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Accadde oggi: 14 Novembre: 1851, viene pubblicato"Moby Dick" - 1889, Nellie Bly parte per compiere il Giro del Mondo in 80 giorni!

14 nov Moby dick illustrazione

Molto spesso definiamo: "capolavori", testi letterari di grande successo, come "Moby Dick", senza afferrarne il senso profondo! Ma forse è stato già un successo che libri come il fraintesissimo "Pinocchio" venissero letti! mentre oggi l'unico capolavoro veramente letto è Facebook!

Dove non è possibile fraintendere o non capire!!!

 

E poi ricordiamo Nellie Bly una delle più grandi giornaliste di sempre, vera "autrice" de "Il Giro del Mondo in 80 giorni"!!!

di Daniele Vanni

 

Moby Dick è un romanzo scritto da Herman Melville (1819-1891), una vita “torturata” tra ansie personali, continuo girovagare anche sui mari e sulle baleniere, stretto tra la morte di un padre impazzito, un figlio suicida…

 

Il libro, capolavoro della letteratura americana, pubblicato a Londra con il titolo The Whale (La Balena) nel 1851 e, nello stesso anno, a New York con il titolo definitivo Moby-Dick, or The Whale (Moby Dick, ossia la Balena) fu accolto tiepidamente dai lettori.

In una lettera, Melville definiva il suo romanzo come il "libro malvagio"  poiché il protagonista del racconto era il male, della natura e degli uomini, che egli però voleva descrivere, senza rimanerne sentimentalmente o moralmente coinvolto.

La trama del libro si può riassumere assai brevemente, come il viaggio di una baleniera, il Pequod, comandata dal capitano Achab, a caccia di balene e capodogli, e in particolare della enorme balena bianca (in realtà un capodoglio) che dà il titolo al romanzo.

Tuttavia in Moby Dick c'è molto di più: le scene di caccia alla balena sono intervallate dalle riflessioni scientifiche, religiose, filosofiche e artistiche del protagonista Ismaele, alter ego dello scrittore, che trasforma il viaggio in un'allegoria e al tempo stesso in un'epopea epica.

Moby Dick è stato tradotto in italiano per la prima volta dallo scrittore Cesare Pavese, nel 1932.

Moby Dick fu pubblicato nel 1851, durante il periodo che è stato chiamato il Rinascimento americano, il quale vide la pubblicazione di opere letterarie come La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne (1850), La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe (1852) così come Walden (1854) di Henry David Thoreau e la prima edizione di Foglie d'erba di Walt Whitman (1855).

Due avvenimenti reali costituirono la genesi del racconto di Melville. Il primo è l'affondamento nel 1820 della baleniera Essex di Nantucket, dopo l'urto con un enorme capodoglio a 3200 km dalla costa occidentale del Sud America. Il primo ufficiale Owen Chase, uno degli otto sopravvissuti, riportò l'avvenimento nel suo libro del 1821 Narrazione del naufragio della Baleniera Essex di Nantucket che fu affondata da un grosso capodoglio al largo dell'Oceano Pacifico.

Il secondo evento fu la presunta uccisione, attorno al 1830, del capodoglio albino Mocha Dick nelle acque al largo dell'isola cilena di Mocha. Si raccontava che Mocha Dick avesse venti o più ramponi conficcatigli nel dorso da altri balenieri e che sembrava attaccare le navi con una ferocia premeditata, come raccontò l'esploratore Jeremiah N. Reynolds, nel maggio 1839 sul The Knickerbocker.

Trama

Il narratore, Ismaele, è un marinaio piuttosto vecchio del mestiere, in procinto di partire da Manhattan. Questa volta ha deciso che per il suo prossimo viaggio s'imbarcherà su una baleniera. In una notte di dicembre giunge così alla Locanda dello Sfiatatoio, presso New Bedford (Massachusetts), accettando di dividere un letto con un tatuatissimo ramponiere polinesiano, chiamato Queequeg. Decideranno di salpare insieme dall'isola di Nantucket sulla Pequod, un bastimento vecchio, guidato dal capitano Achab, «un grand'uomo, senza religione, simile a un dio», il quale «è stato all'università e insieme ai cannibali». Che è poi la vita, ed anche il desiderio di Melville!

Poco dopo, sul molo, i due amici s'imbattono in un misterioso uomo dal nome biblico di Elia, che allude a future disgrazie che colpiranno Achab.

E tra Ismaele, profezie, Elia, quaccheri, concezioni bibliche molto originali, con innesto di polinesiani, schiavi e spirito di avventura siamo in pieno West americano.

Il clima di mistero cresce la mattina di Natale, quando Ismaele vede delle oscure figure nella nebbia vicine al Pequod, che proprio quel giorno, spiega le vele.

Il primo ufficiale è Starbuck, un Quacchero serio e sincero che si dimostra anche un abile comandante; in seconda c'è Stubb, spensierato e allegro, sempre con la sua pipa in bocca; il terzo ufficiale è Flask, tozzo e di bassa statura e del tutto affidabile.

Ciascun ufficiale è responsabile di una lancia con il proprio ramponiere. Qualche tempo dopo la partenza, finalmente Achab, una mattina, fa la sua comparsa sul cassero della nave. La sua è un'imponente e impressionante figura con una gamba che gli manca, dal ginocchio in giù, che è stata rimpiazzata da una protesi realizzata con una mascella di capodoglio! Achab svela all'equipaggio che il vero obiettivo della caccia è Moby Dick, un vecchio ed enorme capodoglio, dalla pelle chiazzata e con una gobba pallida come la neve, che lo ha storpiato durante il suo ultimo viaggio a caccia di balene.

Durante la prima calata della lance, per inseguire un gruppo di balene, Ismaele riconosce gli uomini intravisti nella foschia prima che il Pequod salpasse. Achab aveva in segreto portato con sé il proprio equipaggio, incluso un ramponiere chiamato Fedallah (a cui si fa anche riferimento come 'il Parsi'), un enigmatico personaggio, che esercita una sinistra influenza su Achab, al quale profeterà che la morte li colpirà assieme.

Il romanzo descrive numerosi "gam", incontri fra due navi in mare aperto durante i quali, per Achab, c'è un'unica domanda che sempre pone all'equipaggio delle altre navi: «Avete visto la Balena Bianca?»

Quando il Pequod entra nell'Oceano Pacifico, Queequeg si ammala mortalmente e chiede al carpentiere della nave che gli venga costruita una bara che non gli servirà poiché alla fine deciderà di continuare a vivere. La bara diviene così la sua cassa portaoggetti, che poi verrà calafatata e adattata per rimpiazzare il gavitello del Pequod.

Da equipaggi di altre baleniere giungono notizie su Moby Dick e nulla ferma Achab, neppure una richiesta di aiuto per ricercare il figlio più giovane del capitano, andato disperso assieme alla sua barca durante un recente scontro con la balena bianca.

Che Achab e la Balena Bianca siano gli spettri del padre e del figlio di Herman Melville??!

Per due giorni l'equipaggio insegue la balena, che infligge loro numerosi danni, compresa la scomparsa in mare del ramponiere Fedallah, che al terzo giorno Moby Dick, riemergendo, mostra ormai morto avviluppato dalle corde dei ramponi. Il capodoglio che nuota lontano dal Pequod non cerca la morte dei balenieri, mentre Achab vuole la sua vendetta. Starbuck esorta un'ultima volta Achab a desistere, osservando che:

« Moby Dick non ti cerca. Sei tu, tu che insensato cerchi lei! »

(Moby Dick, Cap. 135)

Achab ignora per l'ennesima volta la voce della ragione e continua con la sua caccia sventurata. Poiché Moby Dick aveva danneggiato due delle tre lance che erano salpate per cacciarlo, l'imbarcazione di Achab è l'unica rimasta intatta. Achab rampona la balena, ma la corda del rampone si rompe. Moby Dick si scaglia allora contro il Pequod stesso, il quale danneggiato gravemente comincia ad affondare. Achab rampona nuovamente la balena, ma questa volta il cavo gli si impiglia al collo e viene trascinato negli abissi oceanici dall'immersione di Moby Dick.

Non siamo noi stessi, tutti gli esseri umani, sempre legati, da un “cordone ombelicale” ai nostri genitori, e se non ci stacchiamo a tempo rischiamo spesso di finire a fondo??

La lancia viene quindi inghiottita dal vortice generato dall'affondamento della nave, nel quale quasi tutti i membri dell'equipaggio trovano la morte. Soltanto Ismaele riesce a salvarsi, aggrappandosi alla bara-gavitello di Queequeg, e dopo un intero giorno e un'intera notte viene fortunosamente recuperato.

A volte, se facciamo “morire” certe nostre parti, riusciamo a vincere la paura atavica della morte ed affrontare “il mare” della vita!

 

 

Nellie Bly

 

 

Elizabeth Jane Cochran, nota con lo pesudonimo Nellie Bly (Cochran's Mills, 5 maggio 1864 – 27 gennaio 1922), è stata una giornalista statunitense, fu una delle prime giornaliste investigative, creatrice del genere di giornalismo sotto copertura.

Era nota principalmente per il suo giro del mondo da record, completato in soli 72 giorni, emulando Phileas Fogg, protagonista del romanzo di Jules Verne Il giro del mondo in 80 giorni.

Elizabeth Jane Cochran (questo il vero nome di Nellie Bly) nacque a Cochran's Mill, vicino ad Apollo, in Pennsylvania, il 5 maggio 1864, tredicesima dei quindici figli del facoltoso giudice e uomo d'affari Michael Cochran[2]. All'età di sei anni rimase orfana del padre. La morte prematura rese precaria la situazione finanziaria della famiglia; come se non bastasse, ben presto il nuovo patrigno si rivelò alcolizzato e violento, al punto che la medesima Elizabeth da adolescente testimoniò contro di lui durante il processo di divorzio intentato dalla madre. Costretta da ristrettezze economiche a sedici anni ad abbandonare gli studi per trovare un lavoro, la ragazza si trasferì a Pittsburgh, dove cercò un lavoro da insegnante. Un articolo sessista sul giornale «Pittsburgh Dispatch» dall'eloquente titolo «What Girls Are Good For» ("A cosa servono le ragazze") la portò a scrivere un'accesa risposta al direttore, firmandosi "Lonely Orphan Girl" ("Orfanella sola").[3] La qualità della lettera spinse il direttore, George Madden[4], ad offrire un posto nella redazione del giornale alla Cochran, che era alla disperata ricerca di un lavoro. Egli stesso trovò per Elizabeth anche uno pseudonimo, Nellie Bly, come il personaggio del titolo di una famosa canzone di Stephen Foster. Inizialmente lo pseudonimo avrebbe dovuto essere "Nelly Bly", ma Madden scrisse erroneamente "Nellie" e l'errore rimase.

Nellie Bly si appassionò al giornalismo investigativo.

Infatti si concentrò più volte sulle condizioni degli indigenti e delle donne in fabbrica, per poi trasferirsi nel 1886 in Messico come corrispondente estera. Venne poi relegata nelle pagine femminili, che trattavano argomenti meno spinosi per gli industriali, i quali non apprezzavano indagini sui propri dipendenti. Nel 1887 abbandonò il Dispatch e andò a New York, nella speranza di ottenere un posto presso il quotidiano «New York World», di Joseph Pulitzer. Pulitzer la assunse, e il suo primo compito fu quello di scrivere un articolo su un sanatorio femminile, il Women's Lunatic Asylum presso l'isola di Blackwell, una stretta isola che si trova immediatamente a sud-est di Manhattan. La Bly si lasciò sottoporre alle terribili condizioni in cui venivano trattate le pazienti nella struttura. La sua inchiesta confermò la cattiva fama del sanatorio, più simile a un luogo di reclusione che di cura, definendolo «una trappola umana per topi. È facile entrare ma, una volta lì, è impossibile uscire». Vitto scadente, bagni freddi, scarsa igiene e maltrattamenti costituivano la regola; inoltre, insieme ai degenti che erano realmente affette da patologie psichiatriche, si potevano trovare emigrate povere e donne ripudiate dai familiari, sane di mente ma rifiutate dalla società. Quando l'inchiesta (generalmente conosciuta col nome del volume che ne fu tratto, Ten Days in a Mad-House) fu pubblicata sul quotidiano, destò grande scalpore, tanto che furono presi provvedimenti e vennero aumentate le sovvenzioni per migliorare le condizioni delle pazienti.

Questa forma di giornalismo, agire in incognito per avere una storia da raccontare, divenne il suo marchio di fabbrica.

Testarda, audace, pronta a gettarsi a capo fitto in ogni genere di avventura, divenne a sua volta un modello di riferimento per le cosiddette stunt girls che, sulla scia della loro eroina, anelavano a intraprendere una brillante carriera da giornalista.

Successivamente, si occupò (non di rado sotto copertura) di temi quali lo sfruttamento delle operaie, il destino dei bambini non desiderati, le condizioni di lavoro delle domestiche o la vita in un istituto di carità, senza disdegnare soggetti decisamente più leggeri, ma reputati interessanti dal pubblico dei lettori

Nel 1888, Pulitzer ebbe l'idea di realizzare quello che lo scrittore francese Jules Verne aveva immaginato in uno dei suoi libri più conosciuti, Il giro del mondo in 80 giorni.

Pulitzer puntò su Nellie Bly e la sfidò a realizzare il viaggio in meno di 80 giorni. Il 14 novembre 1889 la giornalista partì da Hoboken, nel New Jersey, per il suo viaggio di 40 000 chilometri.

Il 25 gennaio 1890, Nellie arrivò a New York.

Aveva compiuto la circumnavigazione della Terra in settantadue giorni, sei ore, undici minuti e quattordici secondi. All'epoca si trattò di un record assoluto, anche se venne migliorato pochi mesi dopo da George Francis Train, che completò il viaggio in sessantadue giorni.

Il suo diario Around the World in Seventy-two Days fu un grande successo di pubblico: Nellie Bly divenne nota in tutto il mondo.

Durante il suo viaggio attorno al mondo, visitò Europa, Giappone, Cina, Hong Kong e Sri Lanka. Mentre era in Francia si recò ad Amiens, la cittadina dove viveva Jules Verne. L'incontro con Verne era stato organizzato da Robert Sherard, corrispondente da Parigi del New York World. Nellie Bly arrivò ad Amiens il 22 novembre alle 16 e fu accolta dal famoso scrittore, accompagnato da sua moglie Honorine e dallo stesso Sherard, che fece da interprete. Verne la trovò "giovane, carina e snella come un fiammifero". La ricevette nel suo studio, dove lei lo intervistò (l'intervista venne pubblicata in seguito, mentre Nellie Bly era in Asia) successivamente ripartì per Calais, dove prese all'ultimo minuto il treno per l'Italia, con destinazione Brindisi.

Nellie Bly fu inoltre la prima donna a viaggiare attorno al mondo senza essere accompagnata ovunque da uomini e divenne un modello di emancipazione femminile.

Nel 1895 Nellie Bly si sposò con il milionario Robert Seaman e lasciò il giornalismo. Si dedicò alla gestione degli affari dopo la morte del marito nel 1904. Gravata dai debiti, dovette dichiarare bancarotta nel 1914. In quel periodo partì per l'Europa, dove si mantenne da vivere come corrispondente di guerra per «The Evening Journal»; non dimenticò, comunque, di aiutare vedove e orfani. Tornata negli Stati Uniti un lustro più tardi, continuò a scrivere e a mobilitarsi per i bambini in difficoltà. Ritornò in seguito a scrivere articoli di cronaca, parlando al congresso delle suffragette del 1913. Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale si trasferì in Europa ed inviò reportage al «New York Evening Journal» dal fronte russo e serbo.

All'età di 57 anni, il 27 gennaio 1922, Elizabeth morì di polmonite al St. Mark's Hospital di New York. Fu sepolta in una modesta tomba al Woodlawn Cemetery nel Bronx.

Poche settimane prima della sua scomparsa, lasciò detto: «Non ho mai scritto una parola che non provenisse dal mio cuore. E mai lo farò».

Nel 1998 è stata inserita nel National Women's Hall of Fame.

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