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Nell'Antica Roma, dal 15-16 al 20 Luglio: Ludi Francici, feste tarde, per la vittoria su Franchi e Alemanni, dati in pasto ai leoni!

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Sarebbero stati commissionati da Costantino il Grande, primo Imperatore cristiano (!?) che avrebbe dato in pasto a innumerevoli leoni e fiere, così tanti barbari che più non li toccavano, perchè erano oltremodo sazi!

(Mosaico romano delle venationes e ad bestias)

 

di Daniele Vanni

 

 

 

Ludi Francici, dal 15-16 luglio al 20 luglio - Nel Calendarium di Filocalo, edito da Lambecius, si fa menzione di giochi che portano il nome di Francici, e che si suppone sia stata istituita in occasione della vittoria riportata sui Franchi e Alemanni da Costantino il Grande , che , secondo il Eutropins, "Caesis Francesco Alemanni atque reges eorum cepit, et bestiis, cum magnificum spectaculum muneris parasset, objecit." Se questo orribile atto di sete di sangue era davvero ingeneroso commesso da questo primo convertito imperiale professato dal paganesimo alla religione della croce , la GAVDIVM che sorge al raggiungimento numismatico, come il Vanquisher avrebbe dovuto essere scritto FRANC ALAM CRVDELITAS ROMANORVM. L'uomo, infatti, in grado di inviare i capi dei suoi nemici non sono più resistenti alle belve ai giochi che espone per il divertimento della gente, non era un monarca, ma un mostro: non un imperatore cristiano, ma un demone incarnato . Eumenio, nei suoi panegirici, loda Costantino nel dare i suoi prigionieri franchi in tali numeri per le fiere che finalmente stavano ancora , sazi di macellazione. Vedere un avviso di anfiteatro a Treves, il sito della carneficina, in Col. di Mr. Smith Roach Ant. Vol VI.

Durante il periodo imperiale il divertimento fu un’usanza quotidiana di tutte le classi sociali romane, e quasi la metà dell’anno era dedicata ai ludi, cioè agli spettacoli teatrali (commedie e tragedie), circensi (corse di cavalli) ed anfiteatrali (grandi cacce e lotte tra gladiatori). I munera gladiatoria, che occupavano intere giornate, erano quindi solo una parte degli intrattenimenti offerti in queste occasioni festive.

Non si hanno tantissime notizie specifiche, dalle fonti letterarie o epigrafiche, sui programmi cui potevano assistere gli spettatori degli innumerevoli anfiteatri romani.

Si cominciava, ma i programmi variavano da zona a zona, e particolari erano quelli romani! con le venationes, la parte dello spettacolo che si svolgeva a cominciare dalle prime luci dell’alba.

Si trattava di scontri tra uomini e animali o tra animali e altri animali, che volevano riprodurre, anche con l’aiuto di ricche scenografie di finti alberi, rocce, colline e corsi d’acqua, l’atmosfera delle grandi cacce in ambiente naturale. Sulle lucerne cagliaritane compaiono tauromachie, cioè scontri tra uomini e tori, e singoli animali esotici quali pantere, rinoceronti e perfino dromedari. Sulle arene romane, però, non mancarono soprattutto leoni e tigri, orsi, cinghiali, cani e altri animali non aggressivi come antilopi, struzzi, giraffe, perfino elefanti ed ippopotami. Più l’animale era raro ed esotico, più crescevano la curiosità e la soddisfazione del pubblico.

Durante l’ora del pranzo e nel primo pomeriggio l’arena era invece riservata all’esecuzione pubblica di pene capitali, particolarmente crudeli ed infamanti. I condannati a morte, sempre di bassa estrazione sociale, venivano torturati e poi sottoposti a vari generi di supplizi, tra i quali erano preferiti dal pubblico il rogo e la damnatio ad bestias, cioè la loro esposizione, inermi e talvolta perfino legati, agli assalti delle belve feroci.

Spesso, per movimentare lo spettacolo, l’organizzatore dei giochi trasformava queste esecuzioni in pantomime a sfondo storico o più spesso mitologico, per cui si ebbero prigionieri travestiti da Orfeo che, non riuscendo ovviamente ad ammansire le belve con il loro canto, ne finivano sbranati; poverette che, nelle vesti di Europa o di Pasife, venivano fatte straziare da tori inferociti; altri ancora, con le ali di Icaro, venivano costretti a lanciarsi nel vuoto da grande altezza, sfracellandosi al suolo. In simili circostanze diedero la loro vita per la fede anche numerosi martiri cristiani dei primi secoli.

Se la ricca esposizione di animali esotici dava il senso, con la sua variopinta eterogeneità, alla vocazione universalista dell’imperialismo romano, proiettato verso il dominio del mondo, tanta crudeltà nei confronti dei condannati a morte aveva invece lo scopo, da un punto di vista sociologico, di assecondare la brama di sangue del pubblico, stimolandone al tempo stesso la bellicosità, e di sottolineare, da parte dell’ordine costituito, l’impegno a garantire la sicurezza pubblica con l’eliminazione dei suoi nemici, rappresentati da prigionieri di guerra, ribelli, barbari e assassini.

Voci critiche, già in antico, si levarono contro questi disumani spettacoli, dai quali, secondo il filosofo Seneca (I secolo d.C.), ciascuno ritornava «più cupido, più ambizioso, più crudele e più lascivo». Niente poté tuttavia sminuirne l’assoluto gradimento da parte del pubblico, che durò inalterato ancora per lunghi secoli.

Ludi Magni, o Romani, sono stati istituiti sotto i Re di Roma, e sono stati chiamati magni perché sono stati dati su grande scala e con grandi spese. Essi sono stati dedicati a Giove , Giunone e Minerva . La sedia curule, con il fulmine e la faccia di Giove sopra di esso, sul dritto di denari , mostraci che era il ediles che ha celebrato questi giochi grandi o romani.

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