguainato la spada per colpire la giovane senza riuscire nell'intento. Il suo braccio infatti cadde, privo di forza, lungo il fianco; gli altri allora trascinarono Agnese, afferrandola per i capelli, fuori dal monastero e colpendola a calci ripetutamente.

Chiara arrivò subito per salvarla ma improvvisamente il corpo di Agnese diventò talmente pesante che i soldati invano tentarono di trasportarla; alla fine la lasciarono, mezza morta, in un campo vicino al monastero.

Secondo questo racconto i parenti di Agnese furono costretti a ritirarsi e a permetterle di rimanere con la sorella Chiara, sopraffatti da un potere spirituale contro il quale la forza fisica nulla poteva.

Dalla stessa Cronaca, viene narrato che Francesco, compiacendosi della resistenza opposta da Agnese nei confronti dei suoi genitori, le tagliò i capelli e le diede l'abito della Povertà.

Subito dopo stabilì le due sorelle a San Damiano, in una piccola e grezza dimora adiacente all'umile santuario che Francesco stesso aveva aiutato a ricostruire.

Donne di ogni ceto provenienti da Assisi si unirono a Chiara e Agnese e fondarono l'Ordine delle Povere Donne di San Damiano, o delle Clarisse, come vennero in seguito chiamate queste suore di ispirazione francescana.

Una volta diventata badessa Agnese ottenne l'ammirazione delle compagne che la consideravano una maestra da cui imparare il cammino verso nuove strade di perfezionamento cristiano.

Nel 1219 Agnese, nonostante la sua giovane età, fu scelta da Francesco per fondare e guidare una comunità di Povere Dame a Monticelli, vicino a Firenze, che con il corso del tempo divenne quasi famosa come quella di San Damiano. Santa Chiara inviò sua sorella Agnese alla collina di San Vito, presso Firenze, per fondare lì un convento, di cui resta oggi un edificio, ubicato in via San Vito (Firenze) e noto come la Fonte di San Francesco.

Piena di zelo per la diffusione dell'Ordine, Agnese fondò da Monticelli alcuni monasteri di Povere Donne nel nord dell'Italia, inclusi quelli di Mantova, Venezia e Padova, ognuno dei quali dichiarava nei propri intenti di osservare la stessa fedeltà agli insegnamenti di Francesco e Chiara.

Nel 1253 Agnese fu chiamata a San Damiano durante l'ultima malattia di Chiara e qui l'assistette fino alla morte e al successivo funerale.

Il 16 novembre dello stesso anno Agnese morì.

La madre, Ortolana, e la sorella più giovane, Beatrice, che avevano entrambe seguito Chiara e Agnese nell'Ordine, erano già morte.

Culto

I resti di sant'Agnese riposano vicino al corpo della madre e delle sorelle nella Chiesa di Santa Chiara ad Assisi.

Dopo la sua morte i devoti le hanno attribuito numerosi miracoli.

Papa Benedetto XIV consentì all'Ordine di francescano di celebrare la sua festa il 16 novembre.

« Ad Assisi in Umbria nel convento di San Damiano, santa Agnese, vergine, che, seguendo nel fiore della giovinezza le orme di sua sorella santa Chiara, abbracciò con tutto il cuore la povertà sotto la guida di san Francesco. »

(Martirologio Romano)

 

Santa Geltrude (Gertrude) la Grande, Vergine

Eisleben, Germania, ca. 1256 - Monastero di Helfta, Germania, 1302

Santa Geltrude, detta Magna, vergine, che, fin dall’infanzia si dedicò con grande impegno e ardore alla solitudine e agli studi letterari e, convertitasi totalmente a Dio, entrò nel monastero cistercense di Helfta, vicino a Eisleben in Germania, dove percorse mirabilmente la via della perfezione, consacrandosi alla preghiera e alla contemplazione di Cristo crocifisso.

Nata nel 1256 a Eisleben, in Germania, a 5 anni venne affidata alle monache di Helfta e con loro trascorse il resto della vita.

Educata nell’eccellente scuola dell’abbazia, presto rivelò un’intelligenza fuori dal comune. Letteratura, musica e canto, arte della miniatura: queste le sue passioni e, per una ragazza del suo tempo, queste non sono cose tanto comuni. Gertrude, infatti, ha fatto i suoi studi, ed è certo quindi che veniva da una famiglia benestante. Ma non era figlia di nobili.

Qui, nel monastero, Gertrude trova la maestra delle novizie. Matilde di Hackeborn e, successivamente, la grande Matilde di Magdeburgo, maestra di spiritualità e anche di bello scrivere: la narrazione delle sue esperienze mistiche, Lux divinitatis, costituisce un elegante testo poetico. Matilde è il personaggio decisivo nella vita interiore di molte giovani che l’avvicinano, maestra di una spiritualità fortemente attratta dal richiamo mistico. A questa scuola cresce Gertrude, che tuttavia non sembra percorrere tranquillamente la frequente trafila alunna-postulante-monaca. Alcune fonti, addirittura, le attribuiscono momenti di vita “dissipata”.  

A 26 anni, però, ebbe una visione nella quale si trovò di fronte ad una siepe di spine. Il Signore la sollevò e la depose dalla sua parte.

«Da allora cominciai a seguire il profumo dei tuoi balsami e appresi in breve che il giogo del tuo amore è mite e leggero», scrive.

Da allora: visioni, estasi, stigmate!

Dei suoi progressi nella vita dello spirito, siamo informati dalla sua opera, 'Rivelazioni', che consta di cinque libri.

Solo il secondo, però, il 'Legatus', un inno alla misericordia di Dio, è scritto di suo pugno. Il primo, una sua biografia, e gli altri vennero composti dopo la sua morte da una consorella, a partire da suoi appunti e racconti.

Alla base delle sue esperienze mistiche vi sono le celebrazioni liturgiche, mentre il linguaggio evidenzia una forte impronta biblica. La sua dottrina, infine, è cristocentrica. La misericordia del Salvatore la trasporta nella sua divinità al punto che, come Maria, ella si sente sposa e madre di Gesù! Vivendo costantemente alla presenza di Dio, vede sempre Gesù, il Dio fatto uomo, il Salvatore con il cuore squarciato e vive nella disponibilità a patire ciò che ancora manca alla passione di Cristo.

Una delle più grandi mistiche cristiane morì nel 1301 o 1302.

Etimologia: Geltrude = la vergine della lancia, dal tedesco

Emblema: Giglio

 

Il nome di Gertrude, ci fa ricordare un’altra santa, quella di Nivelles, che festeggiamo il 17 di marzo e che visse VII° sec.  nel Regno dei Franchi. La madre, Itta, fondò il monastero di cui Gertrude sarebbe poi diventata badessa. È stata una figura dedita alla diffusione della cultura, nonché ovviamente all’evangelizzazione delle sue terre.

Ma la cosa che oggi la rende “famosa” è che è diventata in un’epoca di esasperato animalismo (che esplode non a caso dopo che abbiamo massacrato tutta la natura e tutti gli animali del mondo!) come protettrice dei gatti!

Sembra infatti che Gertrude di Niveless tenesse dei gatti nel suo monastero, utilizzati proprio come cacciatori di topi e, proprio per questo, amorevolmente curati.

Ma credo che questo suo attributo, quello di patrona di questi animali,  sia arivato in senso traslato.

Questa santa, infatti, nota per sedare rivolte in tempo di carestie, era diventata una specie di leggenda, anche nella lotta contro i topi, che in periodi magra sono una carestia nella carestia, perché distruggono voracemente le poche riserve.

Si raccontava che persino l’acqua del pozzo e il pane cotto nel monastero fossero utilizzati, in modi a noi oggi ignoti, per tenere lontani i roditori. E che comunque, in circostanze particolarmente grigie, la sola preghiera della Santa fosse capace di scacciare i topi, che nel Medioevo doveva essere per certe popolazioni di contadini una vera ossessione!

L’associazione di Santa Getrude coi gatti pare essere quindi essere “trasversale” e legata più alla sua fama come scacciatrice di roditori, i nemici per antonomasia dei felini, che a un aneddoto specifico riguardante lei e i mici, che oggi non cacciano certo le loro ataviche prede, rimpinzati di croccantini, scatolette, erba gatta e lettiere che nei secoli di Gertrude non si permettevano neppure i signori nei castelli!

Oggi (mentre ci scordiamo chela carne nei croccantini o nelle scatolette, proviene da animali che meriterebbero altrettanto rispetto! ma che come le vacche hanno il difetto di non avere il pelo morbido dei felini e dimensioni non adatte ai nostri monolocali o condomini, dove sarebbe un po’ difficoltoso allestire lettiere adeguate! ma che in quanto ad affetto ne sanno dare più o perlomeno quanto i mici!!!) di feste dedicate ai felini (mentre chissà perché non ce ne sono per i maiali o i conigli o i polli che hanno forse occhi meno magnetici,  ma identica anima!) non ce n’è mai abbastanza! e così abbiamo:

-      il 17 novembre, la festa del gatto nero,

-      il 17 febbraio, la giornata nazionale del gatto,

-      l’8 agosto, la giornata internazionale del gatto,

-      il 17 di marzo, S. Gertrude di Niveless 

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