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Accadde oggi: 9 Settembre 1998: muore Lucio Battisti. Ci ritorni in mente!

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Quasi vent'anni senza Lucio Battisti: il nostro lutto è diventato maggiorenne!

di Daniele Vanni

Lucio fa parte della colonna sonora della nostra vita!

Le nostre imprese giovanili, le corse sfrenate sulle macchine, che allora significavano libertà, le nostre vacanze, non in un “Mare Nero”, hanno il sapore dei suoi accordi.

Perché Battisti era un musicista eccezionale!

Perché mai, non solo nella storia della musica italiana, ma mondiale, si era visto (né mai, dopo, si è ripetuto!) un tale connubio: una voce straordinaria, due mani da esecutore e chitarrista con una tecnica strabiliante, ed una mente da compositore, che in altri secoli, sarebbe stato, a dispetto del fatto che oggi sia stato “costretto” a scrivere “canzonette”, considerato un classico!

Del resto Puccini, che oggi è a tutti gli effetti un’icona del classico, non è un compositore, eccelso!, di colonne sonore da film?

Lucio aveva in più, una voce evocativa, romantica, ma graffiante. E non capirono niente, i soliti critici di Sanremo, in prima fila Natalia Aspesi, che parlò, nell’esecuzione di “Un’avventura” (assieme ad un personaggio del calibro di Wilson Pickett) di “chiodi in gola”, quando quella di Lucio sarà la voce, il ricordo nostalgico, la colonna sonora di almeno due generazioni, tra le più felici che abbia mai avuto l’Italia!

Una voce che era, ora: aulica, ora: sottile, sofferente, ora: capace di acuti strepitosi. Ed anche qui ci fu chi inventò leggende sulla sua estensione, chi la definì: “stonata”!! Una voce, che era un tutt’uno con la musica: perché scaturivano da un’unica straordinaria persona! Capace di interpretare mille “Emozioni” e così di penetrare addentro al sentire di generazioni di persone!

Solo come esecutore (al contrario di Dalla, che era un clarinettista “a naso” e con il suo genio suonava e componeva! senza conoscere una nota di musica!) avrebbe avuto un grande successo!

Lucio Battisti era un musicista coi fiocchi. Guardate con che tecnica si esibisce dal vivo nel 1971. Ed anche qui “fioccano” leggende: la chitarra che usa in questo live, si dice l’avesse acquistata poco prima (altra leggenda la sua incredibile parsimonia!) per 10mila lire alla stazione Termini di Roma pochi minuti prima di entrare negli studi Rai, perché la sua l’aveva scordata a Milano!

Nessuno, meglio delle “sue” canzoni, hanno interpretato i cambiamenti italiani del passaggio da un’Italia contadina, all’epoca del boom industriale, dal ‘68, a quella degli Anni di piombo: Lucio Battisti che in una delle sue rarissime apparizioni tv, in una trasmissione di Arbore, si scagliava contro il pubblico, che lo tacciava di qualunquismo, avrebbe reso poeticamente questi passaggi più che storici, epocali, con la levità e la profondità,  - mi riferisco per esempio al capolavoro assoluto, la miglior canzone (poesia!) dal Dopoguerra ad oggi, che descrive le irreversibili trasformazioni, interiori, dell’anima, ed esteriori, della stessa ecologia e morfologia dell’Italia che sotto la cementificazione, diveniva qualcosa d’altro: “La Canzone del Sole” – molto meglio dei cosiddetti cantautori “impegnati, un De Andrè, un De Gregori e solo al pari della poetica grandissima di Pier Paolo Pasolini!

Abbiamo parlato di: “sue” canzoni, perché non bisogna dimenticare i testi di Mogol.

E qui si entra in un mare di polemiche! Che tra l’altro proprio in questi giorni sono abbrutite e rivisitate nelle aule di tribunale, dove si scontrano Giulio Rapetti in arte: Mogol, che ha 80 anni e non certo bisogno di denaro e la vedova, tanto discussa di Lucio, la Signora Veronese, che anche lei non vive, grazie al marito proprio nella penuria, che si azzuffano sui diritti d’autore e d’uso delle canzoni-opere-d’arte del duo che allora attraversava a cavallo l’Italia!

Questa signora che si è scontrata anche con il comune dove abitava negli ultimi periodi Lucio ed ha voluto a forza portare via la salma e poi cremarla, forse dovrebbe fermarsi a riflettere sulla sorte che le ha dato in dono di vivere accanto ad un genio musicale.

Mogol, lo si capisce un po’ di più, perché ha subito la divisione da Lucio che fece sodalizio con Panella ed altri “poeti”, dicendo che avrebbe avuto successo, anche musicando l’elenco telefonico!

Non è proprio così! I Greci fecero grandi i poemi epici omerici che venivano recitati quasi cantando e con il sottofondo di strumenti che sempre innalza il valore delle parole!

Così è per quelle, anche qui, solo apparentemente semplici di Mogol, com egli accordi di Lucio.

Avevamo scritto queste righe, per ricordare quel dolore che nato il 9 Settembre del 1998, oggi è diventato maggiorenne. Ci siamo scordati, penso sia un lapsus freudiano, per non rivivere troppo nostalgicamente la nostra gioventù, di pubblicarle il giorno esatto della sua scomparsa.

Ma non fa niente: perché Lucio non è  mai morto!

Possono mai morire, l'arte, la bellezza, l'armonia?

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