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Il Santo del giorno, 8 Agosto, S. Domenico Guzman, Fondatore del potente Ordine dei Domenicani, i Frati Predicatori, poi Inquisitori

8 agosto San Domenico

Fissati gli elementi fondamentali dell'Ordine: predicazione, studio, povertà mendicante, vita comune, legislazione, distribuzione geografica, spedizioni missionarie, questi fecero dei Domenicani potenti strumenti della Chiesa nella lotta contro gli eretici.

di Daniele Vanni

 

 

 

Nato nel 1170 a Caleruega, un villaggio montano della Vecchia Castiglia, Domenico (cioè consacrato al Signore) si distinse fin da giovane per carità e povertà. Convinto che bisognasse riportare il clero a quella austerità di vita che era alla base dell'eresia degli Albigesi e dei Valdesi, fondò a Tolosa l'Ordine dei Frati Predicatori che, nato sulla Regola agostiniana, divenne nella sostanza qualcosa di totalmente nuovo, basato sulla predicazione itinerante, la mendicità (per la prima volta legata ad un ordine clericale), una serie di osservanze di tipo monastico e lo studio approfondito. San Domenico si distinse per rettitudine, spirito di sacrificio e zelo apostolico. Per questo ha come emblema: la Stella in fronte, il Giglio, un Cane, e il Libro.

Domenico di Guzmán, Domingo o Domínico in spagnolo (Calaroga, 1170 – Bologna, 6 agosto 1221), era figlio di Felice di Guzmán e di Giovanna d'Aza, di famiglia agiata, anche se non esistono testimonianze certe che discenda dalla nobile famiglia dei Guzmán.

Inizialmente fu educato in famiglia, dallo zio materno,  fu poi inviato, all'età di quattordici anni, a Palencia, dove frequentò corsi regolari di arti liberali e teologia, per dieci anni. Qui venne a contatto con le miserie causate dalle continue guerre e dalla carestia. Domenico, che nella pietà popolare cattolica è conosciuto per avere avuto sentimenti di compassione fin dall'età giovanile per la sofferenza altrui, durante una di tali carestie, forse intorno al 1191, vendette quanto in suo possesso, incluse le sue preziose pergamene (un grande sacrificio in un'epoca in cui non era stata ancora inventata la stampa), per dare da mangiare ai poveri, affermando: "Come posso studiare su pelli morte, mentre tanti miei fratelli muoiono di fame?"

Terminati gli studi, all'età di 24 anni, seguì la sua vocazione ed entrò tra i canonici regolari e venne consacrato sacerdote dal vescovo che lo volle con sé in una missione diplomatica in Danimarca.

Il contatto vivo con i fedeli della Francia meridionale, dove era diffusa l'eresia dei càtari e l'entusiasmo delle cristianità nordiche per le imprese missionarie verso l'Est, costituirono per Domenico una rivelazione. Di ritorno da un secondo viaggio in Danimarca, scese a Roma (1206) e chiesero al papa Innocenzo III di potersi dedicare all'evangelizzazione dei pagani. Ma Innocenzo III orientò il loro zelo missionario verso quella predicazione nella Francia meridionale, la regione dove erano più attivi i càtari, da lui ardentemente e autorevolmente promossa fin dal 1203. Accettò e, nel 1206,  fu inviato missionario in Linguadoca. Qui rimase per oltre dieci anni per convertire gli eretici, con semplici riconciliazioni. Solo una volta Domenico è citato tra coloro che assistevano al rogo degli eretici. La sua attività di apostolato era imperniata su dibattiti pubblici, colloqui personali, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e penitenza.

San Domenico inoltre si convinse immediatamente che bisognava anche dare l'esempio e vivere in umiltà e povertà come gli albigesi e pian piano maturò anche l'idea di un ordine religioso.

Nel 1212 San Domenico, durante la sua permanenza a Tolosa, ebbe una visione della Vergine Maria e la consegna del rosario, come richiesta ad una sua preghiera per combattere l'eresia albigese senza violenza. Da allora il rosario divenne la preghiera più diffusa per combattere le eresie e nel tempo una delle più tradizionali preghiere cattoliche. Secondo il racconto del Beato Alano della Rupe, nel 1213-1214 San Domenico, mentre predicava in Spagna con il suo confratello fra Bernardo, venne rapito dai pirati. La notte dell'Annunciazione di Maria Santissima (25 marzo) una tempesta stava facendo naufragare la nave su cui si trovavano con i pirati, quando la Madonna disse a San Domenico che l'unica salvezza dalla morte certa per l'equipaggio era dire sì alla sua Confraternita del Rosario. Essi accettarono e il mare si calmò: secondo questo racconto furono dunque i pirati i primi membri della Casa di Maria che è la Confraternita.

In occasione di un viaggio a Roma, nell'ottobre 1215,  Domenico avanzò la proposta a papa Innocenzo III di un nuovo ordine monastico dedicato alla predicazione. Egli trovò grande disponibilità nel Papa che l'approvò verbalmente.

Nel 1215 Domenico, per i suoi seguaci, prima ricevette in dono una casa in Tolosa, poi un castello. Ottenuto il riconoscimento ufficiale, l'ordine crebbe e già l'anno dopo, nel 1217, fu in condizione di inviare monaci in molte parti d'Europa, in particolare nella penisola iberica e nei principali centri universitari del tempo; a Parigi e a Bologna, dove si recò egli stesso. Subito incontrarono opposizioni da parte dei vescovi locali, che furono superate dalla bolla papale dell'11 febbraio del 1218, che ordinava a tutti i prelati di dare assistenza ai Domenicani.

Nel 1220 e nel 1221 Domenico presiedette personalmente a Bologna, ai primi due Capitoli Generali destinati a redigere la magna carta ed a precisare gli elementi fondamentali dell'Ordine: predicazione, studio, povertà mendicante, vita comune, legislazione, distribuzione geografica, spedizioni missionarie. Sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, Domenico morì il 6 agosto 1221, nel suo amatissimo convento di Bologna (Basilica di San Domenico), in una cella non sua, perché lui, il fondatore, non l'aveva, circondato dai suoi frati, a cui rivolgeva l'esortazione «ad avere carità, a custodire l'umiltà e a possedere una volontaria povertà».

Il suo corpo, dal 5 giugno 1267, è custodito in una preziosa arca marmorea, presso l'omonima basilica di Bologna.  A Roma, nel chiostro del convento della Basilica di Santa Sabina all'Aventino, è presente una pianta di arancio dolce che secondo la tradizione domenicana, san Domenico portò dalla Spagna. La notorietà delle numerose leggende miracolistiche legate alle sue intercessioni fecero accorrere al suo sepolcro fedeli da ogni parte d'Italia e d'Europa, mentre i fedeli bolognesi lo proclamarono «Patrono e Difensore perpetuo della città».

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