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Nell'Antica Roma, 13 Agosto: Festa di Vertumnalia, per Vertumno, Dio del cambiamento di stagione e della maturazione dei frutti: da lui, il nome del'Autunno! E grande Festa di Diana, incorporata dalla Chiesa nella Festa dell'Assunta!

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Vertumnalia, festa di un dio importato dagli Etruschi di Vulsinii che forse, impersonificando il cambio di stagione e la maturazione dei frutti, dette il nome all'Autunno, Dio del Faunum Voltumnae, dove ogni anno si riunivano tutte le città estrusche per festeggiare il passare del tempo. Oggi era anche la Festa di Diana, che la Chiesa ha incorporato nella Festa dell'Assunta!

 

di Daniele Vanni

 

 

Questa particolare Festa di Vertumnalia, del 13 agosto, era celebrata in “Aedes Vertumni”, cioè l’insediamento in Roma, del Dio di Volsinii, dopo la sua "evocatio" seguita alla conquista della città: una pratica che dimostrava l’eclettismo e la mentalità non pratica: ma al di là del pratico! che alimentava questo popolo! Non si tratta solo di far proprio non solo un territorio e una città, di conquistare una popolazione e, con calcolo eminentemente pratico di far propria quella religione per meglio amministrare una terra conquistata! Si tratta di qualcosa di più: i Romani vogliono conquistare anche “l’anima” di quella nuova terra, per farla completamente loro, così che chiamavano il Mediterraneo: Mare Nostrum! E poi per sconfiggere il senso di colpa dell’enorme, smisurata lor avidità di cui forse era inconsciamente coscienti: portando a Roma e creando un tempio alla divinità dei conquistati, si poteva tacitare quegli dei che potevano esser rimasti male di essere caduti in mani stranieri, ma che, certo! sarebbero stati felici di trasmigrare in una città più potente e ricca!

Vertumnalia si svolgeva nella stessa data dei Dianalia, le feste dedicate alla dea Diana. La tradizione voleva che tale festa fosse stata istituita (ma è molto improbabile, trattandosi di agosto, una dei mesi più siccitosi!) per ricordare l’arrestarsi di un'inondazione del Tevere. Ma forse è il residuo del culto di un preesistente dio arcaico, di cui si è persa memoria.

Si conosce la data d'istituzione: il 264 a.C.

I Vertumnalia erano comunque la festa dedicata nell'antica Roma al Dio Vertumno (latino: Vertumnus o Vortumnus).

Venivano celebrati il 13 agosto come riportato da molti fasti. È probabile che la celebrazione avvenisse in quello stesso tempio ( Aedes Vertumni) nel quale secondo Festo il console M. Fulvio Flacco si fece ritrarre in abbigliamento trionfale (toga picta) all'epoca del suo Trionfo sugli abitanti di Volsinii, nel 264 a.C.

Interpretazioni

Vertumno è considerato come un dio di origine etrusca dai romani di età più tarda e quindi è verosimile, anche se non direttamente documentato, che all'epoca della conquista romana di Volsinii il dio patrono di quella città fosse stato accolto tra le divinità romane attraverso un rito di evocatio compiuto durante l'assedio dal console Flacco che poi ne avrebbe dedicato il tempio a Roma all'epoca del suo trionfo.

Tuttavia, tenendo conto del problema linguistico sull'origine del nome Vertumnus, del fatto che Varrone indica anche un'origine sabina del dio, attribuendone a Tito Tazio l'introduzione a Roma e del fatto che Properzio parla di una statua di legno di Vertumno risalente a prima di Numa Pompilio, è anche possibile che l'origine del dio sia latina o sabina ed assai più antica del tempio ad esso dedicato nel 264 a.C.

In particolare è possibile che la famosa statua di Vertumno che sorgeva da tempi antichissimi nel Vicus Tuscus tenesse sotto la propria protezione sin dai tempi remoti dei re etruschi un tratto della Cloaca Maxima che aveva andamento a V allo scopo di rompere eventuali onde di piena del Tevere, o che addirittura questa soluzione di ingegneria idraulica fosse stata messa in opera proprio in quel punto a causa di una preesistente e ancor più antica statua del dio eretta in occasione di una precedente inondazione arrestatasi in quel punto. Risulterebbe allora ben comprensibile perché Ovidio sottolinei che la statua di Vertumno sorge in quello che anticamente era un pantano e faccia propria l'etimologia popolare del suo nome da a verso amne (inversione del flusso del fiume). È quindi piuttosto probabile che su un originario e antichissimo dio latino o sabino si sia innestata la più recente divinità etrusca importata a Roma all'epoca di Flacco, divinità che più verosimilmente era lo stesso Voltumna che non un "Vertumno etrusco", della cui esistenza non esistono tracce significative.

 

Vertumno

 

Vertumno chiamato anche Vortumno, Voltumna, Veltuna o Veitha (latino Vertumnus o Vortumnus), è una divinità romana, che trae origine o forse è assimilata alla divinità di origine etrusca (Veltumna o Voltumna), che personificava la nozione del mutamento di stagione e presiedeva alla maturazione dei frutti.

Gli si attribuiva il dono di trasformarsi in tutte le forme che voleva.

Il suo nome deriva dalla stessa radice indoeuropea del verbo latino vertere (girare, cambiare; sanscrito: vártate) con le sue varie derivazioni in italiano: divertimento, perversione, verso etc.

Viene rappresentato come amante della dea Pomona probabilmente perché Vertumno era, a qualche titolo protettore della vegetazione e, più particolarmente, degli alberi da frutto. Alcuni autori classici riferiscono una versione del mito per cui Vertumno si travestì da donna, per poter avvicinare la dea Pomona. Esistono diversi dipinti ottocenteschi che raffigurano Vertumno abbigliato con abiti femminili.

Il Veltumna etrusco fu protettore della città di Volsinii e titolare del vicino santuario federale della Lega delle dodici città etrusche (dodecapoli) (Fanum Voltumnae). Si trattava forse di un epiteto o di un aspetto del dio Tinia (a sua volta corrispondente a Giove).

A Roma ebbe una statua bronzea presso il vicus Tuscus, all'ingresso del Foro Romano, opera di Mamurio Veturio. Dopo la distruzione di Volsinii nel 264 a.C. il dio protettore della città fu "trasferito" (rito dell'evocatio) nel nuovo tempio che gli era stato innalzato sull'Aventino.

Voltumna era il dio supremo della terra e patrono della città.

 

Vicus Tuscus

 

Il Vicus Tuscus (il borgo etrusco o via etrusca) fu un'importante strada di Roma antica, e coincide approssimativamente con l'attuale via di San Teodoro terminando, sempre approssimativamente, all'altezza di San Giorgio al Velabro.

Originariamente iniziava dal Foro Romano passando tra la Basilica Giulia e il Tempio dei Dioscuri, (in quel punto vi era una statua del dio etrusco Vertumno ), seguiva un tragitto attraverso il Velabro, tra la Cloaca Massima e il fianco occidentale del colle Palatino, passava tra il Foro Boario e il Circo Massimo e finiva nella Porta Flumentana, da lì si collegava attraverso il Ponte Sublicio alla via che portava verso le città etrusche di Cerveteri e Tarquinia.

Secondo alcuni autori latini il Vicus Tuscus fu abitato in origine da etruschi che per Varrone erano degli alleati di Romolo contro Tito Tazio, oppure secondo Livio erano dei rifugiati etruschi dopo la sconfitta di Porsenna ad Aricia, invece Tacito afferma che erano gli artigiani etruschi che costruirono il Tempio di Giove Ottimo Massimo al servizio del re Tarquinio il Superbo.

La strada era dedicata al commercio di costose stoffe e profumi d'importazione, che nel tempo gli fecero cambiar nome, secondo lo Pseudo Asconio, in Vicus Turarius (borgo dell'incenso). Vi si svolgevano anche le processioni sacre che durante i giochi circensi portavano le effigi degli idoli dal Campidoglio al Circo Massimo.

Perso l'originario carattere di borgo abitato fin da età arcaica da etruschi, il vicus divenne in tarda età repubblicana e imperiale, una delle zone più malfamate della Roma antica, con la Suburra e il vicino Circo Massimo. Plauto attesta (Curculio, IV 482) che verso il 193 a.C. era anche luogo di prostituzione maschile.

Silvarum patrona et domina, Diana es.

Il 13 agosto ricorreva soprattutto una delle festività più sacre nell’antica Roma: il Templum Dianae, giorno dedicato alla Dea Diana, signora delle selve, dea della natura, della caccia, della luna, dei campi arati e protettrice delle donne caste. Ne tratteremo più ampiamente il 15 Agosto, festa dell'Assunta dove vedremo che tante caratteri di questa dea primordiale sono stati poi "assunti" nella Madonna festeggiata al culmine dell'estate. Mentre altri, divertgeranno sulla Befana del 6 gennaio!

I Romani di ogni estrazione sociale, in questa occasione, salivano sul tempio dell’Aventino per effettuare i sacrifici. Gli schiavi partecipavano assieme agli uomini liberi, Diana infatti veniva considerata la Madre di tutti, senza alcuna distinzione. Ma  l’origine del culto di Diana si rintraccia soprattutto nell’area dei Castelli Romani: precisamente a  Nemi, dove ancora oggi si ergono fra la vegetazione i resti del Tempio di Diana Nemorensis  (italianizzato Diana Nemorense) -ovvero “Diana dei sacri boschi”- edificato intorno al IV secolo a.C. e dove si tenevano, proprio il 15 Agosto processioni intensamente toccanti, con torce e riti notturni sul lago, rischiarato dal lampade ad olio su navi che solcavano lo specchio d'acqua vulcanico!

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