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Nell'Antica Roma, domani 21 Aprile: Parilia, Festa di Pale, oscura divinità protettrice degli armenti, con benedizioni, mangiari e bevande speciali e passaggi tra falò rituali

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Domani è il Dies Natalis di Roma, che già prima della città di Romolo, aveva in questa data una festa agreste e rurale, al quale ci dice moltissime cose sui primissimi Romani, per la stragrande maggioranza, pastori di greggi di pecore e capre.

di Daniele Vanni

 

 

Parilia, 21 aprile

 

(vedi anche: / Luglio e Ovidio, Fast. 4,641 e Properzio 4,1,19)

 

I Palilia o Parilia erano un'antichissima festa pastorale della religione romana che si celebrava il 21 aprile in onore del numen Pale, a volte descritto come semplice genio, a volte come divinità femminile.

Celebrata per purificare le greggi ed i pastori, la Festa dei Palilia, insieme alla precedente Festa agricola dei Fordicidia (15 aprile) e la successiva dei Robigalia (25 aprile), faceva parte del trittico di cerimonie religiose agricole, nate ancor prima della fondazione della città di Roma, avvenuta nel 753 a.C., anche se per un'altra narrazione, questa festività fu stabilità proprio per festeggiare la nascita della città.

In età più recente, a partire dal 121, s’iniziò a festeggiare nella stessa data anche il giorno della fondazione di Roma, ovvero la festività di Romaia. L'intera descrizione del cerimoniale la troviamo in Ovidio.

La festa aveva due forme rituali leggermente dissimili, una urbana (che si svolgeva a Roma) ed una rurale

E' comunque, una festa in onore di Pale, che sovrintende alla fecondazione delle greggi e degli armenti. Una parte della festa era dedicata alle bestie, l'altra alle persone.

Ovidio ci dà una descrizione di entrambe in sequenza, cominciando dal rituale della festa in Roma (Fas. IV, 721-781).

Nel rito urbano, si eseguiva una lustrazione sull'ara di Vesta con la partecipazione della Vestale più anziana, che bruciava profumi e poi mescolava cenere di vitello (sacrificato nelle precedenti Fordicidia), sangue di cavallo (il cavallo di destra della biga vincitrice della festa dell'Equus October dell'anno precedente) e steli di fave.

Da notare questa pianta che ci ricollega alla Gens Fabia, alla quale erano delegate le principali feste religiose!

Nella versione rurale, descritta di seguito, il pastore spruzzava d'acqua il gregge, con rami di albero, scopava l'ovile e lo ornava di fronde. Bruciava poi fronde d'olivo, zolfo, rosmarino, erbe sabine e fronde di lauro stillante d'acqua con fiaccole.

A Pale vengono poi, offerte focacce, un cestello di sorgo, e latte nello stesso secchio usato per la mungitura: si offriva latte, miglio e pizze di miglio a Pale.

Ogni pastore poi, rivolto a oriente, doveva quindi recitare quattro volte una preghiera (vv. 746-776) in cui si domandava venia a Pale per l'infrazione di interdetti operata dal pastore stesso o dal suo gregge e se ne chiedeva l'intervento per placare le divinità (numi di boschi e fonti) offese per avere:

 

« violato luoghi sacri come alberi, erba di tombe, boschi interdetti;

tagliato fronde di boschi sacri;

essersi rifugiato col gregge in templi per sfuggire il maltempo;

aver turbato laghi e fonti cogli zoccoli degli animali.

Visto esseri divini (Fauno, Diana, ninfe ed ogni altro nume dei luoghi selvaggi anche ignoto) obbligandoli con ciò a fuggire. »

 

(Ovidio, Fasti, IV, 746-776.)

La preghiera doveva esser recitata rivolti ad Oriente. Poi il pastore doveva lavarsi le mani, bere latte e sapa (bevanda preparata dalla bollitura del vino) ed infine saltare tre volte tra le stoppie incendiate.

Infine viene servita la burranica: pozione di latte e mosto!

Il resto della giornata passa tra banchetti e giochi. Alla sera si accendono fuochi di paglia e i pastori li attraversano con un salto (su questa forma di lustratio e sulla sua connessione con la cerimonia di fondazione della città di Roma da parte di Romolo cfr. Dion. Hal. Ant. Rom. 1, 88).

Ovidio stesso (ma anche Properzio, scrive delle Parilia) continua, esponendoci le molte interpretazioni che gli antichi Romani davano del rituale. Per esempio, il valore dato ad acqua e fuoco, come due elementi opposti, ma indispensabili alla vita e per questo, anche efficaci già di per sé, per la purificazione.

I vuoti steli delle fave bruciati significherebbero l'annullamento delle colpe ottenuto tramite il rito.

Il valore religioso della festa è quindi di una lustratio.

 

Più solenne, la seconda parte delle Palilia che è officiata dalle Vestali, le quali preparano un suffumigio con le ceneri del vitellino estratto ancora feto dalla madre nel giorno delle Fordicidia. Le ceneri sono mescolate a sangue di cavallo(quello sacrificato a Marte nelle Idi di ottobre) e steli di fave.

Le fave sono considerate un importante ingrediente di purificazione, perché sono ritenute di appartenenza dei morti tanto che, per esempio, il flamine Diale non può né nominarle né toccarle (Fest. Fabam). Il composto viene distribuito ai cittadini che lo gettano sul fuoco su cui poi saltano tre volte, mentre si spruzzano d'acqua con rami d'alloro.

 

Pale (divinità)

Pale era un’oscura divinità rustica della mitologia romana, protettrice degli allevatori e del bestiame.

Scarne le informazione che ci sono giunte, tanto che a volte era identificato come dio maschile, altre volte quale dea e talora persino come una coppia di dèi (il latino "pales" può essere variamente interpretato, singolare o plurale). Venerata con gli epiteti di "montana", in quanto foriera di pascoli abbondanti sulle alture, e "pastoria", a causa del mestiere generalmente esercitato dai suoi devoti, insieme a Giunone stornava infezioni e assalti di animali feroci dal bestiame grosso e minuto; secondo la testimonianza di Tibullo, i fedeli collocavano sotto gli alberi la sua immagine rozzamente scolpita nel legno.

Il 21 aprile era celebrata in suo onore la festa di purificazione delle greggi, i Palilia (o Parilia): compiuto il sacrificio rituale, si accendevano mucchi di paglia o di fieno disposti in file e vi si conducevano attraverso i capi d'allevamento, seguiti dai pastori stessi, che procedevano saltando; in seguito alla cerimonia si sovrappose quella per il Natale di Roma.

Nel 267 a.C. il console Marco Atilio Regolo consacrò un tempio proprio a Pale, dea dei pastori per propiziarsi il successo sui Salentini.

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