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Accadde oggi, 6 Agosto 1991: 26 anni fa, nasceva il Web!!! - Tutte le battaglie dei Pisani nel 6 di Agosto

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Ha 26 anni, ma ne dimostra molti, molti di più! Perchè nella storia dell'umanità, niente ha avuto più successo! La "Rete" che in un quarto di secolo è passata da un utente a 3 miliardi e mezzo!

Buon compleannoWWW! Anche se le statistiche ci dicono che un numero impressionante di giovani sono dipendenti.."tecnologici"!

di Daniele Vanni

 

 

Alcuni indicano il 6 di Agosto. L’anniversario della Bomba di Hiroshima! E credo che, l’irrompere del Web nella vita dell’umanità, non abbia avuto effetto meno esplosivo!

Altri pongono l’anniversario dell’inizio del Mondo 2.0 (o già 3.0), al 23 di Agosto. Sempre del 1991.

Altri ancora lo pospongono, dicendo che le prime non erano che prove.

Fatto sta che l’uomo, il discendente di Lucy della Rif Valley, da un quarto di secolo ha uno “strumento” che non gli permetterà più di vedere il presente, ma neppure il passato e tantomeno di ipotizzare il futuro, come ha sempre fatto.

Se non fosse altro perché, come per millenni ha avuto e tenuto l’idea di Dio, cioè molto in alto sopra di sé, adesso l’umanità si trova, per le mani, quindi concretamente, un “idolo” più potente del suo creatore!

Mi spiego, se ci riesco!

Al di là di idealismi ed intellettualismi, al di là di credenze, pregiudizi e preconcetti, se si guarda, spassionatamente, la storia, - e alla Storia! - si vedrà che i veri passi in avanti, i “salti” che l’umanità ha fatto, sono dovuti, non a pensieri, ideologie o politiche elaborate da mente fertili, ma da innovazioni tecnologiche!

A fine Settecento, dopo i tentativi leonardeschi più o meno fantasiosi, - senza andare a scomodare Icaro! – l’uomo si distaccava dalla terra (non dal desiderio del suo possesso, cosa che non riuscirà mai a fare!) con le mongolfiere. Poco più di un secolo dopo i fratelli Montgolfier, quelli Wright, riuscivano a farci veramente decollare con un motore. In appena un sessantennio da questo evento strabiliante, - a parte le polemiche di quando siamo o meno davvero sbarcati sulla Luna, - mettevamo piede sul “nostro” satellite!

E avete visto la nostra vita com’è cambiata!!?

Nell’Agosto 1991, un’astronave aliena scendeva nel nostro giardino, nelle nostre camerette, negli studi professionali e nelle stanze dei dipendenti statali italiani che così da allora avevano un vero strumento per riempire le mattinate, visto che figli di un sindacato maggiore, non hanno mai lavorato neppure di pomeriggio!

Era il Wordl Wide Web: letteralmente: "rete di grandezza mondiale".

E nessun pescatore, neppure quelli sul Lago di Tiberiade, trasformati da pescatori di pesci a pescatori di anime! hanno  potuto disporre di una tale reti e prendere in 25 anni tanti miliardi di “pesci”! E ripescarli di continuo! Addirittura anche dentro il bagno o quando guidano, - in Italia le ultime scuole guida fanno ormai lezione con il braccio destro rigorosamente legato al corpo, perché da noi la quasi totalità degli utenti auto, la conducono con una mano sola, dato che le case costruttrici ancora si ostinano a non voler mettere, di serie, come le cinture il viva-voce (forse perché attirerebbe meno per la minor intimità!!?)! Comunque ormai viviamo dentro la Rete, il Web. Che con il monitor o l’Ipad o lo Smartphone, ci controlla anche quando gacciamo all’amore! E se non lo fa “Lui”, lo facciamo da noi con un selfie che postiamo subito su Facebook che ha sostituito, d’un tratto! – libri, caratteri mobili di Guttemberg, carta stampata, giornali e rotocalchi (mentre stentano tv, un po’ meglio radio) – tutti i giornalisti del mondo, che arrivano ormai secondi o terzi su qualunque notizia! Ma poi con la Rete, le notizie non interessano neppure più! Meno che quelle che postiamo noi sui Social che io definirei: “Asocial”) o su Facebook. E non importa cosa o come scriviamo: interessano solo visualizzazioni e “mi piace”!

Volete i numeri di questa “pesca miracolosa”?

In 25 anni, che nella storia dell’umanità, fino a qualche secolo fa volevano dire nulla o almeno molto poco, siamo passati da uno a 3,4 miliardi!!!

E’ questa la crescita esponenziale degli utenti del World Wide Web, di cui questo mese ricorre l'anniversario.

Se infatti la nascita della Rete risale al 6 agosto del 1991, con il suo papà Tim Berners-Lee che pubblica la prima pagina online, è solo il 23 agosto dello stesso anno che si registra il primo accesso da parte di persone esterne alla comunità dei creatori del web.

È così che in questa data o in questi giorni, si festeggia l'Internaut Day, si celebra cioè lo Jurij Gagarin del web: il primo a navigare non nello spazio, come l'astronauta russo, ma in Rete. Il primo internauta, appunto.

Lo scopo di Berners-Lee era creare un sistema per collegare i computer dei centri di ricerca e condividere le informazioni, una specie di database online a cui si potesse accedere da ogni terminale.

Ma da almeno un cinquantennio s’ipotizzava, concretamente, la realizzazione di un tale sogno dell’uomo che trasformerà inevitabilmente, come non so, tutti noi. O meglio: lo vedranno i “nativi digitali” con i loro figli e nipoti.

L'informatico britannico non si poneva queste domande, come Leonardo non sapeva le polemiche che sarebbero sorte sull’aeroporto di Peretola (oggi intitolato proprio all’autore della Gioconda) che lui vedeva dall’alto, mentre faceva sfracellare dal Monte Ceneri, un suo collaboratore che aveva avuto l’ardore o l’incoscienza di montare sulle spalle quelle pesanti ali: guarda caso, e dopo quella prova di lui non si sa più niente, quel temerario collaboratore del vinciano, viveva proprio a Peretola!

Berners-Lee lavorava sugli ipertesti, le pagine testuali legate tra loro da un link, ( a Lucca, il Linketto è quell’essere malefico che lega assieme la notte nellae stalle le code delle vacche!) e in questi collegamenti riconosce la base per il web insieme a Robert Caillau, il collega belga che lo sostiene. Scrive il primo server sul suo Next Cube, uno dei computer creati da Steve Jobs dopo l'uscita dalla Apple, e insieme a questo anche il primo browser, WorldWideWeb, coniando così il nome con cui sarà riconosciuta la Rete.

E già all’inizio è un browser tutt'altro che primitivo: consente di scaricare immagini, suoni e filmati.

Anche se, per farlo veramente e per un pubblico vasto ci vorranno anni e tantissimi investimenti!

Per fare questo, o meglio: per iniziare a farlo, i comuni mortali dovranno aspettare l'uscita del browser Mosaic dell'Università dell'Illinois, nel 1993, per provare a sperimentare l’emozione del primo vero web. Il 30 aprile di quell'anno il Cern, cui appartiene il primo sito web del mondo, rilascia il codice sorgente del sistema informativo, permettendo a tutti non solo di accedervi ma di costruire browser, client, server.

Di creare, insomma, quel www su cui oggi trascorriamo la maggior parte delle nostre giornate!

Due anni dopo, nel 1995, i siti nel mondo erano meno di 25mila, ma l’anno dopo, erano cresciuti di 10 volte: raggiungeranno il primo milione nel 1999.

Il traguardo del miliardo di siti web è stato raggiunto nel 2014: a certificarlo il 'contatore di internet' Live Stats, che ora segna quasi 1,07 miliardi di siti e 3,44 miliardi di internauti.

La Rete ha fatto la sua pesca! Siamo a metà, poco meno, dell’umanità in 25 anni, un quarto di secolo. Io credo che in molto meno della metà non ci saranno pesci fuori dalla Rete!

Per fare un paragone, che non vuol essere affatto irriverente, - perché se in molti rinunciano oggi ad andare in Chiesa, nessuno farebbe più a meno, senza crisi di astinenza, del telefonino e di Internet, non dico per un giorno, ma neppure per mezza giornata, ma dato che abbiamo parlato di Tiberiade e della parabola della pesca miracolosa, - il Cristianesimo, che è la religione più diffusa al mondo, in duemila anni, ha raccolto appena 2,5 miliardi di fedeli!

 

 

I Pisani combattevano (e vincevano!!) sempre il 6 Agosto...fino alla Meloria!

1003 – L'ammiraglio pisano Carlo Orlandi sconfigge una flotta musulmana nelle acque di Civitavecchia

1005 – Nel corso di una spedizione contro i musulmani, l'ammiraglio pisano Pandolfo Capronesi conquista le città di Reggio Calabria, Amantea, Tropea e Nicotera

1063 – La flotta da guerra pisana, forza il porto di Palermo e saccheggia la città

1087 – Dopo aver espugnato Pantelleria la flotta pisana sbarca in Africa e conquista le città di Zawila e Mahdia

1119 – La flotta pisana sconfigge quella genovese nelle acque di Porto Venere

1135 – I pisani conquistano Amalfi

1282 – Sconfitta genovese ad opera dei Pisani nelle acque di Porto Venere

 

I Pisani, superstiziosi come gli antenati etruschi, combattevano tutte le loro battaglia, il giorno del & Agosto...fino alla Meloria, poi cambiarono il patrono!

 

LA FESTA DI SAN SISTO E LE CAMPANE

6 AGOSTO 1284

Ogni famiglia pisana

pianse un caduto

Nell'attuale toponomastica genovese persiste memoria del più funesto Die di Santo Sisto. 6 agosto 1284: la Meloria.

A Pisa e nel contado ogni famiglia pianse un caduto o un disperso o un prigioniero, difficile da riscattare.

Decapitati il Governo, il Partito Ghibellino, le Magistrature, l'esercito, le professioni.

Uccisa o in ceppi la meglio gioventù.

A Genova vittoriosa si esultò dietro Oberto Doria, l'Ammiraglio trionfatore dalla galea "S. Matteo".

Nella chiesa omonima si ammassarono le bandiere strappate ai vinti. I pisani. Esibiti. Costretti a sfilare.

Morente, in lettiga, sfigurato dalle ferite, il loro Comandante supremo, il veneziano Morosini.

Vittoria tanto più sospirata, perché appena due anni prima, nelle acque amiche di Portovenere, i vincitori, assoluti, totali di oggi , avevano subito un’altra sconfitta.

Adesso avevano: novemiladuecentosettantadue prigionieri. Tra i quali anche un notaio, che presto di sarebbe trovato ina di quelle prigioni privilegiate, dove albergavano l e persone i cui famigli erano capaci di pagare un riscatto, assieme ad un veneziano, catturato alle Curzolari, la Meloria di Venezia!

Tanti che non si sapeva neanche dove rinchiuderli!

Si pensò sopra il Porto Antico genovese, sul colle che scende alla marina, che si dilata in Campus Sarzanni o Campo Sarzano: come lager, spianata perfetta, che da allora si chiamerà "Campo Pisano".

Fame, freddo, malattie, violenze, pene avrebbero falcidiato presto prigionieri, che non si potevano scambiare adesso che Pisa era presa e non avevano nessuno che potesse pagare per loro.

Alcuni, più fortunati o più robusti, finiranno ceduti come schiavi in cambio di un sacco di cipolle.

Come sintesi della situazione, vale più l proverbio coniato subito dopo la Meloria:"Chi vuol vedere Pisa, vada a Genova!".

E per Genova, partirono le donne pisane, come racconta il contemporaneo fra' Salimbene da Parma, cronista del dopo-Meloria. Nobili e plebee, povere e ricche, risolute a conoscere la sorte dei loro uomini, si mettevano in strada. A piedi. A gruppi anche di 3040. Pellegrine della disperazione.

La prigione. Le domande. La risposta dei carcerieri. Quasi sempre identica: «Ieri ne sono morti trenta, oggi quaranta, e li gettammo in mare, e così facciamo ogni giorno dei pisani». Le donne crollavano svenute. Poi si straziavano il volto con le unghie, si strappavano i capelli, senza voce e senza più lacrime.

Dei pisani il gulag bruciò segni, voci, nomi.

Il notaio, Rustichello da Pisa, non era nel “campo”!

Già elegante scrittore di avventure cavalleresche in Provenzale, nella cella, dove aveva cibo a sufficienza ed anche di che scrivere, gli misero insieme  un strambo detenuto di guerra veneziano, che non si dava pace perché era caduto in una trappola in mare che, diceva! aveva visto fare sulla terra del Katay, tante e tante volte dal Kublai Kan!

Mercante. Affabulatore di suoi strampalati viaggi in mondi immaginifici, raccontava che quella era la strategia de Mongoli: attaccare al centro e poi fingere di fuggire per far cadere in trappola il nemico!

Lui, tornato ricco dalla Cina, era anche a capo di un certo numero di galee e galeazze veneziane e non si era accorto del tranello che riduceva Venezia come Pisa che prima aveva distrutto Amalfi! Non c’era neanche l’idea più lontana d’Italia e presto sarebbero calati gli stranieri come già alla caduta di Roma!

Per tutto il 1298 Rustichello, prestando la penna alle tracimanti ricordanze dell'illetterato compagno di galera, certo Marco Polo, ascoltò, disciplinò, ripulì, fissò. L'anno dopo, Marco Polo, liberato, rimpatriava.

Non sapeva neanche di aver dettato uno dei libri più famosi di sempre, “il Milione", che sia il dettatore veneziano che il redattore pisano avevano intitolato diversamente.

Intanto si scavavano fosse comuni al Campo Pisano.

Per non disseppellire ossa, ci sarà un divieto assoluto di costruzioni fino al 1523!

I Pisani, antichi etruschi, dovevano aver conservato una superstizione fottuta!

Basta vedere che tantissime loro battaglie, si era svolte il 6 Agosto: "lo die di Santo Sisto", data cioè memorabile per Pisa ed i pisani, assistiti dal loro patrono, Sisto, che si affrettarono a cambiare con S. Ranieri, subito dopo la Meloria.

Nei primi anni del secondo millennio il 6 agosto del 1003 la flotta pisana, comandata dall'ammiraglio Carlo Orlandi, aveva vinto nelle acque di Civitavecchia, una flotta saracena.

Due anni dopo al comando di Pandolfo Capronesi, le galee pisane assediarono i Saraceni a Reggio Calabria e conquistarono le città di Amantea, Troppa e Nicotra.

Nel 1063 la vittoria più bella: la flotta repubblicana, comandata dall'ammiraglio Giovanni Orlandi, penetrò con la forza nel porto di Palermo ed ottenne un memorabile successo. Fu l'inizio della fine dell'espansione saracena nel Mediterraneo. E proprio Pisa ha il merito di aver fatto da apripista nel 1000, quando il condottiero arabo Musetto fu messo in fuga dai cittadini pisani, guidati dalla leggendaria eroina Kinzica de' Sismondi.

Grazie all'impresa di Palermo, fu possibile dare il via alla costruzione del Duomo, nel quale furono impiegati preziosissimi marmi.

Nel 1113, sempre il 6 agosto, altra pagina di gloria, per la flotta dalla croce pallata: l'armata pisana, comandata dall'arcivescovo Pietro Moriconi, salpò verso le Baleari, conquistandole con una campagna protrattasi per oltre un anno.

Nel luglio del 1284, i Pisani avevano attaccato Genova con 70 galee, comandante dall'ammiraglio Benedetto Buzzaccherini ed ottennuto una prestigiosa vittoria. Fu probabilmente il canto del cigno per una città che al massimo del suo splendore controllava la costa da Portovenere a Civitavecchia oltre all'intera Sardegna.

Un mese dopo i genovesi armarono 130 galee, al comando di Umberto Doria e giunsero a Pisa. Il grido di battaglia riecheggiò fino in città. L'arcivescovo Ruggeri benedì le 80 galee pisane, ma la croce che era sullo stendale del prelato cadde.

L'esito fu devastante: 5mila morti e 10mila prigionieri.

Il comandante della flotta era il conte Ugolino della Gherardesca, che pochi anni dopo fu accusato di tradimento ed imprigionato nella torre del Gualandi, a morir di fame. Almeno secondo il fiorentino Dante Alighieri, nel suo canto XXIII dell'Inferno. E Firenze gioiva, pensando di farne, come fece, una sua facile preda.

Prima, ma anche dopo, molto dopo la Meloria, le campane pisane, da torri e campanili quasi sempre storti per il cedimento del terreno vicino al mare, suonavano alla sera del 6 agosto in onore primo Santo Patrono di Pisa, San Sisto.

Kinzica de' Sismondi nel 1004 le aveva fatte suonare di notte, per svegliare i pisani e rispondere all'assalto saraceno già in atto alla città.

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