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Accadde oggi, 12 Settembre 1683: Battaglia di Vienna: il Cardinale Buonvisi di Lucca salva l'Europa dagli Ottomani

12 settembre ussari battaglia di vienna

Mentre i Francesi "aiutavano" i musulmani a sconfiggere gli Austriaci, il nostro Cardinale mise a punto una coalizione che salvò l'Europa! 

In quell'assedio, la leggenda vuole, che s'nventasse la colazione moderna: cioè il cappuccino ed il cornetto!

di Daniele Vanni

 

 

 

 

La Battaglia di Vienna ebbe luogo l'11 e il 12 settembre 1683 e pose fine a due mesi di assedio posto dall'esercito turco alla città di Vienna. La posta non era solo Viena: se gli Austriaci avessero ceduto, come pareva essere, da un momento all’altro, poi sarebbe stata a volta dell’Europa intera!

Era facile da capire, e, invece, i Francesi e soprattutto il loto Re, eredi di Carlo Martello che aveva fermati gli Arabi dall’altra parte dell’Europa, se la godevano, insensatamente, a vedere soccombere gli eterni rivali austriaci! E forse avevano anche dato una mano e qualcosa di più ai Turchi!

Chi invece aveva ben presente il pericolo di un’Europa islamizzata e lo andava sbandierando da anni, era il Cardinale lucchese Buonvisi (che abbiamo ricordato nella data del 21 maggio), vero vincitore della battaglia, perché riuscito a mettere insieme un coacervo di forze europee, soprattutto i Polacchi, che salvarono Vienna e noi!

E infatti questa battaglia campale, che si ricorda per l’assenza di Francesi o Spagnoli o Inglesi e pochissimi Italiani, anzi Toscani! fu combattuta dall'esercito polacco-austro-tedesco comandato dal re polacco Giovanni III Sobieski contro l'esercito dell'Impero ottomano comandato dal Gran Visir Merzifonlu Kara Mustafa Pasha, e fu l'evento decisivo delle guerra, conclusasi definitivamente con la firma del Trattato di Karlowitz.

L'Assedio di Vienna fu posto a partire dal 14 luglio 1683 dall'esercito dell'Impero Ottomano, composto da circa 140 000 uomini. Che inanellato un successo dopo l’altro, aveva pian piano risalito la Penisola Balcanica, fino a giungere nel cuore dell’Austria.

La battaglia decisiva cominciò l'11 settembre, quando cioè si concluse il raggruppamento dei rinforzi dalla Polonia, comandati da Sobieski stesso, dalla Germania e dal resto dell'Austria, oltre alle forze presenti nella città.

L'imperatore Leopoldo I si era rifugiato a Passavia, da cui dirigeva l'attività diplomatica (sostenuto dalla diplomazia del papa Innocenzo XI retta dal Buonvisi e pazzamente osteggiata dalla Francia del Re Sole!) indispensabile per tenere unito un esercito variegato in un momento tanto drammatico; di conseguenza i capi militari della città non esitarono a conferire a Sobieski il comando dell'esercito, nel quale, tra gli Italiani, c’erano molti Toscani!

Le forze cristiane, appena arrivate, conoscevano malissimo il territorio, mentre i soldati all'interno della città erano mal ridotti a causa dei due mesi d'assedio.

Buona parte dell'esercito ottomano aveva comunque una scarsissima  preparazione militare, e alcuni contingenti ottomani (come i tartari e i magiari) parteciparono solo in maniera indiretta alla battaglia e all'assedio, limitandosi a saccheggiare i territori circostanti e a compiere incursioni. Durante la battaglia l'esercito ottomano non si riunì, ma inviò un corpo ad affrontare i polacco-imperiali, mentre altre truppe continuavano ad assediare la città.

In pratica, la battaglia fu uno scontro fra i polacchi e la parte militarmente più capace dell'esercito del Gran Vizir, che quindi si trovò a combattere in condizioni di rilevante inferiorità e di stanchezza, visto che combatteva da giugno contro la guarnigione di Vienna ed era stato indebolito da diverse epidemie, soprattutto di dissenteria.

Per di più, la maggior parte dell'esercito Ottomano era partita per la guerra nell'autunno dell'anno precedente, con marce che avevano avuto inizio in Crimea, Valacchia, Mesopotamia, Armenia, o dalla stessa Istanbul.

Le forze della Lega Santa si riunirono così l'11 settembre sul Monte Calvo (Kahlenberg), pronte alla resa dei conti con gli ottomani.

Nelle prime ore del mattino del 12, una Messa propiziatoria venne celebrata, e la tradizione tramanda che Sobieski in persona prestò il proprio servizio all'altare.

La battaglia ebbe inizio all'alba, ma l'esercito cristiano giocò la sua carta più forte, la cavalleria polacca, più tardi. Nel tardo pomeriggio dopo aver seguito dalla collina l'andamento dello scontro 4 corpi di cavalleria (1 tedesca e 3 polacche) scesero all'attacco a passo di carica. L'attacco fu condotto da Sobieski in persona e dai suoi 3000 Ussari. La carica sbaragliò definitivamente l'esercito turco, mentre gli assediati uscirono dalle mura a raggiungere i rinforzi che già inseguivano gli Ottomani in rotta.

Kara Mustafa pagò con la vita i suoi errori strategici e soprattutto tattici: il 25 dicembre successivo, per ordine del Sultano Mehmed IV, fu strangolato a Belgrado, che a sua volta si apprestava a capitolare. Subito prima aveva fatto impiccare Ibrhaim di Buda, privando così i turchi dell'unico generale che sarebbe riuscito a gestire la ritirata.

Questo a significare la gravità di questa sconfitta, che si basava anche sull’arretratezza tecnologica ottomana e sul malumore delle popolazioni assoggettate, alcune delle quali però conservano ancora oggi la religione islamica e quelle tradizioni apprese allora. Ma per il dominio ottomano, la battaglia di Vienna, non solo segnò l'arresto della spinta espansionistica in Europa, ma anche l'inizio della loro estromissione dai Balcani: poco dopo infatti gli Austriaci occuparono l'Ungheria e la Transilvania, firmando quindi nel 1699 la pace coi turchi (Trattato di Karlowitz).

L'invenzione del cornetto, il croissant

Secondo alcune leggende culinarie la forma dei croissant è stata ideata dopo l'assedio dai pasticcieri viennesi, ispirati dalle insegne ottomane che recano la mezzaluna, a celebrazione dello scampato pericolo.

In realtà il croissant è il discente del kipferl, un dolce tedesco che risale perlomeno al XIII secolo, ma la leggenda dell’origine del nostro “cornetto” non dispiace!

 

E quella del cappuccino!

   

Un'altra tradizione vuole che la battaglia abbia ispirato l'invenzione del cappuccino, che sarebbe stato inventato, secondo alcuni, da Padre Marco d'Aviano (il frate cappuccino di origini friulane, presente alla battaglia e che celebrà la messa la mattina all’alba del 12 settembre), da cui il termine "cappuccino".

Secondo altre fonti da Franciszek Jerzy Kulczycki, che aprì la prima caffetteria a Vienna, con il tantissimo, - si dice immense quantità, lasciate sul posto con una miriade di canoni e tesori d’oro e gemme preziose! -  du caffè abbandonato nell'accampamento dai musulmani, aggiunse latte e miele per addolcire il gusto amaro del caffè!

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