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Il Santo del giorno, 10 Ottobre: S. Cerbone, vescovo di Populonia

10 ottobre luminaria a Baratti

Il Santo di oggi, ci offre lo spunto per parlare di luoghi della Maremma, un tempo sotto la Diocesi di Lucca, tra i più beli al mondo: Baratti, Populonia, e le sue tombe etrusche, Vetulonia, con i fasci dei Littori, Roselle, l'Isola d'Elba (Ilva) che per le sue fucine metallurgiche avrebbe dato nome all'Italia, la terra dei fuochi!

di Daniele Vanni

 

Populonia, con il Golfo di Baratti, nonostante la recentissima industrializzazione turistica, che in parte ha snaturato per sempre uno dei golfi più belli del mondo, ed unico perché quelli delle Antille o delle Seycelles, non hanno affacciate sul mare Tombe Etrusche!, quello di Baratti, resta pur sempre un borgo incantato!

Chi ha avuto la fortuna di giungervi, - e magari, passare una notte a dormire sulla spiaggia! – prima dello scempio di ignobili parcheggi che non potrebbero ar felice neppure Marchionne! – sa quello che non posso dire a parole!

E pensare che per un po’ della sua storia, Populonia ha fatto parte della Diocesi di Lucca! Che si estendeva fino a là ed anche fino a Roselle, altra “grande” città etrusca, alta, perla incredibile!, sul golfo Prilius, dove oggi c’è la piana di Grosseto.

Di faccia, in fronte, per comandare questa insenatura che doveva essere un portento della natura! Vetulonia, da cui presero i Romani il simbolo de Littori, (che altri barbari più moderni adottarono senza neppure sapere che voleva dire!: coloro che legavano, appunto, un fascio di rami di betulla per punire i delinquenti e l’ascia, che non era bipenne, ma ampia periltaglio della testa per i delitti più gravi!)

Ma questo, il fatto che queste zone benedette, erano sotto la giurisdizione religiosa di Lucca, dopo l’avvento dei Longobardi in Italia, che fecero di Lucca, una loro capitale.

Il Santo che trattiamo oggi, S. Cerbone (che dà nome anche ad alcune località e conventi lucchesi, come quello spettacoloso, di ritiro e preghiera delle Suore Figlie di S. Francesco di Sales a Massapisana) scappò invece dalla sua diocesi proprio al discendere in Italia, nel 568 dei Longobardi.

Prima l’aveva difesa dalle incursioni dei Goti. Il re Totila per aver protetto e nascosto soldati romani e cristiani, lo mise a morte, nel cosiddetto Campo del Merlo, ma l'orso che lo doveva sbranare, si ammansì ai suoi piedi. Anzi, cominciò a leccarglieli!

Scappò invece dalla città che doveva il suo nome ad una delle divinità etrusche più importanti: Fufluns, dio del vino e dell’ebbrezza, cui venivano sacrificato i tori, simile a Dioniso e a Bascco (non a caso siamo a pochi chilometri dal Sassicaia e dall’Ornellaia! E da Bibbona, che sembra derivare dallo stesso etimo) da cui. Fufluna, e poi: Populonia, quando arrivò l’orda più consistente dei Longobardi.

San Cerbone di Populonia, era però nativo dell’Africa, è spirò a Poggio dell’Elba, l’isola forse più etrusca di tutte! un rifugio ideale per i Longobardi che non seppero mai navigare! il 10 ottobre 575), fu vescovo di Populonia nel VI secolo ed è il più famoso dei vescovi che si susseguirono in questa diocesi.

Il santo, come detto ,probabilmente, di origine nordafricana, sarebbe arrivato nella Maritima (antico nome della Maremma) insieme a San Regolo, e sarebbe stato infine eletto vescovo dalla comunità populoniese.

Per sfuggire alle persecuzioni dei Longobardi, il santo sarebbe fuggito all'Isola d'Elba, dove si sarebbe ritirato come eremita in un luogo posto fra i paesi di Poggio e di Marciana, nella zona nord occidentale dell'isola, dove ancora è molto viva la tradizione ed il ricordo di San Cerbone (in un bosco si trova il Romitorio di San Cerbone). Dove dall’alto, anche senza salire sul Monte Capanne, poteva vedere Populonia!

La leggenda narra che, ormai vecchio e prossimo a morire, il vescovo avesse chiesto di essere sepolto proprio là, nella sua Populonia, ancora in mano ai Longobardi, raccomandando ai suoi seguaci di riprendere subito il mare dopo aver provveduto alla sua sepoltura.

Morto il santo, i seguaci attraversarono il Canale di Piombino senza essere miracolosamente visti dai nemici a causa delle nubi e nebbie.

A Poggio nell'isola d'Elba ancora è viva la tradizione orale che narra di un'imponente libecciata che al transito dell'imbarcazione che trasportava la sua bara si placava creando una via di mare piatto dalla Marina di Poggio verso Baratti. E il canale, proprio per essere tale, è sempre assai mosso e spesso agitato.

I suoi poterono così seppellire il corpo di San Cerbone nel golfo di Baratti, nel quale ancora oggi sorge un piccolo edificio dedicato al santo, la Cappella di San Cerbone.

"Chi non beve a san Cerbone o è un ladro o un birbone". La saggezza popolare ha immortalato così la "fonte di san Cerbone", che sgorga presso la cappella romanica, e si getta nel golfo , tra la sabbia che luccica di ferro (ed ancor più anticamente del rame che qui portavano e fondevano gli Etruschi!).

Tra le città dell'antica Dodecàpoli etrusca, quella di Populonia aveva infatti  il primato della metallurgia. Dalla vicina isola d'Elba venivano trasportati, nel piccolo golfo ben protetto, i minerali di ferro e di rame, che a Populonia erano " abbrustoliti " nei forni a basso fuoco, Per tutto il periodo etrusco e romano, i " bassi fuochi " di Populonia fumarono, e migliaia di schiavi sudarono attorno alla fusione dei metalli. Mentre in alto, più a sud, le navi aveva spesso un faro nei fuochi dei forni dell’Accesa!

Tutta la vallata, tra le colline e il mare, si riempì così di scorie provenienti dai rifiuti dei forni. Tanto che la romantica spiegazione di un linguista nell''800, faceva ascendere il nome Italia, dall'Elba e da Baratti: dal greco, Aitalia, terra dei fuochi! Metri e metri di scorie ancora ricche, che vennero usate dall’Italia a corto di materiali nella Prima Guerra Mondiale, scoprendo così, le tombe etrusche più antiche, monumentali e a tumulo del VI sec. e quelle ad edicola più recenti!

Ma ritorniamo al viaggio funebre di San Cerbone. Protetti anche da una fitta nebbia, i fedeli non incontrano nessuna pattuglia longobarda, raggiungono la chiesa, seppelliscono il corpo del Vescovo e se ne tornano nell'Isola d'Elba, navigando in un mare liscio come l'olio. Passano gli anni e le spoglie di san Cerbone, verranno trasportate da Populonia a Massa Marittima, dove è anche trasferita la sede vescovile.

Trasferito in seguito nella cattedrale di Massa Marittima, quando questa fu scelta come nuova sede della diocesi e che gli ha intitolato la preziosa cattedrale.

 

 

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