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Accadde oggi, 21 Aprile 753 a.C.: viene fondata la Città Eterna

21 aprile natale di roma

La mitologia fondativa di Roma, ricorre in tante altre leggende di nascita di città o genti, dove tutto è simbolo: la Lupa, la cesta, il fico, i gemelli, l'abbandono, la discendenza divina, la madre che doveva restare vergine, l'assassinio di un fratello a danno dell'altro, il vaticinio, l'aratro e i buoi bianchi, per il solco...

di Daniele Vanni

 

 

 

Secondo la leggenda, narrata anche da Varrone, l’erudito autore di centinaia di libri, (che desunse la data precisa dai calcoli astrologici del suo amico Lucio Taruzio, un astrologo un po’ stravagante, al quale è intitolato anche un cratere lunare!) Romolo avrebbe fondato la città di Roma il 21 aprile del 753 a.C.

In verità Taruzio, studiando il presunto oroscopo del fondatore dell’Urbe, con la data di nascita avvenuta durante un’eclissi solare, aveva individuato il giorno nel 9 di Aprile, indicando addirittura l’ora, tra la seconda e la terza del pomeriggio, insomma verso le 13,30!

Comunque sia, da questa data in poi, derivava la cronologia romana, definita infatti con la locuzione latina "Ab Urbe condita", ovvero "dalla fondazione della Città", che contava gli anni a partire da tale presunta fondazione.

I Romani avevano elaborato un complesso racconto mitologico sulle origini della città e dello stato; il racconto ci è giunto con le opere storiche di Tito Livio, Dionigi di Alicarnasso, Plutarco e, soprattutto, con le opere poetiche di Virgilio e Ovidio.

Secondo queste, Romolo, il fondatore, discendeva dai Re dei Latini di Alba Longa, sulla riva del Lago Albano, discendenti tutti da Lavinia ed Enea, che in fuga dall’incendio di Troia, nel 1184 a.C., sarebbe giunto poco dopo nel Lazio (che in antico stava per “rifugio”), sposando appunto la principessa dei Latini.

Rea Silvia, la madre dei due fatali gemelli, e figlia del Re dei Latini Numitore, sarebbe stata messa nei guai da Marte: lei vestale, aveva l’obbligo della castità, pena la morte, e, Rea di nome e di fatto!, per nascondere la sua colpa, fu ordinato ad una serva di affidare alla corrente del Tevere i due gemelli, frutti del "peccato", in una cesta... che si areno sotto un fico, divenuto sacro con il nome di Fico Ruminale, presso il quale una pietosa Lupa (che in Roma era il nome dato alle prostitute! forse per il loro girovagare famelico in cerca di facili prede…) adottò e allattò i due gemelli, salvandoli e dando vita alla Città Eterna!

Un racconto che con aspetti singolarmente identici, ritroviamo in molte leggende fondative!

Così Rubens, nel 1616 raffigura la leggenda dell’origine di Roma con i mitici Romolo e Remo, che vengono nutriti dalla lupa nei pressi del Tevere. Il fiume romano è personificato nel vecchio di spalle, mentre l’albero che fa da fondale della scena è il Fico Ruminale sotto il quale avviene l’allattamento secondo i testi di Tito Livio e di Tacito.

Il celeberrimo dipinto su intonaco, da Pompei, che riproduce l'episodio virgiliano dell'ultimo libro dell'Eneide: Enea, armato e con al fianco il piccolo Ascanio in lacrime, viene operato dal medico Iapyx, inginocchiato davanti a lui, che con un forceps estrae la cuspide della freccia conficcatasi nella coscia. Sua madre, Afrodite, arriva in volo portando nella mano sinistra un fascetto di erbe medicinali raccolte a Creta, sul monte Ida, che si trova appena alle spalle di Troia.

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