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Il Santo del giorno, 13 Settembre: Il giorno del Volto Santo di Lucca - S. Giovanni Crisostomo (dalla bocca d'oro, ma pericoloso incendiario!!) vescovo e Dottore della Chiesa, Patrono di preghiere, prediche e sermoni

Temple of artemis

Fu un oratore eccezionale, tanto che si narrava che da piccolo uno sciame d'api gli avesse volteggiato attorno alla bocca, da cui usciva tanto "miele"! Ma ebbe troppo ardore: tanto da far distruggere una delle sette meraviglie del mondo antico, il Tempio di Artemide di Efeso!

 

E poi Marcellino da Cartagine che fu ucciso per la lotta contro il Donatismo, creato da un altro grandissimo oratore: Donato di Case Nere

 

(ricostruzione ideale del Tempio di Afrodite ad Efeso, il più grande tempio dell'antichità, luogo che si ritrova anche negli Atti degli Apostoli, per le difficoltà che vi nacquero di fronte alla predicazione di S. Paolo)

 

 

di Daniele Vanni

 

 

 San Giovanni Crisostomo Vescovo e Dottore della Chiesa, Antiochia, c. 349 – Comana sul Mar Nero, 14 settembre 407

Giovanni, nato ad Antiochia (come tantissimi santi come il S. Paolino caro a noi Lucchesi) condusse vita monastica in casa propria, poi, dopo la morte della madre, nel deserto.

Crisostomo (“dalla bocca d'oro”) si diceva fosse nato con uno sciame di api che gli volteggiava intorno alla bocca a simboleggiare la dolcezza della sua predicazione!

Ritornato in città, forse anche per aver perso la salute dentro una caverna, fu ordinato sacerdote dal vescovo Fabiano e ne diventò collaboratore. Grande predicatore, sua specialità!, il soprannome di Crisostomo, cioè, Bocca d'oro, gli venne dato tre secoli dopo dai bizantini! -nel 398 fu chiamato a succedere al patriarca Nettario sulla cattedra di Costantinopoli.

L'attività di Giovanni fu apprezzata e discussa: evangelizzazione delle campagne, creazione di ospedali, processioni anti-ariane sotto la protezione della polizia imperiale, sermoni di fuoco, che non duravano meno di due ore! con cui fustigava vizi e tiepidezze, severi richiami ai monaci indolenti e agli ecclesiastici troppo sensibili alla ricchezza.

Forse per questo troppo fuoco savonaroliano (forse anche stanchi delle continue prediche di ore e ore!) fu deposto, illegalmente, da un gruppo di vescovi, ed esiliato, ma richiamato quasi subito dall'imperatore Arcadio. Due mesi dopo Giovanni era però di nuovo esiliato, prima in Armenia, poi sulle rive del Mar Nero.

Qui il 14 settembre 407, Giovanni morì. Dal sepolcro originario di Comana, sul Mar Nero, il figlio di Arcadio, Teodosio il Giovane, fece trasferire i resti mortali del santo a Costantinopoli, dove giunsero la notte del 27 gennaio 438.

Patronato: (e non poteva essere altrimenti!):  di Preghiere e sermoni

Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall'ebraico

Emblema: Api, Bastone pastorale

Una macchia indelebile nella vita del santo, preso come nei suoi discorsi, da un ardore inconcepibile: oggi, chi visita Efeso, che fu la terza città del mondo antico, dopo Roma e Alessandria d’Egitto, trova ridotta ad una singola colonna e poco altro, le testimonianze di quello che fu il più celebre monumento di Efeso, e secondo Pausania (4.31.8) il più grande edificio del mondo antico: il tempio di Artemide, una delle Sette meraviglie del mondo, raso definitivamente al suolo nel 401 per ordine di Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli!

 

 

 

 Marcellino di Cartagine

 

Marcellino di Cartagine (Toledo, IV secolo – Cartagine, 13 settembre 413) è stato un diplomatico romano, appartenente alla Gens Flavia, famiglia antica, ma di origine plebea che quindi giunse tardi ad avere alte cariche pubbliche ed il cui potere aumentò, naturalmente, dopo il regno della Dinastia Flavia (Vespasiano, Tito e Domiziano) che si era messa in luce durante i lunghissimi anni di guerra civile, ma l’attuale, cioè a Gens Flavia cui apparteneva Marcellino forse poco o niente doveva avere a che fare con l’antica famiglia. Era invece forse quella alla quale da Costantino in poi si richiamano diversi imperatori (appartenente a quella religione segreta mitraica, il Sol Invictus, alla quale tutti gli imperatori da Settimio Severo in poi, imprescindibilmente facevano capo!).

 

La presenza di questo nome, Flavio, diverrà quasi ossessiva da allora in poi fra i membri delle famiglie imperiali, a cominciare, ovviamente, da quella di Costantino. Il  nome per intero di suo padre era: Marco Flavio Valerio Costanzo Cloro. Questi sposò in prime nozze (anche se passò alla storia come concubina) Flavia Elena, mamma di Costantino, e in seconde nozze Flavia Massima Teodora. Ed il nome Flavio compare poi in quasi tutti i discendenti di Costanzo Cloro, a partire proprio da Costantino, il quale, fra l’altro, sposò anch’egli una donna della stessa “gens”, Flavia Massima Fausta. Fra essi citiamo Flavio Giulio Crispo, Flavio Giulio Costantino, Flavio Giulio Costanzo, Flavio Giulio Costante, Flavia Giulia Costanza, Flavio Dalmazio, Flavio Annibaliano, Flavio Graziano, per finire con Flavio Claudio Giuliano, detto l’Apostata, ultimo rappresentante della dinastia costantiniana, ma non certo di quella della Gens Flavia, che continua ininterrottamente.

Alla morte di Giuliano, infatti, viene eletto un generale di nome Flavio Gioviano, imperatore per pochi mesi. Il suo successore, Valentiniano I, è l’iniziatore di una nuova dinastia di Flavii, fra cui Graziano ed il nipote Valentiniano II. Flavio è Teodosio, il generale spagnolo iniziatore della successiva dinastia, come pure la maggior parte dei suoi discendenti, sia maschi che femmine.  Flavio è il generale Costanzo, nominato augusto col nome di Costanzo III da Flavio Onorio, figlio di Valentiniano.

Flavio è anche l’usurpatore Eugenio, nominato augusto da Arbogasto in contrapposizione a Teodosio. Sempre un Flavio è il corregionario di Teodosio, Magno Massimo, da cui la provincia più importante della Britannia prese il nome di Flavia Caesarensis Maxima[6]; e Flavio è quel generale romano che nel 406 viene proclamato imperatore in Britannia, con il nome di Costantino III. Flavio si chiamava quel Marciano che iniziò a Costantinopoli la dinastia successiva a quella di Teodosio. Flavio sarà Giustiniano, iniziatore della terza dinastia dell’oriente, che si insediò a Costantinopoli nel 518. E così via.

Perfino Odoacre, una volta conquistato il dominio dell’Italia nel 576 e nominato “patrizio”, si affrettò ad assumere il nome di Flavio. Il fatto che il nome Flavio sia stato adottato, in età adulta, anche da personaggi che verosimilmente non erano di discendenza sacerdotale, non toglie nulla alla tesi che la carica imperiale fosse riservata esclusivamente alla Gens Flavia. Al contrario la rafforza, perché chiunque aspirasse alla carica, per sé o per i suoi figli, si affrettava ad assumere quel nome, normalmente dopo aver sposato una donna della Gens Flavia.

Nato a Toledo da una ricca famiglia patrizia.

Fu amico di Agostino d'Ippona e in contatto epistolare con Sofronio Eusebio Girolamo. Fu tribuno dell'esercito e quindi consigliere dell'imperatore Onorio.

Nel 411 venne inviato a Cartagine, presso suo fratello Aprigio proconsole d'Africa, per risolvere politicamente la crisi con i donatisti che non si riusciva a sanare.

A Cartagine, Marcellino svolgeva le mansioni di tribuno e di notaio. Padre di famiglia e cristiano, dall'amico Agostino venne definito "uomo notissimo" («fama et pietate notissimus») per la stima di cui godeva per la sua religiosità.

Venne tenuto un sinodo, un vero concilio presso Cartagine (411), presieduto da Marcellino, nel quale i vescovi riuniti (286 cattolici e 279 donatisti) ripeterono la condanna del donatismo, i vescovi cattolici chiesero ai donatisti di rientrare nella comunione dei fedeli offrendosi anche di dividere con loro la gestione di alcune chiese e, se necessario, anche di cederle loro.

Il Donatismo, considerato eresia e che generò un grave scisma, in questa religione e chiesa in eterna ebollizione!, fu generato da Donato di Case Nere, soprannominato "il Grande" per la sua notevole eloquenza (270 circa – 355 circa), è stato un teologo cristiano, primo e principale esponente del Donatismo. Fu vescovo di Numidia. I suoi scritti, tuttavia, sono perduti.

Donato fu considerato scismatico dopo le persecuzioni di Diocleziano dagli ortodossi e il donatismo fu condannato dal concilio di Cartagine del 411 per poi estinguersi a seguito della conquista islamica del Magreb.

Durante o dopo le grandi persecuzioni del III e IV secolo, la Chiesa cristiana si era spesso interrogata sull'atteggiamento da tenere nei confronti dei lapsi, coloro che, per vari motivi, si erano sottratti al martirio, tortura o imprigionamento, facendo apostasia, cioè rinnegando la propria fede, ma che, passata la tempesta, avevano domandato di essere riammessi nella Chiesa. La corrente degli intransigenti, come Novaziano, era per la linea dura: nessun perdono. La posizione ufficiale della Chiesa era invece orientata ad una nuova accoglienza previa penitenza, come era stato suggerito nel 250 da Cipriano, vescovo di Cartagine. La posizione di Donato, che riteneva non validi i sacramenti amministrati dai "traditores", generò lo scisma. Secondo i donatisti i sacramenti amministrati da tali vescovi - detti traditores, in quanto avevano compiuto una traditio, ossia una consegna dei testi sacri ai pagani - non sarebbero stati validi. Questa posizione presupponeva, dunque, che i sacramenti non avessero efficacia di per sé, ma che la loro validità dipendesse dalla dignità di chi li amministrava.

I donatisti dopo il Concilio di Cartagine rifiutarono e, dopo un tentativo di mettere in difficoltà i due fratelli, accusandoli di corruzione e complicità con l'usurpatore Eracliano, passarono all'insurrezione aperta in armi nel 413, questa venne poi presto domata dalle forze imperiali. Ma già era stata emessa la sentenza di condanna a morte di Marcellino da parte del generale Marino, mandato dall'imperatore per combattere Eracliano e favorevole ai donatisti. Vano fu l'intervento di Agostino che era intervenuto presso Marino per chiedere la grazia. Marino, approfittando dei suoi pieni poteri militari, si affrettò a far decapitare Marcellino prima che da Roma potesse giungere un contrordine. L'imperatore Onorio in persona riconobbe arbitraria la sentenza e l'anno seguente l'annullò, sanzionando e approvando tutte le decisioni prese dal consigliere di Stato, mentre la Chiesa cattolica lo venerò come martire per essersi rifiutato di venire a compromessi sulla verità, anche a prezzo della vita.

Girolamo e Agostino scrissero il suo elogio funebre. Agostino d'Ippona gli dedicò poi i suoi primi scritti contro Pelagio e il volume La città di Dio.

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