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Nell'Antica Roma, 21 Aprile, Natale di Roma: Fondazione e quindi Dies Natalis dell'Urbe, Caput Mundi e Città eterna. Romolo scelse questa data, nel 746 a.C., perchè giorno della lustrazione e purificazione delle greggi

21 aprile Romolo e remo

Fondazione, Dies Natalis, il 21 Aprile veniva già celebrato prima di Varrone che nel I° sec. a.C. attraverso studi archeologici stabilì il 753 a.C. quale data dell'atto fondativo dei due fratelli figli della Lupa.

di Daniele Vanni

 

 

21 aprile, Natale di Roma

Fondazione di Roma o festa di Romaia

Il Natale di Roma, anticamente detto Dies Romana e conosciuto anche con il nome di Romaia, è una festività laica legata alla fondazione della città di Roma, festeggiata il 21 aprile.

Ieri abbiamo visto, le radici agricole, rurali, agresti di questa festa che preesisteva alla fondazione mitica di Roma.

Secondo la leggenda, narrata anche da Varrone, Romolo avrebbe infatti fondato la città di Roma il 21 aprile del 753 a.C. La fissazione al 21 aprile, riportata da Varrone, si dice che si debba ai calcoli astrologici del suo amico Lucio Taruzio. Io credo che l’anno, sia stato così calcolato, ma la data primaverile fosse già stabilita dai Palilia, questa ancestrale festa pastorale, stabilita il 21 di aprile come lustrazione e purificazione delle greggi e degli armenti. Data forse, anzi: probabilmente scelta da Romolo!

Da questa data in poi derivava la cronologia romana, definita infatti con la locuzione latina Ab Urbe condita, ovvero "dalla fondazione della Città", che contava gli anni a partire da tale presunta fondazione.

La celebrazione dell'anniversario dell'Urbe come elemento della propaganda imperiale finì per attribuire alla questione dell'anno della fondazione un'importanza fondamentale, che solo molto tardi, verrà sostituita dalla nascita di Cristo per la datazione degli eventi.

A partire dall'imperatore Claudio, (di origine etrusca e quindi memore dell’usanza dei Lucomoni di misurare il tempo da un evento all’altro) si ufficializzò il metodo di calcolo dell'età della Città, proposto da Marco Terenzio Varrone che così prevalse su tutti gli altri.

Claudio fu il primo a far celebrare in tutto l’Impero, l'anniversario di Roma nel 47, ottocento anni dopo la presunta data della fondazione. Ma già molto tempo prima, quest’usanza di celebrare l’atto fondativo all’interno di Parilia, già si doveva celebrare da secoli.

Nel 147-148, Antonino Pio diede corso a una simile celebrazione e nel 248 Filippo l'Arabo celebrò il primo millennio di Roma, assieme ai Ludi Saeculares (celebrati ogni cento anni), in quanto Roma compiva dieci secoli. Sono pervenute monete che celebrano l'evento. Su una moneta del pretendente al trono Pacaziano, appare esplicitamente "1001", da dove si evince come i cittadini dell'Impero romano avevano compreso di essere all'inizio di una nuova era, di un "Saeculum Novum". Quando l'Impero romano divenne cristiano, nei secoli successivi, questa immagine millenaria venne utilizzata in un senso più metafisico.

Erano ormai definitivamente lontani e dimenticati per sempre i tempi della Dea Pales, dea della pastorizia e forse divinità tra le principali del “pastore” Romolo (un nome non ancora chiaro che deve avere la stessa radice di Roma, forse del fiume, di questi spiazzi e di questi colli, punto di allevamento, ma anche di mercato, con la via del sale, i Greci che venivano da Cuma, gli Etruschi che giungevano da nord e da sud e presto avrebbero conquistato la “città quadrata” nata dall’unione, delle tribù del Palatino e del Cermalus che si affacciavano su un Circo Massimo, diviso tra pecore e saline dell’ansa del Tevere, allora molto più vicino al mare, che impaludava il Velabro e il Campo Marzio.

 

Quando l'Impero romano divenne cristiano, nei secoli successivi, questa immagine millenaria venne utilizzata in un senso più metafisico: addirittura si vede la millenaria storia di Roma come “necessaria culla” per la Buona Novella del Cristo!

Con la diffusione prima, l'adozione poi, del cristianesimo come religione di stato, cui si aggiunse la caduta dell'Impero romano d'Occidente e le successive calate, migrazioni e conquiste di popolazioni Barbariche, Roma, come tutto quello che fu il suo impero, vide sparire moltissimi dei suoi usi, costumi e delle sue tradizioni fra cui molte delle sue festività.

Alcune di queste furono recuperate dagli Umanisti, ma fu con l'avvento dell'epopea risorgimentale che la celebrazione del Natale di Roma fu ripristinata come "tradizione". I più rivoluzionari tra i mazziniani, i garibaldini ed alcuni liberali, festeggiarono l'evento, ad esempio, nella primavera del 1849, quando Roma, da poco Repubblica libera che aveva rovesciato il potere temporale del Papa, lottava per la sopravvivenza. Si racconta di un pasto ai Fori con brindisi per la presunta fondazione dell'Urbe da parte di Romolo e la rifondazione (liberazione) da parte dei rivoluzionari stessi.

Il 3 aprile 1921, durante un discorso pronunciato a Bologna, l'allora capo del Movimento fascista Benito Mussolini proclamò l'anniversario della fondazione di Roma quale festa ufficiale del Fascismo. La decisione venne commentata da Antonio Gramsci come il tentativo del Fascismo di naturalizzare il proprio ruolo nella Storia italiana, attraverso la rivendicazione delle origini romane.

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