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Accadde oggi, 11 Settembre 2001: il più grande attentato terroristico di tutti i tempi!

11 settembre

11 Settembre, niente sarà più come prima!

Qualcosa cambiò, nel corso della storia, con il fragore dell'abbattimento delle Torri Gemelle!

di Daniele Vanni

 

 

 

 

Il centro nevralgico e finanziario del World Trade Center era stato preso di mira da molto tempo prima! Considerato: “il centro del sionismo finanziario” già nel 1993 era stato oggetto di un grande un attacco terroristico avvenuto il 26 febbraio 1993, quando un furgone-bomba esplose nel parcheggio sotterraneo del World Trade Center a Manhattan: l’intento, questa volta non riuscito era di far crollare le torri.

Quindi le menti, quelle poi scoperte in un covo in Germania dopo il crollo vero delle Twin Towers, avevano già pensato ad un evento epocale che rimanesse nella storia!

Per questo venne impiegata una miscela di nitrourea e gas idrogeno dal peso di circa 680 kg che avrebbe dovuto causare l'implosione delle Torri Gemelle e la morte di migliaia di persone. L'attentato però fallì, ma rimasero uccise 6 persone e ci furono 1.042 feriti.

Il terrorista Ramzi Yusuf, assieme al giordano Eyad Ismoil, noleggiò un furgone giallo presso la Ryder in Lower Manhattan e lo lasciò nel parcheggio sotterraneo B-2 del WTC intorno a mezzogiorno.

Alle 12:17:37 locali la bomba esplose generando approssimativamente una pressione di 1034,1 MPa che provocò un cratere di circa 30 m, la rottura dell'impianto idrico ed energetico, determinando anche il black out di onde-radio nell'intera area di Manhattan, linee telefoniche comprese. Una colonna di fumo raggiunse il 93esimo piano di entrambe le torri, soprattutto attraverso le scale, tanto che rese molto difficile evacuare e molti occupanti rimasero intossicati a causa dell'inalazione. Centinaia di occupanti rimasero intrappolati negli ascensori, tra cui 17 bambini, rimasti bloccati per cinque ore. Durante l'attacco morirono sei persone e 1 042 persone furono ferite, la maggior parte durante l'evacuazione.

Circa nove minuti dopo l'esplosione giunsero sul posto battaglioni del New York Fire Department e pattuglie del New York Police Department e del pronto soccorso, incaricate di evacuare le aree interessate dall'esplosione e soccorrere eventuali feriti. Durante le operazioni di salvataggio 28 persone con problemi medici vennero soccorse tramite elicotteri della polizia, 15 rimasero ferite a causa dell'esplosione e 20 persone ebbero problemi cardiaci; inoltre un pompiere venne ricoverato in ospedale, mentre altri 87 pompieri, 35 poliziotti e un operaio dell'EMS rimasero feriti negli incendi che seguirono.

Le Torri tuttavia non crollarono, come voluto dall'attacco, ma se il furgone fosse stato parcheggiato accanto alle fondamenta in cemento del World Trade Center, il piano di Yusuf sarebbe potuto andato a termine: la Torre Nord sarebbe potuta collassare verso la Torre Sud, distruggendole entrambe. L'esplosione danneggiò comunque seriamente gli edifici adiacenti, tra cui il Marriott Hotel.

Nel marzo del 1994 quattro uomini furono arrestati per il coinvolgimento nell’attentato: Abouhalima, Ajaj, Ayyad e Salameh, colpevoli di cospirazione, distruzione di proprietà e trasporto di esplosivo. Nel novembre 1997 altri due uomini furono arrestati: Yusuf, l'"architetto" dell'attentato, ed Eyad Ismoil che guidò il furgone con l'esplosivo.

Ma non Khalid Shaykh Muhammad (Belucistan, 1º marzo o 14 aprile 1964 circa) un terrorista pakistano, noto con almeno altri 50 pseudonimi, oggi prigioniero sotto custodia militare statunitense, imputato di atti di terrorismo, incluso l'omicidio di massa di civili, una delle menti dell’11 settenbre 2001, insieme a Mohamed Atta, responsabile operativo degli attacchi, morto nell'impatto del volo American Airlines 11, tutti e due appartenenti al covo tedesco, nel quale dopo l’attentato del 26 febbraio 1993, cominciarono a pensare a grandi aerei da usare come bombe micidiali…

 

Organizzazione degli attacchi

Prima, durante e dopo l'attentato dell'11 settembre 2001

L'idea degli attacchi dell'11 settembre fu formulata da Khalid Shaykh Muhammad, che per primo la presentò a Osama bin Laden nel 1996.

In quel momento bin Lāden e al-Qāʿida vivevano un periodo di transizione, in quanto erano appena tornati in Afghanistan dal Sudan.

 Gli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998 segnarono un punto di svolta, in quanto con essi bin Laden attaccava direttamente gli Stati Uniti. Alla fine del 1998 o all'inizio del 1999, bin Lāden diede il proprio consenso a Khālid Shaykh Muḥammad per l'organizzazione dell'attentato. Una serie di incontri ebbero luogo nella primavera del 1999 tra Khālid Shaykh Muḥammad, bin Lāden e il suo rappresentante Mohammed Atef: bin Lāden approvò la scelta dei capi dell'azione e garantì il sostegno finanziario; fu anche coinvolto nella scelta dei partecipanti all'attacco, tanto che fu lui a scegliere Mohamed Atta come il capo dei dirottatori. Khālid Shaykh Muḥammad fornì il supporto operazionale, selezionando gli obiettivi e organizzando i viaggi per dirottatori - quasi ventisette membri di al-Qāʿida tentarono di entrare negli Stati Uniti d'America per prendere parte agli attacchi dell'11 settembre -; bin Lāden modificò alcune decisioni di Khālid Shaykh Muḥammad, respingendo alcuni potenziali obiettivi come la U.S. Bank Tower di Los Angeles.

La National Commission on Terrorist Attacks upon the United States (Commissione Nazionale sugli Attacchi Terroristici contro gli Stati Uniti) fu formata dal governo degli Stati Uniti ed è comunemente nota come 9/11 Commission; il 22 luglio 2004 la commissione rilasciò un rapporto nel quale concludeva che gli attacchi erano stati progettati e messi in atto da membri di al-Qāʿida. La commissione affermò che «gli organizzatori dell'attentato dell'11 settembre spesero in totale tra 400 000 e 500 000 dollari per progettare e mettere in atto il loro attacco, ma che la precisa origine dei fondi utilizzati per eseguire gli attacchi è rimasta sconosciuta».

Dirottatori

Gli edifici intorno al World Trade Center furono gravemente danneggiati dai detriti e dalla caduta delle Torri gemelle

Quindici dirottatori provenivano dall'Arabia Saudita, due dagli Emirati Arabi Uniti, uno dall'Egitto e uno dal Libano.

In contrasto con il consueto profilo degli attentatori suicidi, i dirottatori erano adulti maturi e ben istruiti, le cui visioni del mondo erano ben formate.

Dopo alcune ore dagli attacchi, l'FBI fu in grado di determinare i nomi e, in molti casi, i dettagli personali dei sospetti piloti e dirottatori. Il bagaglio di Mohamed Atta, che non fu trasbordato dal suo volo da Portland sul volo 11, conteneva documenti che rivelarono l'identità di tutti i 19 dirottatori e altri importanti indizi sui loro piani, sulle loro intenzioni e sui loro precedenti.

Il giorno degli attacchi, la National Security Agency intercettò delle comunicazioni che portavano a Osama bin Laden, come avevano fatto i servizi segreti tedeschi.

Il 27 settembre 2001, l'FBI rese pubbliche le foto dei diciannove dirottatori, assieme alle informazioni sulle possibili nazionalità e nomi falsi di molti. Le indagini dell'FBI sugli attacchi, l'operazione "PENTTBOM", furono le più vaste e complesse nella storia dell'FBI, coinvolgendo più di 7 000 agenti speciali.

 Il governo degli Stati Uniti determinò che al-Qāʿida, diretta da Osama bin Lāden, era responsabile per gli attacchi, con l'FBI che afferma che «le prove che mettono in relazione al-Qāʿida e bin Lāden agli attacchi dell'11 settembre sono chiare e irrefutabili»;

Il governo del Regno Unito raggiunse la stessa conclusione.

La dichiarazione di una guerra santa contro gli Stati Uniti d'America e la fatwa firmata da Osama bin Laden e altri nel 1996, in cui si chiedeva l'uccisione di civili statunitensi, sono viste come indizi del suo movente negli attacchi dell'11 settembre da parte degli investigatori.

 Inizialmente bin Laden negò il proprio coinvolgimento negli attacchi, per poi ammetterlo.

 Il 16 settembre 2001, bin Lāden negò ogni coinvolgimento negli attacchi leggendo una dichiarazione trasmessa dal canale satellitare del Qatar Al Jazeera: «Sottolineo che non ho attuato questo gesto, che sembra essere stato portato avanti da individui con motivazioni proprie»; questa smentita fu trasmessa dalle testate giornalistiche statunitensi e mondiali. Nel novembre 2001 forze statunitensi recuperarono una registrazione in una casa distrutta a Jalalabad, in Afghanistan, in cui bin Lāden parla a Khāled al-Ḥarbī: nella videoregistrazione bin Laden ammette di aver saputo in anticipo degli attacchi.

 La registrazione fu trasmessa da varie emittenti giornalistiche a partire dal 13 dicembre 2001; la distorsione delle immagini è stata attribuita ad artefatti causati dalla copia del nastro. Il 27 dicembre 2001 fu pubblicato un secondo video di bin Laden, in cui affermava che «il terrorismo contro gli Stati Uniti merita di essere lodato perché fu una risposta ad una ingiustizia, avente lo scopo di forzare gli Stati Uniti a interrompere il suo sostegno a Israele, che uccide la nostra gente», senza però ammettere la responsabilità degli attacchi. Poco prima delle elezioni presidenziali statunitensi del 2004, bin Lāden rivendicò pubblicamente con una registrazione video il coinvolgimento di al-Qāʿida negli attacchi agli Stati Uniti, ammettendo il proprio legame diretto con gli attentati; affermò che gli attacchi erano stati portati perché «siamo liberi [...] e vogliamo riottenere libertà per la nostra nazione. Così come voi indebolite la nostra sicurezza noi indeboliamo la vostra».

Osama bin Lāden afferma di aver personalmente diretto i 19 dirottatori: nel video afferma che «concordammo assieme al comandante Muhammad Atta, che Allah abbia pietà di lui, che tutte le operazioni avrebbero dovuto essere completate in venti minuti, prima che Bush e la sua amministrazione se ne accorgessero». Un altro video ottenuto da Al Jazeera nel settembre 2006 mostra Osama bin Lāden con Ramzi bin al-Shibh – il più delle volte scritto Ramzi Binelshibh – e due dirottatori, Hamza al-Ghamdi e Wa'il al-Shehri, mentre preparano gli attacchi.

In un'intervista del 2002 con il giornalista di al Jazeera Yosri Foda, Khalid Shaykh Muhammad ammise il proprio coinvolgimento nella "operazione del santo Martedì", assieme a Ramzi bin al-Shibh.

Il Rapporto della Commissione sull'11 settembre ha determinato che l'animosità di Khalid Shaykh Muhammad, il «principale architetto» degli attacchi dell'11 settembre, verso gli Stati Uniti ebbe origine «non dalla sua esperienza di studente fatta lì, ma piuttosto dalla sua violenta opposizione alla politica estera statunitense in favore di Israele». Mohammed Atta condivideva le stesse motivazioni di Khalid Shaykh Muhammad. Ralph Bodenstein, un ex-compagno di classe di Atta, lo descrisse come «molto imbevuto, veramente, [di idee] sulla difesa, da parte degli Stati Uniti, di queste politiche israeliane nella regione». ʿAbd al-ʿAzīz al-ʿUmarī, dirottatore del volo 11 assieme a Mohamed Atta, affermò nel suo testamento video: «il mio gesto è un messaggio per coloro che mi hanno ascoltato e per coloro che mi hanno visto e, allo stesso tempo, è un messaggio agli infedeli, che lasciate la Penisola arabica sconfitti e che smettiate di dare una mano ai codardi ebrei in Palestina».

 Khalid Shaykh Muhammad fu arrestato il 1º marzo 2003 a Rawalpindi, in Pakistan,[108] per poi essere detenuto definitivamente nel campo di detenzione di Guantanamo Bay, a Cuba. Durante le udienze condotte dagli Stati Uniti nel marzo 2007, che sono state «ampiamente criticate da avvocati e gruppi per i diritti umani in quanto falsi tribunali», Muhammad confessò nuovamente la propria responsabilità per gli attacchi: «ero il responsabile dell'operazione dell'11 settembre, dalla A alla Z».

Nel "Sostituto di testimonianza di Khalid Shaykh Muhammad" del processo a Zakariyya Musawi, cinque persone sono identificate come quelle che conoscevano tutti i dettagli dell'operazione: Osama bin Laden, Khalid Shaykh Muhammad, Ramzi bin al-Shibh, Abu Turab al-Urdunni e Mohammed Atef.

Fino al 2008, solo le figure di contorno sono state processate o condannate in relazione agli attacchi; bin Laden non è stato ancora formalmente accusato degli attentati. Il 26 settembre 2005, la Audiencia Nacional de España, corte nazionale spagnola, diretta dal giudice Baltasar Garzón, condannò Abu Dahdah a ventisette anni di prigione per cospirazione riguardo agli attentati dell'11 settembre e in qualità di membro dell'organizzazione terroristica al-Qāʿida. Allo stesso tempo, altri diciassette membri di al-Qāʿida ricevettero condanne tra i sei e gli undici anni.

 Il 16 febbraio 2006, la corte suprema spagnola ridusse la pena di Abu Dahdah a dodici anni, in quanto considerò non provata la sua partecipazione alla cospirazione.

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