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Nell'Antica Roma, 25 Agosto: Le Opalia o Opiconsivia, in onore della Dea Opi, la Madre Terra, divinità dell'abbondanza agricola, assieme ad Abbondantia, Annona, Bona Dea, Cerere, Tellus, Pomona, Conso, Libera e Copia

25 agosto Opis Livia statue

Il culto romano arcaico, più che essere politeista, credeva a molte essenze di tipo divino: degli esseriinvocati, i fedeli non conoscevano molto più che il nome, ma certamente le funzioni specifiche, il numen di questi esseri, ossia il loro potere, che si manifestava in modi altamente specializzati: da qui i tantissimi nomi con cui si celebrava la terra, allora centrale nella vita dell'uomo.

di Daniele Vanni

 

Le Opalia, (o Opiconsivia) erano una festa tradizionale della romanità antica, celebrate il 25 agosto, in onore della dea Opi, la Madre Terra personificazione dell'abbondanza agricola.

La dea era considerata la moglie di Saturno ed era associata al suo culto.

Il simbolo della dea era la cornucopia e ad essa furono dedicati due santuari, uno sul Campidoglio e l'altro nel Foro.

Opi (divinità)

Opi è una divinità arcaica romana, personificazione della terra e dispensatrice dell'abbondanza agraria.

La tradizione romana le attribuisce origini sabine, in quanto culto introdotto a Roma da Tito Tazio, il re sabino che secondo la leggenda avrebbe regnato su Roma con Romolo.

A Roma fu associata nel culto a Saturno e a Conso, forse inizialmente sposa di quest'ultimo, da cui la denominazione Consiva.

 

Nel latino scritto del tempo, al nominativo singolare Ops gli autori classici preferivano Opis. Secondo Sesto Pompeo Festo:

 

« Opis dicta est coniux Saturni

per quam voluerunt terram significare,

quia omnes opes humano generi terra tribuit »

« Si dice che Opi sia moglie di Saturno

Tramite lei si esplica la terra,

poiché la terra distribuisce tutti i beni al genere umano. »

(Sesto Pompeo Festo, 203:19)

La parola latina ops significa ricchezza, abbondanza, doni, munificenza ed è anche correlata ad opis, la quale significa lavoro, in particolare quello agrario. Tale attività poteva essere intesa come sacra ed infatti era spesso accompagnata da rituali sacri per ottenere il favore delle Divinità ctonie, come Ops, Conso e Dis Pater.

Il termine Ops si confronta con il sanscrito ápnas ("beni, proprietà").

Divinità associate e parzialmente sovrapposte

Opi si distingue non sempre agevolmente da Abbondanza, la quale dispensava ricchezze non solo agrarie, che a sua volta si distingue difficilmente da Annonia, in quanto quest'ultima presiedeva esclusivamente ad una stagione, a sua volta distinta da Cerere, dea della fertilità e dei raccolti. Sempre della fertilità, ma anche femminile, era Bona Dea. T

utte e cinque si distinguevano da Tellus, la quale presiedeva tutta la terra, dalle ricchezze agrarie a quelle minerarie ed ai defunti. Tellus aveva un equivalente maschile, Dis Pater o Dite.

All'uomo moderno, Opi, Abbondanza, Annona, Cerere, Bona Dea e Tellus possono essere confuse come sei invocazioni differenti della stessa figura, che successivamente fu identificata con la anatolica Cibele, la gallica Rosmerta, nonché con le greche Demetra e Rea.

A proposito del legame con la celtica Rosmerta, c’è da dire che questo culto, come molti altri, nonostante la lotta capillare, sanguinosa e feroce del Cristianesimo, questi culti sono giunti quasi a noi!

Cardinali e vescovi, preoccupati, descrivono in Francia o in Germania, nel Medioevo, le Domina Abundia (padrone dell’abbondanza) figure che compaiono anche nel poema allegorico “Roman de la Rose”. Viene riferito che di notte le Domina Abundia entravano nelle case, dove sono preparate loro (come ancora avviene per la Befana o Babbo Natale, le offerte Qui giunte, bevono e mangiano, pur lasciando per miracolo intatte le libagioni: se queste poi sono state di loro gradimento, portano prosperità e fertilità. Il vescovo Guglielmo d'Alvernia considerava queste pratiche come una forma di idolatria da estirpare. Ma ancora nel XIX° secolo, si trovano descrizioni di queste figure quali fate celtiche. Il cardinale Nicola Cusano riferisce che durante un suo viaggio attraverso le Alpi francesi nel 1475 incontrò due vecchie donne che riferiva il sospetto potessero essere al servizio della Domina Abundia! Il Cardinale, con grande benevolenza, le fece imprigionare per stregoneria, consigliando la tortura, quale penitenza, ma non il rogo in quanto le donne erano state solo illuse dal diavolo e non seguaci di questo!

Tale molteplicità di figure si può in gran parte ricondurre al fatto che il culto romano arcaico, più che essere politeista, credeva a molte essenze di tipo divino: degli esseri invocati i fedeli non conoscevano molto più che il nome e le funzioni e il numen di questi esseri, ossia il loro potere, si manifestava in modi altamente specializzati. Poiché la coltura della terra e la raccolta delle messi occupava un ruolo centrale nella vita di allora, ne consegue l'interesse, la profusione dei riti, dei modi di invocazione e persino il numero delle figure invocate.

 

Culto

 

Le furono dedicati due santuari, uno sul Campidoglio e l'altro nel Foro, e in suo onore si celebravano le feste tradizionali degli Opiconsivia il 25 agosto e degli Opalia il 19 dicembre.

Alla sua protezione era affidato il grano mietuto e riposto nei granai. È raffigurata con una cornucopia, con del grano o con uno scettro.

Divinità romane parzialmente sovrapposte:

 

Abbondanza

Annona

Cerere

Tellus

Bona Dea

 

Divinità correlate

 

Pomona

Conso

Saturno

Dis Pater

 

Divinità non romane corrispondenti:

 

Cibele

Rosmerta

Rea

Demetra

 

Abbondanza (mitologia)

 

Abbondanza (in latino Abundantia) è nella mitologia romana la personificazione dell'abbondanza e della prosperità (confusa talvolta con Annona), nonché la custode della cornucopia, con cui distribuiva cibo e denaro.

La principale versione dell'origine della cornucopia è simile nella mitologia greca e in quella romana, nelle quali il re degli dei, avendo rotto accidentalmente il corno della capra Amaltea, promise che questo non si sarebbe mai svuotato dei frutti del suo desiderio. Il corno venne in seguito passato alla custodia di Abbondanza.

Abbondanza superò le prove del tempo, prendendo la forma della francese Dame Habonde (nota anche come Domina Abundia, e Notre Dame d'Abondance), una figura fatata e benefica che si trova in tutta la mitologia teutonica, e nella poesia del Medioevo. Nei testi correlati a questa figura si dice che avrebbe elargito i doni dell'abbondanza e della buona fortuna a quelli che da lei venivano visitati, e nella società moderna è la patrona degli scommettitori.

 

Annona (mitologia)

 

Annona è un'antica dea italica. Dea dell'abbondanza e degli approvvigionamenti, da non confondere con la dea Abbondanza, in quanto Annona presiedeva ad una sola stagione.

Veniva rappresentata con delle spighe in mano.

Veniva adorata insieme a Libera e Liberalitas, e a Copia e Abundantia, tutte Dee delle messi.

Rappresentava e garantiva il raccolto annuo delle messi con riti propiziatori e di ringraziamento, equivalenti alla festa del raccolto.

Il suo nome deriva da Annualis, derivativo di annus, che si verifica dunque ogni anno.

I Romani avevano dei servizi statali, l'Annona, che vagliavano il raccolto per l'esazione delle imposte, ma anche per garantire le scorte in caso di carestia. La Dea infatti era anche preposta alla partizione del raccolto per la semina successiva e come granaio di riserva per le carestie. La sacralità della partizione, obbligava i contadini, prima ancora che divenisse legge, a provvedere a tali bisogni.

Secondo alcuni storici moderni, fu l'imperatore Settimio Severo ad istituire l'annona militaris per sopperire alle esigenze alimentari dell'esercito, una sorta di "tassa" corrisposta in natura. Dapprima fu una misura eccezionale e poi una ricorrente, fino a che divenne un'imposta fondiaria in natura, che durante l'impero di Diocleziano fu sostituita da un tributo in denaro.

 

Tellus

 

Tellus è la dea romana della terra e protettrice della fecondità, dei morti e contro i terremoti.

Il suo culto, probabilmente più antico della religione ufficiale romana, pare ricollegarsi a quello similare della Grande Madre.

Veniva celebrato il 15 aprile con la festa delle Fordicidia; col tempo, tuttavia, fu associato a quello di Cerere, sino a fondersi con esso.

Tellus, sempre con Cerere, è citata da Ovidio come una delle "madri delle messi" (frugum matres).

 

Voci correlate:

 

Cerere (divinità)

Ferie sementive

Terra

 

 

Gea (mitologia)

Gea

Gea (in greco antico: Γῆ) o Gaia (in greco ionico e quindi in omerico: Γαῖα) è, nella religione e nella mitologia greca, la dea primordiale, quindi la potenza divina, della Terra.

Gaia (Gea) nella Teogonia di Esiodo

La Teogonia di Esiodo racconta come, dopo Chaos (Χάος), sorse l’immortale Gaia (Γαῖα), progenitrice dei Titani e degli Dei dell’Olimpo.

Da sola, e senza congiungersi con nessuno, Gaia genera Urano (Οὐρανός, Cielo stellante) pari alla Terra, generò quindi, sempre per partenogenesi, i monti, le Ninfe (Νύμφη nymphē) dei monti e Ponto (Πόντος, il Mare).

Unendosi a Urano, Gaia genera i Titani (Τιτάνες): Oceano (Ὠκεανός)[5], Coio ( Κοῖος, anche Ceo), Creio (Κριός, anche Crio), Iperione (Ύπέριον), Iapeto (Ιαπετός, anche Giapeto), Theia (Θεία, anche Teia o Tia), Rea (Ῥέα), Themis (Θέμις, anche Temi), Mnemosyne (Μνημοσύνη, anche Menmosine), Phoibe (Φοίϐη, anche Febe), Tethys (Τηθύς, anche Teti) e Kronos (Κρόνος, anche Crono).

Dopo i Titani, l'unione tra Gaia e Urano genera i tre Ciclopi (Κύκλωπες: Brontes, Steropes e Arges); e i Centimani (Ἑκατόγχειρες , Ecatonchiri): Cotto, Briareo e Gige dalle cento mani e dalla forza terribile.

Urano, tuttavia, impedisce che i figli da lui generati con Gaia, i dodici Titani, i tre Ciclopi e i tre Centimani, vengano alla luce.

Ecco che la madre di costoro, Gaia, costruisce dapprima una falce e poi invita i figli a disfarsi del padre che li costringe nel suo ventre. Solo l'ultimo dei Titani, Kronos, risponde all'appello della madre: appena Urano si stende nuovamente su Gaia, Kronos, nascosto lo evira.

Il sangue versato dal membro evirato di Urano goccia su Gaia producendo altre divinità: le Erinni (Ἐρινύες: Aletto, Tesifone e Megera), le dee della vendetta, i terribili Giganti (Γίγαντες) e le Ninfe Melie (Μελίαι).

Ponto (Πόντος, il Mare) genera Nereo (Νηρεύς) detto il "vecchio", divinità marina sincera ed equilibrata; poi, sempre Ponto ma unitosi a Gaia, genera Taumante (Θαῦμας), quindi Forco (Φόρκυς), Ceto (Κητώ) dalle belle guance, ed Euribia (Εὐρύβια).

Infine Gaia e Tartaro generano Typheo (υφωεύς, anche Tifeo) "a causa dell'aurea" di Afrodite. Questo essere gigantesco, mostruoso, terribile e potente viene sconfitto dal re degli dèi, Zeus, e relegato nel Tartaro insieme ai Titani, da dove spira i venti dannosi per gli uomini.

Alcuni studiosi credono che Gea fosse la divinità che originariamente parlava per bocca dell’Oracolo di Delfi. Ella passò i suoi poteri, a seconda delle versioni, a Poseidone, Apollo o Temi. Apollo è il dio a cui più di ogni altro è collegato l’Oracolo di Delfi, esistente da lungo tempo già all’epoca di Omero, perché in quel luogo aveva ucciso il figlio di Gea Pitone, impossessandosi dei suoi poteri ctonii. Hera punì Apollo per questo gesto costringendolo a servire per nove anni come pastore presso il re Admeto.

Nell’antica Grecia i giuramenti fatti in nome di Gea erano considerati quelli maggiormente vincolanti.

Gea nell'arte

Nell’arte classica Gea poteva essere rappresentata in due modi diversi:

Nelle decorazioni vasali ateniesi veniva ritratta come una donna dall’aspetto matronale che emergeva dalla terra soltanto per metà, spesso mentre porgeva ad Atena il piccolo Erittonio (futuro re di Atene) perché lo allevasse.

Nei mosaici di epoca successiva appare come una donna che si sta stendendo a terra, circondata da un gruppo di Carpi, divinità infantili che simboleggiano i frutti della terra.

Pomona

Pomona è la dea romana dei frutti (chiamata perciò Patrona pomorum, "signora dei frutti"), non solo di quelli che crescono sugli alberi, ma anche dell'olivo e della vite.

Il nome della dea deriva chiaramente da pomum, "frutto".

Ovidio la descrive con una falce nella mano destra (anziché con un giavellotto come nel caso di altre divinità).

Le era dedicato un bosco sacro denominato Pomonal, situato a sud del XII miglio della via Ostiense, nei pressi dell'attuale Castel Porziano.

Al culto della dea era preposto un flamine minore, il flamine pomonale, che nell'ordo sacerdotum era il meno importante di tutti.

Non si conoscono feste (Pomonalia) in suo onore, né dai calendari antichi giunti fino a noi, né dalle fonti letterarie classiche. Il filologo classico tedesco Georg Wissowa ha ipotizzato che la festività di Pomona fosse mobile e determinata dal momento della fruttificazione delle colture.

Secondo il poeta Ausonio, Pomona ha in tutela il mese di settembre perché è quello in cui matura la frutta.

Rapporti di Pomona con altre divinità

Secondo Ovidio, Pomona sarebbe stata insidiata da varie divinità delle selve, tra le quali i Satiri, ma solo il dio Vertumno l'avrebbe amata davvero, l'avrebbe lungamente corteggiata e alla fine si sarebbe unito a lei.

La tradizione latina, comunque, ricordava che Pomona sarebbe stata la compagna di Pico.

Divinità italiche affini

Sembra che presso altri popoli italici siano state venerate divinità di nome (e probabilmente di funzione) simile a Pomona, ma che siano di genere maschile anziché femminile; presso gli Umbri, infatti, si trova Pomo o Pomonus, attestato nelle Tavole di Gubbio dove si cita il sacrificio di una pecora a Puemune Puprike, vale a dire "a Pomono pubblico".

Presso i Sabini, invece, è attestato il dio Poemonio, citato nella Pietra di Scoppito.

Nel 1989 è stato segnalato in Lunigiana il ritrovamento di una stele dedicata a Pomona, sulla cui autenticità c'è stato qualche dubbio a causa dell'intervento di uno scalpellino locale che ha ripassato alcune lettere nell'intento di renderle più visibili. Giovanni Mennella, docente di storia romana all'Università di Genova, in un articolo su una rivista di storia locale[13], tende comunque ad attribuire l'iscrizione all'epoca rinascimentale, escludendo l'età classica.

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