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Accadde oggi: 17 Luglio 1918, i Bolscevichi trucidano tutta la Famiglia dello Zar Nicola II di Russia. La favola della figlia Anastasia

17 luglio Romanov

Dopo 300 anni, finisce, nel sangue e con lo strazio dei cadaveri, la Dinastia Romanov.

Ma sulla loro strage si sono alimentate tante fantasie.

Come su tante morti di personaggi celebri dei quali non si accetta o ci sembra impossibile la scomparsa!

 (Una delle ultime foto dei Romanov)

 

di Daniele Vanni

 

 

 

Non è affatto vero quanto scrive Totò ne “La Livella” che la morte rende tutti uguali! Non lo siamo in vita e non lo siamo neanche da morti! Uguali!

Quando muore uno come noi, uno qualunque, muore e basta. E dopo nessuno se ne ricorda più.

Per i “Grandi” (che non sono uguali, né davanti alla giustizia, né davanti alle tasse, né davanti all’amore o ad un semplice sportello, perché non fanno neppure la fila!) che erano grandi anche dentro la nostra mente, proprio perché ricchi, famosi, o potenti o belli o comunque sempre con amplissima visibilità, la morte si ammanta di mistero.

Quasi mai la fine dei grandi si accetta e quindi si descrive pianamente. Spesso la si ammanta di mistero. Di congetture. Si arriva anche a negare. Per dire che il “Grande” di turno si è voluto eclissare, ma vive ancora sotto false spoglie!

Così è per Elvis Presley, per Hitler o per Moana Pozzi. Steve Jobs, Michael Jackson, Oudini, e mille altri.

Strano che per i geni veri, i matematici, i fisici, i grandi artisti, questo non avvenga!

Insomma noi crediamo in Dio, per consolarci della paura più grande, quella della morte. Questi esseri simili a noi, ma “grandi”, perché celebri, in fondo, in fondo, ci lasciano il dubbio che possano aver sconfitto, non solo i mortali, sopravvanzandoli, prevaricandoli, spesso schiacciandoli, ma persino la morte! magari fingendo di morire prima. Eclissandosi. Vivendo una seconda vita come Mattia Pascal di Pirandello.

Qualunque sia la genesi psichica di questo modo “consolatorio”, a volte davvero credulone, di pensare certe celebrità ancora in vita, questo avvenne, puntualmente! anche per una delle più terribili stragi che abbia colpito una famiglia di Regnanti: quella di Nicola II Zar di Russia.

Nel 1905, dopo la sconfitta con il Giappone, in Russia c’è già stata una prima rivoluzione.

Nel 1913, si sono celebrati comunque i 300 anni al potere della Dinastia Romanov.

Adesso siamo in piena guerra, nel 1917, il fronte russo è pressochè crollato, per la crisi economica profonda che vi sta alle spalle e dalla quale sono stati sottratti 17 milioni di soldati!

Nel febbraio 1917 il popolo insorge nuovamente: lo Zar è costretto a forza a lasciare il regno.

 Diffidente e inaccessibile, preda dell'alcolismo, Nicola II si mostrava sempre più inetto e rifiutava di prendere in considerazione qualunque riforma del regime; la zarina Aleksandra, reazionaria quanto il marito, era sospettata di simpatie per la Germania e appariva soggiogata da Rasputin, un monaco che da quattro anni imponeva e licenziava i ministri. Il suo assassinio, nato da una congiura di palazzo, nel dicembre del 1916, non mutò la politica del regime, mentre negli ambienti militari si faceva strada l'idea di un colpo di Stato.

Il 2 marzo, sotto la pressione della Duma, la camera bassa, e dei Soviet nascenti, NicolaII caricato quasi a forza su un treno, firma l’abdicazione, per un figlio, poi si pente e lo fa per l’altro. Poi il treno parte e dopo tanti giorni in stato di arresto arriva a Carskoe Selo, dove tutta la famiglia imperiale è stata riunita, nelle proprietà delle residenze dello zar, a 25 Km. da San pietroburgo. Vi rimarrà prigioniera fino a dopo la vera Rivoluzione, quella d’Ottobre i cui capi prenderanno la decisione di trasferire Zar e famiglia a Tobol'sk nella Siberia occidentale!

A Mosca c’è chi vorrebbe subito eliminare tutta la famiglia, chi vorrebbe riportarli nella capitale per processarli.

Quando si decide per la seconda via, ormai la Russia è in mano ad una frenesia rivoluzionaria che tuto travolge e figuriamoci se i più scalòamnati si adattano ad una decisione presa a maggioranza!

Il convoglio viene intercettato da un manipolo scelto, inviato dai capi più radicali, che hanno inviato questi uomini da Mosca a Ekaterimburg.

I Romanov vengono portati in una palazzina confiscata appositamente. Si dice che controrivoluzionari starebbero per liberarli. Ma tutto è stabilito.

Nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918, il commissario politico incaricato sveglia l'ex-Zar e la famiglia, dando l'ordine di preparare i bagagli per una partenza. Sgomberate le stanze che occupano, i Romanov e gli altri prigionieri sono condotti nello scantinato della casa e si ordina loro di disporsi per una fotografia di notifica; dopodiché chiama il commando.

Secondo quanto hanno testimoniato i membri del commando, quando viene letta la sentenza, l'ex zar si volta verso la sua gente, poi rivolge al commissario una frase confusa: «Cosa? Cosa?!».

Si ordina di far fuoco.

Nella confusione che segue, il primo a cadere è proprio Nicola II; poi la moglie Aleksandra Fëdorovna; i membri del seguito, il medico dott. Botkin, l'inserviente Trupp, il cuoco Charitonov; i cinque figli, Ol'ga, Tat'jana, Marija, Anastasija, Aleksej, e la dama di compagnia Anna Demidova. Tre figlie (non identificate) rannicchiate in un angolo non muoiono all'istante ed è necessario che gli uomini le trafiggano con le baionette. Durante il trasporto dei cadaveri si rinvengono anche i corpi di Jimmy (il cane di Anastasija) e Ortino (il bulldog di Tat'jana).

I corpi vengono portati nel vicino bosco di Koptiakij e, dopo una previa divisione (sono bruciati a metà strada i corpi di Aleksej e di Marija), vengono denudati, fatti a pezzi e gettati nel pozzo di una vecchia miniera. Quindi i resti sono sciolti con acido solforico e infine dati alle fiamme: è necessario che i Bianchi non trovino alcuna traccia dell'esecuzione avvenuta.

Ma sono davvero tutti morti?

Già, abbiamo visto che di fronte ai “Grandi” la mente umana, di per se stessa contraria alla morte, si slancia in voli e delirii che paiono a molti veri e con personaggi tali, anche qui, in terra di grandi romanzieri, il romanzo prende il sopravvento!

In particolar modo, con tutte le leggende sulla figlia Anastasia! Con le diverse sosia che si fanno avanti (e sempre successo in Russia, anche nel periodo dei Torbidi, quando salirono al potere i Romanov!) per incassare tutto l’oro, i gioielli e i titoli depositati in tutte le banche del mondo, soprattutto svizzere!

Si scrivono infinità di articoli, libelli, s’intentano processi, si montano scandali e quindi Hollywood non può esimersi dal farci sopra un film! Che assomiglia tanto ai sogni, anche quelli ad occhi aperti di cui è capace la mente umana. Ed eccoci al celebre “Anastasia”, magistralmente interpretato nel 1956, dalla splendida Ingrid Bergman che otterrà l’Oscar come protagonista.

   

Protagonista vero, sarà il DNA, che nel 1990, sui pochi resti ritrovati dirà la sua.

Definitivamente! Nel 2008. Su tutti i componenti della Famiglia, intanto dichiarata Santa dalla Chiesa Ortodossa!, compresa Anastasia, che sono stati trucidati, fatti a pezzi, incendiati e sciolti nell’acido!

A volte i “grandi” devono affrontare un epilogo tale. Che per loro non è neanche raro!

E’ il prezzo della loro vita. Che pagano per aver vissuto in maniera diversa e per poter alimentare le fantasie sulla morte dei “Grandi” di noi poveri mortali e dalla vita insulsa che però non accettiamo neanche di lasciare!

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