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Il Santo del giorno, 15 luglio: S. Bonaventura da Civitabagnoregio, Dottor Seraphicus, che scrisse la Legenda Maior, vita ufficiale di S.Francesco, bruciando però tutte le testimonianze avverse al Poverello d'Assisi

15 luglio bonaventura

Quando S. Francesco vide Padre Giovanni per la prima volta, nel convento tra Civita e Bagnoregio, quel paesino spettacolare per la sua unica via di accesso che adesso non esiste più, in bilico sui calanchi franosi, gli disse: “Bona ventura!” e questo rimase il suo nome per sempre! Detto Dottor Seraphicus fu amico e collega all'allora università di Orvieto, del Dottor Angelicus, S. Tommaso d'Aquino! Scrisse l'unica vita autorizzata di S.Francesco: il resto per l'unità dell'Ordine venne distrutto!

di Daniele Vanni

 

 

Quando S. Francesco vide Padre Giovanni per la prima volta, nel convento tra Civita e Bagnoregio, quel paesino spettacolare per la sua unica via di accesso che adesso non esiste più, in bilico sui calanchi franosi, gli disse: “Bona ventura!” e questo rimase il suo nome per sempre!

Bonaventura da Bagnoregio, al secolo Giovanni Fidanza (Bagnoregio, 1217/1221 circa – Lione, 15 luglio 1274) è stato un cardinale, filosofo e teologo italiano. Soprannominato Doctor Seraphicus, insegnò alla Sorbona di Parigi e fu amico di san Tommaso d'Aquino, il Doctor Angelicus: entrambi cattedratici presso lo Studium orvietano, l'antica università, furono due giganti del Pensiero, filosofico e teologico cristiano.

Vescovo e cardinale, dopo la morte venne canonizzato e proclamato Dottore della Chiesa.

È considerato uno tra i più importanti biografi di san Francesco d'Assisi.

Anzi a dir la verità, lui stesso distrusse tutto quanto non era agiografico e consono alla visione ufficiale  ed oleografica della vita del santo di Assisi, scrivendo ed imponendo come unica la sua biografia che divenne quella ufficiale!!!

Infatti alla sua biografia — la Legenda Maior — si ispirò Giotto da Bondone per il ciclo delle storie sul Santo nella basilica di Assisi, che non è un disegnare libero e da artista ma pedissequo alla richiesta dei committenti!!

Per diciassette anni — dal 1257 — fu ministro generale dell'Ordine francescano, del quale è ritenuto uno dei padri: quasi un secondo fondatore. Sotto la sua guida furono pubblicate le Costituzioni narbonesi, su cui si basarono tutte le successive costituzioni dell'Ordine.

Era figlio di Giovanni Fidanza, medico, e di Maria di Ritello; portò inizialmente il nome del padre, Giovanni, che cambiò in Bonaventura al momento del suo ingresso nella famiglia francescana.

Nel 1235 si recò a Parigi a studiare forse nella facoltà delle Arti e successivamente, nel 1243, nella facoltà di teologia. Probabilmente in quello stesso anno entrò tra i Frati Minori (Minoriti). I suoi studi di teologia terminarono nel 1253, quando divenne magister (cioè "maestro") di teologia e ottiene la licentia docendi (la "licenza d'insegnare").

Nello stesso tempo, fu eletto Ministro generale dell'Ordine francescano, rinunciando così alla cattedra. A partire da questa data, preso dagli impegni del nuovo servizio, accantonò gli studi e compì vari viaggi per l'Europa.

Il suo obiettivo principale fu quello di conservare l'unità dei Frati Minori, prendendo posizione sia contro la corrente spirituale (influenzata dalle idee di Gioacchino da Fiore e incline ad accentuare la povertà del francescanesimo  primitivo), sia contro le tendenze mondane insorte in seno all'Ordine.

Favorevole a coinvolgere l'Ordine francescano nel ministero pastorale e nella struttura organizzativa della Chiesa, nel Capitolo generale di Narbona del 1260 contribuì a definire le regole che dovevano guidare la vita dei suoi membri: le Costituzioni, dette appunto Narbonensi. A lui, in questo Capitolo, venne affidato l'incarico di redigere una nuova biografia di san Francesco d'Assisi che, intitolata Legenda Maior, diventerà la biografia ufficiale nell'Ordine.

Infatti il Capitolo generale successivo, del 1263 (Pisa), approvò l'opera composta dal Ministro generale; mentre il Capitolo del 1266, riunito a Parigi, giunse a decretare la distruzione di tutte le biografie precedenti alla Legenda Maior, probabilmente per proporre all'Ordine una immagine univoca del proprio fondatore, in un momento in cui le diverse interpretazioni fomentavano contrapposizioni e conducevano verso la divisione. Così di Francesco e del suo ordine, del suo ondivagare fra povertà assoluta e giustificazione del guadagno e quindi anche delle banche (che adesso un altro Francesco, Papa, attacca con una veemenza antica, rimase e rimane solo ciò che scrisse Bonaventura!)!

 Negli ultimi anni della sua vita Bonaventura intervenne nelle lotte contro l'aristotelismo e nella rinata polemica fra maestri secolari e mendicanti. A Parigi, tra il 1267 e il 1269, tenne una serie di conferenze sulla necessità di subordinare e finalizzare la filosofia alla teologia. Nel 1270 lasciò Parigi per farvi però ritorno nel 1273, quando tenne altre conferenze nelle quali attaccava quelli che erano a suo parere gli errori dell'aristotelismo. Peraltro, negli anni tra il 1269 ed il 1271, fu spesso a Viterbo ove si svolgeva il famoso, lunghissimo conclave, per tenere numerosi sermoni volti ad accelerare ed indirizzare la scelta dei cardinali; alla fine fu eletto papa Gregorio X, cioè quel Tedaldo Visconti (quello incontrato a Gerusalemme da Marco Polo) di cui Bonaventura era amico da molti anni.

Fu proprio papa Gregorio X a crearlo cardinale vescovo con titolo di Albano nel concistoro del 3 giugno 1273; l'anno successivo partecipò al Concilio di Lione (in cui favorì un riavvicinamento fra la Chiesa latina e quella greca), nel corso del quale morì, forse a causa di un avvelenamento! stando almeno a quanto affermò in seguito il suo segretario, Pellegrino da Bologna! Aveva poco più che 50 anni.

Pierre de Tarentaise, futuro papa Innocenzo V, ne celebrò le esequie, alla presenza di Pietro da Morrone, futuro Celestino V che si dimetterà da Papa facendo imbestialire Dante!

Bonaventura venne inumato nella chiesa francescana di Lione.

Il 14 marzo 1490, a seguito della ricognizione del corpo del santo a Lione, venne estratto il braccio destro che l'anno seguente fu trasferito a Bagnoregio. Oggi il «santo braccio», rimasta l'unica reliquia al mondo di san Bonaventura dopo la profanazione del suo sepolcro e la dispersione dei suoi resti eseguita dagli Ugonotti nel 1562, si trova sempre a Bagnoregio nella concattedrale di San Nicola.

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