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Accadde oggi, 10 Settembre 1898: l'anarchico italiano Luccheni uccide Sissi, l'Imperatrice d'Austria

10 settembre Assassinio di Sissi

La follia omicida di un anarchico mette fine all'esistenza di una donna torturata, che non era certo una spregevole tiranna, ma, anzi, piena di comprensione per i diritti sociali e politici dei suoi sudditi, che, in fondo, come il suo cugino Ludwig, avrebbe desiderato non avere!

Aveva invece un culto esagerato della bellezza e della gioventù, specchio di disagi più profondi, non certo conosciuti e tantomeno compresi dal pazzo chela uccise con una lima appuntita, trapassandole il cuore!

di Daniele Vanni

 

10 Settembre 1898, Ginevra, lungolago, ore 13,30 circa.

Sta per partire il battello per Montreaux, quando sul quai du Mont-Blanc un uomo che forse andava di corsa, sembra aver incoppato e fatto cadere una elegante signora.

Ma quella dama, accompagnata da un’amica, con l’ombrellino non è una villeggiante comune che sale sul battello per una gita!

E quell’uomo è un pericoloso criminale anarchico

Sissi, si è Lei, l’Imperatrice d’Austria, che è lì sotto mentite spoglie, la signora che è andata a terra! si rialza, dopo che un passante sembra l’abbia pesantemente incoppata!

Dice che non è niente! Ha appena una macchiolina di sangue sul petto.

Ma basterà!

Il pazzo anarchico Luccheni, è lui l’uomo che le si è fato davanti d’improvviso e poi è fuggito di corsa, ha colpito con una specie di lima triangolare che ha trapassato il cuore alla più amata e famosa imperatrice di sempre!

Che non avrà proprio la bellezza di Maria Schneider (figlia di un’attrice con qualche relazione indicibile…nel Reich) volto che non scorderemo mai nei panni e nelle eterne pellicole di Sissi-Scneider!

Ma pure, quello originario della Principessa di Baviera e poi moglie dell’Imperatore Giuseppe, è un bel volto, che nasconde pensieri a volte singolari, che sono venuti fuori, alla luce della storia, solo di recente, anche se il suo comportamento in vita e qualche stravaganza di troppo lo lasciavano presagire. Con un po’ di eccentricità che forse la possano accostare all’amato cugino Ludwig di Baviera!

Nel settembre 1898, l'Imperatrice si è recata, in incognito, per avere pace e relax e vivere una vacanza come una signora comune, a Ginevra, prendendo alloggio all'Hotel Beau-Rivage, sul lungolago ginevrino, dove già aveva soggiornato l'anno precedente.

Ed è questo, forse, l’errore più grande! L’esser andata nello stesso posto, dove qualcosa è trapelato…

E’ il 10 settembre e l'Imperatrice, sempre vestita di nero, dopo il suicidio del figlio Rodolfo, cela il bel viso dietro una veletta - o un ombrellino - ed é difficile da riconoscere, così.

Sta per prendere il battello per Montreux delle ore 13:35. E’ accompagnata dalla contessa Irma Sztáray, quando l'anarchico italiano Luigi Lucheni, informato sull'indirizzo dell'Imperatrice e sulle sue sembianze, appostato sul quai du Mont-Blanc, esce fuori da dietro un ippocastano, armato della sua lima nascosta in un mazzo di fiori e al passaggio dell'imperatrice la pugnala al petto, con un unico colpo preciso, tentando poi di fuggire.

Quattro passanti, non lontano dal luogo dell'attentato, lo bloccano.

Al commissario che lo interrogava chiedendogli il motivo del suo gesto, pare abbia risposto: «Perché sono anarchico. Perché sono povero. Perché amo gli operai e voglio la morte dei ricchi!».

L'Imperatrice che correva verso il battello (la sirena della partenza aveva già suonato) si accasciò per effetto dell'urto, ma si rialzò e riprese la corsa, non sentendo apparentemente nessun dolore. Fu solo arrivata sul battello che impallidì e svenne nelle braccia della contessa Stáray. Il battello fece retromarcia e l'Imperatrice fu riportata nella sua camera d'albergo: spirò un'ora dopo, senza aver ripreso conoscenza.

L'autopsia effettuata dal dottor Mégevand, mostrò che la lima aveva trafitto il ventricolo sinistro, e che Elisabetta era morta d'emorragia interna.

La sua tomba si trova a Vienna, nella Cripta Imperiale accanto al marito e al figlio.

Nel 1998, è stato pubblicato il diario poetico dell'Imperatrice, dal quale è emerso che Elisabetta (ma Luccheni non lo saprà mai!) non amasse affatto la sua condizione aristocratica, né condividesse la politica degli Asburgo, tanto da augurarsi di morire "improvvisamente, rapidamente e se possibile all'estero" in un certo senso dunque si può dire che il suo intimo desiderio di abbandonare la vita sia stato esaudito. Con grande scherno di tutti i pazzi rivoluzionari che vorrebbero cambiare il mondo forse perché non accettano se stessi e proiettano fuori di loro, sul sociale, sui politici, -allora sui regnanti, - l’incapacità di cambiare dentro, con la scusa di voler un mondo che neppure loro sanno disegnare!

Diverso è avere a cuore la situazione di chi è sfruttato, di chi soffre, avere una tensione al meglio! Ma chi dice di volere tutto questo disprezzando, accusando violentemente, o, peggio ancora: finendo poi per fare vera violenza! è forse peggio di chi accusa! 

D'altro canto, dai suoi scritti, quelli di Sissi, emerge chiaramente la non condivisione delle condizioni sociali in cui versava la popolazione austriaca e ungherese, tanto da considerare i giovani a lei contemporanei come "oppressi dall'ordine stabilito"! E si dice: a disagio e rattristata per la disparità socio-economica fra lei e la gente comune, detestando le ricchezze e i viaggi di piacere per l'Europa, Elisabetta arriva anche a maledire, nelle sue poesie, la dinastia asburgica!

Certo è veramente più rivoluzionaria Sissi dell’anarchico Luccheni, che, senza dubbio, - non a caso, appena arrestato si “giustifica”, dicendo che è povero! – se fosse nato imperatore non sarebbe mai giunto ad elaborare tanta comprensione politica per i diseredati!

Non caso, ad esempio, nella biografia dedicata all'Imperatrice, Brigitte Hamann descrive Elisabetta-Sissi come una forte anti-clericale, libertaria e pre-comunista, insofferente alla vita di corte e all'etichetta di corte, tanto da desiderare che Francesco Giuseppe abdicasse e andasse a vivere con lei sulle rive del Lemano!

Il culto della bellezza

Ossessionata dal culto della propria bellezza, Elisabetta concentrava tutte le proprie energie nel tentativo di conservarsi giovane, bella e magra. Negli anni settanta e ottanta gli impegni di corte non trovavano spazio nella giornata dell'Imperatrice.

Secondo le cronache, Elisabetta era alta 1 metro e 72 e pesava 50 kg, aveva capelli castani folti e lunghissimi, che sciolti le arrivavano alle caviglie. Quasi tre ore occorrevano quotidianamente per vestirsi, poiché gli abiti le venivano quasi sempre cuciti addosso per far risaltare al massimo la snellezza del corpo. La sola allacciatura del busto, utile a ottenere il suo famoso vitino da vespa, richiedeva spesso un'ora di sforzi!

Il lavaggio dei capelli era eseguito ogni tre settimane con una mistura di cognac e uova e richiedeva un'intera giornata, durante la quale l'Imperatrice non tollerava di essere disturbata. Altre tre ore erano dedicate ai capelli, che venivano intrecciati da Fanny Angerer, ex parrucchiera del Burgtheater di Vienna.

Una delle sue creazioni più famose fu l'acconciatura a "corona", con grandi trecce raccolte sopra la nuca, divenuta il simbolo di riconoscimento dell'imperatrice, che fu imitata da molte donne aristocratiche del tempo.

Elisabetta era impegnata per il resto della giornata con la scherma, l'equitazione e la ginnastica (a tal scopo, aveva fatto allestire in tutti i palazzi in cui soggiornava delle palestre attrezzate con pesi, sbarra e anelli, e per un certo periodo aveva mantenuto una scuderia di prima grandezza).

Io stesso, in un viaggio a Schonbrunn, tantissimi anni fa, provai l’ebbrezza di tirarmi sù con gli anelli che Sissi aveva fatto mettere alle porte alte del suo appartamento e di salire una specie di spalliera a pioli che la mia guida, facendo una gentilissima eccezione, da giornalista italiano, mi permise di usare!!!

Ne aveva di attrezzi per la ginnastica anche in bagno e costringeva inoltre la propria dama di corte di turno, a seguirla durante interminabili e forsennate passeggiate quotidiane.

Per preservare la giovinezza della pelle, Elisabetta faceva uso di maschere notturne (a base di carne di vitello cruda o di fragole) e ricorreva a bagni caldi nell'olio d'oliva. Per conservare la snellezza, oltre a rispettare il rigoroso regime alimentare, dormiva con i fianchi avvolti in panni bagnati e beveva misture di albume d'uovo e sale.

Mascherava la propria anoressia, con l'ossessione per un'alimentazione sana!!!

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