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Accadde oggi, 26 Maggio 1249: Battaglia di Fossalta e la cattura di Re Enzo

26 maggio Enzo Codice Chigi

 

Il 26 maggio 1249, nella piccola località di Fossalta, presso le sponde del fiume Panaro, avvenne uno scontro, non grande, non decisivo in sè, ma certo storico, tra gli schieramenti dei Guelfi di Bologna e le forze dei Ghibellini, rappresentate dal figlio dell’Imperatore Federico II di Modena e Cremona e le truppe imperiali di Enzo di Svevia, figlio naturale dell'Imperatore Federico II Hohenstaufen, che verrà fatto per sempre prigioniero!

di Daniele Vanni

Quattro battaglie segnano la svolta della lotta tra Papato e Impero, tra Guelfi e Ghibellini, tra la possibilità di fare dell’Italia uno stato unito, oppure lasciarla, praticamente per sempre, al suo destino di staterelli divisi, ed ad arte dal Papato, contrapposti tra di loro, che ne segneranno per sempre la debolezza e l’arretratezza in n mondo che sta progredendo sempre più forte!

Sono, appunto, gli scontri di:

Fossalta, del 1249

Montaperti del 1260

Campaldino del 1289

Benevento, del  1266

Dopodichè, gli Imperatori germanici abbandoneranno l’idea di avere tutta per loro l’Italia. Qui, nessun stato prevarrà. Ed i Papi avranno per sempre buon gioco!

Il 26 maggio 1249, nella piccola località di Fossalta presso le sponde del fiume Panaro, avvenne uno scontro, non grande, non decisivo, ma certo storico, tra gli schieramenti dei Guelfi di Bologna e le forze dei Ghibellini, rappresentate dal figlio dell’Imperatore Federico II di Modena e Cremona e le truppe imperiali di Enzo di Svevia, figlio naturale dell'Imperatore Federico II Hohenstaufen.

Nel pomeriggio, il giovane Re attaccò un gruppo di bolognesi intenti a costruire un ponte sul Panaro, per farvi passare carri e macchine d'assedio, essendo il Ponte di Sant'Ambrogio difeso dai Templari modenesi. Il grosso delle truppe bolognesi, vedendo il massacro delle avanguardie, guadò il fiume cogliendo le truppe imperiali sui fianchi. A re Enzo non rimase altro da fare, se non ordinare la ritirata del grosso delle truppe verso Modena; essendo il torrente Tiepido ingrossato, la cavalleria Ghibellina non riuscì manovrare, fuggendo disordinatamente verso la città.

Il sovrano rimase con i suoi cavalieri a coprire la ritirata delle truppe. Dalla furibonda battaglia uscirono vincitori i Bolognesi, che non si fecero scappare la succulenta occasione: catturarono Enzo e lo portarono in città, tenendolo come prigioniero (seppur di riguardo) in uno degli edifici che da lui tuttora ne conserva il nome, Palazzo Re Enzo.

Sotto le insegne guelfe del comune di Bologna, parteciparono alla battaglia anche miles della Società d’Armi dei Lombardi, della Società dei Toschi, (tra di loro diversi Lucchesi, che avevano anche case nel centro di Bologna e che qui avevano purtroppo esportato l'arte delleseta, nella quale Bologna sopravanzerà di molto Lucca) della società della Stella e della società dei Beccai. Dopo la battaglia i guelfi modenesi tornarono in città e presero il potere, tra essi vi era il vescovo di Modena Alberto Boschetti. Nell'ottobre seguente i Bolognesi posero l'assedio a Modena che venne difesa dal vescovo, il quale riuscì tramite la mediazione del Papa ad ottenere gli accordi di pace nel dicembre 1249.

La prigionia di Re Enzo

Quella funesta battaglia a Fossalta ad Enzo costò molto caro: non riottenne più la libertà, nonostante le ripetute minacce del padre Federico II nei confronti dei Bolognesi. Peraltro questi trattarono Enzo molto onorevolmente, consentendogli di ricevere visite, avere servitori e relazioni femminili, non gli concessero però mai di uscire dalle sue stanze.

Prima di morire, Enzo scrisse alla sua Puglia, l'amata terra che lo aveva visto bambino:

Và, canzonetta mia

e saluta messere

dilli lo mal ch'i'aggio

quelli che m'à 'n bailìa

sì distretto mi tene

ch'eo viver non por{r}aggio

Salutami Toscana

quella ched è sovrana

in cüi regna tutta cortesia:

e vanne in Puglia piana,

la magna Capitana,

là dov'è lo mio core nott'e dia

Alla sua morte, gli furono dedicate solenni onoranze funebri e fu seppellito (tuttora esiste la sua tomba) nella Basilica di San Domenico della stessa città che l'aveva tenuto prigioniero per ventitré lunghi anni!

Si narra che Enzo tentò varie volte la fuga, ed una in particolare è abbastanza famosa: pare infatti che, con il favore del cantiniere, Enzo riuscì ad uscire una notte dentro una delle botti vuote che venivano portate via dal Palazzo. Vuole però la leggenda che una donna, scorgendo la bionda chioma di Enzo sporgere da un coperchio, riuscisse a dar subito l'allarme. Vero o falso che sia, questo episodio dimostra ancora una volta quanto i Bolognesi fossero orgogliosi del blasonato prigioniero.

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