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Il Santo del giorno, 17 Giugno: S. Ranieri, Patrono di Pisa, dopo S.Sisto e la Meloria, con la grande Luminara, il Palio remiero e il "paliotto"

17 giugno luminara

Dallo strano e incerto cognome di Scàccieri, mercanti in Kinzica, dalla gioventù spensierata, passata tra feste a suonare la ghironda, dal viaggio a Gerusalemme, con la "scusa" di commerciare, alla vita ascetica ed in assoluta povertà, fino al suo rientro trionfale nella sua città dove già si considerava santo, fino a diventarne patrono, sostituendo S.Sisto che non aveva assistito i Pisani alla Meloria!

di Daniele Vanni

 

 

Chi, anche se Lucchese, non è andato almeno una volta alla Luminaria di San Ranieri a Pisa? Quella che si è tenuta ieri sera sui Lungarni in un tripudio di lumini e fuochi che danno il benvenuto all'estate, dimostrando la profonda differenza dei Lucchesi che i lumini li mettono fuori (ma in quantità minore, data la loro parsimonia! per il Volto Santo, quasi ad esorcizzare, nostalgicamente il buoi che sopravanza e la luce che a poco a poco se ne va!)

Penso in tanti, anche se in pochissimi sanno che il nome vero (?) del Patrono di Pisa (ed anche della Dinastia monegasca che porta lo stesso cognome) pare fosse : Ranieri Scàcceri (Pisa, 1118 – Pisa, 17 giugno 1161).

La vita di Ranieri ebbe una profonda trasformazione negli anni della giovinezza: nato forse nel 1118, da Giandolfo Scacceri o Scaccieri, un ricco mercante di Pisa, del quartiere Kinzica, trascorse la gioventù in frivolezze e a gozzovigliare fino a notte fonda. Tanto pare fosse famoso come suonatore di ghironda! Aveva anche una sorella di nome Bella.

Tutto questo finché, a diciannove anni, incontrò Alberto Leccapecore, un eremita corso. Pare s’incontrassero in un terreno riarso: forse Cisanello. Ranieri lo seguì fino alla sua abitazione, in città, presso il monastero di San Vito. Trascorse quindi un periodo di gran turbamento tanto che i suoi familiari pensarono ad una malattia mentale. Così furono contenti, quando Ranieri comunicò loro di voler andare in Terrasanta a commerciare. Cosa che fece per quattro anni.

Ma poi, una volta a Gerusalemme, entrato nella Basilica del Santo Sepolcro, ricordandosi degli insegnamenti di Alberto, scelse di abbandonare tutte le sue ricchezze, per vivere in completa povertà. Si spogliò anche delle sue vesti e indossò quelle del penitente, dandosi alla mortificazione del corpo e alla penitenza. Visitò molti luoghi, ma il suo prediletto era sempre la chiesa del Golgotha.

Già qui incontrava e parlava con tanti Pisani e la sua fama era arrivata anche sulle rive dell’Arno.

Così decise di ritornare a Pisa nel 1154, condotto in patria dall'amico ammiraglio pisano Ranieri Bottacci, dove fu accolto con onori e fama di santità anche dai Canonici del Duomo. Prima stette nel suo quartiere, poi dal momento che un numero sempre crescente di devoti lo cercava, si ritirò nello stesso monastero di San Vito, dove anni prima aveva incontrato l'eremita Alberto. Ma la notizia dei suoi miracoli si era diffusa ed anche lì ogni giorno sostava una folla in attesa.

Tanta di più ce n’era, assieme a tanti prelati (lui che era un laico che non era fuggito dal mondo, ma aveva avuto un cambiamento radicale, una metanoia, senza indossare l’abito) e il Vescovo quando morì in odore di santità nel 1161, il 17 giugno.

La leggenda narra che alla sua morte le campane di Pisa suonarono da sole, tutte assieme, senza che nessuno le toccasse.

Nel 1284, san Ranieri, sostituendo San Sisto, diventò patrono della diocesi e della città di Pisa: quell'anno infatti, proprio nel giorno dedicato al vecchio patrono, il 6 agosto, la flotta pisana subì una pesante sconfitta ad opera delle navi genovesi durante la battaglia della Meloria, episodio che segnò la fine del predominio sui mari della Repubblica Pisana. Sentitisi traditi dal loro vecchio patrono, i Pisani optarono per il loro concittadino.

 

Ogni anno, la sera del 16 giugno, la vigilia, viene ricordato con una caratteristica Luminara, secondo una tradizione che per alcuni avrebbe origine nell'anno stesso della morte del santo. Ogni tanto l'urna contenente le spoglie del santo, collocata in epoca successiva in una cappella laterale del Duomo pisano, viene portata in processione solenne per le vie cittadine.

Il 17 si tiene invece, il Palio di San Ranieri, palio remiero preceduto da un corteo storico sui lungarni, viene disputato in Arno tra quattro equipaggi in rappresentanza dei quattro quartieri storici della città (San Francesco, San Martino, Santa Maria, Sant'Antonio). Ogni equipaggio è composto da otto vogatori, un timoniere ed un montatore. Quest'ultimo deve arrampicarsi su un pennone alto dieci metri, posto al traguardo su di una piattaforma galleggiante, e recuperare il "paliotto" della vittoria, ossia la bandierina corrispondente al primo (blu), secondo e terzo classificato.

Questa particolare modalità di assegnazione della vittoria si ispira all'impresa di Lepanto del 1571, quando le truppe cristiane, una volta abbordata l'ammiraglia turca, si impadronirono della fiamma da combattimento posta sul pennone dell'imbarcazione musulmana.

Molte sono le leggende che accompagnano la figura di Ranieri e vivono ancora nell'immaginario collettivo della città, non solo legate alle sue gesta da vivo. Ad esempio, da tempo immemore i Pisani si tramandano la tradizione riguardante la burrasca di san Ranieri, secondo la quale ogni anno, nonostante il clima estivo, il santo metterebbe alla prova i propri concittadini scatenando la pioggia sulle loro teste.

"Difficilmente" identificabile l'origine della tradizione che lo vorrebbe patrono dei ladri...forse per la scaltrezza commerciale degli antichi pisani?

Penso che sia una voce messa in giro ad arte da qualche Lucchese! Niente a che vedere con gli evasori fiscali che hanno i conti in Lussemburgo, Svizzera, Caiman o qualche stato degli USA o prendono la residenza nel Principato di Monaco. Anche se i Ranieri di Monaco, (nobili guelfi, fra le cinque famiglie più potenti di Genova, forse provenienti da Vezzano di La Spezia, che presero con l’astuzia, travestiti da frati, che sono nel loro stemma) come i Del Carret di Savona (diverse Del Carretto sposeranno dei Grimaldi) che dettero vita a Ilaria venuta da noi a Lucca, praticavano, ma solo nel Medioevo, ben inteso! la pirateria!

In verità veri e propri "patroni dei ladri" la Chiesa naturalmente non ne ammette! Si ricordano però, in questo senso: S. Dismas, il Buon ladrone, S. Nicola di Bari, patrono anche di commercianti e mercanti...

Si ricordano oggi, inoltre:

 

Sant'Adolfo

San Blasto e San Diogene

Sant'Erveo, eremita in Bretagna

Sant'Imerio di Amelia, vescovo

Sant'Ipazio Egumeno, abate

San Manuele, martire

San Marciano, martire

San Nicandro, martire

Santa Valeriana e compagne martiri

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