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Morto Antonio Domenici, partigiano a San Rocchino

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Morto a più di novant'anni Antonio Domenici detto 'Balilla', personaggio storico di Camaiore. Fu giovanissimo partigiano nella famosa formazione "Bandelloni" che liberò la sua città durante l'occupazione tedesca ed in seguito marinaio, girando il mondo in lungo e in largo. Un'esistenza piena al servizio della storia.

 

 

 

di Andrea Boccardo

 

 
Antonio Domenici era conosciuto dalla maggior parte dei camaioresi. Lo storico Aldo Marchi lo interrogava continuamente per tenere in superficie uno scrigno di ricordi che altrimenti sarebbero andati perduti. Testimone vivido del novecento, Antonio ultimamente passava le giornate al Gran Bar di Agostino in piazza, ma aveva tante storie da raccontare, prima e più importante fra tutte quella sulla lotta partigiana, intrapresa giovanissimo a sedici anni con la nota formazione "Bandelloni" stanziata a San Rocchino sopra Casoli. D'oggi in poi, un alone di melanconia aleggerà nei caldi pomeriggi estivi in piazza San Bernardino, senza la silhouette di un uomo coraggioso cresciuto, come tanti poco prima della guerra, troppo presto. 
 
 
 
Al tempo aveva solo sedici anni, e grazie alla giovane età il gruppo partigiano riuscì a trasportare oggetti di necessità, munizioni e piccole armi dal centro occupato dai tedeschi alle alture boscose poste a più di cinquecento metri sopra il livello del mare.
 
 
I suoi racconti, per fortuna, non sono andati perduti. Si trovano fedelmente raccolti, sotto forma di un incantevole romanzo-diario, grazie al paziente ascolto della professoressa Rosy Villani, che ne ha curato un volume chiamato "Fischia il vento, urla la bufera" . Un libro dove prendono vita aneddoti divertenti come la storia di alcune lamette da barba nascoste abilmente nei calzoni di 'Balilla', come i più anziani compagni partigiani solevano chiamare lo sbarbatello Antonio.
 
 
 
Oppure, il lancio di viveri di soccorso da parte degli americani lungo la via tra Greppolungo e Casoli, con la corsa matta degli uomini di Bandelloni alla ricerca dei pacchi in carta gialla contenenti ogni ben di Dio per il tempo. Ed infine, la narrazione concitata dell'indomita calata della formazione, coadiuvata dalle truppe brasiliane e dai carri armati americani, per la liberazione del centro cittadino dai nazisti, in quel settembre 1944 così tremendo e delicato per le sorti della guerra. 
 
 
Dopo la guerra, Antonio ha intrapreso una vita da marinaio, solcando i mari più impervi e toccando le città più esotiche, di cui spesso raccontava una volta ritornato nella natia Camaiore. Antonio aveva sempre una buona parola per tutti, e anche negli ultimi anni di una vita lunga e assennata non rinunciava ad indignarsi davanti ai soprusi sociali, o ad emozionarsi quando la gente per strada gli raccontava i tanti fatti che questo grand'uomo del novecento ha vissuto in pieno. Lascia una figlia adorata, Lorella, che si è presa cura di lui fino all'ultimo, triste momento. 
 
 
 
 
 
Andrea Boccardo

 

 

 

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