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Accadde oggi, 6 ottobre 1973: Guerra dello Yom Kippur, tra Egitto, Siria ed Israele

2 dicembre 1973 Migliarino

Fu la guerra che scatenò la prima vera grave crisi energetica dell'Occidente. Quella delle domeniche a piedi e delle targhe alterne, con l'impennata del prezzo della benzina, che allora costava neppure 3 Dollari al barile!

di Daniele Vanni

 

 

 

Il 6 ottobre 1973 è la data d’inizio della cosiddetta Guerra dello Yom Kippur, in cui furono coinvolti Siria, Egitto, con rinforzi e volontari da molti paesi musulmani, ed Israele.

Quella dello Yom Kippur fu la più grande guerra combattuta in Medioriente, fino a quella del Golfo e portò alla grave crisi petrolifera del 1973: un embargo delle esportazioni di petrolio verso i paesi occidentali, che aggravò molto la crisi economica, che in quegli anni aveva cominciato a colpire Europa e Stati Uniti.

Quella, la ricorderanno certo quelli con qualche anno in più, delle domeniche a piedi o a targhe alterne!

Alla base del conflitto c’era uno dei problemi ancora attuali e irrisolti nella questione israeliana, cioè i confini del ’67.

Si tratta di quei territori, che Israele annetté in seguito alla Guerra dei Sei Giorni, un attacco preventivo lanciato da Israele contro Egitto, Giordania e Siria, appunto nel 1967. In seguito a questa brevissima guerra, Israele conquistò il Sinai, le alture del Golan a nord e la Cisgiordania, cioè quella parte di Giordania a occidente del fiume Giordano e Gerusalemme est (tranne il Sinai e la Cisgiordania, sono territori quasi tutti ancora controllati da Israele),

A portare alla guerra, nel 1973, furono Sadat, dittatore egiziano, da poco succeduto ad Abdel Nasser, e Hafez al-Assad, dittatore siriano, padre dell’attuale dittatore, Bashar al-Assad.

Entrambi nazionalisti laici, erano esponenti di quel movimento nazionalista panarabo (cioé basato non sulla religione musulmana, ma sulla comune appartenenze all’etnia araba) che aveva portato a diversi esperimenti, tutti falliti, come la Repubblica Araba Unita (un’unione durata tre anni tra Siria ed Egitto) e poi la Federazione delle Repubbliche Arabe.

Entrambi i paesi si trovavano in una grave situazione economica: osteggiati dalle minoranze religiose interne (in particolare dai Fratelli Musulmani in Egitto) e spinti dai ceti più istruiti e nazionalisti, cioè la base del loro consenso, a riprendere i territori sottratti da Israele con la guerra del 1967.

Quando, con la conferenza di Oslo, le grandi potenze decisero di mantenere lo status quo in Medioriente, Sadat e Assad presero la decisione di un attacco a sorpresa contro Israele.

La data scelte per l’attacco fu il 6 ottobre, giorno dello Yom Kippur, la festività più solenne del calendario ebraico, durante la quale i fedeli devono praticare la preghiera e il digiuno (tema centrale della giornata è l'espiazione dei peccati e la riconciliazione. È proibito mangiare, bere, lavarsi, truccarsi, indossare scarpe di pelle ed avere rapporti sessuali).

L’attacco non colse di sorpresa l’esercito israeliano, anche se ci fu un disorientamento iniziale, per l’azione su due fronti, che causò gravi perdite. Anche perchè, lo Yom Kippur, quell’anno, coincise con il Ramadan (anche qui astinenza e digiuno) e così anche le truppe siriane ed egiziane erano a digiuno ed in pochi credevano che quello che era nell’aria, potesse scatenarsi proprio in quel giorno!

L’azione militare invece iniziò alle 14, del 6 ottobre 1973.

Quella mattina Golda Meir, primo ministro israeliano, s’incontrò con i suoi generali. Fu avvertita dai servizi segreti che probabilmente entro 48 ore la Siria e l’Egitto, e forse anche la Giordania, avrebbero lanciato un attacco, e le fu chiesto se bisognava applicare il piano previsto per quelle occasioni, cioè lo stesso usato nel ’67: un attacco preventivo su larga scala. Meir rifiutò, dicendo che, se avessero attaccato per primi, avrebbero perso la possibilità di ottenere aiuti dall’Occidente.

In seguito a quella riunione, venne dato l’ordine di mobilitare parte dell’esercito, ma l’attacco fu comunque una sorpresa.

Da ovest gli egiziani oltrepassarono il canale di Suez, che divideva il Sinai occupato dall’Egitto e nel primo giorno di ostilità portarono 100 mila uomini e circa 1500 carrarmati sulla sponda israeliana.

Lo stesso successo lo ebbero i siriani, che riuscirono ad occupare le alture del Golan, nel primo giorno di combattimenti.

Lo shock per l’intero paese fu grande. La popolazione israeliana all’epoca viveva nel mito della capacità dell’esercito (e in particolare della sua aviazione, dotata di moderni aerei americani) di poter fermare, in anticipo qualunque tentativo d’invasione. Ma, all’epoca, l’impianto di missili antiaerei sovietici – i SAM, gli stessi che in Vietnam abbatterono l’aereo dell’ex candidato alla presidenza John McCain – quasi annullò il vantaggio israeliano, costringendo il paese a combattere una sanguinosa guerra di terra. Ed anche sul mare.

Soprattutto nei primi giorni, le perdite israeliane furono gravi.

I carrarmati israeliani furono lanciati contro le divisioni egiziane e siriane, nel disperato tentativo di rallentarne l’avanzata, mentre il resto dell’esercito veniva mobilitato. Molti carristi israeliani furono uccisi dalle nuove armi anticarro sovietiche. Intanto, nelle città israeliane, c’erano blackout continui, mentre le sirene suonavano per avvertire dell’arrivo degli aerei egiziani e siriani.

Per qualche ora, per qualche giorno, gli Israeliani parvero sbandare.

Ma forse solo a noi osservatori occidentali: se la Meir non aveva voluto dare il primo cazzotto, forse ora giocava a fare l’aggredita, da un numero alto di stati…Nel giro di pochi giorni, infatti, l’esercito israeliano era già riorganizzato e tutto schierato, per dimostrare tutta la sua superiorità organizzativa e tecnologica.

Le alture del Golan vennero presto riconquistate e il 14 ottobre, dopo una settimana di combattimenti durissimi, alcuni carrarmati israeliani (dopo averne distrutti 250 egiziani!) addirittura oltrepassarono il canale di Suez entrando in territorio egiziano!

Il contrattacco era guidato dal generale Ariel Sharon, che molti anni dopo diventerà primo ministro del paese. Fu un evento che in Israele venne celebrato come una festa nazionale. Nove giorni dopo, la risoluzione 338 dell’ONU impose il cessate il fuoco. Ma fu, come al solito, una determinazione tutta diplomatica: chiedeva il cessate il fuoco solo tra Israele ed Egitto, non con la Siria.

In Siria dopo gli aiuti di quasi tuti gli stati arabi e musulmani, dove il rapporto di soldati era 10 ad 1 a sfavore di Israele, l’artiglieria di Davide dilagò al di là del Golan giungendo ad una quarantina di Km. da Damasco e cannoneggiando la periferia della capitale.

Sul Sinai, nonostante il cessate il fuoco, gli Israeliani compirono una manovra di accerchiamento che isolò nel deserto tutta la Terza Armata egiziana!

Sul mare pochi giorni prima, dove si pensava fosse il lato debole dello stato ebraico, piccole e veloci unità lanciamissili, tecnologicamente avanzatissime, affondarono e misero in fuga le flotte egiziane e siriane che decisero di rientrare nei porti, dove furono ancora colpite. Meno efficaci furono invece, per il piccolo numero di navi le azioni degli uomini della Stella di Davide sul Maro Rosso.

Le ostilità terminarono definitivamente il 28 ottobre, quando ormai le divisioni israeliane erano pronte a puntare sul Cairo.

In 22 giorni di combattimento, erano morti circa 15 mila soldati, poco più di duemila israeliani, e ne erano stati feriti quasi 40 mila.

Nonostante la sconfitta finale, i successi che l’esercito egiziano riportò all’inizio della guerra contribuirono a ridare fiducia ai nazionalisti egiziani, che trattarono la pace da pari con Israele, riuscendo ad ottenere la smilitarizzazione del Sinai.

Nonostante la fiducia riacquistata, molti leader arabi si convinsero che Israele non potesse venire battuta militarmente e questo, secondo gli storici, dette un grosso impulso alle trattative di pace.

In particolare, l’Egitto cominciò dopo la guerra a normalizzare i rapporti con Israele e la conclusione del trattato di pace tra le due nazioni nel 1979 portò all’espulsione dell’Egitto dalla Lega Araba, durata fino al 1989. Pochi anni dopo la firma della pace, il dittatore egiziano Sadat fu ucciso in un attentato.

I paesi produttori di petrolio, in risposta all’aiuto americano concesso ad Israele, cominciarono un embargo verso gli Stati Uniti e molti altri paesi occidentali, che sarebbe durato fino al 1974. Ma, di fatto, la capacità di contrattare a pari a pari con le compagnie, che si attuò allora la prima volta, non sarebbe più cessata! Adesso gli stati produttori, che nel primo giorno di guerra (che coincidenza!) il 6 ottobre, chiesero un aumento del 100%, dicevano la loro, eccome!, sullo sviluppo del mondo occidentale. Il prezzo ufficiale del greggio, che a metà del 1973 era di 2,90 dollari a barile, alla fine dell’anno aveva raggiunto quota 9,20! Il prezzo del petrolio aumentò quasi del 400% e questo causò la crisi energetica del ’73, che ebbe effetti tremendi e irreversibili (anche psicologici) anche in Italia, segnando la fine (insieme anche ad altre moltissime cause, naturalmente!) del lungo periodo di rapida crescita economica cominciato negli anni ’50.

Il Dollaro dall’inizio dell’anno si era svalutato dell’11% e da noi l’inflazione galoppava al 20%.

Il Governo Rumor fissò la prima domenica senza macchine, quella del 2 dicembre 1973!

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