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Il Santo del giorno, 11 Agosto: S. Chiara d'Assisi, Patrona, per le sue visioni a distanza e le sue lettere, di televisione e telecomunicazioni - S. Filomena, dispensatrice delle grazie impossibili!

11 agosto santa chiara

Fondatrice dell'Ordine delle monache Clarisse, collaboratrice, e forse qualcosa di più, di Francesco d'Assisi, entrambe nati da famiglie agiatissime, paiono, rapportati al loro secolo, come quei giovani-bene contestatori che fecero il '68.

 

E S. Filomena, di cui Lucca possiede uno dei rari quadri, venerata in tutto il mondo perchè capace di patrocinare le cause e i casi impossibili!

(Piero della Francesca, Santa Chiara)

 

di Daniele Vanni

 

 

Chiara d'Assisi, nata Chiara Scifi (Assisi, 1193 circa – Assisi, 11 agosto 1253), è stata, si può dire, una collaboratrice di Francesco d'Assisi e fondatrice dell'ordine delle monache clarisse: fu canonizzata come Santa Chiara nel 1255 da Alessandro IV nella cattedrale di Anagni. Il 17 febbraio 1958 fu dichiarata da Pio XII santa patrona della televisione e delle telecomunicazioni.

Nata in un'agiatissima famiglia di Assisi, figlia del conte Favarone di Offreduccio degli Scifi e di Ortolana, Chiara mostrò presto un carattere indipendente, rifiutando il matrimonio scelto per lei dalla famiglia.

Si hanno poche informazioni sulla sua gioventù e sui suoi studi. Si ritiene che abbia ricevuto la prima educazione in casa, sulle buone maniere, i lavori manuali e fondamenti di lettura e di grammatica, sufficienti per poter parlare e scrivere in latino. Tramite i trovatori che passavano dalla casa conobbe anche qualcosa dei romanzi e della letteratura cavalleresca. Dovette anche avere una cultura “agiografica”, tipica del medioevo.

Tramite i suoi Scritti e le storie pervenuteci, si può delineare una santa capace di mettersi in relazione con papi, cardinali e principesse (come Agnese di Boemia), esercitando un notevole influsso su quanti ebbero a che fare con lei. Attraverso una testimone al Processo di Canonizzazione possiamo sapere che “non aveva studiato in lettere”. Non era dotta in senso stretto, ma aveva una formazione teologica di tutto rispetto, anche se non accademica, come rivelano i suoi Scritti.

Affascinata dalla predicazione di Francesco d'Assisi, nella notte della domenica delle Palme, il 28 marzo del 1211 o il 18 marzo del 1212, quando aveva circa 18 anni, fuggì da una porta secondaria della casa paterna, situata nei pressi della cattedrale di Assisi, san Rufino, per unirsi all'alba del 29 marzo 1211 o del 19 marzo 1212 a Francesco e ai primi frati minori presso la chiesetta di santa Maria degli Angeli, già da allora comunemente detta la Porziuncola. Qui Francesco le tagliò i capelli e le fece indossare un saio; quindi la condusse al monastero benedettino di san Paolo delle Badesse presso Bastia Umbra, per poi cercarle ricovero presso il monastero di sant'Angelo di Panzo, alle pendici del Subasio, dove poco dopo fu raggiunta da sua sorella, Agnese. Infine Chiara prese dimora nel piccolo fabbricato annesso alla chiesa di San Damiano, che era stata restaurata da Francesco, sotto le dipendenze del vescovo Guido. Qui Chiara fu raggiunta dall'altra sorella, Beatrice, e dalla madre, Ortolana, oltre che da gruppi di ragazze e donne, tanto che presto furono una cinquantina. A San Damiano trascorre quarantadue anni, dei quali ventinove cadenzati dalla malattia. Affascinata dalla predicazione e dall'esempio di Francesco, Chiara volle dare vita a una famiglia di claustrali povere, immerse nella preghiera per sé e per gli altri. Chiamate popolarmente "Damianite" e da Francesco "Povere Dame", saranno poi per sempre note come "Clarisse". Molte donne seguirono l'esempio di Chiara, per esempio santa Caterina da Bologna, Camilla da Varano (ossia la beata Battista), santa Eustochia da Messina, sant'Agnese di Boemia.

Chiara ottenne da Francesco una prima regola fondata sulla povertà. Il carisma della donna si manifestò entro le mura del monastero in contemplazione e preghiera, seguendo in parte il modello benedettino da cui si differenziava per la ferma e coraggiosa difesa della povertà. Questo è il tema centrale della sua esperienza mistica, la 'sequela Cristi', da cui Chiara non volle essere dispensata nemmeno dal papa. Il cardinale Ugolino, vescovo di Ostia e protettore dei Minori, le diede una nuova regola che attenuava la povertà, ma lei non accettò sconti: così Ugolino, diventato papa Gregorio IX (1227-1241) le concesse il privilegio della povertà, poi confermato da Innocenzo IV con una solenne bolla del 1253 (presentata a Chiara pochi giorni prima della morte). Solo abbandonando i beni materiali e affidandosi a Dio, Chiara si sente libera di percorrere il suo cammino religioso. È questo l'argomento principale su cui vertono i rari scritti, da cui emerge una donna decisa e fiduciosa (quattro lettere ad Agnese di Boemia, figlia del re Ottokar e la Regola, e altri scritti di cui non si ha certezza di autenticità) che non aiutano però a ricostruirne la figura storica. Soltanto dopo la sua morte, una Leggenda scritta da Tommaso da Celano ne narra la vita scandita dal silenzio, dalla preghiera, dalla ricerca continua di "altissima povertà".

Passò la seconda metà della vita quasi sempre a letto, perché ammalata, pur partecipando sovente ai divini uffici. Portando l'Eucaristia sull'ostensorio, avrebbe salvato, secondo la tradizione religiosa, il convento da un attacco di Saraceni. Il 22 giugno 1241, i Saraceni di Vitale D'Aversa, al servizio di Federico II di Svevia, erano alle porte di Assisi e stavano assediando San Damiano. Chiara allora, secondo una tradizione, prese l'ostensorio e lo espose alla finestra. Una luce accecante spaventò i saraceni, facendoli fuggire dal convento e da Assisi; questo avvenimento viene ricordato e festeggiato solennemente ogni anno ad Assisi con la "festa del voto" delle clarisse, il 22 giugno.

Morì a San Damiano, fuori le mura di Assisi, l'11 agosto del 1253, a sessant'anni. A soli due anni dalla morte, papa Alessandro IV la proclamò santa ad Anagni (15 agosto 1255). La chiesa ne fa memoria l'11 agosto.

 Chiara è la protettrice delle telecomunicazioni. Secondo una tradizione, infatti, il giorno di Natale, nella messa servita da Francesco, non c'era Chiara, poiché costretta a letto a causa della sua infermità. Volendo ella partecipare comunque alla celebrazione, le cronache raccontano che le apparve una visione della messa e, al momento della comunione, le si presentò innanzi un angelo che le diede la possibilità di comunicarsi all'ostia consacrata.

Nel 1241 Papa Gregorio IX le fece visita al convento e le chiese di benedire il pane: appena Chiara lo ebbe benedetto, vi sarebbe comparsa sopra una croce. La principale chiesa dedicata a Chiara è la basilica di Santa Chiara ad Assisi, dove le sue spoglie sono conservate.

 

 

 

Santa Filomena di Roma Principessa, vergine e martire

 

11 agosto

IV secolo

Patronato: S. Severino Marche

Etimologia: Filomena = figlia della luce

Emblema: Palma

Santa Filomena di Roma è la santa patrona dei Figli di Maria e delle cause impossibili.

È inoltre patrona di Flaibano (UD), di Treporti (VE) e di Castions delle Mura (UD). È venerata anche a Roccaspinalveti (CH) il 31 agosto.

Santa Filomena di Roma è una santa la cui vita risulta essere ancora misteriosa.

I suoi resti vennero ritrovati il 25 maggio 1802, nelle catacombe di Priscilla a Roma, ma l’assenza della scritta martyr fece decadere la possibilità della morte per martirio, come fin ad allora tramandato.

Per questo motivo venne rimossa dal calendario dalla Sacra Congregazione dei Riti nella Riforma Liturgica negli anni Sessanta, nonostante la diffusione del culto e la devozione personale di vari papi e santi.

Secondo una narrazione Filomena fu principessa dell’isola di Corfù. Aveva 13 anni quando andò a Roma con i genitori, per incontrare l’imperatore Romano Diocleziano.

Lui si invaghì di lei e le offrì il trono di imperatrice di Roma.

Filomena però, avendo consacrato la sua verginità a Cristo, rifiutò l’offerta e pertanto venne sottoposta a diversi tormenti, dai quali scampò miracolosamente, per poi venire uccisa con decapitazione.

All’interno della tomba fu trovato un vasetto di forma ovale contenente il sangue della santa.

Il loculo era chiuso da tre tegole di terracotta, con sopra dipinta la scritta Lumena pax te cum fi.

Colui che posizionò e cementò le tegole sbagliò l’ordine di sequenza che, in maniera corretta, sarebbe dovuto essere: Pax tecum Filumena, ovvero «La pace sia con te, Filomena».

Le tegole risalgono ad un periodo fra la fine del III e l’inizio del IV secolo dopo Cristo.

Notizie di santa Filomena si possono ricavare dalla rivelazione privata che ebbe, il 3 agosto 1833, la serva di Dio suor Maria Luisa di Gesù (1799-1875), di Napoli, sua fervente devota, la quale chiese alla santa di rivelare la sua storia e martirio durante le sue visioni.

Secondo questa, Filomena era figlia di un re della Grecia che insieme alla moglie si era convertito al cristianesimo, nacque il 10 gennaio e verso i 13 anni consacrò con voto la sua castità verginale.

In quel periodo l’imperatore Diocleziano dichiarò guerra a suo padre ingiustamente, il quale si portò a Roma con la sua famiglia per trattare una pace. Qui subentra la parte più, diciamo, fantasiosa della "rivelazione".

L’imperatore se ne innamora e al suo rifiuto la sottopone ad una serie di tormenti: flagellazione con guarigione angelica, annegamento con rottura dell’ancora, saettamento con deviazione delle frecce e infine decapitazione finale alle tre del pomeriggio. Due ancore, tre frecce, una palma e un fiore sono simboli che erano raffigurati sulle tegole del cimitero di Priscilla e furono interpretati come simboli del martirio.

La Congregazione della sacra romana ed universale Inquisizione approvò la rivelazione il 21 dicembre del 1833.

Un secondo fatto avvenne quando il sacerdote nolano Francesco De Lucia accompagnando a Roma il novello vescovo di Potenza mons. De Cesare, chiese a mons. Ponzetti custode delle reliquie, in dono le stesse; ottenutole esse furono trasportate prima a Napoli e poi a Mugnano del Cardinale nella chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie, una statua trasudò per tre giorni consecutivi e altri prodigi avvennero, lo stesso mons. De Lucia lo racconta nella sua "Relazione istorica della traslazione del sacro corpo di s. Filomena da Roma a Mugnano del Cardinale".

Il papa Leone XII attirato dai prodigi concesse al Santuario di Mugnano la lapide originaria che Pio VII aveva fatto trasferire nel lapidario Vaticano. Nel 1833 si inserì in questo contesto la "Rivelazione" di suor Maria Luisa di Gesù, il culto si propagò enormemente sia in Italia che in Francia, personaggi noti dell’epoca come Paolina Jaricot, fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede e del Rosario vivente e il santo Curato d’Ars ricevettero la guarigione completa dei loro mali per intercessione della santa.

Mugnano fu preservata dal colera del 1836 e papa Gregorio XVI concesse la celebrazione della Messa per l’11 agosto; papa Pio IX in esilio a Gaeta si recò a venerarla a Mugnano il 7 novembre 1849; predicatori e missionari ne diffusero il culto in Europa, Stati Uniti, Canada, Cina; numerose Congregazioni, arciconfraternite, movimenti cattolici sorsero intestati al suo nome; poesie, inni sacri furono composti per diffonderne ulteriormente il culto.

Nel contempo dopo la pubblicazione delle "Rivelazioni" cominciò a sorgere un movimento critico nei riguardi della sua storia, con lo studio più approfondito dei reperti archeologici i quali non furono ritenuti più certi di appartenere ad una tomba di una martire mancando su di esse la scritta ‘martyr’ e assodando che le tegole erano state riutilizzate successivamente nel sec. IV e in un tempo di pace. Nell’ampolla trovata accanto non vi era sangue ma profumi tipici delle sepolture dei primi cristiani.

In definitiva i resti mortali ritrovati nel loculo nel 1802 erano di una fanciulla morta nel IV secolo sul cui sepolcro erano state utilizzate tegole con iscrizioni di un precedente sepolcro.

Venne così a cadere la certezza del martirio e la Sacra Congregazione dei Riti nella Riforma Liturgica degli anni ’60 tolse dal calendario il nome di Filomena, tenendo presente le conclusioni degli studiosi.

Restano i miracoli avvenuti, i riconoscimenti ufficiali della Chiesa dello scorso secolo, la devozione personale a s. Filomena di papi e futuri santi, il larghissimo e diffuso culto, nonostante tutto mai cessato, in particolare a Mugnano del Cardinale (Diocesi di Nola) dove arrivano di continuo pellegrinaggi da ogni parte del mondo al suo Santuario, dando vita anche a manifestazioni di folklore e intensa devozione popolare.

Celebri devoti della santa furono: Leone XII, Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII, san Pio X, il Curato d’Ars, la serva di Dio Paolina Jaricot, la serva di Dio Maria Cristina di Savoia, il beato Bartolo Longo e padre Pio da Pietrelcina.

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