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Nell’Antica Roma, 4 ottobre: Festa in onore della Dea Cerere: Ieiunium Cereris, Digiuno di Cerere

4 ottobre Cerere

Già nel mondo pagano, esistevano digiuni religiosi. C'erano nel mondo greco, nei Misteri Eleusini e di Demetra che si fuse con la Cerere latina, in onore della quale a Roma, si digiunava il 4 di ottobre.

di Daniele Vanni

 

 

 

 

Festa celebrata il 4 ottobre in onore della dea Ceres, ossia Cerere.

Venne istituita, annualmente, nel 191 a.C. su indicazione dei Libri Sibyllini.

In ambito romano, precedentemente all’influsso greco, già esisteva un culto di Cerere, inizialmente identificata con la Dea delle Biade e onorata in feste antichissime (le Sementive e le Paganalia) insieme con la Dea Tellus, la primigenia madre della terra, che spesso finì per essere assimilata alla stessa Cerere.

Il culto di Demetra, bene presto, si fuse con quello dell’antichissima Dea italica e romana della Terra, Cerere, cui furono dedicate solenni feste, verso la metà di aprile, i Cerealia, durante le quali veniva ricordato il famoso mito greco di Demetra e di Persefone. 

La Dea, attraverso il dono della vegetazione e la coltivazione dei campi, nella mentalità pragmatica dei Latini, costituì il punto di partenza, per lo sviluppo di una civiltà gestita sapientemente ed elevata dalle barbarie, proprio in quanto fondata sul lavoro della terra.

Infatti, il santuario maggiore di Cerere, fu edificato nel V sec.a.C., ai piedi dell’Aventino, in epoca di assimilazione del suo culto a quello di Demetra, e nel tempio la Dea fu venerata insieme con i suoi figli, Libero e Libera, una triade ripresa dalle divinità elleniche di Demetra, Dioniso e Kore.

LA CELEBRAZIONE

Il nuovo culto fu celebrato da sacerdotesse provenienti soprattutto dalla Sicilia, che fu il primo importante centro di irradiazione del mito, per la presenza ad Enna, di uno dei più antichi e prestigiosi templi dedicati alla Dea Demetra.

Tuttavia, in occasione delle feste in onore della Dea Cerere/Demetra, celebrate a Roma tra il 12 e 19 aprile, molte sacerdotesse furono fatte giungere anche da Velia, città federata della Sicilia, non ancora provincia romana, rivelando un retaggio matriarcale del culto che s'era già sbiadito tra i Romani.

Nel 562, a Roma sotto il consolato di Publio Cornelio, a Carine due buoi domestici salirono attraverso delle scale sul tetto di un edificio. Gli aruspici dettero ordine, che questi fossero bruciati vivi e che le loro ceneri venissero gettate nel Tevere.

Si riferì anche che a Terracina ed Amiterno c'era stata alcune volte una pioggia di pietre, a Minturno il tempio di Giove e le botteghe intorno al foro erano state colpite da fulmini, alla foce del fiume Volturno due navi in conseguenza di un colpo di fulmine erano bruciate. Dopo che i decemviri per deliberazione del senato avevano consultato i Libri Sibillini in merito a quei prodigi, proclamarono che occorreva stabilire un digiuno in onore di Cerere e che esso si doveva continuare ogni quattro anni e che si doveva celebrare una cerimonia di nove giorni e la supplica doveva durare un solo giorno; chi la rivolgeva fosse incoronato e il console Publio Cornelio sacrificasse a quegli dei e con quelle vittime stabilite dai decemviri. Una volta placati gli dei, ora con lo sciogliere i voti secondo il rito, ora con lo scongiurare gli effetti dei prodigi attraverso cerimonie di espiazione, il console partì per la provincia e da là congedato l'esercito, ordinò al proconsole Caio Domizio di tornare a Roma.

Così racconta: Livio - Ab Urbe condita XXXVI, ma pare che inizialmente, questi digiuni fossero ogni cinque anni.

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