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Accadde oggi: 10 Agosto 1867, l'uccisione del padre di Giovanni Pascoli, che dà vita alla sua splendida lirica del “X Agosto-S. Lorenzo”, con il pianto del Cielo, e le sue lacrime per il Male: le stelle cadenti che piovono sulla Terra!

10 agosto stella cadente

Nella caduta delle stelle della notte di S. Lorenzo, i Romani vedevano una pioggia fecondante della terra da parte di Priapo. Pascoli, quello maturo, vede alfine il "male" del mondo come un qualcosa di universale, al quale Lui, ha inutilmente cercato di fuggire con la poetica del Fanciullino e tendando invano di ricreare quel nucleo familiare originario, infranto dal tempo e dal tragico evento accaduto al padre. 

di Daniele Vanni

 

 

 

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono...

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh!, d'un pianto di stelle lo innondi
quest'atomo opaco del Male!

Le persone che hanno una sensibilità spiccata hanno una vita… più ricca?... certamente più difficile! Ed il loro cervello, che spesso spinge anche il corpo, a continue peregrinazioni, lavora per molte persone!

Certo è, che, oggi (forse apparentemente, ma non ne sono sicuro!) chi vuol avere successo, quello largo, di massa, deve adire a vie semplici.

Non è il più grande best seller letterario di tutti i tempi il social (?) Facebook? Ma non vogliamo fare gli elitari come Umberto Eco, che si è detto, in tempi lontani,  “comunista”, e poi ora, poco prima di morire, sembrava rimpiangere una cultura per pochi, elitaria, aristocratica, nel '68, si sarebbe detto: di classe! e diceva che Facebook è il peggio del peggio!

Voglio soltanto dire, che quanto più uno va “sul difficile”, come dicono a Lucca, tanto meno deve attendersi larghi consensi! L’uomo è questo ed è un po’ assurdo, come sembrava pretendere Eco, attendersene uno diverso!

Così, di Puccini ricordiamo tutti le pagine più facili, le arie orecchiabili, buone anche per Sanremo, che non a caso ha il successo che ha. Nessuno o quasi conosce i suoi tentativi di sperimentazione. Puccini che, tra l’altro era, amico di Giovanni Pascoli o almeno conoscente, perché i due erano troppo differenti.

Ma anche per Pascoli, vale la stessa regola; di lui sono conosciutissime ed amate le liriche più facili, in lui si adora il poeta sentimentale e dolciastro appreso sui banchi di scuola da generazioni di studenti, la poetica, assai retorica del “fanciullino”, delle “Myricae” delle piccole cose, dei suoni onomatopeici della campagna e della natura…s' ignora il Pascoli più segreto, senz'altro più complesso ed assalito, e distrutto!, dal dolore cosmico…che lo portò all’alcol ed alla depressione!

Cioè quando quasi “affoga”, superando il Fanciullino che ha in sè e si fa cosmico, accettando il male, cioè: l’adultità!

La poesia, allora per lui, non è più nido che protegge dal mondo…presto salirà sul treno approntato esclusivamente per lui, che sta morendo di cirrosi epatica, e lascerà per sempre il “nido” di Castelvecchio!

Se dovessi dare una definizione di un poeta come "Zvanì" Pascoli, direi che è il massimo della poesia: l'astrazione dalla realtà, cioè vista attraverso filtri più o meno invadenti come quelli che si interponevano fra la realtà e l'obbiettivo fotografico analogico, perchè appunto! non fosse più...obbiettivo! che è la regressione! Quando la vista infantile di per sè, è tutta "speciale", quando il bimbo vede quel che vuol vedere e guarda la realtà come un sogno: il suo sogno!

QUINDI PASCOLI E': IL POETA DELA REGRESSIONE!

Che mette anche in atto, cercando disperatamente di ricreare il suo nido primigenio, in una valle isolata e arretrata, dove la sua cultura può primeggiare tra contadini che certo lui ama, ma che non capiscono il senso della sua fuga dal reale! Quando ingenuamente e con sprezzo del ridicolo, si schirìera contro il matrimonio della sorella! Non perchè sia uno sposalizio sbagliato per ceto o per persona, ma, solamente! perchè spezza il "nido" che lui vuol ricreare!!

Si era affannato a dire che:

 « Il poeta è poeta, non oratore o predicatore, non filosofo, non istorico, non maestro, non tribuno o demagogo, non uomo di stato o di corte. E nemmeno è, sia con pace del maestro Giosuè Carducci, un artiere che foggi spada e scudi e vomeri; e nemmeno, con pace di tanti altri, un artista che nielli e ceselli l'oro che altri gli porga. A costituire il poeta vale infinitamente più il suo sentimento e la sua visione, che il modo col quale agli altri trasmette l'uno e l'altra [...] »

(G. Pascoli - da Il fanciullino)

Quasi che, essendo poeta, ci si potesse salvare dal male, dall’aggressività umana, dalla guerra (quella davvero “cosmica” e come mai c’era stata prima  che, per sua fortuna! Pascoli, un nome, un destino, non vedrà!).

 Ma questa sua parte più ascosa, segreta, ultima, di dolore universale, già aleggia assai prima: ad esempio, proprio nella lirica che vogliamo ricordare oggi, 10 Agosto, San Lorenzo, quando quelle stelle cadenti, le Perseidi, diventano protagoniste di un pianto del cielo, per la perdita violenta del padre.

Già: Pascoli non sapeva, allora, che questo fosse il nome delle “stelle cadenti”.

Queste sciame di meteoriti che prende il nome da Perseo, l’uccisore di Medusa, una delle Gorgonidi che rappresentano…il Male! La perversione nelle sue tre forme: Euriale, la perversione sessuale, Steno la perversione morale e Medusa la perversione intellettuale!

Ma il male non va mitizzato come facevano gli Antichi, né demonizzato come fanno le religioni: va accettato, per limarlo poco a poco con l’evoluzione dell’Uomo!

Troppo, per l’animo candido, schivo e timido di “Zvani” Giovannino Pascoli!

Lui ne: Il bolide (Canti di Castelvecchio) e La vertigine (Nuovi Poemetti), lo avverte, questo destino dell’uomo, da cui Lui ha invano cercato di fuggire nel rifugio in una sperduta valle: "E la terra sentii nell'Universo. / Sentii, fremendo, ch'è del cielo anch'ella. / E mi vidi quaggiù piccolo e sperso / errare, tra le stelle, in una stella" : la Terra è errante nel vuoto, non più qualcosa di certo; lo spazio aperto è la vera dimora dell'uomo rapito come da un vento cosmico…

Ma non bisogna spaventarci: i Romani che sapevano bene affrontare il destino dell’uomo, senza illusioni!, vedevano nello sciame di meteoriti del 10 di agosto, sola la benigna pioggia di sperma del Dio Priapo, che avrebbe fecondato i campi!

Chissà se il Pascoli, uno dei più grandi latinisti di sempre, conosceva questo grande mito!

 

(Daniele Vanni)

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