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Il Santo del giorno, 2 Novembre: I Morti, commemorazione dei Defunti

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La civiltà di un popolo si misura dal culto dei morti.

Per questo è importante riflettere e guardare più a fondo alle tradizioni della giornata odierna.

di Daniele Vanni

 

La civiltà di un popolo, - non ricordo chi lo ha scritto, - si misura (una volta: la cultura e la civiltà si potevano anche misurare, commisurare, soppesare e valutare, oggi, si considera solo il…PIL o la diffusione degli a-social!) da come onore i suoi morti.

Ed è una gran verità.

Tanto che nella nostra "civiltà" abbiamo relegato il dolore negli ospedali, o nelle RSA. La morte negli obitori. Ma tutto il più possibile dala nostra frenesia, debolezza e superficialità quotidiana, alla quale teniamo tanto.

Insomma: la morte o il dolore sembra essere relegato nel negativo, quasi un "rifiuto" della nostra società! Nella quale vogliamo gli scafali dei supermarket (dai quali produciamo i rifiuti che hanno distrutto terra ed oceani!) sempre più vicini, ma ospedali, o comunque le "cliniche" o le "ville" dove si va a morire, i cimiteri e gli obitori il più possibile lontanti dalle nostre case, come le discariche o gli inceneritori!!!

Tanto che le differenze che si fanno sugli scavi preistorici, si basano spessissimo sul sistema di inumazione o incenerimento. E l’aver trovato dei fiori su un trapassato, in uno scavo di questo tipo, qualche anno fa, ci ha fatto retrodatare di molto, la concezione dell’anima e dell’al di là. Così come il fatto delle lacrime, che sono un piccolo prodromo della pietà che nel consumismo non si sa più neppure bene cosa sia! ci ha fa pensare nei nostri antenati, ad esempio nei cosiddetti “afarensis” cioè senza capacità di parola, che invece qualcosa sia in loro già cambiato e si vada a quei primi scambi umani, che preludono a quel tripudio che stiamo perdendo, che è (era) la solidarietà.

Che oggi sta scomparendo su un malinteso altare dell’affermazione del sé, che non è crescita umana, ma è solo prevaricazione, individualismo che non si esprime attraverso la grandezza e la potenza dell’Individuo (che va scritto con la I maiuscola, mentre l’individualismo va benissimo minuscolo!) ma attraverso il possesso di denaro!

Da tutto questo, discende l’importanza della celebrazione odierna. Quando, improvvisamente, mentre la natura sta morendo e gli alberi si spogliano per resistere al ghiaccio e alla neve, certi “campi” fioriscono d’un tratto!

E’ la pietà ed il ricordo, sfaccettature dell’amore per le persone che non abbiamo più accanto, che fa fiorire questi campi detti, non a caso, “santi”!

La Commemorazione dei Defunti (in latino Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum, ossia Commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti), è una ricorrenza della Chiesa cattolica.

Anticamente preceduta da una novena, è celebrata il 2 novembre di ogni anno.

Nel calendario liturgico segue di un giorno la festività di Ognissanti del 1º novembre.

Il colore liturgico di questa commemorazione è il viola, il colore della penitenza, dell'attesa e del dolore, utilizzato anche nei funerali; ma è possibile usare anche il nero.

L’Encyclopædia Britannica (1910) dice: “Giorno dei morti . . . giorno riservato nella Chiesa Cattolica Romana alla commemorazione dei fedeli defunti. La celebrazione si basa sulla dottrina che le anime dei fedeli che alla morte non si sono purificate dai peccati veniali, o non hanno espiato le colpe passate, non possano raggiungere la Visione Beatifica, e che possano essere aiutate a conseguirla mediante la preghiera e il sacrificio della messa. . . . Alcune credenze popolari relative al Giorno dei morti sono di origine pagana e d’immemore antichità. Così i contadini di molti paesi cattolici credono che quella notte i morti tornino nelle loro case precedenti e si cibino degli alimenti dei vivi”. — Vol. I, p. 709.

E, vedete, che i giorni cristiani si confondono con quelli più ancestrali, pagani, celtici, ed anche preistorici. All’alba della nostra religiosità.

Ed il 2 si confonde e si scambia con il 1° festa di Tutti i Santi e festa di Halloween.

L'idea di commemorare i defunti in suffragio, nasce, molto più tardi, su ispirazione di un rito bizantino che celebrava infatti tutti i morti, il sabato prima della domenica di Sessagesima - così chiamata prima della riforma liturgica del Concilio Vaticano II - , ossia la domenica che precede di due settimane l'inizio della quaresima, all'incirca in un periodo compreso fra la fine di gennaio ed il mese di febbraio.

Nella chiesa latina, il rito viene fatto risalire all'abate benedettino sant'Odilone di Cluny (non a caso siamo in pieno territorio celtico, germanico e in senso più lato: barbarico!) nel 998: con la riforma cluniacense stabilì infatti, che le campane dell'abbazia fossero fatte suonare con rintocchi funebri, dopo i vespri del 1º novembre, per celebrare i defunti, ed il giorno dopo l'eucaristia sarebbe stata offerta "pro requie omnium defunctorum".

Successivamente il rito venne esteso a tutta la Chiesa Cattolica. Ufficialmente la festività, chiamata originariamente Anniversarium Omnium Animarum, appare per la prima volta nell'Ordo Romanus del XIV secolo.

A proposito di queste origini, nel libro “Il culto dei morti” si legge: “La mitologia di tutti i popoli antichi è intessuta degli avvenimenti del Diluvio . . . Ne è prova la celebrazione di una grande festa dei morti in memoria di quell’avvenimento, non solo da parte di nazioni più o meno in comunicazione le une con le altre, ma di altre lontanissime e separate sia da oceani che da secoli. Per di più questa festa è celebrata da tutti più o meno lo stesso giorno in cui, secondo il racconto di Mosè, ebbe luogo il Diluvio, e cioè il diciassettesimo giorno del secondo mese, il mese che all’incirca corrisponde al nostro novembre” (The Worship of the Dead, di J. Garnier, Londra, 1904, p. 4).

Perciò queste celebrazioni iniziarono in effetti in onore di persone che Dio aveva distrutto per la loro cattiveria ai giorni di Noè. — Gen. 6:5-7; 7:11.

E se oggi si pensa che il Diluvio, sia nato nella mente dei nostri antenati, dalla rottura del Mediterraneo dentro lo Stretto dei Dardanelli per allargare quell’enorme territorio che è oggi il Mar Nero, non è da dimenticare un fatto stagionale: che alluvione o no, ma quasi sempre, come 50 anni esatti fa, a Firenze! alle nostre latitudini, la stagione di piogge, diluvi ed alluvioni è proprio questa!

Queste feste, dal colore e sapore assai pagano, che onorano le “anime dei defunti”, come se fossero vive in un altro “reame”, sono contrarie alla concezione biblica presente nel libro del Qoelet, la quale supponeva che gli uomini morti, al contrario anche da quanto poi andò affermando il Cristianesimo che non colse mai questa profonda differenza con la Bibbia ebraica,  non fossero in grado di percepire nulla.

Questa idea è invece presente in tutta la cultura orientale, ( assai vicina anche a molti fattori ebraici) che vede l'uomo unicamente come materia priva di spirito trascendente.

L'idea di anima immortale si fa piuttosto risalire alla filosofia occidentale, al Platonismo greco, che, più tardi, andrà ad influenzare la stesura di altri libri biblici veterotestamentari (Deuterocanonici) e parte del Nuovo Testamento (Vangelo di Giovanni e Lettere paoline).

Tuttavia, la concezione dell'anima che sopravvive in seguito alla morte del corpo, fu la spiegazione razionale per giustificare anche la risurrezione dei morti, concetto pressoché incomprensibile per la cultura occidentale. Riferimenti espliciti riguardo le origini delle preghiere per i defunti si possono trovare nei libri dei Maccabei (2Mac 1, 43-45), che furono accettati insieme agli scritti deuterocanonici dai Cristiani delle origini (San Girolamo tradusse in latino la versione dei LXX nel IV secolo, integrando anche i testi Deuterocanonici, ma omettendo altri testi apocrifi).

È consuetudine, naturalmente, nel giorno dedicato al ricordo dei defunti, visitare i cimiteri locali e portare in dono fiori sulle tombe dei propri cari.

Ma ci sono tantissime altre tradizioni, in molte località italiane.

Diffusa l'usanza di preparare alcuni dolciumi, chiamati infatti dolci dei morti, per celebrare la giornata.

In Sicilia durante la notte di Ognissanti la credenza vuole che i defunti della famiglia lascino dei regali per i bambini insieme alla frutta di Martorana e altri dolci caratteristici: una Befana ed un Babbo Natale “precoci”!

A Treviso, si ricorda e commemora, mangiando delle focacce particolari chiamate 'i morti vivi'.

 

Nella provincia di Massa Carrara la giornata è l'occasione del bèn d'i morti, con il quale in origine gli estinti lasciavano in eredità alla famiglia l'onore di distribuire cibo ai più bisognosi, mentre chi possedeva una cantina offriva ad ognuno un bicchiere di vino; ai bambini inoltre veniva messa al collo la sfilza, una collana fatta di mele e castagne bollite.

Nella zona del monte Argentario, era tradizione cucire delle grandi tasche sulla parte anteriore dei vestiti dei bambini orfani, affinché ognuno potesse metterci qualcosa in offerta, cibo o denaro.

Vi era inoltre l'usanza di mettere delle piccole scarpe sulle tombe dei bambini defunti, perché si pensava che nella notte del 2 novembre le loro anime (dette angioletti) tornassero in mezzo ai vivi!

 

Se andate in un cimitero della MediaValle del Serchio, dopo tantissimi anni, trovate i giocattoli che un Babo incredibile (che scrive anche poesie!) regala ancora alla sua bimba che chiuse gli occhi quando non era ancora non solo la sera, ma neanche il mattino inoltrato della sua vita, deponendoli, pian, quasi non volesse pesare troppo a ciò che sta sotto! dei bellissimi giocattoli!!!

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