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Accadde oggi, 12 Agosto 1944: l'eccidio di S. Anna di Stazzema e il sacrifico eroico dei tre Carabinieri Reali a Fiesole che si consegnarono ai Tedeschi per salvare dieci ostaggi

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Un episodio che può sembrare minore, nell'immane sciagura di una guerra mondiale. Ma chi dà la vita per gli altri, non compie certo un gesto banale! Abbiamo scelto questo episodio, locale, per la giornata di oggi intanto perchè avvenne nella vicina Fiesole. E poi perchè ci ricorda il terribile 1944 a Lucca che vide la fucilazione di Don Aldo Mei ricordata con la suggestiva fiaccolata del 4 Agosto scorso.

Sullo sfondo, l'orribile pagine di S. Amma di Stazzema.

di Daniele Vanni

 

 

 

 

I Martiri di Fiesole sono stati tre Carabinieri Reali: Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti, che il 12 agosto 1944, alla vigilia della liberazione di Firenze, si consegnarono ai Tedeschi a Fiesole, per salvare dieci ostaggi e subito dopo furono fucilati.

Scelta incredibilmente coraggiosa, ardua, riservata certo a pochi. Non così fecero, ma la decisione spettava solo a loro e combattendo, non si può dire che dovevano per forza cedere al ricatto della rappresaglia, ad esempio, gli autori dell’attentato di Via Rasella a Roma che ebbe come vendetta l’eccidio delle Ardeatine.

Seguendo la decisione di molti altri carabinieri, nell'aprile 1944, quelli della Stazione di Fiesole entrarono in contatto con la resistenza italiana (in particolare con la Brigata "V" della Divisione Giustizia e Libertà) per appoggiarne la Lotta di Liberazione dai nazi-fascisti. Il comandante della stazione, il vice brigadiere Giuseppe d'Amico, fu nominato comandante militare di settore. Il contributo dei carabinieri di Fiesole consisteva soprattutto nella raccolta d’informazioni, nella fornitura di armi e viveri e nella partecipazione diretta ad azioni di sabotaggio mentre continuavano a svolgere i compiti di istituto.

Il 29 luglio una staffetta portaordini, partigiana formata da tre carabinieri di Fiesole e un civile fu intercettata dai tedeschi. Nello scontro a fuoco che ne seguì un tedesco fu ucciso, il carabiniere Sebastiano Pandolfo (Medaglia d'Argento al Valor Militare) e il civile furono catturati, mentre due altri carabinieri riuscirono a fuggire. I due prigionieri furono immediatamente fucilati. Il successivo 6 agosto i tedeschi arrestarono il vice brigadiere Giuseppe d'Amico, sospettato di collaborare con la resistenza.

L'11 agosto il vice brigadiere fece pervenire un messaggio ai suoi tre sottoposti per avvertirli che era riuscito a fuggire e ordinar loro di entrare in clandestinità nelle file della resistenza fiorentina. I tre carabinieri Alberto La Rocca, nato a Sora il 12 giugno 1924, Vittorio Marandola, nato a Cervaro il 24 agosto 1922 e Fulvio Sbarretti, nato a Nocera Umbra il 22 settembre 1922, obbedirono ma, non potendo passare le linee nemiche, costituirono una base tra i resti del teatro romano di Fiesole, in attesa di potersi congiungere con le forze partigiane o alleate.

Alle 14, del 12 agosto furono contattati da monsignor Turini (cancelliere della Curia Vescovile di Fiesole) e dal segretario comunale Orietti che li informavano come il Comando Tedesco, scoperta la loro fuga, aveva preso 10 ostaggi civili e minacciava di fucilarli per rappresaglia se non si fossero consegnati. Appresa la notizia, consci delle conseguenze, i tre carabinieri ventenni si consegnarono immediatamente al comando tedesco che li fucilò dopo poche ore.

Nel novembre del 1986, papa Giovanni Paolo II pregò ai piedi del monumento che ricordava l'episodio e disse: «Dobbiamo grande riconoscenza a coloro che, come questi giovani, sanno offrire la propria vita per la libertà, per la pace e per la giustizia».

Tutti e tre i carabinieri sono stati insigniti della Onorificenza Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Medaglia d'oro al valor militare alla memoria:

«Durante la dominazione nazifascista, teneva salda la tradizione di fedeltà alla Patria, prodigandosi nel servizio ad esclusivo vantaggio della popolazione e partecipando con grave rischio personale all'attività del fronte clandestino. Pochi giorni prima della liberazione, mentre già al sicuro dalle ricerche dei tedeschi, si accingeva ad attraversare la linea di combattimento per unirsi ai patrioti, veniva informato che il Comando germanico aveva deciso di fucilare dieci ostaggi nel caso che egli non si fosse presentato al comando stesso entro poche ore. Pienamente consapevole della sorte che lo attendeva, serenamente e senza titubanze la subiva perché dieci innocenti avessero salva la vita. Poco dopo affrontava con stoicismo il plotone di esecuzione tedesco e, al grido di « Viva l'Italia! », pagava con la sua vita il sublime atto d'altruismo. Nobile esempio di insuperabili virtù militari e civili.»

Fiesole, 12 agosto 1944

 

 

L'eccidio di Sant'Anna fu un crimine, perpetrato per ore ed ore!, come a Marzabotto, commesso dai soldati nazisti della 16° SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer SS", comandata dal generale (Gruppenführer) Max Simon, e da aliquote della 36ª brigata "Mussolini" travestiti con divise tedesche, (il che ricorda, macabramente il futuro travestimento di Mussolini, in miserevole fuga da Dongo) iniziando all'alba del 12 agosto 1944 a Mulina, per finire nel tardo pomeriggio a Capezzano Pianore.

 Fin dal mese di aprile erano avvenuti scontri tra "I Cacciatori delle Apuane" con i tedeschi e le Brigate fasciste della "Decima Mas" e proseguirono sempre più frequentemente fino all'11 agosto.

Dalla fine del 1943 fino all'estate dell'anno successivo la popolazione di Sant'Anna di Stazzema e delle borgate limitrofe ebbe un incremento notevole per l'arrivo degli sfollati sospinti in queste terre dall'avanzamento del fronte bellico e dai continui bombardamenti degli anglo-americani che battevano costantemente la costa e le città. I tedeschi, tra l'altro, impegnati alla costruzione della linea difensiva “Gotica” che dal mar Tirreno, lungo l'Appennino, doveva arrivare all'Adriatico, rastrellavano gli uomini per impiegarli nelle opere di fortificazione, nella cosiddetta

Todt. Anche il territorio di Sant'Anna di Stazzema fu interessato dalla costruenda linea "Pietrasanta-Riegel" che doveva collegarsi con la linea Verde-Gotica che, nell'inverno 1944-1945, avrebbe fermato l'avanzata degli eserciti alleati. Una direttiva emanata da Hitler il 2 giugno 1944 imponeva che per una profondità di 10 chilometri, al di qua e al di là della linea gotica, il territorio doveva essere sgombro da ogni insediamento civile; per cui a più riprese l'esercito tedesco ordinava il trasferimento dei civili verso Sala Baganza, in provincia di Parma.

Il quadro della situazione bellico-militare nell'estate del '44 era piuttosto confuso e complesso. La Wehrmacht aveva fermato lungo la linea dell'Arno la precipitosa avanzata alleata dopo la liberazione di Roma; le brigate partigiane operavano sabotaggi e attentati a danno dei tedeschi, i quali reagivano con pesantissime rappresaglie a danno della popolazione civile. Civitella in Val di Chiana, Guardistallo, Padule di Fucecchio, San Terenzo Monti, Fivizzano, Bardine sono solo alcune delle tante località che furono teatro di eccidi e di rastrellamento di civili, voluti da Kesselring per terrorizzare e troncare connivenze tra la popolazione e le bande partigiane. La formazione "Mulargia", che operava sui monti delle Apuane, a metà giugno si sciolse per dissidi interni, dando vita alla "Gino Lombardi" organizzata in tre compagnie, che successivamente formarono la "X bis brigata Garibaldi" composta da circa 120 uomini ciascuna. Queste si posizionarono una sul monte Gabberi, verso la foce di San Rocchino, un'altra vicino a Farnocchia e la terza tra Sant'Anna e la foce di Farnocchia.

Il 26 luglio il comando germanico affisse sulla piazza della chiesa di Sant'Anna un manifesto a stampa ordinando a tutti gli abitanti di lasciare le loro abitazioni e di trasferirsi altrove, verso Valdicastello, in ottemperanza agli ordini dati da Hitler.

Poi la ferocia di assassini sconfitti! Che oltretutto, nei verbali fecero passare questa come azione di guerra contro i partigiani! Alterando anche l’età degli uccisi. Molti dei quali bambini. Una di 20 giorni.

I processi riapertesi dopo il ritrovamento dell’”armadio della vergogna” dove solerti funzionari dei ministeri non fascisti, ma dell’Italia democratica, avevano chiuso a chiave, voltando le ante dell’armadio al muro! hanno fatto risalire alle colpe di alcuni protagonisti tedeschi, truppa e ufficiali. Nulla però si è saputo dei fascisti, travestiti da tedeschi, che molto probabilmente istigarono all’azione, vi presero parte, facendo da guide molto esperte: quindi buoni conoscitori della zona!!

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