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Il Santo del giorno, 5 Ottobre: S. Placido, discepolo, successore e parente di S.Benedetto, Patrono dei novizi

5 ottobre benedetto mauro e placido

Della stessa antica Gens romana Anicia a cui apparteneva S.Benedetto, lo seguì e ne fu il successore.

di Daniele Vanni

 

 

 

 

Placido fu, con Mauro, (che viene ricordato il 15 gennaio) il più docile discepolo del grande San Benedetto, il quale li ebbe ambedue, Placido e Mauro, cari come figli.

Dei due, Placido era forse il più giovane: poco più che un fanciullo, quando venne posto sotto la paterna guida dell'Abate San Benedetto. Per questo, San Placido viene considerato quale Patrono dei novizi, cioè dei giovani che si preparano alla professione religiosa nei monasteri benedettini.

A Placido, oltre che a Mauro, è attribuito un celebre episodio miracoloso narrato da San Gregorio Magno nei suoi Dialoghi. Mentre Benedetto era nella sua cella, un giorno, il giovane Placido si recò ad attingere acqua nel lago. Perse l'equilibrio e cadde nella corrente, che subito lo trascinò lontano dalla riva.

L'Abate, nella cella, conobbe per rivelazione l'accaduto. Chiamò Mauro e gli disse di correre in soccorso del confratello. Ricevuta la benedizione, Mauro si affrettò ad obbedire: valicò la riva, e seguitò a correre sull'acqua, fino a raggiungere Placido. Afferratolo, lo riportò a riva, e soltanto giungendo sulla terra asciutta, voltosi indietro, si accorse di aver camminato sull'acqua, come San Pietro sul lago di Tiberiade!

L'episodio ebbe un seguito ancor più commovente, perché San Benedetto attribuì il prodigio al merito dell'obbedienza di Mauro, mentre il discepolo lo attribuiva ai meriti dell'Abate. Il giudizio venne rimesso a Placido, il quale disse: "Quando venivo tratto dall'acqua, vedevo sopra il mio capo il mantello dell'Abate, e mi pareva che fosse egli a riportarmi a riva".

In questo episodio, narrato da San Gregorio, è contenuto tutto ciò che sappiamo sul conto di Placido. Anch'egli, come Mauro, è circonfuso e quasi confuso nella luce di San Benedetto. La sua santità fa quasi parte della aureola del Patriarca, della cui Regola fu l'interprete più pronto.

Resta da accennare al fatto che San Placido, invocato per tutto l'Alto Medioevo come Confessore, venne trasformato in Martire alla fine dell'XI secolo. Un fantasioso biografo compose infatti un falso racconto della sua Passione, sofferta in Sicilia, per opera dei Saraceni, dove sarebbe stato mandato, essendo originario di Messina, da S. Benedetto, per fondare un monasteri Ma è un'invenzione che contrasta non soltanto con la realtà storica: la morte di Placido si fa risalire al 541, quando non era ancora nato neppure Maometto! I Saraceni iniziarono le loro scorrerie sull’isola solo a metà del VII secolo, per poi cominciare la vera e propria conquista il 17 giugno 827, con lo sbarco a Mazzara del Vallo. Forse il martirio dell’abate si confonde con un omonimo Placido, sempre di Messina, forse martire sotto Diocleziano.

Comunque sia, le presunte reliquie di Placido sono nella Chiesa di S.Giovanni di Malta a Messina di cui Placido (il martire o l’abate?) è patrono e festeggiato il 5 di ottobre.

E allora ripercorriamo la storia di queste reliquie.

Placido era nato a Roma nel 515, dalla nobile ed antica famiglia degli Anicii, da Tertullo e dalla messinese Faustina. Primo di quattro fratelli, fu introdotto in tenera età, insieme a Mauro, nel cenobio di Subiaco ove Benedetto da Norcia aveva iniziato la sua opera monastica. Perché? Alla Gens Anicia, una famiglia presente a Roma fin dal IV sec. a.C. e fino addirittura al VI dopo C., che darà ben tre Papi al Cristianesimo (Felice III , Sant'Agapito e Gregorio Magno) dalla quale era nato Placido, apparteneva anche lo stessa S. Benedetto! Che lascerà in mani del suo congiunto il suo ordine e le sue abbazie!

La tradizione vuole che Placido, ormai formato ed ordinato Abate, fosse inviato a Messina a fondare il primo monastero benedettino di Sicilia. In riva allo Stretto, dove subirà il martirio il 5 ottobre del 541, insieme alla sorella Flavia, ai fratelli Eutichio e Vittorino e a circa trenta monaci, che, insieme con lui, abitavano il monastero di San Giovanni, alla foce del torrente Boccetta. Quindi sul mare!

Ora è vero che non esistevano i musulmani, ma ciò non toglie che gli abitanti della riva sud del Mediterraneo facessero pirateria ed incetta di schiavi, anche molto prima degli attacchi mirati ad indebolire prima e conquistare poi la Sicilia.

La tradizione parla comunque di un pirata di nome Mamuka che avrebbe fatto scempio di questi monaci e fedeli, ancheper spregio contro coloro che professavano un’altra fede ed appartenevano ad un’etnia diversa.

Il culto a San Placido e Compagni Martiri ebbe un suo rinnovato fervore con il ritrovamento a Messina delle loro reliquie, il 4 agosto 1588, in occasione di lavori di restauro intrapresi dall'Ordine di Malta alla Chiesa di San Giovanni di Malta, ove ancora oggi si conservano. La sentita devozione al Martire, autorizzata da apposita Bolla di Sisto V, fu costantemente sostenuta e difesa per secoli dal Sovrano Militare Ordine di Malta, dal Senato di Messina e dall'Arciconfraternita di San Placido.

Narrano gli storici del tempo che il 4 agosto 1588 nelle fondamenta di questo secolare luogo di culto furono ritrovate le insigni reliquie di San Placido, della sorella Flavia, dei fratelli Eutichio e Vittorino e di circa trenta monaci, trucidati il 5 ottobre del 541 da pirati capitani da Mamuka in odio alla Fede di Cristo. Rimosso il sarcofago marmoreo, che custodiva i resti mortali dei quattro fratelli Martiri, scaturì una fonte d'acqua che al solo contatto produsse numerosi prodigi.

Nell'Archivio Segreto Vaticano si conserva un lungo e dettagliato elenco, con relative testimonianze giurate, dei numerosi miracoli operati dal Signore per intercessione di San Placido e Compagni Martiri al solo contatto con queste prodigiose acque.

Si tramanda che anche lo stesso celebre pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio, nel 1608, fu testimone della resurrezione di un giovane al solo contatto dell'acqua di San Placido e che volle eternare questo miracolo nel celebre dipinto dei Crociferi, oggi al Museo Regionale.

Ricostruito il nuovo tempio di San Giovani ad opera del Sovrano Militare Ordine di Malta, che qui aveva la sede del Gran Priorato di Sicilia, l'antica Arciconfraternita di San Placido creò negli ambienti ipogeici una Chiesa ove fu lasciata a vista la miracolosa sorgente e, fino al terremoto del 1908, ogni anno il 4 agosto e il 5 ottobre veniva distribuita ai fedeli quest'acqua mediante un'apposita coppa argentea con al centro una statuina di San Placido, che ancora oggi si conserva nel Museo del Tesoro di San Placido.

Dopo il terremoto del 1908, restaurato ciò che rimaneva dell'antico complesso monumentale di San Giovanni di Malta, a metà Novecento il Rettore del tempo e la Compagnia di San Placido, con il supporto dell'Ufficio Tecnico Comunale, fecero scavare questo pozzo che intercettò l'antica Sorgente di San Placido in modo che ancora oggi, a memoria del ritrovamento delle insigni reliquie dei Santi Martiri, è possibile usufruire di questa preziosa acqua.

 

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