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Il Santo del giorno, 15 Novembre: S. Felice di Nola, vescovo e martire - S. Alberto Magno, Doctor Universalis, maestro di Tommaso d'Aquino e protettore degli scienziati

15 nov Alberto Magno

 

Caparbio nel martirio, capace di far sgorgare manna dal suo sepolcro o di deviare con una torsione di una sua statua la lava del Vesuvio, ecco Felice, martire del primo secolo del Cristianesimo.

Maestro di Tommaso d'Acquino, formarono assieme i baluardi teologici e filosofici della Chiesa tardo medioevale.

di Daniele Vanni

 

Felice di Nola (vescovo)

Vescovo e martire

Nascita      Nola, seconda metà del I secolo

Morte        Nola, 15 novembre 95

Santuario principale     Cripta di San Felice nel Duomo di Nola

Ricorrenza 15 novembre

Patrono di  Nola

San Felice di Nola (Nola, seconda metà del I secolo d.C. – Nola, 15 novembre 95) fu il primo vescovo della diocesi di Nola.

Viene venerato come santo e martire della Chiesa cattolica; il Martirologio romano ne registra la commemorazione il 15 novembre mentre nel Martirologio geronimiano è ricordato il 27 luglio.

Agiografia

Secondo il racconto della passio, un giorno il giovane Felice liberò con la sua preghiera due uomini indemoniati e il governatore di Nola Archelao, pressato dai sacerdoti pagani, lo arrestò per interrogarlo. Mentre cercava di costringerlo ad adorare le divinità pagane in un tempio della città, una profonda voragine inghiottì l'edificio.

In seguito a questo episodio, Felice fu acclamato dal popolo vescovo di Nola e lo stesso Archelao chiese di essere battezzato.

Nell'anno 95 d.C., fu nuovamente arrestato dal Prefetto Marciano durante una delle prime persecuzioni cristiane.

Si racconta che Felice sia stato dato in pasto ai leoni i quali, con meraviglia dei presenti, indietreggiarono davanti a lui. Fu poi gettato in una fornace di carboni ardenti, ma riuscì a liberarsi per l'intervento di un angelo. Il Prefetto lo fece allora appendere a testa in giù e, dopo averlo sottoposto ad altre torture, lo fece decapitare il 15 novembre.

Secondo la tradizione, il corpo del martire fu poi seppellito di nascosto all'interno di un pozzo di una casa patrizia sul quale fu in seguito edificato un luogo di culto, che diventerà la cripta della cattedrale di Nola, dove riposano ancora oggi le spoglie del santo.

Il culto

A Nola i festeggiamenti in onore di San Felice si tengono il 15 novembre.

Il giorno della vigilia viene portato in processione per le strade cittadine un busto settecentesco in argento del santo.

In cattedrale si venera anche una statua lignea di Giacomo Bonavita datata 1645, che in passato veniva portata in processione durante le calamità, come accadde anche in occasione dell'eruzione vesuviana del 1906.

Nel 1577, Papa Gregorio XIII elevò ad altare privilegiato quello della cripta: i defunti per i quali si celebra la messa godono, pertanto, dell'indulgenza plenaria.

A Sorrento, c'è una chiesa dedicata al vescovo fin dal VII secolo. Si tratta della Chiesa dei santi Felice e Baccolo, che per un periodo fu anche la cattedrale della città. Si ritiene che qui siano conservate alcune reliquie di San Felice. In una ricognizione fatta nel 1968 alla presenza di rappresentanti del clero di Sorrento e di Nola, furono trovate solo poche reliquie promiscue.

Alla fine del Novecento, nella chiesa di Santa Maria Assunta nel comune di Pago del Vallo di Lauro, in località Pernosano, è stato rinvenuto un importante ciclo di affreschi risalente alla prima metà del X secolo che raffigura i tre principali vescovi nolani: San Felice, San Paolino e San Massimo.

A Tramonti (SA) , nelle frazioni di Pietre e di Ponte ci sono due chiese dedicate a S. Felice . A Pietre la parrocchia è intitolata San Felice di Tenna .

Il miracolo della Manna

Il 15 novembre o in alternativa l'8 dicembre un liquido rugiadoso detto manna scorre in un calice attraverso una fessura del muro oltre il quale è seppellito San Felice. Oggi, così come in passato, i nolani traggono buoni auspici dal ripetersi annuale di questo evento.

Il prodigio della Statua

Si narra che il 26 aprile 1872, durante un'eruzione del Vesuvio, la statua di marmo del santo, eretta nel 1796 e oggi inglobata nella villa comunale, si contorse irreversibilmente sulla sinistra in direzione della colata lavica, proteggendo la città minacciata da una nube di ceneri e lapilli.

Il 15 novembre dello stesso anno, dopo aver svolto un regolare processo canonico, il vescovo di Nola, mons. Giuseppe Formisano riconobbe ufficialmente la prodigiosa contorsione della statua, molto venerata dal popolo e dai fedeli del nolano.

Alberto Magno di Bollstädt, O.P., detto Doctor Universalis, conosciuto anche come Alberto il Grande o Alberto di Colonia (Lauingen, 1206 – Colonia, 15 novembre 1280), fu un grande religioso e domenicano tedesco.

È considerato il più grande filosofo e teologo tedesco del medioevo sia per la sua grande erudizione che per il suo impegno nel tenere distinto l'ambito filosofico da quello teologico.

Egli ha consentito all'Occidente, come fecero anche Severino Boezio e Giacomo da Venezia, di penetrare (dal punto di vista cattolico, naturalmente!) nei testi di Aristotele.

Fu, inoltre, il maestro di Tommaso d'Aquino.

La Chiesa cattolica lo venera come santo protettore degli scienziati e Dottore della Chiesa.

Alberto, figlio minore del Conte di Bollstädt, nacque a Lauingen (Svevia) alcuni sostengono nel 1205, altri nel 1206, altri ancora, il 1193.

Nulla di certo è poi noto circa la sua istruzione iniziale: se sia stata ricevuta in casa o in una scuola del circondario.

Da giovane fu mandato a proseguire i suoi studi presso l'Università di Padova, città scelta, sia perché vi risiedeva un suo zio, sia perché Padova era famosa per la sua cultura delle arti liberali, per le quali il giovane svevo aveva una speciale predilezione.

Nell'anno 1223, dopo aver ascoltato i sermoni del beato Giordano di Sassonia, secondo maestro generale dell'Ordine dei predicatori, decise di entrare nel medesimo Ordine religioso.

Non si sa neppure, se gli studi di Alberto continuarono a Padova, Bologna, Parigi, o Colonia.

Comunque, dopo averli completati, insegnò teologia a Hildesheim, Friburgo, Ratisbona, Strasburgo e Colonia.

Ordinato di recarsi a Parigi, qui si laureò nuovamente all'università, che più di ogni altra veniva celebrata come scuola di teologia.

Durante il viaggio da Colonia e Parigi, ebbe tra i suoi ascoltatori Tommaso d'Aquino, un giovane silenzioso e riflessivo, del quale riconobbe il genio e a cui predisse la futura grandezza. Il nuovo discepolo accompagnò il suo maestro a Parigi e, nel 1248, tornò con lui al nuovo Studium Generale di Colonia, del quale Alberto era stato nominato Rettore, mentre Tommaso divenne secondo professore e Magister Studentium.

Al Capitolo Generale dei Domenicani, tenutosi a Valenciennes nel 1250, insieme a Tommaso d'Aquino ed a Pietro di Tarantasia (futuro papa Innocenzo V), elaborò le norme per la direzione degli studi e per la determinazione del sistema di meriti all'interno dell'ordine.

Quindi, nel 1254, fu eletto provinciale per la Germania, incarico difficile, che ricoprì con efficienza e responsabilità.

Nel 1256 si recò a Roma, per difendere gli ordini mendicanti dagli attacchi di Guglielmo di Saint-Amour. Durante la sua permanenza nell'Urbe, Alberto ricoprì l'ufficio di maestro del Sacro Palazzo e colse l'occasione per commentare il Vangelo secondo Giovanni.

Nel 1257, però, per dedicarsi allo studio ed all'insegnamento, rassegnò le dimissioni dall'ufficio di provinciale.

Nell'anno 1260, fu consacrato vescovo di Ratisbona,  ma Alberto governò la diocesi per poco e, date le dimissioni, riprese volontariamente l'ufficio di professore presso lo Studium di Colonia.

Nel 1270 inviò una memoria a Tommaso, che si trovava a Parigi, per aiutarlo nella disputa con Sigieri da Brabante e gli averroisti, che parevano accettare per buona ogni cosa detta da Aristotele, con il detto: “Ipse dixit!”.

Nel 1274 fu invitato, da papa Gregorio X, a partecipare ai lavori del secondo Concilio di Lione, alle cui conclusioni prese parte attiva. L'annuncio della morte di Tommaso a Fossanova, durante il viaggio che aveva intrapreso per partecipare ai lavori del Concilio, fu un duro colpo per Alberto, che lo commentò dichiarando che: "La luce della Chiesa" si era estinta e lo difese energicamente dagli attacchi ad esempio dell'arcivescovo di Parigi ed altri che volevano condannare gli scritti di Tommaso, perché li consideravano poco ortodossi. Per tale motivo si mise in viaggio alla volta di Parigi, deciso a difendere la memoria del suo discepolo.

Qualche tempo dopo, nel 1278 (anno in cui scrisse il suo testamento) ebbe dei vuoti di memoria; la sua forte mente, a poco a poco, si offuscò e si narra che abbia trascorso la fase terminale della sua esistenza nel più totale isolamento, amareggiato per un notevole cedimento della memoria, manifestatosi nel corso di un incontro pubblico.

Il suo corpo fiaccato da una vita austera di privazioni e di lavoro, cedette sotto il peso degli anni e morì nel 1280.

Fu sepolto nella chiesa parrocchiale di sant'Andrea a Colonia.

L'influenza esercitata da Alberto sugli studiosi dei suoi tempi e su quelli degli anni seguenti fu, naturalmente, molto grande.

La sua fama è dovuta in parte al fatto che fu il precursore, la guida ed il maestro di Tommaso d'Aquino, ma sicuramente è stato grande anche di per sé.

È interessante notare, come questo frate medioevale, in mezzo ai suoi molti doveri di religioso, come provinciale del suo ordine, come vescovo e legato pontificio, come predicatore di una crociata, pur effettuando molti faticosi viaggi tra Colonia, Parigi e Roma e frequenti escursioni in varie parti della Germania, abbia potuto essere in grado di comporre una vera enciclopedia, contenente trattati scientifici su quasi ogni argomento dello scibile umano, mostrando una conoscenza della natura e della teologia, che sorprese i suoi contemporanei, e ancora suscita l'ammirazione dei dotti dei nostri tempi.

Fu, realmente, un Doctor Universalis.

Anche se, sulle scienze naturali, preferiva Aristotele ad Agostino d'Ippona, egli non esitava a criticare il filosofo greco. «Chiunque creda che Aristotele fosse un dio, deve anche credere che non commise alcun errore. Ma se si crede che Aristotele sia stato un uomo, allora è stato certamente passibile di errori, così come lo siamo noi.».

Come il suo contemporaneo, Ruggero Bacone (1214-1294), Alberto fu un infaticabile studioso della natura ed applicò la stessa energia allo studio delle scienze sperimentali, con tale zelo che fu accusato di trascurare le scienze sacre. In realtà, circolarono molte leggende che gli attribuivano poteri magici. La verità, naturalmente, è che Alberto coltivò assiduamente tutte le scienze naturali di allora, essendo un'autorità nella fisica, in geografia, in astronomia, mineralogia, zoologia e botanica, con osservazioni valide ancor oggi, ma anche facendo studi di chimica e alchimia. D'altro canto, egli espresse il suo disprezzo per tutto ciò che sapeva di incantesimo o di arte magica. Egli non ammise mai la possibilità di creare l'oro con l'alchimia o attraverso l'uso della pietra filosofale!

Ruggero Bacone e Alberto dimostrarono al mondo, che la Chiesa non è contraria allo studio della natura: la scienza e la fede possono andare di pari passo; la loro vita ed i loro scritti sottolineano l'importanza della sperimentazione e dell'indagine.

Raccolse in una grande enciclopedia tutto ciò che era noto ai suoi tempi e poi espresse le sue opinioni, principalmente sotto forma di commentari sulle opere di Aristotele. Talvolta, tuttavia, era titubante e non espresse il suo pensiero, probabilmente perché temeva che le sue teorie, che per quel periodo fossero troppo "avanzate"…

Egli, più di chiunque dei grandi scolastici che precedettero Tommaso, diede alla filosofia ed alla teologia cristiana la forma e il metodo che, sostanzialmente, si sono conservati fino ai giorni nostri.

Dopo Averroè, Alberto fu il principale commentatore delle opere di Aristotele, i cui scritti studiò con la massima assiduità, ed i cui principi adottò per sistematizzare la teologia, che intendeva come esposizione scientifica e difesa della dottrina cristiana. Alberto, tuttavia, era anche cosciente che Averroè, Pietro Abelardo, Amalrico di Bennes ed altri, avevano tratto anche false dottrine dagli scritti del filosofo. Sapeva, inoltre, forse al contrario delle convinzioni di Tommaso, che sarebbe stato impossibile arginare la marea di entusiasmo a favore degli studi filosofici e così decise di purificare le opere di Aristotele da razionalismo, averroismo, panteismo ed altri errori e quindi mettere la filosofia pagana, al servizio della causa della verità rivelata. In questo, seguì l'insegnamento agostiniano, che sosteneva che le verità trovate negli scritti dei filosofi pagani dovevano essere adottate dai difensori della fede, mentre le loro opinioni erronee dovevano essere abbandonate o spiegate in un senso cristiano!

Contro il razionalismo di Abelardo e dei suoi seguaci, Alberto sottolineò la distinzione tra verità naturalmente conoscibile e misteri (la Trinità e l'Incarnazione), che non possono essere conosciuti senza la rivelazione. Scrisse due trattati contro l'averroismo, che distruggeva l'immortalità e le responsabilità individuali, insegnando che vi è una sola anima razionale per tutti gli uomini. Il panteismo, invece, fu confutato, insieme all'averroismo quando la dottrina sugli Universali, il sistema noto come realismo moderato, fu accettata dai filosofi scolastici.

La mente del Doctor Universalis era così pregna della conoscenza di molte cose, che non poteva sempre adeguare le sue esposizioni della verità alle capacità dei novizi nella scienza della teologia. Quindi, addestrò e diresse un alunno che diede al mondo una concisa, chiara e perfettamente scientifica esposizione e difesa della dottrina cristiana. Fu proprio grazie agli indirizzi di Alberto, che Tommaso scrisse la sua Summa Teologica.

Nel campo della musica, Alberto Magno è conosciuto per il suo prezioso trattato sulla musica del suo tempo; molte delle sue osservazioni sono contenute nel suo commentario alla Poetica di Aristotele. Tra le altre cose, egli definisce ridicola l'idea della musica universale: egli afferma che è impossibile che il movimento degli astri generi un suono. Ma oggi siamo capaci di ascoltare l’eco del Big Beng o della formazione di certi astri! Egli scrisse molto sulle proporzioni nella musica, e sui tre differenti livelli soggettivi con cui la musica liturgica può influire sull'animo umano: purificazione, illuminazione che porta alla contemplazione, e conoscenza della perfezione tramite contemplazione. Di particolare interesse per gli studiosi della musica del XX secolo, il fatto che egli consideri il silenzio parte integrante della musica.

Alberto è frequentemente citato da Dante Alighieri, che fece della dottrina della libera volontà, il fondamento della propria etica. Egli lo pone col suo pupillo Tommaso d'Aquino tra gli "Spiriti Sapienti" nel Cielo del Sole.

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