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Il Santo del giorno, 13 Luglio: Jacopo da Varagine (Varazze), autore della Legenda Aurea e quindi il più grande scrittore di sempre delle vite dei Santi

13 luglio Beato Giacomo Iacopo da Varazze

E' il più importante agiografo del Medioevo, avendo scritto la celeberrima “Legenda Aurea”. Per questo il suo nome è stato ripreso e trasfuso nella figura, romanzata come tutto il resto, di Remigio, ne "Il nome della rosa" di Umberto Eco.

Fu presente come "diffinitor" in capitoli generali del suo Ordine, quello Domenicano, a Lucca nel 1288. E qui legò il suo nome a lotte intestine all’Ordine Domenicano che i Papi volevano comandare più strettamente!

di Daniele Vanni

Jacopo De Fazio, chiamato Jacopo da Varagine (nome latino di Varazze) Varazze, 1228 – Genova, 13 luglio 1298, fu un frate domenicano, arcivescovo di Genova ed il più importante agiografo del Medioevo.

Nato nella frazione collinare Casanova del paese marittimo ligure di Varazze, discendente dalla nobile famiglia dei De Fazio, come attesta Padre Giovanni Borzino O.P. del convento di S. Maria di Castello di Genova, lo storico ufficiale dell'Ordine Domenicano della provincia ligure. Entrato nell'ordine dei Domenicani nel 1244, ben presto, per la sua cultura e per il suo acume, venne nominato priore, prima a Como, poi a Bologna, quindi ad Asti. Nel 1267 fu nominato provinciale dell'ordine per tutta la Lombardia, carica che abbandonò nel 1286. Jacopo fu anche nominato vicario generale e governò l'ordine domenicano per due anni.

Fu inoltre diffinitor in due capitoli generali, tenuto il primo a Lucca nell'anno 1288, e l'altro in Ferrara nel 1290.

Come segretario e assitente, cioè diffinitor, del 7° Maestro Generale dei Domenicani, Munio di Zamora, o Mugnoz de Zamora, in latino Munio Zamorensis (Zamora, 1237 – Roma, 7 marzo 1300) molto discusso e avversato, ebbe un ruolo davvero speciale e forse non chiarito a tutt’oggi!

Infatti, dopo sei anni di generalato, e questi due consessi, nei quali fu varato nel potentissimo ordine, una regola per il Terzo Ordine Domenicani, più stretto e stringente, più vicino alla povertà e quindi inviso da questi potentissimi studiosi, elaboratori di dottrina e predicatori! ed anche ai Francescani che vedevano invaso il loro “campo” Munio de Zamora fu deposto, ma non sono chiare le vere motivazioni del suo licenziamento e l'identità dei responsabili. Alcuni storici suggeriscono che il Papa francescano Niccolo IV avrebbe potuto essere scontento della regola che Munio aveva concesso dall'Ordine domenicano; o piuttosto che al pontefice era stato erroneamente riferito la sua incapacità di governare l'ordine, tutto ciò forse a causa degli intrighi dei domenicani francesi e italiani (anche di Jacopo da Varagine?!) nei confronti dei confratelli della nazione spagnola. Altri alludono al comportamento licenzioso dei suoi confratelli con le suore del convento di Santa Maria la Real de las Duenas a Zamora, che aveva provocato una visita canonica dal Vescovo di Zamora nel 1279, le cui risultanze (con riferimenti boccacceschi altamente espliciti) sono conservate nei documenti d'archivio. Voci e storie sul passato di Munio cominciarono a circolare a Roma, tra queste c'erano le accuse di essere stato eletto grazie, in gran parte, alle manipolazioni e alla corruzione del suo patrono, il re Sancho IV di Castiglia.

Nonostante le fondamenta instabili delle indiscrezioni, nel 1289 Papa Niccolò IV fece un appello personale al Munio, affinché si dimettesse dalla sua carica. Munio non rispose a questa richiesta. Poi venne il Capitolo Generale del 1290, in cui Munio fu rieletto, nonostante le accuse. I capitolari presenti dichiararono che la reputazione di Munio per l'astinenza era così ben fondata che eventuali infrazioni erano estranee al suo comportamento e alla sua indole. Vedendo questo sostegno, il Papa, trovandosi in imbarazzo nel ribadire le accuse per deporlo, offrì a Munio la carica di arcivescovo di Compostella, (ricchissima per i pellegrini!) nella eventualità avesse deciso di dimettersi spontaneamente. A nulla valsero le mediazioni dei cardinali domenicani Ugo di Billom e Latino Malabranca.

Nel frattempo, Iacopo da Varagine (anche per i suoi servigi?) era diventato arcivescovo di Genova (lo sarà fino al 1298, anno della sua morte). In tale ruolo si distinse particolarmente per la determinazione a pacificare, con alterne vicende, guelfi e ghibellini.

Ma anche perché l'indecisione del Papa, per riprendere “in mano” i Domenicani, non durò a lungo, tuttavia, e l'anno successivo (1291), con l'appoggio dell'arcivescovo di Genova, Iacopo da Varagine (l'autore della Leggenda Aurea), chiese che Munio fosse rimosso dal suo ufficio: la bolla papale del 12 aprile 1291 fu inviata al Capitolo generale che quell'anno era in corso a Palencia, in Spagna, ma prima di raggiungere la loro destinazione i nunzi apostoloci furono aggrediti da sconosciuti che strapparono le lettere papali.

Munio alla fine si ritirerà con la carica di vescovo in Spagna, sancita da Celestino V, ma una volta che questo avrà abdicato Bonifacio VIII, dei Caetani, pisano, “l’esiliatore “ di Dante, lo farà decadere e poi venire a Roma, dove morirà n un convento del suo odine a 67 anni.

Jacopo da Varagine, forse uscito dalle lotte cittadine, dinastiche ed internazionali, dedicherà i supoi ultimi anni agli scritti.

Stando a una tradizione non accertata, Jacopo avrebbe redatto una delle prime traduzioni in volgare della Bibbia, ma non abbiamo manoscritti di tale versione.

La sua fama si deve, invece, a una raccolta di vite di santi, dal titolo Legenda Aurea (Legenda Sanctorum), scritta a partire dagli anni sessanta del XIII secolo e rielaborata fino alla morte. L'opera, che fu scritta in latino e in seguito diffusa in versione volgarizzante, ottenne molta influenza sulla successiva letteratura religiosa e servì come importante fonte iconografica per numerosi artisti. Tuttora sopravvivono più di 1400 manoscritti a testimonianza della grandissima importanza e dell'enorme diffusione che ebbe l'opera: seconda solo alla Bibbia!

Legenda Aurea

Sempre in latino, compilò una Cronaca genovese (Chronicon Ianuense) che tratta della storia di Genova dalle origini al 1297. Le spoglie mortali sono conservate nella cappella a lui dedicata nella Chiesa di San Domenico (Varazze).

Il suo nome è stato ripreso e trasfuso nella figura, romanzata come tutto il resto, di Remigio, ne "Il nome della rosa" di Umberto Eco.

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