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Accadde oggi, 9 Novembre: 1494, seconda cacciata dei Medici da Firenze - 1799, il colpo di stato del 18 Brumaio, e Napoleone è Primo Console - 1989, la caduta del Muro di Berlino

9 nov 18 brumaio

Le origini e le cacciate dei più potenti banchieri italiani.

Anche se il loro banco, senza uno stato ed un esercito dietro, fu percorso da continui fallimenti!!!

 

Addio Libertè, Egalitè, Fraternitè... e tra poco addio anche alla Republique! 

«Cittadini, la Rivoluzione ha fissato i principi che le hanno dato origine, essa è finita»: queste le parole del nuovo tiranno, subito dopo la presa del potere.

Come il triste epilogo di ogni rivoluzione, si erano uccisi migliaia e migliaia di persone e tra poco Napoleone porterà a morte in battaglia 4 milioni di Francesi...si era ucciso un re ed una regina, per...creare un... imperatore!

di Daniele Vanni

 

 

Origini e prima cacciata

 

Le capacità guaritrici e taumaturgiche erano considerate nel Medioevo sicura prova di discendenza regale!

Così, un'antica tradizione popolare su Medico di Potrone (detto anche "Medicus") (1046 – 1102) considerato il più antico capostipite della casata dei Medici, che voleva che "Medico" alludesse a delle particolari capacità taumaturgiche possedute da questo personaggio, aveva spianato la strada ai genealogisti medicei, (e quanti se ne trova di fedeli e rigorosi, quando si è incaricati da una famiglia di banchieri di trovare le loro antiche ascendenze?) che asserirono senza meno di una discendenza carolingia dei Medici, che si dissero o lasciarono intendere che avevano detto eminenti studiosi! discendere (e come poteva essere altrimenti confermato?) nientemeno che da un figlio illegittimo di Carlo Magno!

Freud avrebbe detto che, inconsciamente, coloro che aveva scritto di questa ipotesi di discendenza addirittura imperiale, avevano “letto” nei desideri dei Medici!

Loro erano stati sudditi degli Ubaldini nel Mugello, che si dichiaravano famiglia longobarda. I Franchi erano scesi in Italia, proprio per sconfiggere i Longobardi e prendersi il Bel Paese: ora se gli Ubaldini che anticamente erano i padroni dei Medici nel Mugello, davvero fossero statidi origine longobarda….! niente cadeva più a fagiuolo che gli antichi sudditi fossero discendenti della stirpe antica vincitrice dei loro vecchi padroni!!

Comunque sia, è pur vero, senza dubbio! che i “franchi” Medici, sopravvanzarono di moltissimo i “longobardi” Ubaldini, già loro padroni, che, al massimo! dettero quel vescovo di Pisa, Ruggieri che Dante pone come fiero pasto per i denti dell’affamato Conte Ugolino, anch’egli, ma qui di certa, ascendenza longobarda!

Quindi, ritorniamo alle origini, là dove i Medici che dettero, non vescovi, ma cardinali, due Papi, regine di Francia…investirono sempre volentieri: - segno che riconoscevano il Mugello come loro casa antica, - a Medico di Potrone, castellano appunto di Potrone, o Petrone, per conto degli Ubaldini, feudatari ghibellini, forse di origine longobarda del Mugello.

C’è chi sostiene che Medico, altro non sia che una storpiatura di Menico (da Domenico!).

I Medici stessi, a volte, indicavano come loro capostipite Averardo, comandante dell’esercito di Carlo Magno, come capostipite. Questa ipotesi sarebbe confermata anche dal nome del padre di Giovanni di Bicci ( colui che in silenzio, con infinita calma, fondando banche a Venezia e Roma e poi prendendo dall’antipapa Giovanni XXIII, sepolto non a caso, nel Battistero di Firenze, riuscì anche ad impossessarsi dell'attività di riscossione delle decime della Chiesa!): Averardo di Bicci de’ Medici.

Secondo la leggenda, l’eroe, - dopo aver scacciato i Longobardi dalla Toscana, e si ritorna là! - avrebbe sconfitto il gigante Mugello! durante lo scontro il gigante avrebbe colpito con la mazza lo scudo del soldato, lasciandoci  ammaccature tonde (guarda caso, i bicci, a Firenze, sono le “bozze” o i “bozzi” della testa, quelle che vengono, dopo aver subito un colpo, ma anche, forse, le “bozze” dell’intelligenza, che si vedono nei ritratti di Giovanni, vero fondatore della dinastia, e che poi divennero le palle nello stemma dei Medici.

A volte considerate pillole da medico, a volte monete: e si diceva, giocando a testa o croce: santo o palle).

Sull'origine del suo nome, Medico di Petrone, o più probabilmente del suo soprannome, esistono infinite controversie.

Ma è pressochè sicuro che i Medici venissero da qui: e il nome: “Petrone” dagli antenati Etruschi, con uno dei segni più importanti della loro presenza a San Piero a Sieve, e cioè la tomba arcaica delle Mozzette (databile tra il VII ed il VI secolo a.C.), della quale ormai restano visibili solo degli enormi…pietroni!

Qui i Medici costruiranno o ricostruiranno antiche loro magioni come Cafaggiolo ed il Trebbio e faranno abbellire da Donatello la Chiesetta di Bosco ai Frati dove loro anticamente andavano a messa!

Più certi e sicuri i discendenti, che, inurbati come fecero in tutta Italia, le famiglie di successo, quando il Medioevo dalle castella, si fece mercato e borghese, cioè cittadino, giacchè lì si costruivano le prime “fabbriche” e quindi si facevano e si accumulavano! i primi moderni profitti capitalistici, che lì, tra la numerosissima popolazione, andavano subito reimpiegati. Come? Quasi di regola: ad usura!!! A prestito per nuove case, nuove industrie, chiese e speculazioni, ma anche per il sostentamento dei molti che diventavano così “clienti”, pronti nelle innumerevoli sollevazioni e congiure.

Mentre la Chiesa non chiudeva un occhio, ma tutte e due!! ad un solo patto, che verso di “Lei” venissero “rimessi i debiti” e si investisse una parte dei guadagni nella costruzione di chiese sempre più grandi e ricche.

In compenso come per i Medici o i Chigi, si lasciavano patenti per riscuotere decime e crediti o gestire miniere di allume o ferro.

Cosimo dei Medici era un uomo molto in vista e stimato. I suoi pareri equilibrati e lungimiranti sulla politica interna ed estera di Firenze erano tenuti in grande considerazione e influenzavano sempre più le decisioni finali degli esponenti del governo. Riuscì a procurarsi un ruolo dominante pur non ricoprendo alcuna carica ufficiale.

Il suo prestigio lo rese inviso alla fazione nobiliare guidata dalle antiche famiglie fiorentine Albizzi e Strozzi, che già quando Giovanni – padre di Cosimo- era in vita avevano messo in atto una campagna denigratoria contro i Medici, né nobili, né fiorentini, invitando Firenze a seguire l’esempio di Venezia, la cui nobiltà deteneva il potere da più di mille anni.

Si giunse così alla prova di forza: l’esilio di Cosimo dei Medici e di altri membri della famiglia.

Il 5 settembre 1433, Cosimo dei Medici fu convocato in Palazzo Vecchio con il pretesto di una pratica, ma venne aggredito e imprigionato.

Lo condannarono a morte, ma egli riuscì a comprare la salvezza, offrendo un’ingente somma di denaro ai suoi rapitori.

Fu allora mandato in esilio, con altri membri della famiglia, a Padova e Venezia per un periodo compreso tra i cinque e i dieci anni: fu questa la cosiddetta prima cacciata dei Medici (la seconda cacciata dei Medici si ebbe quando Piero, figlio di Lorenzo il Magnifico, fu esiliato da Firenze nel 1494; la terza e ultima cacciata dei Medici da Firenze si ebbe in occasione del Sacco di Roma del 1527).

 

 

Condannato all’esilio, Cosimo dei Medici avrebbe potuto tornare a Firenze con la forza (aveva tanti sostenitori e alleati importanti in Italia e Europa, pronti a far guerra a Firenze per aiutarlo), ma non volle. Disse ai suoi amici che sarebbe tornato, solo se fosse stato richiamato dal governo.

In Veneto, Cosimo fu accolto con grandi onori dal doge di Venezia, Francesco Foscari e alloggiò nel monastero benedettino di San Gorgio, a cui donò, per riconoscenza, una splendida collezione di manoscritti e il progetto dell’architetto fiorentino Michelozzo (1396-1472), che viaggiava con lui, per edificare una biblioteca. Fu insomma un esilio dorato.

L’adorata moglie (nonostante molte scapatelle e la relazione con Maddalena, una schiava circassa, , come, Caterina, la madre di Leonardo da Vinci) Contessina de’ Bardi, a riprova di quello che abiamo detto sul Mugello, si rifugiò nella villa di Cafaggiolo, prima di ritornare in città a seguito del trionfo di Cosimo l'anno successivo.

A Firenze infatti, la situazione cambiava: i sostenitori di Cosimo riuscirono a prendere il potere e il nuovo governo lo richiamò in patria ed esiliò gli Strozzi e gli Albizzi. Era passato soltanto un anno dalla sua partenza!

Il ritorno in patria fu trionfale: Cosimo dei Medici giunse scortato da un corteo spettacolare di trecento soldati veneziani. Davanti alla sua villa di Careggi, presso Firenze, si erano raccolti i contadini festanti, e il popolo lo acclamava ovunque, quasi fosse reduce da una grande battaglia vinta.

Era il 1434: Cosimo dei Medici resterà alla guida di Firenze fino alla morte, avvenuta il 1° agosto 1464.

Nei suoi trent’anni di attività, Cosimo dei Medici operò attente scelte politiche.

Ricoprì incarichi ufficiali importanti (fu più volte gonfaloniere di giustizia) ma sempre evitando di apparire il signore di Firenze, come di fatto era.

Controllava le cariche pubbliche del governo facendo in modo che fossero assegnate ai suoi sostenitori, e ciò gli consentiva di esercitare una pressione costante sulle decisioni prese all’interno delle istituzioni comunali, che però furono sempre formalmente preservate.

Due prestigiosi successi personali gli vennero inoltre dal legame di stima e affetto con il papa Eugenio IV, di cui era banchiere.

Il pontefice consacrò personalmente nel 1436 il Duomo di Firenze dopo l’edificazione della cupola di Filippo Brunelleschi e nel 1439, secondo il desiderio di Cosimo, spostò da Ferrara a Firenze il concilio tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente indetto per aiutare Costantinopoli, minacciata dai Turchi.

Segni di gratitudine e rispetto non mancarono da parte della sua città e dalla sua famiglia.

Nel 1465, un anno dopo la sua morte, il governo di Firenze fece apporre sulla sua tomba, nella cripta della chiesa di San Lorenzo, la scritta pater patriae, “padre della patria”.

Nella seconda metà del Cinquecento, suo nipote, il granduca di Firenze Cosimo I fece realizzare dal pittore Giorgio Vasari un ciclo di affreschi a lui dedicato, le Storie di Cosimo il Vecchio.

Accanto a Cosimo riposa Donatello, al quale aveva commissionato un capolavoro come il David, che ornava il cortile di Palazzo Medici.

La seconda cacciata dei Medici (1494-1512)

Con la morte di Lorenzo (certo “magnifico” come principe, visto che spese l’incredibile cifra di oltre 17.000 fiorini d’oro l’anno solo per i suoi vestiti, senza considerare il mecenatismo sfrenato, assommata all’assoluta ignoranza degli affari e un’improvvisazione incredibile in politica, che lo portarono a continui fallimenti, chiusure di filiali, ruberie di chi le gestiva e a rifarsi sulle casse di Firenze, addirittura sui fondi caritatevoli!!) salì al comando di Firenze suo figlio Piero (1472-1503), “educato” inutilmente, fin dall'infanzia a ricoprire tale ruolo.

Tutti gli occhi della città erano puntati su di lui, ed è chiaro come tutti cercassero di capire se avesse la stoffa o meno per essere all'altezza dell'incarico che ricopriva.

La pace mantenuta a fatica da Lorenzo (che forse l’aveva mantenuta, più rinunciando che agendo!) se ne andò con la sua morte e già due anni dopo, Carlo VIII di Francia scendeva in Italia con il suo esercito.

La crisi travolse Piero: intimorito dal sovrano e dall'esercito francese acconsentì a qualsiasi richiesta, regalando quattro piazzeforti sui confini di Toscana e spalancando le porte del regno (i cronisti più a lui avversi diffusero anche la notizia che avesse baciato le babbucce del re, inginocchiandosi).

 

Accusato di viltà e debolezza, venne cacciato dalla città con una sentenza datata 9 novembre 1494.

 

La città allora divenne uno stato "teocratico" governato da Savonarola.

Il trionfo del frate domenicano però fu di breve durata: travolto dalle lotte tra le fazioni e soprattutto sopraffatto dall'opposizione con Papa Alessandro VI, venne scomunicato e condannato al rogo.

Intanto la Repubblica navigava in cattive acque per la difficile situazione internazionale.

Ci saranno dal 1494 al 1559, Pace di Chateaux Cambresis, che sancirà il dominio spagnolo in Italia,  ben 8 (otto!) guerre italiane (definite “horribili”! dal Machiavelli) con le quali le grandi potenze europee si disputarono il controllo della penisola e della Cristianità, che finirà dopo le politiche incredibilmente disinvolte, scandalose, senza nulla di religioso, ma con un’avidità e distruttività superiore a quella degli altri governanti e principi dell’epoca, da parte dei vari Papa, dal Borgia, a Giuliano della Rovere, che fece eleggere due papi senza alcun conto come Pio II Piccolomini e Innocenzo VIII Cybo, prima di prendere lui stesso saldamente il potere, e di cederlo infine al Cardinale dei Medici, quartogenito di Lorenzo il Magnifico (…delapidatore!), il quale alla venuta dei Francesi nel 1494 era scappato da Firenze vestito da frate minore!

Dopo la morte di Piero, annegato nel Garigliano nel 1503, l'autorità di capo della famiglia passò al cardinale Giovanni de' Medici, che rientrò a Firenze nel 1512 dopo aver sconfitto i francesi di Luigi XII, alleati di Firenze.

 

Giulio II, il “papa guerriero” o il “papa terribile”, ma non tanto diverso da tanti altri. dato quasi per morto ma poi ripresosi, per contrastare i francesi di Luigi XII in Italia, il 1º ottobre 1511 costituì la Lega Santa alla quale aderirono l'Inghilterra, il Sacro Romano Impero, il Regno di Spagna e la repubblica di Venezia.

Lo scontro avvenne l'11 aprile 1512 nella sanguinosa battaglia di Ravenna dove Giovanni de' Medici, che vi assisteva, fu fatto prigioniero; i francesi decisero di portare il cardinale de' Medici in Francia come ostaggio, ma durante l'attraversamento del fiume Po, egli riuscì a fuggire, riparando a Ravenna.

 

Dopo la Lega di Cambrai, voluta da Papa Pio II in funzione distruttiva di Venezia, adesso il Papa si rivolta contro i Francesi scesi in Italia per la seconda volta e troppo forti, e dopo aver loro impedito come d’accordo di prendere Napoli, adesso scagliava contro la Francia, la Spagna!

Con Giovanni rientrano a Firenze suo fratello Giuliano e il figlio dello sfortunato Piero, Lorenzo, che, ora ventenne, non vedeva la sua città da quando era poco più che in fasce.

Giulio II si era reso conto che per ostacolare i francesi in Italia doveva ostacolare uno dei loro principali alleati, cioè la repubblica di Firenze, e quindi favorire l'ascesa dei Medici, che erano stati costretti a fuggire dalla città dopo la fine della Signoria di Lorenzo il Magnifico. Da qui la consegna di alcune truppe al comando di Raimondo de Cardona al cardinale de' Medici. Entrarono in Toscana ed assediarono la città di Prato. Alla sua capitolazione seguì una tragica devastazione durata 21 giorni. L'episodio è tragicamente noto come Il sacco di Prato. Temendo che al sacco di Prato potesse seguire il sacco di Firenze il governo fiorentino si consegnò volontariamente alla fazione medicea e così i Medici poterono riprendere il controllo della città (14 settembre 1512), pur mantenendone le istituzioni repubblicane. Giovanni e il fratello Giuliano si prodigarono per sedare le tensioni e gli odi e tentare di rappacificare le fazioni. Ma in città lo spirito repubblicano era ancora molto forte e fu scoperto un complotto contro i Medici proprio nel momento in cui giungeva la notizia da Roma della morte di papa Giulio II, avvenuta il 23 febbraio 1513.

Il Cardinale Alfonso Petrucci, fratello di quel Borghese Petrucci che era stato estromesso nel 1516 dal potere in Siena da parte del cugino Raffaele Petrucci, Vescovo di Grosseto, ordì una congiura per assassinare Papa Leone X mediante avvelenamento.

Per ottenere questo scopo corruppe il medico personale del Papa, Battista da Vercelli, ma la congiura fu scoperta grazie all'intercettamento di una lettera di Alfonso al suo segretario Antonio de Nini.

Il Cardinale, arrestato e tradotto a Roma, fu giustiziato in Castel Sant'Angelo per strangolamento il 16 luglio 1517, mentre il suo Segretario e il Medico del Papa furono condannati a morte per squartamento.

Altri quattro cardinali risultarono coinvolti nella congiura, Raffaele Riario, (che doveva succedere come Papa!), Bandinello Sauli, morto avvelenato dai sostenitori di Leone X, addirittura il figlio del Gonfaloniere fiorentino Pier Soderini, Francesco Soderini, che ordirà e tramerà ancora molte volte! prima che lo fermi la peste! e Adriano Castellesi, che se la cavarono con il pagamento di una multa.

Dopo aver dato il via alla predicazione delle indulgenze (a pagamento! era pur sempre discendente di banchieri) e aver scatenato Martin Lutero, approfittato del suo potere per elargire notevoli e innumerevoli  favori al proprio casato… creò come tutti i predecessori e successori, cardinale il cugino Giulio (futuro papa Clemente VII) ed il nipote Innocenzo Cybo.

Nel settembre del 1513 risolse in favore della sua patria un arbitrato con il quale assegnò proprio a Firenze il dominio su Pietrasanta, città fino a quel momento parte della Repubblica di Lucca.

Leone X morirà (forse di avvelenamento!) a 46 anni. Verrà arestato il suo coppiere, ma non si verrà mai a capo di nulla!

Come moltissime altre volte in Vaticano!

 

 

 

 

Le Rivoluzioni vanno sempre a finire in dittatura!

E, fate molta attenzione!

Dietro ogni sommovimento, che pare portare avanti delle idee, alla base ci sono, invece, delle scoperte tecnologiche, delle innovazioni produttive, queste sì le vere “rivoluzioni” che piano, piano o molto velocemente, cambiano i rapporti tra gli uomini, tra le classi, quando esistevano, generando quei movimenti che come la Terra attorno al Sole, vengono definiti: “rivoluzioni”!

Ma attenzione ancora: la “rivoluzione” non è altro che “volgere attorno” “girare e tornare al punto di partenza”: così al centro c’è sempre l’uomo che, però, attraverso questi sconvolgimenti, spesso cruenti, si trasforma e non è più, - e non potrà mai esserlo più! – quello di prima!

E intanto in questi terremoti che sembrano generare sempre più democrazia, spuntano imperatori, come Augusto a Roma, dopo oltre un secolo di lotte e guerre civili. Napoleone, anche lui imperatore, dopo una Rivoluzione che diceva e dichiarava morte agli aristocratici e tutti fratelli e tutti eguali!

Ma, dietro, c’erano cambiamenti e stravolgimenti, nell’industria, nei commerci, nelle macchine per coltivare o per produrre oggetti o per far viaggiare più veloci uomini e merci, che hanno, questi sì! creato idee “rivoluzionarie”!

Quindi: grande attenzione al periodo estremamente “rivoluzionario” che stiamo vivendo con il Web che cancella distanze, posta, informazione e giornalisti, che rende tutto globale, come globale è la finanza e sta per rendere globalizzate banche, pubblicità e…mi verrebbe da dire, per logica conseguenziale a quanto sopra scrivevo: anche il potere??!!

Chi sarà, il prossimo..."imperatore"??!

Il mezzo stesso o chi c'è dietro??

Staremo a vedere, se faremo a tempo, altrimenti qualcuno ci ricorderà, se la memoria digitale avrà ancora conservato queste righe e ci potrà smentire o meno!

In passato, quando gli uomini, dopo il lento travaglio che abbiamo descritto, arrivavano a “prendere coscienza” ed anche a ribellarsi apertamente ad un regime, ad un potere, e ne sovvertivano violentemente le radici, prima o poi la società, visto sui libri di scuola: molto presto, si ricompattava sotto un nuovo potere che, proprio per riempire il vuoto precedente, cadeva spesso nelle mani di pochi o di uno solo!

Giacchè diceva Leibniz, parlando del mondo fisico, ma non è tale anche quello politico?: "Natura abhorret a vacuo!!".

Così accadde alla Rivoluzione Francese che, sorta sulla ribellione della classe borghese contro l’Ancient Regime, quello medioevale, (che poi sono schemi troppo... schematici e riduttivi!) con grandissimi ideali di libertà, di eguaglianza e, addirittura, di fraternità, finì nella mani di un uomo solo, di origini italiane: Napoleone Bonaparte!

Nella Francia post-monarchica, il colpo di Stato del 18 brumaio, anno VIII della Rivoluzione (9 novembre 1799), compiuto da Napoleone Bonaparte, segnò la fine del Direttorio - già fautore di un colpo di Stato il 18 fruttidoro dell'anno V (4 settembre 1797) - e della Rivoluzione stessa, dando inizio al Consolato guidato dalle personalità di Bonaparte, Sieyès e Ducos.

Dopo aver respinto l'uso della forza, il 18 brumaio (tra poco anche la fantasiosa terminologia del nuovo calendario, assieme a tante idee, verrà cancellata!) facendo approvare dalle assemblee un decreto che trasferì le due Camere fuori Parigi, a Saint-Cloud, e aver cercato di mantenersi nella liceità della Costituzione, protestando davanti al Consiglio degli Anziani la propria fedeltà alla Repubblica «fondata sulla vera libertà, sulla libertà civile, sulla rappresentanza nazionale», Bonaparte il 19 brumaio (10 novembre 1799) decise di rompere gli indugi (dichiarò a Augereau e Bernadotte «le vin est tiré, il faut le boire», cioè "le cose si sono spinte troppo oltre, non possiamo tirarci indietro").

Lo stesso giorno, alla mattina, i timori dei Giacobini del Consiglio dei Cinquecento si fecero più forti, il Castello di Saint-Cloud appariva in fermento e tra i deputati si faceva strada il sospetto che si preparasse un colpo di Stato volto a instaurare la dittatura. Essendo ormai praticamente disciolto il Direttorio, in una situazione di profonda confusione, Napoleone entrò nella sala degli Anziani e pronunciò un discorso retorico e ostile nel quale minacciò i deputati. In risposta, Bonaparte venne coperto di insulti e sottoposto a un tentativo di linciaggio da parte dei rappresentanti. Condotto via il generale a fatica da una scorta di soldati guidati da Murat e Lefebvre, Sieyès consigliò di passare all'azione.

Luciano Bonaparte, presidente dell'assemblea, abbandonato il proprio seggio assieme a un drappello di granatieri, raggiunse il fratello e arringò i pretoriani, convinti ormai che si fosse tentato di uccidere il loro generale. Guidati da Leclerc e Murat (che urlò "sbattete fuori tutta questa gente"), gli uomini fedeli a Napoleone sgomberarono l'aula del Consiglio dei Cinquecento. In seguito vennero apprestate le misure che assegnarono il potere ai consoli e garantirono la necessaria formale legalità alla congiura. Un centinaio di deputati, tra i più malleabili, vennero costretti a votare una "dichiarazione di riconoscenza" ai generali e ad approvare modifiche costituzionali che rispettassero scrupolosamente la prassi parlamentare.

Nel novembre 1799 la Francia soffriva dei rovesci militari subiti dalle spedizioni in Medio Oriente (Campagna d'Egitto). Il pericolo di un'invasione da parte della Seconda coalizione aveva provocato un certo fermento in Patria, mentre Napoleone era bloccato in Egitto.

Originariamente il colpo di Stato non fu concepito da Napoleone, ma da Sieyès, uno dei componenti del Direttorio, allo scopo di scongiurare un ritorno del giacobinismo. Elettrizzata dalle vittorie di Napoleone, l'opinione pubblica ignorava l'imminente disastrosa fine della campagna egiziana; Napoleone fu ricevuto in Patria con un entusiasmo tale che Sieyès si convinse dell'indispensabilità del generale per la riuscita del suo progetto. Tuttavia, dal momento del suo ritorno, Napoleone progettò di agire a proprio esclusivo vantaggio, in definitiva guadagnando il potere per sé, piuttosto che per Sieyès.

Forse i maggiori ostacoli potenziali erano dati dall'esercito: alcuni generali, come Jourdan, erano onestamente devoti alla Repubblica; altri, come Bernadotte, si credevano capaci di governare la Francia. Con estrema sottigliezza, Napoleone seppe avvantaggiarsi dei sentimenti di ognuno, mantenendo segrete le proprie vere intenzioni.

Il piano prevedeva di costringere il Direttorio alle dimissioni ed abrogare la Costituzione dell'anno III, quindi di far sì che il Consiglio degli Anziani e il Consiglio dei Cinquecento, le assemblee legislative, incaricassero una commissione di disegnare una nuova Costituzione secondo le indicazioni dei congiurati. Un fornitore dell'esercito di nome Collot anticipò due milioni di franchi per finanziare il progetto. Truppe furono dispiegate opportunamente intorno a Parigi.

Diecimila uomini, comandati dal generale Lannes, occuparono le Tuileries; le posizioni del Palazzo del Lussemburgo, dell'École militaire, del palazzo dei Cinquecento (Palazzo Borbone) e dell'Hôtel des Invalides, furono affidate ai generali Milhaud, Murat, Marmont e Berruyer.

Bonaparte, eletto Primo Console e di fatto unico uomo a capo dell’esecutivo, dichiarò «Cittadini, la Rivoluzione ha fissato i principi che le hanno dato origine, essa è finita».

Prima decisione importante del Primo console Napoleone la nomina di Gaudin al posto strategico di Ministro delle finanze. Poi Fouchet ala Polizia e via via tutti uomini di estrema fiducia, mentre presto gli altri due ininfluenti consoli saranno sostituiti.

Il Consolato era nato: un regime autoritario diretto da tre consoli, di cui solo il Primo deteneva realmente il potere; la Francia entrava in una nuova fase della sua storia, che di lì a poco, attraverso una Rivoluzione che diceva di volere l’assoluta uguaglianza, porterà all’Impero.

Attraverso le Guerre Napoleoniche che schiereranno complessivamente oltre 3 milioni di soldati francesi! Con perdite, tra civili e militari stimate attorno al milione! Senza contare i caduti, inutili come gli altri, forse più degli altri, della Rivoluzione...

 

Il Muro di Berlino (in tedesco: Berliner Mauer, nome ufficiale: Antifaschistischer Schutzwall, Barriera di protezione antifascista) era un sistema di fortificazioni fatto costruire dal governo della Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca, filosovietica) per impedire la libera circolazione delle persone tra Berlino Ovest (Repubblica Federale di Germania) e il territorio della Germania Est. È stato considerato il simbolo della cortina di ferro, linea di confine europea tra la zona d'influenza statunitense e quella sovietica durante la guerra fredda.

Il muro, che circondava Berlino Ovest, ha diviso in due la città di Berlino per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989, giorno in cui il governo tedesco-orientale decretò l'apertura delle frontiere con la repubblica federale.

Già l'Ungheria aveva aperto le proprie frontiere con l'Austria il 23 agosto 1989, dando così la possibilità di espatriare in occidente ai tedeschi dell'Est che in quel momento si trovavano in altri paesi dell'Europa orientale.

Tra Berlino Ovest e Berlino Est la frontiera era fortificata militarmente da due muri paralleli di cemento armato, separati dalla cosiddetta "striscia della morte", larga alcune decine di metri.

Durante questi anni, in accordo con i dati ufficiali, furono uccise dalla polizia di frontiera della DDR almeno 133 persone mentre cercavano di superare il muro verso Berlino Ovest. Alcuni studiosi sostengono che furono più di 200 le persone uccise mentre cercavano di raggiungere Berlino Ovest o catturate e in seguito assassinate.

Il 9 novembre 1989, dopo diverse settimane di disordini pubblici, il governo della Germania Est annunciò che le visite in Germania e Berlino Ovest sarebbero state permesse; dopo questo annuncio molti cittadini dell'Est si arrampicarono sul muro e lo superarono per raggiungere gli abitanti della Germania Ovest dall'altro lato in un'atmosfera festosa. Durante le settimane successive piccole parti del muro furono demolite e portate via dalla folla e dai cercatori di souvenir; in seguito fu usato equipaggiamento industriale per abbattere quasi tutto quello che era rimasto.

Ancora oggi c'è un grande commercio di piccoli frammenti, molti dei quali falsi.

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