bottone livetv

bottone ondemand

bottone tg

Accadde oggi, 7 Settembre 1191: Terza Crociata, Battaglia di Arsuf, Riccardo I d'Inghilterra sconfigge Saladino e diventa: " Cuor di Leone"

7 settembre Arsuf

Da allora, sarà: Riccardo Cuor di Leone, ma i Cristiani non seppero o non poterono approfittare più di tanto della vittoria: troppo distanti dalla patria, troppo divisi, troppo difficoltosi gli spostamenti all'epoca.

di Daniele Vanni

 

 

In latino, la cittadina si chiamava Apollonia, ma il sito era molto più antico e prendeva nome da una divinità cananea. Oggi appartiene ad Israele: siamo a 16 chilometri a nord di Giaffa, sul Mediterraneo ed è un grande parco archeologico.

L'insediamento fu fondato dai Fenici nel V secolo a.C., e qui, sul mare, producevano la preziosa porpora, colorante derivato dal murice comune, che esportavano verso l'Egeo.

Durante il periodo ellenistico divenne una città portuale, dei Seleucidi e fu rinominata Apollonia, in quanto i Greci identificavano l’antica divinità con Apollo.

Sotto il dominio romano, la città crebbe e divenne un importante insediamento di transito lungo la strada costiera (Via Maris) tra Giaffa e Cesarea in Palestina.

Nel 113, Apollonia fu parzialmente distrutta da un terremoto, ma venne presto ricostruita, sviluppando i traffici con l'Italia e il Nordafrica.

Durante il periodo bizantino la città si estese, divenendo, tra il V e il VI secolo, la seconda città della pianura di Sharon dopo Cesarea, popolata da cristiani ed ebrei samaritani, con una raffinata chiesa ed una prospera industria vetraria.

 Nel 640, la città venne conquistata dai Musulmani che la fortificarono con una cinta di mura ed un fossato, con lo scopo di trasformarla in un caposaldo contro i continui attacchi dal mare delle flotte bizantine.

Nel 1101, Arsuf venne occupata da Baldovino I di Gerusalemme e dal suo esercito. Fu ribattezzata Azotus, fu ricostruita la cinta di mura e nacque così la Signoria di Arsuf, vassalla del Regno di Gerusalemme. Ma nel 1187, con la caduta di Gerusalemme, la città venne nuovamente conquistata da Saladino. Solo quattro anni, e il 6 settembre 1191, a seguito di una battaglia tra le armate di Riccardo Cuor di Leone e Saladino, che vide la sconfitta di quest'ultimo, la città tornò nuovamente in mano cristiana.

Dal 1261, la città venne governata e presidiata dagli Ospitalieri.

La località rimase in mano ai Crociati fino al 1265, anno in cui il sultano mamelucco Baybars Bunduqdārī la espugnò, al termine di un assedio durato 40 giorni. La città era difesa da circa 300 Ospitalieri, che combatterono duramente, fino a quando furono costretti alla resa dopo aver perduto circa un terzo delle loro forze. La resa venne accettata con la condizione di lasciare in libertà i difensori. La promessa non fu tuttavia mantenuta da Baybars che li uccise tutti, radendo in seguito al suolo la fortezza e le mura nel timore che potesse essere riutilizzata dai Crociati. La distruzione della città fu totale ed essa non venne mai più ricostruita.

 

Ma torniamo alla Terza Crociata.

L'esercito cristiano procedeva sempre con il mare alla sua destra e con alla sinistra le montagne coperte da guerrieri musulmani. I Crociati attraversarono un bosco di querce chiamato la “foresta di Arsuf” e, stringendo ancora le loro fila pronti a combattere, raggiunsero un fiume chiamato dagli Arabi “Leddar”. In queste pianure, 200.000 musulmani erano in attesa dell'esercito cristiano, per interrompere la sua avanzata o per ingaggiare la battaglia decisiva.

Era il 7 settembre 1191: quando vide il nemico, Re Riccardo si preparò al combattimento.

I cristiani vennero suddivisi in cinque corpi: il primo corpo era composto dai Cavalieri Templari guidati dal loro Gran Maestro Robert de Sablé;

il secondo corpo era composto dai guerrieri della Bretagna e dagli Angioini;

il terzo corpo era composto dai Crociati del Re Guido di Lusignano e dai Cavalieri di Poitiers comandati dal Conte Enrico II di Champagne;

il quarto corpo, disposto intorno al carro con lo stendardo, era composto da inglesi, normanni e francesi comandati dal Duca Ugo III di Borgogna, dal cavaliere fiammingo Jacques d'Avesnes, dal Conte Roberto II di Dreux e da suo fratello il Vescovo Filippo di Beauvais;

il quinto corpo, che fungeva da retroguardia, era composto dai Cavalieri Ospitalieri guidati dal loro Gran Maestro Garnier de Naplouse, seguiti dagli arcieri.

Il Conte Enrico II di Champagne si era avvicinato con i suoi cavalieri alle montagne, per osservare i movimenti dei turchi, mentre il Re di Inghilterra e il Duca Ugo III di Borgogna, con un gruppo scelto, a volte si portavano in avanti, a volte sul retro e sui fianchi dell'esercito Crociato.

A tutti i guerrieri era stato ordinato di non lasciare i loro ranghi e rimanere immobili all'avvicinarsi del nemico.

Verso la terza ora del giorno l'esercito, in ordine di battaglia, vide un gran numero di musulmani che scendeva giù dalle montagne e si avvicinava alle retrovie dei Crociati. In questa folla di nemici si potevano notare i Beduini arabi armati di arco e di turcasso; gli Sciti, dai lunghi capelli, montavano su grandi cavalli ed erano armati di lance; gli Etiopi, alti e dalla pelle nera, si mostravano con il viso dipinto di bianco e di rosso. Dopo queste truppe, vi erano varie falangi che portavano alle estremità delle loro lance, bandiere di tutti i colori.

Tutti questi barbari stavano avanzavano contro i cristiani con la rapidità del fulmine e la terra tremava sotto i loro piedi: il suono delle loro trombe e dei loro tamburi non avrebbe fatto sentire il fragore del tuono.

Fra di loro vi erano degli uomini, il cui unico compito era quello di fare delle spaventose urla e tutto questo rumore non serviva solo a spaventare i nemici, ma anche a spingere i guerrieri musulmani alla battaglia, facendo loro dimenticare pericolo.

Spinti da tale frastuono, i loro battaglioni si precipitarono sui Crociati; nuovi battaglioni seguirono i primi e altri ancora seguirono i secondi. Ben presto l'esercito musulmano circondò l'esercito cristiano; gli arcieri ed i balestrieri Crociati fermarono l'impeto del primo attacco, ma i Turchi, spinti da quelli che venivano dopo di loro, tornarono alla carica.

L'attacco dei musulmani avveniva sia dalla parte del mare che da quella delle montagne; il maggior numero di attacchi era indirizzato alla retroguardia, dove vi erano i Cavalieri Ospitalieri e gli arcieri; questi ultimi, dopo aver abbandonato archi e balestre, ora combattevano con la lancia, ora con la mazza, ora con la spada.

Tuttavia l'esercito cristiano non fermò la sua marcia verso Arsuf.

Riccardo Cuor di Leone (che da lì prese l’appellativo!) aveva rinnovato l'ordine di rimanere sulla difensiva e non assaltare il nemico, se non dopo il segnale dato da sei trombe: due alla testa dell'esercito, due nel mezzo e due in retroguardia. Questo segnale era tanto atteso: i baroni e cavalieri potevano sopportare tutto, tranne la vergogna di stare senza combattere contro un nemico che raddoppiava i suoi attacchi in qualsiasi momento,

I Cavalieri Ospitalieri si lamentarono e accusarono Riccardo Cuor di Leone di averli abbandonati, tanto che Garnier de Nablus, il loro Gran Maestro, chiese aiuto a San Giorgio, il patrono dei coraggiosi.

Alla fine alcuni Cavalieri Templari, più impazienti, dimenticarono l'ordine che avevano ricevuto e si precipitarono sui musulmani, trascinando con il loro esempio le valorose milizie dell'Ordine degli Opitalieri.

Immediatamente, il Conte Enrico II di Champagne con il suo gruppo scelto, Jacques d'Avesnes con i suoi Fiamminghi, il Conte Roberto II di Dreux e suo fratello il Filippo di Beauvais corsero nel posto in cui il pericolo era maggiore. Dopo di loro, cominciano a muoversi i Bretoni, gli Angioini, i Poitou e la battaglia divenne generale, estendendosi dal mare alla montagna.

Re Riccardo si mostrava laddove i cristiani avevano bisogno della sua assistenza, mentre la mischia si faceva confusa e le nuvole di polvere più fitte. Bandiere strappate, lance spezzate e spade rotte erano disseminate in tutta la pianura.

Testimoni dissero che venti carri non avrebbero potuto contenere le lance e le frecce disseminate sul terreno.

Intanto la scontro diventava sempre più sanguinoso: l'intero esercito cristiano era ora impegnato in combattimento e intorno al carro che portava la grande bandiera si era formato il centro della battaglia.

I turchi, che avevano perso i cavalli e le armi, si nascondevano nei cespugli o si arrampicavano sugli alberi, mentre altri fuggivano verso il mare. Presto i musulmani cominciarono a cedere, per poi fuggire definitivamente.

Mentre i loro nemici erano in fuga, i cristiani, credendo di aver vinto, restarono immobili nel luogo che avevano appena conquistato; mentre i Crociati, sopraffatti dal calore e dalla fatica e non aspettandosi più di essere attaccati, si prendevano cura dei feriti e raccoglievano le armi disseminate sul campo di battaglia.

Ma, all'improvviso, 20.000 musulmani tornarono a riprendere i combattimenti. Al-Muzaffar Umar, nipote del Sultano e il più coraggioso tra i suoi Emiri, era a capo delle milizie musulmane, tra le quali c'erano i Mamelucchi di Saladino con le loro bandiere gialle.

I cristiani che avevano ripiegato intorno alla loro bandiera, sostennero l'urto del nemico, incoraggiati dalla presenza e dall'esempio di Riccardo Cuor di Leone. Poi recuperarono vittoriosamente e ripresero ad avanzare verso Arsuf; allora i musulmani, spinti dalla disperazione, tornarono ad attaccare la retroguardia.

Riccardo, che già due volte aveva respinto il nemico, accompagnato da quindici cavalieri inseguì il nemico ripetendo ad alta voce il grido di battaglia dei Crociati: “Dio! Aiuta il Santo Sepolcro!”!

I più coraggiosi seguirono il Re ed i musulmani fuggirono disordinatamente. Il loro esercito, sconfitto tre volte, sarebbe stato distrutto, se i cespugli circostanti non avessero giovato alla loro frettolosa ritirata.

In questa battaglia, Saladino perse più di 8.000 soldati e 32 Emiri.

La vittoria dei cristiani costò loro un migliaio di guerrieri.

Fu con profondo dolore che i crociati riconobbero tra i morti uno dei loro capi più esperti e più intrepidi: Jacques d'Avesnes. Venne ritrovato coperto di ferite tra i suoi compagni. Pur avendo avuto un braccio e una gamba tagliata, non aveva smesso di lottare e, nel momento della sua morte gridò: “0h Riccardo, vendica la mia morte!” Il giorno dopo la battaglia fu sepolto presso Arsuf nella Chiesa della Vergine.

La battaglia di Arsuf avrebbe potuto decidere il destino di questa Crociata, visto che vi avevano combattuto i migliori guerrieri del Cristianesimo e dell'Islam: se Saladino fosse stato vittorioso, nessuna città della Siria avrebbe più visto sventolare sulle sue mura le bandiere della croce; se i Crociati avessero approfittato della loro vittoria ed avessero continuato a vincere sui loro nemici, la Siria e l'Egitto potevano sfuggire al potere dei musulmani.

sice 230x230       telnet 230x230

Info e note legali

Seguici su...

facebook twitter youtube rss

 

Contattaci

Logo DiTV PNG

Via Tazio Nuvolari, 53
55061 Carraia - Lucca - Italy
Tel 0583 462209
Fax 0583 1929109
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.