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Accadde oggi, 8 Novembre: 63 a.C., Cicerone sventa la "congiura" di Catilina - 1895, la scoperta dei Raggi X

8 nov First medical X ray by Wilhelm Röntgen of his wife Anna Bertha Ludwigs hand 18951222

Usque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?

Sembra Cicerone dall parte giusta contro uno che vuol diventare dittatore! Ma c'è giustizia politica tra gli uomini??!

 

Più che altro, fu la scoperta di come applicare questi raggi così chiamati perchè allora non se ne conosceva la natura, che consegnarono a Rontgen, il Premio Nobel. Gia Tesla ed Hertz avevano intuito che questi raggi, poi spiegati come radiazioni elettromagnetiche, avevano la capacità di passare la materia.

di Daniele Vanni

 

 

Quo usque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?

Lucio Sergio Catilina, in latino: Lucius Sergius Catilina (Roma, 108 a.C. – Pistoia, 62 a.C.), è stato un militare e senatore romano, per lo più noto per la congiura che porta il suo nome, un tentativo di sovvertire la Repubblica romana, e in particolare il potere oligarchico del Senato.

« Lucius Catilina, nobili genere natus, fuit magna vi et animi et corporis, sed ingenio malo pravoque. »

« Lucio Catilina, nato di stirpe nobile, fu uomo di grande vigore morale e fisico, ma d'indole malvagia e corrotta. »

(Sallustio, De coniuratione Catilinae, 5.)

Origini familiari

Catilina nasce a Roma nel 108 a.C. dal patrizio Lucio Sergio Silo e da Belliena.

La famiglia nativa, i Sergii, pur di nobili origini, da molti anni non aveva più un ruolo significativo nella vita politica di Roma.

L'ultimo dei Sergii ad essere nominato console era stato Gneo Sergio Fidenate Cosso nel 380 aC..

Virgilio più tardi fece derivare il nome della famiglia da un antenato importante, Sergesto, giunto in Italia insieme a Enea, facendo quindi dei Sergii una delle famiglie originarie nella storia dell'Urbe.

Ma forse barava! Come spesso il figlio della maga etrusca faceva, per adulare Mecenate, etrusco, forse di Cecina, come Virgilio, nato nella campagna di Mantua, divinità magica che aveva dato nome a Mantova. Giacchè gli Etruschi qualche parentela con i Padani e soprattutto i Veneti di allora dovevano pur averla!

Le conoscenze sulla gioventù di Catilina e sulla sua vita familiare sono piuttosto limitate.

Ebbe due mogli: Gratiana, sorella di Marco Mario Gratidiano, nipote di Gaio Mario, e Aurelia Orestilla, figlia di Gneo Aufidio Oreste (console nel 71 a.C.).

Dalla prima ebbe un figlio che, secondo Sallustio, uccise in quanto ostacolo alle nozze con Aurelia Orestilla!!!

Carriera politica

Nell'89 a.C. il poco più che ventenne Catilina segue il generale Strabone nella guerra marsica contro le popolazioni italiche coalizzate contro Roma, e in questa occasione conosce Cicerone e Pompeo.

Nell'88 a.C. passa agli ordini di Silla, eletto console, e lo segue in Asia nella Prima guerra mitridatica.

La leggenda nera di Catilina

Dagli storici contemporanei e da Cicerone, tutti a lui ostili, Catilina è descritto come un uomo malvagio e depravato, anche se vigoroso.

Nell'84 a.C., quando Silla rientra a Roma per contrastare i suoi nemici politici (i populares) nella Guerra civile romana, Catilina si segnala come uno dei più abili e spietati sostenitori di Silla, uccidendo fra gli altri il cognato Marco Mario Gratidiano, da lui stesso torturato e decapitato sulla tomba di Quinto Lutazio Catulo, illustre vittima delle persecuzioni di Gaio Mario.P

Portò poi la testa a Roma e nel Foro la gettò ai piedi di Silla.

Questo racconto e altri che raffigurano eventi simili, descritti come un sacrificio umano dell'epoca arcaica, in cui secondo varianti (come quella di Cassio Dione, vissuto tre secoli dopo), Catilina si macchia anche di cannibalismo, sono state rilevate eccessive (ma non è vero! non è insolito il generale che “addenta” anche se non mangia! la testa della sconfitto! Da qui la leggenda di “cannibalismo!) da alcuni storici moderni, e miranti a screditare il personaggio anche dal punto di vista umano, come sarebbe avvenuto molte volte anche per imperatori romani detestati dal Senato (Caligola, Nerone, Tiberio, Commodo).

Tra le altre accuse, vere!, rivolte a Catilina, oltre all'omicidio e alla cospirazione, quella di corruzione, di incesto, di violenza sessuale ad una vergine vestale.

Verrà però assolto in tutti i processi, (oggi siamo tutti esperti di giurisprudenza, con una certa…prudenza e prurito!!) tuttavia ebbero l'effetto di rallentare la sua carriera politica.

Sappiamo anche questo!

Ma i processi finiti…”bene” possono fare da… molla !

Le cariche pubbliche

Negli anni successivi, pur nel mutato clima politico dopo la morte di Silla, Catilina non subisce condanne, ma ottiene anzi i primi successi politici: questore nel 78, legato in Macedonia nel 74, edile nel 70, pretore nel 68 e governatore dell'Africa nel 67.

Al suo ritorno, nel 66 a.C., si candida alla carica di console, ma viene subito perseguito per concussione e abuso di potere, uscendone assolto!

Nelle vicende umane, una volta imparate, si scopre che non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole!

Ancora nel 66 è accusato di una cospirazione con Autronio e un certo Publio Cornelio Silla, anche se i particolari sono poco chiari.

Portato in giudizio nel 65 a.C., ricevette l'appoggio di molte persone influenti, anche di categoria consolare come Lucio Manlio Torquato, e lo stesso Cicerone (che poi fu sovvenzionato da una vedova invaghiotasi di lui!!) aveva ipotizzato di difenderlo in tribunale!

 

Ad un avvocato, Presidente della Camera dei Deputati, chiesi un giorno perché difendesse i criminali più famosi, cioè in modo conclamato, ancorchè difficile da provare processualmente: delinquenti! Ed il grandissimo avvocato mi rispose, quasi stupito della mia ingenuità che non dovevo avere più a 30 anni: “Perché loro hanno sicuramente i soldi per pagarmi!!”.

Catilina fu assolto, ma i processi furono sufficienti a mandare a monte la sua elezione a console.

Poiché è ancora sotto processo, Catilina può ricandidarsi a console solo nel 64 a.C. per l'anno successivo, ma il Senato, allarmato dalla sua accresciuta popolarità, gli oppone un brillante e famoso avvocato, Cicerone, un Homo novus.

Magari ! avessimo di fronte un giorno radioso! un Homo Novus!!!

Già nel discorso di candidatura In toga candida, (da cui il termine candidato! pensate un po’!!!!), Cicerone inizia a costruire l'immagine "nera" di Catilina, insinuando che fosse incestuoso, assassino, degenerato; gli optimates, l'oligarchia senatoria, mobilitano le loro clientele a favore di Cicerone, che vince e viene eletto!!

 

Diceva il Giusti: “La politica è quella cosa che…Levati di L^ che mi ci metto io!!”-

Catilina, tenace, (naturalmente per servire il popolo, che, oltre che una rivista maoista sessantottina è un refrain democristiano!!) si candiderà nuovamente alle elezioni per il 62 a.C., non prima di essersi guadagnato l'appoggio della plebe romana e degli schiavi con ingegnosa demagogia, frequentando attori e gladiatori, idoli del popolino, e promettendo una ridistribuzione delle terre demaniali e prede di guerra (guadagnandosi così anche l'appoggio dei veterani di Silla, caduti in disgrazia) ed emanando addirittura un editto per la remissione dei debiti (detto Tabulae novae)!

 

Quest'ultima proposta allarma la classe senatoria e Cicerone che, nell'orazione Pro Murena, sottolinea in Catilina «...la ferocia, nel suo sguardo il delitto, nelle sue parole la tracotanza, come se avesse già agguantato il consolato».

L'accusa di congiura

All'ultimo momento, Cicerone presenta in Senato alcune lettere anonime che accusano Catilina di cospirazione contro la Repubblica, radunando uomini in armi attorno a Fiesole, pur non potendo provarlo.

Cicerone inoltre sostiene che Catilina abbia fatto offerte a varie tribù in Gallia per assicurarsi alleati, ma la tribù degli Allobrogi avrebbe rifiutato l'offerta e l'avrebbe resa pubblica avvertendo con lettere Cicerone stesso.

Con queste premesse, e con un probabile broglio elettorale, nelle elezioni Catilina viene sconfitto da Murena, (nessuna parentela con i pesci usati per digerire cadaveri da vari imperatori, nelle vasche dei palazzi romani!) personaggio gradito al Senato.

La questione dei brogli venne sollevata non da Catilina, ma da Servio Sulpicio Rufo, un altro dei non eletti, e da Catone, uomo tutto d'un pezzo e notoriamente ostile a Catilina.

Cicerone difende Murena dalle accuse di brogli e attacca Catilina, denunciandone la presunta congiura; Catilina è costretto a una fuga in Etruria, che però definirà "esilio volontario".

Il 5 gennaio del 62 a.C., Catilina e i suoi fedelissimi vengono intercettati dall'esercito romano comandato dal generale Marco Petreio nei pressi dell'odierna Pistoia (Campo Tizzoro), nella piana denominata Ager Pisternensis. (Non lontano da Gavinana, là dove, Francesco Ferrucci dice al vil Maramaldo: “Tu uccidi un uomo morto!!...la storia si ripete, non per i corsi e ricorsi vichiani, ma perché è fatta dagli uomini che sono sempre, dal Nehardenthal in poi, ma anche prima, quando assomigliavano di più alle maligne scimmie, uguali a se stessi!!!).

Catilina, vistosi bloccato il passaggio degli Appennini che conduce alla Gallia cisalpina da Quinto Cecilio Metello Celere, pur consapevole di andare incontro a morte certa, decide di battersi comunque insieme al suo esercito.

Prima della fine, Catilina pronuncia quest'ultimo discorso ai suoi pochi ma fedeli seguaci:

« Compertum ego habeo, milites, verba virtutem non addere neque ex ignavo strenuum neque fortem ex timido exercitum oratione imperatoris fieri. Quanta cuiusque animo audacia natura aut moribus inest, tanta in bello patere solet. Quem neque gloria neque pericula excitant, nequiquam hortere: timor animi auribus officit. Sed ego vos, quo pauca monerem, advocavi, simul uti causam mei consili aperirem. Scitis equidem, milites, socordia atque ignavia Lentuli quantam ipsi nobisque cladem attulerit quoque modo, dum ex urbe praesidia opperior, in Galliam proficisci nequiverim. Nunc vero quo loco res nostrae sint, iuxta mecum omnes intellegitis. Exercitus hostium duo, unus ab urbe, alter a Gallia obstant; diutius in his locis esse, si maxume animus ferat, frumenti atque aliarum rerum egestas prohibet; quocumque ire placet, ferro iter aperiundum est. Quapropter uos moneo, uti forte atqueparato animo sitis et, quom proelium inibitis, memineritis uos diuitias decus gloriam, praeterea libertatem atque patriam in dextris uostris portare. Si uincimus, omnia nobis tuta erunt: commeatus abunde, municipia atque coloniae patebunt: si metu cesserimus, eadem illa aduorsa fient, neque locus neque amicus quisquam teget quem arma non texerint. Praeterea, milites, non eadem nobis et illis necessitudo inpendet: nos pro patria, pro libertate, pro uita certamus; illis superuacaneum est pugnare pro potentia paucorum. Quo audacius adgredimini, memores pristinae uirtutis. Licuit uobis cum summa turpitudine in exilio aetatem agere, potuistis nonnulli Romae amissis bonis alienas opes expectare: quia illa foeda atque intoleranda uiris uidebantur, haec sequi decreuistis. Si haec relinquere uoltis, audacia opus est: nemo nisi uictor pace bellum mutauit. Semper in proelio iis maxumum est periculum, qui maxume timent: audacia pro muro habetur. Cum vos considero, milites, et cum facta vostra aestumo, magna me spes victoriae tenet. Animus, aetas, virtus vostra me hortantur, praeterea necessitudo, quae etiam timidos fortis facit. Nam multitudo hostium ne circumvenire queat, prohibent angustiae loci. Quod si virtuti vostrae fortuna inviderit, cavete inulti animam amittatis neu capiti potius sicuti pecora trucidemini quam virorum more pugnantes cruentam atque luctuosam victoriam hostibus relinquatis! »

(

« So assolutamente, o soldati, che le parole non aggiungono valore e che un esercito non diventa coraggioso da vile né forte da pavido per un discorso del generale. Quanto è grande il coraggio nell'animo di ciascuno per indole o per educazione, tanto grande è solito manifestarsi in guerra. Colui che né la gloria né i pericoli incitano, lo potresti esortare invano: il timore dell'animo tappa le orecchie. Ma io vi ho convocato per ammonirvi riguardo a poche cose e contemporaneamente per esporvi il motivo del mio piano. Invero certamente sapete, o soldati, qual grave danno abbiano portato a noi la viltà e l'indolenza di Lentulo, e anche a lui stesso, e per quale modo mentre aspettavo rinforzi dalla città, non sono potuto partire per la Gallia. Ora dunque a quale punto sia la nostra situazione, voi tutti lo capite insieme a me. Due eserciti nemici ci sbarrano la strada, uno dalla città e uno dalla Gallia; rimanere più a lungo in questi luoghi, anche se il nostro animo lo desidera moltissimo, lo impedisce la mancanza di frumento e di altre cose. Dovunque ci piaccia andare, bisogna aprirsi la strada con le armi. Perciò vi esorto a essere forti e pronti e, quando entrerete in combattimento, a ricordare che voi portate nelle vostre mani destre ricchezze, onore, gloria, senza contare la libertà e la patria. Se vinceremo, non correremo più alcun pericolo; ci saranno vettovaglie in abbondanza, municipi e colonie spalancheranno le porte. Se, causa la paura, ci saremo ritirati, quei medesimi diventeranno ostili, nessun amico, nessun luogo potrà proteggere chi le armi non siano riuscite a proteggere. Inoltre, soldati, non è il medesimo bisogno a incombere su di noi e su di loro: noi combattiamo per la patria, per la libertà, per la vita; per loro è superfluo combattere per il potere di pochi. Perciò, attaccate con maggior audacia, memori dell'antico valore! Vi sarebbe stato concesso passare la vita in esilio con il massimo disonore: alcuni di voi avrebbero potuto bramare a Roma, dopo aver perso le proprie, le ricchezze di altri. Poiché quelle azioni sembravano turpi ed intollerabili agli uomini, avete deciso di seguire queste. Se volete abbandonare questa situazione, c'è bisogno di coraggio; nessuno, se non da vincitore, ha mai cambiato in pace una guerra. In guerra il massimo pericolo è quello di coloro che di più hanno paura; il coraggio è considerato come un muro. Quando vi guardo, o soldati, e quando considero le vostre azioni, mi prende una grande speranza di vittoria. L'animo, l'età, il valore vostri mi incoraggiano, e la necessità, inoltre, che rende coraggiosi anche i pavidi. E infatti l'inaccessibilità del luogo impedisce che la moltitudine dei nemici possa circondarci. Se la fortuna si sarà opposta al vostro valore, non fatevi ammazzare invendicati, e neppure, una volta catturati, non fatevi trucidare come bestie piuttosto che lasciare ai nemici una vittoria cruenta e luttuosa combattendo alla maniera degli eroi! »

(Sallustio, De coniuratione Catilinae, 58.)

Dopo la sanguinosa battaglia di Pistoia, Catilina muore (secondo lo storico Sallustio, Catilina fu ritrovato ancora vivo sul campo di battaglia, anche se ferito mortalmente) insieme ai suoi 20.000 soldati e i suoi resti vengono gettati in un fiume, mentre la testa viene riportata a Roma da Antonio, uno dei congiurati di Catilina che si era finto malato per non combattere contro il suo superiore e soprattutto per non rischiare che quest'ultimo ne rivelasse la partecipazione alla congiura (proprio per questo motivo preferì lasciare il comando delle truppe romane a Marco Petreio).

Cicerone, l'anti-Catilina

« [Rivolgendosi ai congiurati] Se io non avessi sperimentato la vostra determinazione e la vostra fedeltà, invano si sarebbe presentata a noi questa occasione favorevole; inutile sarebbe la nostra grande aspettativa di potere, né io cercherei, attraverso uomini codardi e falsi, l'incertezza al posto della certezza. Ma siccome io conosco la vostra fortezza e la vostra fedeltà nei miei confronti in molti e ardui cimenti, proprio per questo il mio animo mi consente di intraprendere questa impresa davvero grande e gloriosa, anche perché ho constatato che condividete con me i possibili vantaggi ma anche i pericoli. Infatti una vera amicizia si basa sugli scopi e interessi comuni. »

(L. Sergio Catilina, citato in De Catilinae coniuratione di Sallustio)

La maggior parte delle informazioni su Catilina ci è giunta tramite Cicerone, suo acerrimo nemico politico.

La posizione di Cicerone si riassume bene nell' incipit della prima delle orazioni Catilinarie, pronunciata al Senato l'8 novembre del 63 a.C., in presenza dello stesso Catilina, quando Cicerone esordisce con:

« Quo usque tandem abutēre, Catilina, patientia nostra? »

« Fino a quando abuserai, o Catilina, della nostra pazienza? »

(Cicerone, Oratio in Catilinam I, 1.)

La nota congiura di Catilina, che ha come fonte principale l'impianto accusatorio di Cicerone, è uno degli eventi più famosi degli ultimi turbolenti decenni della Repubblica Romana.

Dalle fonti non risultano chiari gli obiettivi dei cospiratori; secondo quanto riferito da Cicerone, sarebbero stati previsti un incendio doloso e altri danni materiali, oltre che l'assassinio di personaggi politici (in particolare Cicerone stesso).

La congiura si sarebbe sviluppata attraverso incontri segreti - l'ultimo sarebbe avvenuto nella casa del senatore Leca il 6-7 novembre del 63 a.C., alla vigilia della prima Catilinaria - ma una certa Fulvia, amante di uno dei congiurati (Quinto Curio), avrebbe informato direttamente Cicerone di quel che stava accadendo.

Quella sera stessa due congiurati (Cornelio e Vargunteio) si sarebbero presentati a casa di Cicerone e, con il pretesto di salutarlo, avrebbero tentato di ucciderlo!

Ma grazie a Fulvia, Cicerone sarebbe scampato agli assassini.

Cicerone non risparmiò mezzi ed effetti speciali, per mettere in cattiva luce Catilina.

In attesa dell'esito della denuncia per brogli contro Murena, che avrebbe potuto assegnare regolarmente la carica di console a Catilina, che non aveva dunque motivo per mosse disperate, Cicerone si presentò al Campo Marzio circondato da una scorta e: «...vestendo quella mia ampia e vistosa corazza [sotto la toga], non perché essa mi proteggesse dai colpi, che io sapevo essere suo costume [di Catilina] sferrare non al fianco o al ventre ma al capo o al collo, bensì per richiamare l'attenzione di tutti gli onesti»!

Il console Cicerone, cioè, dopo aver difeso il neo-console Murena dall'accusa di brogli (e allo scopo di evitare l'assegnazione della carica al candidato dell'opposizione Catilina, senza che nessuno contestasse tale conflitto d'interessi), ostentava un comportamento per indurre «gli onesti» a vedere in Catilina un uomo pericoloso, capace di uccidere il suo rivale.

A seguito di ciò ottenne l'emanazione del senatusconsultum ultimum, che dava ai consoli in carica, tra cui Cicerone stesso, poteri di vita e di morte.

In virtù di tale delibera Cetego e Lentulo, i catilinari che non erano scappati con il loro capo (secondo l'accusa, rimasti a Roma avrebbero tentato comunque di far sollevare la plebe e la tribù degli Allobrogi e Cetego era discendente della Famiglia fondatrice di Luni, vicina alle popolazioni galliche e celtiche!), furono condannati alla pena capitale. Portati con i loro seguaci nel carcere Mamertino furono strangolati uno a uno.

Come cittadini romani sarebbe stato loro diritto appellarsi al popolo (provocatio ad populum, la richiesta di grazia sulla quale erano chiamati a pronunciarsi i comizi elettivi delle tribù romane) e in ogni caso avrebbero avuto diritto a poter scegliere l'esilio al posto della morte, anche se questo avrebbe comportato la confisca di tutti i loro beni.

Il vulnus così inferto alla Costituzione romana fu rimproverato a Cicerone da Gaio Giulio Cesare durante la seduta del Senato e alcuni anni dopo, su iniziativa del tribuno della plebe Publio Clodio Pulcro, Cicerone verrà punito con l'esilio per l'uccisione illegittima di cittadini romani.

Considerando che il senato aveva già dichiarato nemici della Repubblica i congiurati e dato pieni poteri al console Cicerone, l'esecuzione dei congiurati era, o può essere considerata, esecuzione di nemici, non di cittadini!

Lo storico Sallustio ha scritto un resoconto sull'intera questione, circa 20 anni dopo, dal titolo De Catilinae coniuratione, senza però discostarsi significativamente dalle descrizioni di Cicerone (le differenze storiche sono per lo più sulla cronologia, forse errori involontari di Sallustio, più probabilmente usati per scagionare Cesare dal sospetto di aver partecipato per un periodo alla congiura).

La storiografia ci fornisce inoltre molteplici contributi che potrebbero far pensare alla congiura come un bluff ciceroniano, per scrollarsi di dosso l'appellattivo di civis inquilinus urbis conferitogli da Catilina.

Il progetto politico di Catilina

« Non è più degno morire da valorosi, piuttosto che trascorrere passivamente e con vergogna un'esistenza misera e senza onori, soggetti allo scherno e all'alterigia? »

(L. Sergio Catilina, citato in De Catilinae coniuratione di Sallustio)

Il progetto di Catilina non era troppo diverso da quello di altri che avevano tentato di riformare la Repubblica in senso popolare, anche forzando il sistema, come Tiberio Gracco e suo fratello Gaio, come farà anche lo stesso Cesare in seguito.

Ma “popolare” in che senso??! Forse di appoggiare con riforme i ceti “borghesi”, produttivi, industriali, in senso antioligarchico, contro una classe senatoriale che dal 509 a.C.  viveva dopo la cacciata del re, di rendita? Insomma un umanesimo ed un rinascimento ante litteram, contro un medioevo aristocratico e nobiliare che viveva di rendita??

O un precorrere i tempi verso un impero, visto che i confini e i destini di Roma, espansi oltre misure richiedeva un comando unico ancora lungo da venire??!!

Nell'orazione Pro Murena del 63 a.C., Cicerone contesterà a Catilina un'affermazione che ne rivela il progetto politico: «La Repubblica ha due corpi: uno fragile, con una testa malferma; l'altro vigoroso, ma senza testa affatto; non gli mancherà, finché vivo».

Nell'analisi politica di Catilina, la Repubblica Romana vive una separazione gravissima della società dalle istituzioni.

Il corpo fragile rappresenta il corpo elettorale romano, spaccato in cricche, clientele e bande (nell'88 a.C. tutti gli italici avevano avuto la cittadinanza romana, ma per votare occorrevano tempo e risorse per recarsi a Roma, da qui la degenerazione clientelare); la testa malferma rappresentava invece il Senato, abituato al potere ereditario, colluso con i grandi proprietari terrieri, composto per lo più dall'ottusa classe del patriziato!

Il corpo vigoroso, ma senza testa simboleggiava la massa di contribuenti, tartassati e umiliati dal disordine politico (per ripagare i propri reduci, Silla aveva ordinato larghe confische ai piccoli possidenti), senza vera rappresentanza politica, per la quale Catilina si propone come "testa" pensante, al tempo stesso, rendendosi conto della pericolosità dell'andare contro l'oligarchia dominante.

Tra l'altro Catilina, tempo prima di organizzare la congiura contro l'oligarchia senatoria, si era fatto molti alleati e amici non solo tra i contribuenti e i piccoli proprietari terrieri, ma anche tra esponenti della classe degli equites.

Insieme agli equites Catilina era riuscito a ingraziarsi anche molti senatori, spinti dal malcontento provocato dalla politica senatoria dell'epoca e di Pompeo, così come anche dalla difficile situazione economica di allora. A testimonianza della popolarità di Catilina fra i ceti sociali più bassi riportiamo due brani di Sallustio da De Catilinae coniuratione:

« Nel frattempo Manlio in Etruria istigava la plebe, desiderosa di cambiamenti allo stesso tempo per la miseria e per il risentimento dell'ingiustizia subita, poiché, durante la dittatura di Silla, aveva perso i campi e tutti i suoi beni; inoltre istigava i ladri di qualsiasi genere, di cui in quella regione c'era grande abbondanza, e alcuni coloni Sillani, ai quali, per dissolutezza e lussuria, non era rimasto nulla di ciò che avevano rubato. »

(Sallustio, De Catilinae coniuratione, 28.)

« E non era sconvolta solo la mente di coloro che erano i complici della congiura, bensì l'intera plebe, desiderosa di cambiamenti, approvava i propositi di Catilina. Così sembrava facesse ciò secondo il suo costume abituale. Infatti in uno Stato i poveri invidiano sempre i ricchi ed esaltano i malvagi; odiano le cose antiche, desiderano vivamente le novità; a causa dell'avversione alla loro situazione aspirano a sovvertire ogni cosa; si nutrono di tafferugli e di disordini, visto che la povertà rende facilmente senza perdite. »

(Sallustio, De Catilinae coniuratione.)

Diversi anni dopo la morte di Catilina, nell'orazione Pro Caelio del 56 a.C. (Celio era stato amico di Catilina), Cicerone ammetterà che Catilina aveva raccolto attorno a sé «anche persone forti e buone», offriva «qualche stimolo all'attività e all'impegno», e che in certi momenti era sembrato a Cicerone perfino «un buon cittadino, appassionato ammiratore degli uomini migliori, amico sicuro e leale».

Catilina, ammetterà ancora Cicerone, «era gaio, spavaldo, attorniato da uno stuolo di giovani»; per di più, «vi erano in quest'uomo caratteristiche singolari: la capacità di legare a sé l'animo di molti con l'amicizia, conservarseli con l'ossequio, far parte a tutti di ciò che aveva, prestar servigi a chiunque con il denaro, con le aderenze, con l'opera...».

Catilina presenta dunque i tratti dell'uomo politico di successo, capace di ottenere consensi, ma malvisto dall'oligarchia degli optimates del Senato.

Nulla è trascorso! Sembra di vivere i tempi di Internet e dell’industria 4.0!!

Nella cultura di massa

La congiura di Catilina, tragedia di Ben Jonson

Catilina, tragedia di Prosper Jolyot de Crébillon

Rome sauvée, ou Catilina, tragedia di Voltaire

La Congiura di Catilina, saggio storico di Prosper Mérimée

Catilina, tragedia di Alexandre Dumas padre e Auguste Maquet

Catilina, film muto del 1910 diretto da Mario Caserini

Catilina, tragedia di Henrik Ibsen

Catilina, tragicommedia di Antonio Salieri

La congiura, tragedia in tre atti di Giorgio Prosperi, 1960 Feltrinelli UE/291

L'enigma di Catilina, romanzo di Steven Saylor

Ultimi due episodi della Trilogia di Cicerone di Robert Harris:

Imperium

Conspirata

The Roman Traitor or the Days of Cicero, Cato and Catiline: A True Tale of the Republic, romanzo di Henry William Herbert

Cicerone. Voce di Roma, romanzo di Taylor Caldwell

Raggi X

 

 

Wilhelm Conrad Röntgen (Lennep, 27 marzo 1845 – Monaco di Baviera, 10 febbraio 1923) è stato un fisico tedesco.

Il suo nome è legato alla scoperta, avvenuta l'8 novembre 1895, dei cosiddetti raggi X. Lui li chiamò così per la loro natura allora sconosciuta. Altri studiosi li vollero chiamare Raggi Röntgen.

Questo in onore di questo scienziato tedesco che per primo di aggiudicò nella Fisica il Premio Nobel, anche se in verità come per la radio, già c’erano stati studi molto approfonditi del puro genio Tesla, che già nel 1887 aveva studiato e perfezionato quei tubi radiogeni (dei tubi a vuoto, dove all’interno si realizzavano tensioni elettriche anche di 150.000 Volt) tra un catodo ed un anodo. Ed anche Hertz, nel 1892, si era accorto che i raggi catodici passavano dei fogli di alluminio.

In effetti si trattava di radiazioni elettromagnetica.

L'annuncio di questa scoperta fu dato il 5 gennaio 1896. Il luogo della scoperta oggi è un piccolo museo, la Röntgen-Gedächtnisstätte.

A Röntgen fu assegnata la laurea onoraria di dottore in medicina dall'Università di Würzburg.

Per questa scoperta, Röntgen ricevette il primo Premio Nobel per la fisica nel 1901. La motivazione fu "in riconoscimento dello straordinario servizio reso per la scoperta delle importanti radiazioni che in seguito presero il suo nome".

Röntgen donò il premio in denaro alla sua università.

Come Pierre Curie avrebbe fatto alcuni anni più tardi, Röntgen rifiutò di brevettare questa scoperta, per motivi morali; non volle nemmeno che le nuove radiazioni prendessero il suo nome, anche se questo avvenne, indipendentemente dalla sua volontà.

Nacque a Lennep, città del Bergisches Land, da un sarto. All'età di tre anni, la sua famiglia si spostò nei Paesi Bassi. Frequentò l'Utrecht Technical School, dal quale fu espulso per aver prodotto una caricatura di uno dei professori, cosa di cui si dichiarò comunque innocente. Nel 1865, frequentò l'Università di Utrecht e in seguito il Politecnico di Zurigo per studiare ingegneria meccanica. Nel 1869 ottenne il dottorato all'università di Zurigo.

Nel 1874 divenne lettore all'università di Strasburgo e nel 1875 diventò professore all'Accademia di agricoltura di Hohenheim, Württemberg. Nel 1876, ritornò a Strasburgo come professore di Fisica e nel 1879 diventò presidente del dipartimento di Fisica all'Università di Gießen. Nel 1888 ottenne la cattedra di fisica dell'università di Würzburg e nel 1900 quella dell'università di Monaco, su richiesta del governo bavarese. Lì rimase fino alla morte, nel 1923.

Toccante è la prima radiografia medica, eseguita da Roentgen il 22 dicembre 1895, alla mano sinistra della moglie Anna Berthe.

È visibile anche l'anello (Hand mit Ringen)

Subito dopo aver ottenuto il diploma, compì studi approfonditi nel settore della fisica sperimentale, incitato dal suo professore August E.E. Kundt. Nel periodo seguente al dottorato, assieme a Kundt, effettuò ricerche sul comportamento della materia, che lo portarono a scoperte interessanti, come quella della maggiore predisposizione al riscaldamento dell'aria umida rispetto a quella secca. Inoltre studiò e consolidò le teorie elettromagnetiche del fisico scozzese James Clerk Maxwell.

Il 1894 fu l'anno che segnò la sua carriera di ricercatore: a quel tempo, dopo la scoperta dei raggi catodici, avvenuta nel 1876 per merito del fisico tedesco Eugene Goldstein, questo argomento divenne molto dibattuto negli ambienti scientifici, poiché era ancora incerta la natura dei raggi stessi. Röntgen decise di intraprendere anche lui studi nel campo dei raggi catodici per verificare le conclusioni alle quali erano giunti i fisici tedeschi Heinrich Hertz e Philipp Lenard, e per realizzare il suo progettò rifornì il suo laboratorio degli strumenti più all'avanguardia, quali una bobina a induzione per la corrente elettrica, generatrice di otto impulsi al secondo di circa 35000 volt.

È da sottolineare come, a causa del suo daltonismo, Röntgen oscurasse completamente la sala durante i suoi esperimenti; la sera della scoperta egli si accorse che un foglio di carta su cui era stata scritta la lettera "A" con una soluzione di platinocianuro di bario brillava di luce, emessa da raggi invisibili provenienti dal tubo a vuoto con cui stava lavorando. Nel tentativo di scoprire le qualità dei raggi, mise la mano sulla traiettoria del fascio di raggi, e si accorse che sul foglio si vedeva l'ombra delle ossa della mano; notò che tali raggi, chiamati "X" in quanto sconosciuti, scaturivano dal contatto dei raggi catodici con l'anticatodo nel tubo (8 novembre 1895).

In seguito capì che inserendo un oggetto tra l'emettitore dei raggi e una lastra fotografica era possibile fissare le immagini ottenute, e conservarle nel tempo. Dopo pochi giorni la moglie Bertha si prestò a tenere ferma la sua mano sulla lastra per un tempo di quindici minuti, ottenendo come risultato il famoso prototipo della radiografia delle ossa della sua mano sinistra e degli anelli indossati.

Il 28 dicembre 1895, Röntgen distribuì il resoconto della sua scoperta alla Società di fisica medica di Würzburg e nel giro di pochi giorni la notizia divenne di dominio pubblico grazie al grande risalto con cui la stampa internazionale la diffuse. Già alla fine del 1896 furono introdotti centinaia di apparecchi per raggi X, tuttavia non ancora affidabili. Sulla natura dei raggi X, il mondo della scienza si interrogò e arrivò a formulare varie ipotesi tra cui quella di un'onda elettromagnetica avente una lunghezza d'onda più piccola della luce. Röntgen proseguì fino al giorno della sua morte, dovuta a un carcinoma formatosi probabilmente per l'esposizione alle radiazioni, sia le ricerche scientifiche sia a perorare la causa della scienza in Germania.

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