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Carrara (Ms): Mallegni (FI) nei cantieri diportistica, politica lumaca non ferma export (+19%). Un progetto di costa per diportistica turistica

Mallegni nei cantieri navali Marina di Carrara

La politica lumaca non ferma i cantieri. Dal pensiero all’azione non bastano venti anni ciò nonostante i cantieri navali sono tornati a correre (1,5% produzione, + 19% export) nella provincia di Massa Carrara

Sedotta ed abbandonata a se stessa e alla capacità imprenditoriale di manager e lavoratori e di un’economia che ruota attorno anche a yacht e mega yacht, la diportistica apuana aspetta ancora una sbocco al mare per consentire vari rapidi e economici e mettere in moto l’indotto del refitting che stenta a decollare a causa della mancanza delle infrastrutture dedicate indispensabili come il travel lift.

Visita di buon’ora per Massimo Mallegni, candidato al Senato della Repubblica nel collegio uninominale di Forza Italia nelle province di Massa Carrara e Lucca (Toscana 5) e capolista nel collegio proporzionale per le province Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Prato e Firenze - (Toscana 1), ad alcuni cantieri insediati nella zona industriale apuana. Mallegni era accompagnato dal Presidente di Cna Nautica, Carlo Alberto Tongiani. “In questo territorio le imprese hanno capito che devono fare da sole.

Non possono contare sulla politica che non è stata in grado, in questi venti anni, di dare risposte concrete alle lecite richieste delle imprese. E sentirlo dire da loro fa tutto un altro effetto. Significa che la politica ha fallito. E’ da almeno un decennio che sento parlare di porto turistico: lo fanno, non lo fanno, lo fanno, non lo fanno. La politica deve decidere e poi andare dritta altrimenti si lascia un settore ed il suo indotto nell’incertezza. E quando c’è incertezza non si investe, non si assume e si valutano altri siti dove la politica favorisce le imprese nella quotidianità.

Io credo che la nostra costa debba sfruttare appieno il valore di queste settore da tutti i punti di vista ragionando per macro area, insieme a Viareggio, perché è un assets troppo importante che non può essere lasciato nelle mani dei soli comuni. Le attività strategiche di porti ed aeroporti, anche dal punto di vista urbanistico, devono essere gestite a livello nazionale, direttamente dallo Stato: non possiamo perdere tempi, commesse, fatturato per le beghette tra comuni e regioni.

Riuscire a far crescere un’azienda, in questo modo e con questi risultati, ha un solo significato: ci sono imprenditori bravi e preparati. E riuscire a produrre imbarcazioni di questo livello, destinate ad armatori internazionali e mercati mondiali, senza avere uno sbocco al mare, lo trovo assurdo e miracoloso allo stesso tempo”.

Varare uno yacht al porto di Carrara, in assenza del travel lift dedicato, può costare fino a 10 volte in più rispetto ad un varo nel porto di Viareggio: “sono risorse che togli alle imprese che devono faticare il doppio per i vari e non possono accettare commesse di refitting. Ogni giorno questo territorio perde occasioni”. E sulla piccola natica, il settore maggiormente in crisi: “La diportistica delle piccole imbarcazioni, fino a 20 metri, è quella che ha sofferto di più e via via sta scomparendo e non solo per una questione di costi per acquistarle. E’ giusto ricordare che intorno alla nautica ruota un mondo fatto di artigiani, imprese di servizi e turistici che è molto importante. – ha spiegato – Serve un piano nazionale per sostenere il settore perché questo paese non si può permettersi.

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