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Il Santo del giorno, 28 Ottobre: S. Simone, lo Zelota e Giuda Taddeo, Apostoli

28 ottobre

Due apostoli di Cristo, appartenenti entrambi al movimento rivoluzionario e violento degli Zeloti, al quale più volte è stato accostato, senza prove concrete, anche il Maestro.

di Daniele Vanni

 

 

 

Simone, detto lo Zelota, nel vangelo di Luca, e il Cananeo nei vangeli di Marco e Matteo (Cana ?, ... – Pella o Suanir, 107) è stato uno degli apostoli di Gesù, ma ben poco è stato tramandato della sua figura, a parte il nome.

Il nome di Simone appare in tutte le liste di apostoli dei Vangeli sinottici e degli Atti degli Apostoli, senza però altri dettagli.

« Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d'Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. »

(Luca 6,14-16)

Per distinguerlo da Simon Pietro, fu chiamato "il Cananeo" o "lo Zelota".

Entrambi i nomi hanno il medesimo significato, in quanto cananeo deriva dalla parola ebraica “qana” che indica il movimento degli zeloti.

Simone è l'unico apostolo che può essere associato con certezza al ribellismo zelota (fondato da Giuda il Galileo) e che costituì per i Romani del tempo un grave problema politico e militare.

Il legame di Gesù e di tutto il suo movimento con i ribelli è invece tutto da dimostrare. Ma certo ci furono stretti contatti.

Nel Nuovo Testamento, Simone lo Zelota non è mai identificato con il fratello di Gesù citato nel Vangelo di Marco:

« Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi? »

(Marco 6,3)

Quel Simone è identificato con Simone di Gerusalemme, considerato il secondo vescovo di Gerusalemme, dopo Giacomo il Giusto.

Isidoro di Siviglia registrò tutti gli aneddoti su san Simone nel De ortu et obitu Patrum qui in Scriptura laudibus efferuntur, ma l'intera collezione di leggende è presentata nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze.

Si crede che l'apostolo Simone sia sepolto a Komani (Abcasia).

La tradizione agiografica più famosa è quella riportata dalla Legenda Aurea, secondo la quale, dopo aver evangelizzato l'Egitto, Simone seguì Giuda in Persia e Armenia, dove furono entrambi martirizzati. Pertanto Simone è spesso associato con Giuda Taddeo nella venerazione e insieme vengono ricordati il 28 ottobre.

Vi sono molte altre tradizioni sul personaggio singolo. Alcuni dicono che visitò il Medio Oriente e l'Africa; altri, indubbiamente condizionati dall'appellativo "lo Zelota", hanno ipotizzato che sia stato coinvolto nella rivolta dei giudei del 66/70 contro l'Impero romano; altri sostengono che abbia visitato la Britannia e sia stato martirizzato nel Lincolnshire.

Nell'apocrifa Epistula Apostolorum, nella polemica contro gli gnostici, si cita Simone tra gli autori della lettera, come Giuda lo Zelota e alcune traduzioni in latino del Vangelo di Matteo sostituiscono addirittura Giuda Taddeo con Giuda lo Zelota. Alcuni pensano che questo indichi che Simone si possa sovrapporre alla figura di quel Giuda citato in Giovanni 14, 22: Gli disse Giuda, non l'Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?»

Il simbolo o attributo principale di san Simone è una sega poiché secondo la tradizione fu martirizzato con questo strumento.

 

 

Giuda Taddeo (... – Persia, 28 ottobre 70) fu uno degli apostoli di Gesù e primo Catholicos di tutti gli Armeni.

Da non confondere con Giuda Iscariota che tradì Gesù.

Poche sono le informazioni che riguardano questo apostolo e tutte fanno riferimento al Nuovo Testamento. Gli sono attribuiti la canonica Lettera di Giuda, ritenuta pseudoepigrafica dagli studiosi, e l'apocrifo Vangelo di Taddeo. Nella lettera si presenta come fratello di Giacomo il Minore; se fosse vero, era figlio di Maria di Cleofa, una delle Tre Marie presenti sotto la croce, e di Alfeo, che probabilmente era fratello di Giuseppe; era quindi cugino di Gesù.

L'apostolo Giuda Taddeo fu spesso confuso con l'omonimo traditore, omonimia che gli costò una scarsa devozione popolare nel Medioevo (rinvigorita soltanto in alcune aree geografiche) e un leggero cambiamento del suo nome nella narrazione evangelica.

Nel Vangelo secondo Matteo e nel Vangelo secondo Marco, infatti, l'apostolo non è chiamato col nome di Giuda, bensì con quello di Taddeo, che in qualche manoscritto riceve la forma di Lebbeo il cui significato è comunque simile, essendo Taddeo un appellativo derivato dall'aramaico taddajja (petto) e Lebbeo da libba, cioè cuore. Equivarrebbe in entrambi i casi a "uomo dal grande cuore" cioè coraggioso. Se questo coraggio fosse una caratteristica del temperamento del santo, non c'è dato saperlo poiché gli evangelisti usano questo appellativo solo per evidenziare la differenza fra il Giuda "dal grande cuore" e il Giuda traditore.

Certo se è sempre assieme a Simone lo Zelota, si può supporre che anch’egli facesse parte di questi rivoluzionarie ribelli, ai quali il coraggio non faceva certo difetto!

Nel Vangelo secondo Luca, l'apostolo è chiamato col suo vero nome, definito però come "Giuda di Giacomo". Il termine "di Giacomo" non è abbastanza chiaro, potendo infatti essere l'apostolo, sia figlio, che fratello di questo tal Giacomo. Sembra però essere maggiormente vera la seconda ipotesi, essendosi infatti presentato l'autore di una delle lettere cattoliche, attribuita all'apostolo Giuda, come fratello di Giacomo.

Questo Giacomo doveva essere una personalità conosciuta e tenuta in alta considerazione presso i primi cristiani, molto probabilmente lo stesso Giacomo il Minore, vescovo di Gerusalemme e anche lui apostolo. Si spiegherebbe così perché gli evangelisti Matteo e Marco, nei loro cataloghi degli apostoli, collochino i due l'uno accanto all'altro immediatamente.

Ciò confermerebbe la succitata ipotesi di Giuda e Giacomo il Minore come figli di Maria di Cleofa, una delle donne che furono presenti alla crocifissione, e di Alfeo, secondo la tradizione fratello di Giuseppe, diventando così di conseguenza cugini di Gesù.

Eusebio di Cesarea, nel suo "Storia Ecclesiastica" dichiara come Giuda Taddeo, prima del suo incontro con Gesù, fosse sposato e che, per di più, egli fu lo sposo delle nozze di Cana, (strano che questo nome ricordi: “qana” cananeo, cioè zelota, e che proprio questi sia lo sposo di quelle nozze, dove l’acqua è trasformata…in vino!) nelle quali il suo futuro maestro compì il primo miracolo: proprio quello della trasformazione. Tramite le testimonianze di due discendenti del santo, Zoker e Giacomo, interrogati a Roma, in presenza dell'imperatore Domiziano, essi dichiararono di essere contadini, così come lo era il loro nonno e continuarono, affermando che il podere fruttava all'incirca mille denari, subito finiti a causa delle ingenti imposte.

Secondo tale documento, Giuda Taddeo era dunque un contadino e infatti non mancano nella sua lettera accenni alla vita dei campi, paragonando i maestri di errore ai pastori, "che pascono se stessi", con "le nubi senz'acqua, che son trasportate qua e là dal vento", con "gli alberi nel tardo autunno, senza frutti, morti due volte, divelti".

 

Giovanni nel suo vangelo è l'unico a citare una sua affermazione durante gli ultimi colloqui fra Gesù e i suoi apostoli nel cenacolo:

"Gli disse Giuda, non l'Iscariota: Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?".

Secondo Hophan, biblista dei primi del Novecento, questa domanda dell'apostolo, l'unica di cui ci parlano i Vangeli, dimostra quanto ardore egli avesse nei confronti della missione del maestro, tanto da chiedergli di manifestarsi non solo a loro, i dodici, ma a tutto il mondo intero. Quell'ardore e quella forza d'animo gli diedero il soprannome di Taddeo "dall'ampio cuore".

Gesù risponde prontamente al discepolo, rivelandogli come chiunque possa dimorare nella casa di Dio se lo ama e ascolta le sue parole, essendo infatti il suo messaggio ispirato da Dio stesso.

Anche Taddeo, così come gli altri discepoli, si scandalizzò senza dubbio di fronte alle rivelazioni del maestro, che dichiarava loro come presto sarebbe stato tradito da uno dei dodici.

E quando a Pietro venne rivelato il suo futuro rinnegamento, anche Taddeo proruppe nei lamenti dei suoi compagni di fronte alla poca fiducia che il Maestro dava ai suoi.

 

La lettera di Giuda

 

Il tema dell'amore per Cristo che realizza l'unione e la comunione degli uomini in Dio fu anche il tema di una breve lettera di questo apostolo, nella quale rimprovera i fomentatori di discordia, che egli chiama “nuvole senza acqua, portate qua e là dai venti; alberi d'autunno senza frutto, onde furiose del mare che spumano le proprie turpitudini, astri erranti, ai quali sono serbate in eterno le tenebre più profonde”.

Ignoto il luogo preciso di predicazione dell'apostolo.

Secondo le informazioni che ci forniscono degli autori siriaci, l'attività apostolica di Giuda Taddeo si sarebbe svolta a Edessa di Osroene, nell'Anatolia orientale.

Esiste un'altra leggenda, secondo la quale Taddeo, dopo l'attività svolta presso i suoi compatrioti, si sarebbe portato nelle regioni limitrofe della Fenicia, nell'Arabia, Siria e Mesopotamia; avrebbe sofferto il martirio a Beirut o ad Aradus in Fenicia; altri autori, greci, affermano che Taddeo morì di morte naturale, ma la maggior parte delle fonti della tradizione sostiene che morì martire assieme a Simone Zelota.

Uno scritto narra che Taddeo abbia incontrato l'apostolo Simone Zelota in Persia, insieme al quale evangelizzò quel regno; nonostante la continua ostilità dei due maghi Zaroes e Arfaxat, la predicazione dei due Apostoli ottenne risultati eccezionali, e nel giro di quindici mesi essi battezzarono a Babilonia 60.000 uomini, senza contare le donne e i fanciulli, e in tredici anni percorsero le dodici province dell'impero persiano.

Giunti nella città di Suanir (nella Colchide), ai due Apostoli fu ordinato di sacrificare nel Tempio del Sole al sole e alla luna, ma essi risposero che il sole e la luna erano solamente creature del Dio, che essi annunziavano; cacciarono dagli idoli i demoni, che vi soggiornavano, e, fra ululati e orrende bestemmie, se ne scapparono due figure nere e terrificanti; allora i sacerdoti e il popolo si precipitarono sui due Apostoli; i due furono uccisi da sassate, lance e colpi di mazza, e per questo l'arte mette in mano all'apostolo Giuda una pesante mazza o una lancia. In particolare, dopo essere stato trafitto da lance e mazze, Giuda Taddeo sarebbe stato finito con un colpo d'ascia sulla testa.

Reliquie

Le reliquie del santo sono conservate nella Basilica di San Pietro, al centro dell'abside del transetto sinistro dedicato a San Giuseppe.

Iconografia

 

Viene raffigurato con un bastone e una lancia, simboli del martirio.
 
 

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