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Accadde oggi: 9 Settembre 9 d.C.: la strage delle Legioni romane nella Foresta Nera di Teutoburgo

9 settembre TEUTO8

Fu una delle maggiori disfatte di Roma di sempre! Si dice che Augusto piangesse richiedendo a Varo, il comandante, di far rivivere le sue legioni! Ma forse l'Imperatore doveva chiedere informazioni al suo figlio adottivo Tiberio che poi sarà imperatore egli stesso. E' una "scoperta" di una possibile spiegazione della disfatta che abbiamo cercato proprio a Kalkrise nella bellissima foresta, dove ancora emergono i resti dello scontro!

di Daniele Vanni

 

 

 

 

La battaglia della Foresta di Teutoburgo, chiamata Clades Variana (la disfatta di Varo) fu uno delle maggiori disfatte di sempre per Roma: da allora non si azzarderà più ad oltrepassare, stabilmente, il Reno per i successivi 400 anni!

La carneficina all’ombra di secolari alberi adorati dai Celti e dai loro “cugini” Germani, si svolse nell'anno 9 d.C. tra l'esercito romano guidato da Publio Quintilio Varo e una coalizione di tribù germaniche comandate da Arminio, capo dei Cherusci.

Ebbe luogo nei pressi dell'odierna località di Kalkriese, nella Bassa Sassonia: tre intere legioni (la XVII, la XVIII e la XIX) furono annientate, oltre a 6 coorti di fanteria e 3 ali di cavalleria ausiliaria.

Dopo che Tiberio, figlio adottivo dell'imperatore Augusto, aveva completato la conquista della parte settentrionale della Germania (con le campagne del 4-5), e domato gli ultimi focolai di una rivolta dei Cherusci, i territori compresi tra i fiumi Reno ed Elba, apparivano ai Romani come una vera e propria provincia.

L'imperatore Augusto decise di affidare ad un burocrate più che ad un generale, il governo della nuova provincia. Scelse, dunque, il governatore della Siria, Publio Quintilio Varo a scapito di Tiberio validissimo generale che forse era cresciuto troppo!

Varo, ignorando la situazione perfettamente nota a Tiberio, si rivolse ai Germani come fossero dei sudditi arresisi alla volontà romana, e non si accorse né della loro forza, né del crescente rancore che covavano per l'invasore.

I Germani aspettavano solo il momento opportuno per ribellarsi e scrollarsi di dosso il peso insopportabile dell'invasore romano. Questo momento sembrò arrivare agli inizi di settembre del 9 d.C. Al comando di tre legioni, reparti ausiliari e numerosi civili, Varo si era spinto in direzione nord ovest, affidandosi alle indicazioni degli indigeni poiché non conosceva la regione, per muoversi, finita la stagione di guerra (che per i Romani iniziava a marzo e finiva ad ottobre), verso i campi invernali.

Al comando di tre legioni (la XVII, la XVIII e la XIX), reparti ausiliari (3 ali di cavalleria e 6 coorti di fanteria) e numerosi civili, Varo si spinse jn direzione ovest, costeggiando da nord la Foresta di Teutoburgo: non sospettava che Arminio, principe dei Cherusci (il quale militava da anni nelle file dell'esercito romano tra gli ausiliari), stava progettando un'imboscata per sopraffare l'esercito romano: non dette retta neppure a voci e a certe spie che lo avevano avvertito.

Varo disponeva di circa 15.000 legionari e 5.000 ausiliari. Più donne e familiari.

I Germani di Arminio potevano invece contare su circa 20.000/25.000 guerrieri delle tribù dei Cherusci, Bructeri, oltre probabilmente a Sigambri, Usipeti, Marsi, Camavi, Angrivari e Catti.

Varo stava percorrendo un terreno estremamente difficile da superare con un esercito che, date le difficoltà oggettive del percorso, si era allungato a dismisura, per oltre tre chilometri e mezzo, con molti carri, bestie da soma, non pochi bambini, donne ed un certo numero di schiavi. Nel frattempo si abbatteva su di loro una violenta pioggia ed un forte vento che dispersero ancor di più la colonna in marcia…e i Germani attaccarono…

Arminio aveva predisposto con estrema cura tutti i dettagli dell'imboscata: aveva scelto il luogo dell'agguato, vale a dire il punto in cui la grande palude a nord, si avvicinava di più alla collina calcarea di Kalkriese, e dove il passaggio era ristretto a soli 80-120 metri. Aveva appositamente fatto deviare il normale tracciato della strada, con lo scopo di condurre l'esercito romano in un imbuto, senza uscita; contro un terrapieno (lungo circa 500-600 metri e largo 4-5), dietro cui aveva nascosto parte delle sue truppe. Le altre irruppero dall’alto della collina, circondando i Romani. Prima li colpirono li colpirono da lontano con un continuo lancio di giavellotti, aste e frecce, ma successivamente, poiché nessuno si difendeva e molti erano stati feriti, li assalirono. Per tre giorni interi. Inutile la fuga avanti o indietro. O il tentativo di fare fortificazioni. Dalle foreste venivano attaccati di continuo. E altre tribù e forze fresche, visto il successo affluivano.

Per questi motivi Varo, e gli altri ufficiali di alto rango, nel timore di essere catturati vivi o di morire per mano dei Germani, compirono un suicidio collettivo.

Chi fuggiva nei boschi o nella palude era preso e sacrificato su altari improvvisati agli dei germani.

Non prima di atrocissime torture. Tanto che molti prigionieri si uccidevano da soli con le catene!

Quando le legioni romane guidate da Germanico che recuperò molte delle insegne strappate, giunse sul posto lo trovò pieno di ossa e tutti gli alberi avevano teschi conficcati sui tronchi

Quando giunse la notizia, dicono che Augusto si mostrasse così avvilito da lasciarsi crescere la barba ed i capelli, sbattendo, di tanto in tanto, la testa contro le porte e gridando: "Varo rendimi le mie legioni!". Dicono anche che si strappò la veste e fu colto da grande disperazione non solo per coloro che erano morti, ma anche per il timore che provava per la Gallia e la Germania, ma soprattutto perché credeva che i Germani potessero marciare contro l'Italia e la stessa città e poiché a Roma vi era un numero elevato di Galli e Germani anche nella Guardia Pretoriana, li mandò in esilio in diverse isole, mentre a coloro che erano privi di armi ordinò di allontanarsi dalla città!

Per fortuna di Roma, Arminio, dopo questo grande successo militare, non riuscì ad allearsi con l'altro grande sovrano germano Maroboduo, il re dei Marcomanni, che recuperò la testa di Varo e la inviò a Tiberio.

Altrimenti la discesa dei Visigoti ed Ostrogoti sarebbe stata anticipata di oltre quattro secoli!

Resta dubbio il ruolo di Tiberio, che, esautorato dal padre adottivo Augusto e sostituito da Varo, possa in qualche modo aver “aiutato” il nemico o almeno non così aiutato Varo! Fatto sta che, per gelosia o invidia, fermò in seguito le conquiste fatte in Germania dal figlio adottivo Germanico, che con il suo prestigio aveva rischiato di diventare imperatore proprio al posto di Tiberio!

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