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Accadde oggi, 8 Ottobre 1967: la cattura e l'uccisione del Che

8 ottobre STORIA Che Guevara Morto copia

La morte, specie se violenta, dei giovani, eroi o personaggi famosi, crea sempre un'aura di santità, che avvolge il mito che, in questi casi, invariabilmente, si crea. A distanza di così tanti anni, pare quasi che Che Guevara abbia cercato e costruito per sè, questo tipo di morte, che garantisce di sopravvivere nel mito!

di Daniele Vanni

 

 

 

 

In anni ormai lontani, e che oggi mi paiono lontanissimi, ho voluto incontrare persone che erano state molto vicine al Che, perché chi non ha affascinato quello sguardo magnetico della foto che il fotografo Korda scattò, senza averne nulla in cambio?

Già: eravamo, allora, ancora nell’illusione comunista (ma ne erano affascinati anche certi “fascisti” in un mondo che vedeva tra i giovani pochi moderati!) e quel fotografo che con quel solo scatto, regalato (!) a Giangiacomo Feltrinelli avrebbe potuto fare più soldi di Andy Warrol con tutte le foto modificate alla buona di Marilin Monroe, non ebbe in cambio neanche i soldi del rullino su cui, per risparmiare, aveva già ritratto Fidel Castro e Sartre!

La foto, impressionante, fece subito il giro del mondo, pochi giorni dopo la morte del Che. Si parlò di fotomontaggio, di un falso, perché il rivoluzionario sembrava, nel suo sguardo magnetico, nonostante le diverse profonde ferite, incredibilmente vivo!

Ricordo un mio caro amico, medico e bravo, meno bravo e di destra in politica, che aveva dietro la poltrona nel suo ambulatorio quel ritratto “magnetico”: lo considerava un “rivoluzionario” assoluto, al di là delle etichette di destra o di sinistra e forse aveva ragione lui.

Ma i più, nel mondo di poi, hanno indossato t shirt o usato milioni di altri oggetti serigrafati con il Che senza sapere neanche chi fosse!

Io, che giovanissimo ero stato segnato da quell’8 ottobre e dal giorno successivo, quello della sua esecuzione a La Higuera, da parte di soldati boliviani, rinforzati da agenti della Cia che lo avevano catturato in un canalone, senza viveri, né munizioni, su indicazioni e spiate di quei contadini che Guevara credeva o lasciava credere di pensare, che sarebbero subito insorti appena un nucleo avesse iniziato la guerriglia, volevo sapere. Per questo avevo cercato e trovato il modo, in incontri ed eventi, di parlare con chi gli era stato vicino!

La mia domanda, dopo aver letto i suoi libri anche sulle tattiche di guerriglia, che sembravano scritti da un principiante, i suoi ingenui fallimenti di esportare la rivoluzione in Congo, i suoi discorsi pochissimo diplomatici addirittura nella sede dell’Onu, l’attacco ai Sovietici, perché avevano portato via i missili, che con il loro permanere avrebbero scatenato la Terza Guerra Mondiale…era solo un puro idealista o una persona, pur grande,  che aveva il culto di se stesso, così da cercare la morte per rendersi un martire?

Altre cose mi hanno sempre fatto pensare: il fatto che Fidel gli abbia sempre dato incarichi importanti , sì, ma tutto sommato marginali e che lo tenessero ben lontano dal centro del potere cubano, l’aver sempre, il Leader Massimo, subito e ampiamente approvato ogni tentativo di esportare la rivoluzione cubana, così che il Che stesse lontano dall’isola, non sono il segno che questa persona si trovava a suo agio nella fase eroica, nell’esaltazione, nell’istamina che rilasciano le scariche di mitra , ma molto meno a scendere nel concreto della realtà concreta di tutti i giorni?

Forse così tornerebbe, si spiegherebbe più facilmente, l’avvicinarsi di Ernesto Guevara a posizioni filocinesi, mentre in tutto il mondo si apriva un dissidio insanabile trai due colossi “comunisti” e la sua Cuba dipendeva mani e piedi e armi e viveri dall’Unione Sovietica! Tanto che alcuni sospettarono che l’eroica Tania, caduta ad un guado pochi giorni prima della cattura dell’8 ottobre 1967, di origine tedesca, fosse un agente della Stasi inviato accanto al Che per controllare le sue mosse!

E le sue mosse furono così ingenue, non come uno che va in giro per il mondo a seminare guerriglia, ma di uno in cerca di una morte eroica!

Così in Congo, mandò a dire a Fidel che non voleva più tornare a Cuba e morire per quel popolo.

Così in Bolivia, appena arrivato, si fece comprare da Fidel addirittura un possedimento (ben noto agli Americani ed alla Cia) per addestrare i guerriglieri! Una mossa che, se fatta dall’Isis o da al Qaida così apertamente oggi, si troverebbe sopra la testa dei droni in poche ore!

A me, oggi, attraverso queste considerazioni, Ernesto Che Guevara, appare più un martire, un “santo” della Rivoluzione che uno stratega.

Ferito alle gambe e affamato, fu portato nella scuola del paese. Chiese del cibo, perché, vedete che era ben consapevole della sua sorte che aveva cercato con tutte le sue eroiche forze, disse che voleva morire con la pancia piena! Forse non mangiavano quei pochissimi e malarmati guerriglieri superstiti, da giorni! Gli portarono del montone, con patate.

Per ucciderlo, si dice estrassero a sorte. Come i soldati romani si giocarono a dadi le vesti del Cristo.

Il sergente così incaricato, si dice ancora: ubriaco, che gli si parò davanti, sembrava esitare ed il Che, si racconta, gli andò davanti spavaldo, dicendogli: “Coraggio! Stai per uccidere un uomo!”

Pare che con le ultime parole salutasse i figli e Fidel.

Il colpo di grazia al cuore fu sparato da un infiltrato americano. Non era il solo attorno. Si è parlato anche di traditori e spie europee.

Il corpo fu portato via legato ai pattini di un elicottero.

Come un San Giuseppe da Copertino.

E giunto in un obitorio e fotografato con quei suoi grandi e magnetici occhi scuri, diventò, per quei contadini che dovevano diventare rivoluzionari, San Ernesto de La Higuera e El Cristo de Vallegrande!!

Del resto, poche ore prima, appena catturato e ferito alle gambe, si era offerto, come medico, di curare i soldati feriti che poco prima gli avevano sparato addosso!!!

Per una morte così, oltre che avere doti smisurate e incredibili dalla nascita, bisogna essersi preparati, meticolosamente, ogni giorno della vita. Come uno che, - di fronte ad una vittoria che credo anche il Che sapesse inarrivabile e solo Utopia, e di fronte alla fine ineluttabile e in fondo banale, che ogni uomo ha davanti, - abbia detto a se stesso ogni giorno, forse ogni ora! Hasta la muerte! Siempre!

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