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Nell’Antica Roma, 13 settembre: Epulum Iovis, Festività romana in onore di Giove

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Erano i banchetti ai quali partecipavano le statue degli Dei! Da questi al parola "epulone" per indicare un ricco banchetto o anche un mangione! 

L'ordine sacerdotale degli Epulones e le Supplicatio: per ringraziare di una vittoria o per supplicare la fine di una pestilenza o per il timore di un accadimento straordinario.

di Daniele Vanni

 

 

 

L'Epulum Iovis era una festa del calendario romano che si celebrava il 13 Settembre in onore di Giove.

S’invitavano gli dei a partecipare alla festa, cosa che facevano, simbolicamente, attraverso le loro statue, disposte su ricchi letti con cuscini morbidi, detti pulvinaria.

Questi letti erano posti nella zona più onorevole della tavolata e gli dei erano serviti di ricchi piatti, il cui consumo era effettuato dagli epulones.

Epulone, s. m. [dal lat. epŭlo -onis, der. di epŭlum «banchetto»]. – Sacerdote nella Roma antica; Ciascuno dei membri di un antico collegio sacerdotale (prima di 3, poi di 7 membri), creato nel 196 a. C. in Roma per celebrare il sacrificio solenne, in forma di banchetto, nell’annuale della fondazione del tempio di Giove Capitolino.

E già invitare, simbolicamente o con statue, gli Dei altro non è che un clamoroso anticipo della nostra Comunione! Dove, con ostie molto simili nella forma alle piccole focacce usate ritualmente nelle Fornacalia, addirittura non solo Dio assiste alla funzione, ma si trasforma in "cibo" stesso!!

Septemviri epulones

I Septemviri Epulones erano uno dei quattro più importanti collegi religiosi della Roma antica, insieme a quelli dei Pontefici, degli Auguri e dei Quindecimviri Sacris Faciundis.

Il collegio era costituito da sette uomini, incaricati di occuparsi dei banchetti pubblici e dei giochi offerti secondo il rito in occasione di alcune festività religiose (in latino il termine epulones significa banchettatori). L'appartenenza al collegio era un onore, che entrava a far parte del cursus honorum dei personaggi pubblici.

Il loro compito era inizialmente svolto dai Pontefici.

Al momento della sua prima istituzione, nel 196 a.C., il collegio comprendeva solo tre membri, ed era quindi detto Tresviri Epulones.

Con Gaio Giulio Cesare, il numero venne portato temporaneamente a dieci, ma ritornò a sette dopo la sua morte. Sin dall'inizio fu aperto anche ai plebei.

Supplicatio

La Supplicatio nell'antica Roma era una solenne cerimonia di ringraziamento, ovvero una supplica agli dei decretata dal senato: venivano aperti tutti i templi e le statue degli Dèi venivano collocate su speciali giacigli (pulvinaria) cosicché il popolo potesse offrire loro sacrifici di ringraziamento, offerte e preghiere.

Una Supplicatio poteva essere decretata per due differenti ragioni:

come ringraziamento in occasione di un'importante vittoria bellica: era in genere decretata nel momento in cui il Senato riceveva da un generale (imperator) il rapporto ufficiale sull'esito vittorioso del combattimento.

La durata della supplicatio era proporzionata all'importanza della vittoria. Talvolta era decretata per un solo giorno, ma più comunemente per tre o cinque giorni.

Una supplicatio di dieci giorni fu decretata per la prima volta in onore di Pompeo alla conclusione della guerra contro Mitridate, re del Ponto, e una di quindici giorni dopo la vittoria contro i Belgi da parte di Giulio Cesare, un onore che, come sottolineò lo stesso Cesare nel De bello Gallico, non era stato mai tributato prima ad alcuno. In seguito una supplicatio di venti giorni fu decretata dopo la vittoria cesariana su Vercingetorige. Dopo di allora sembra che il Senato abbia progressivamente aumentato la durata delle supplicationes per ingraziarsi i generali. Si trova menzione di supplicationes di quaranta, cinquanta, perfino sessanta giorni. Una supplicatio era in genere considerata il preludio di un trionfo, ma non sempre era seguita da esso. Questo onore fu conferito a Cicerone, in seguito alla repressione della congiura di Catilina; non poteva essere seguito dal trionfo, in quanto non era ritenuto possibile gioire in occasione di una guerra civile.

Una Supplicatio diversa, invece, intesa come solenne supplica e umiliazione della città intera, quasi una preghiera o la richiesta di una grazia, fu talvolta decretata in occasione di pubblico pericolo o calamità e in seguito a prodigi (omina) che facevano scorgere l'ira degli dèi.

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