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Il Santo del giorno, 28 Gennaio: S. Tommaso d'Aquino, "il bue muto" che improntò di sé il Medioevo

28 genn Saint Thomas Aquinas Diego Velázquez

Anche se da noi distantissimo, il santo-filosofo di oggi, fu uno dei più grandi pensatori del Cristianesimo medoevale, cioè della sua filosofia, la Scolastica, che prende addirittura il nome di Tomismo proprio da Tommaso che insegnò a Parigi, Colonia, Roma, Napoli, quando l'Europa si era unificata, culturalmente, sotto il Cristianesimo

di Daniele Vanni

San Tommaso d'Aquino (Roccasecca, 1225 – Fossanova, 7 marzo 1274)

Dottore della Chiesa

 

Attributi: abito domenicano, libro, modellino di chiesa, sole raggiato sul petto

Patrono di: Teologi, accademici, librai, scolari, studenti;

 Fu un frate domenicano, esponente della Scolastica, definito Doctor Angelicus dai suoi contemporanei.

Tommaso rappresenta uno dei principali pilastri teologici e filosofici della Chiesa cattolica: egli è anche il punto di raccordo (con molte forzature) fra la cristianità e la filosofia classica, che ha i suoi fondamenti e maestri in Socrate, Platone e Aristotele, e poi passati attraverso il periodo ellenistico, specialmente in autori come Plotino.

 

Fu allievo di sant'Alberto Magno, che lo difese quando i compagni lo chiamavano "il bue muto" dicendo: «Ah! Voi lo chiamate il bue muto! Io vi dico, quando questo bue muggirà, i suoi muggiti si udranno da un'estremità all'altra della terra!».

Tommaso dei Conti d'Aquino nacque nel 1225 nella contea di Aquino, territorio dell'odierna Roccasecca, nel castello paterno situato nel feudo dei conti d'Aquino, da Landolfo d'Aquino e da Donna Teodora, appartenente al ramo Rossi della famiglia napoletana dei Caracciolo.

Siamo nell’odierna provincia di Frosinone, 90 Km. a sud di Roma, altrettanti da Napoli. Poco distante da dove oggi passa l’autostrada, che non fa caso, a chi scende verso sud, sulla sua sinistra ad un maniero, costruito da un abate di Montecassino per difendersi dai Longobardi, sulla cima del monte Asprano, dove nacque, in anno imprecisato! Tommaso.

 

La sua data di nascita, infatti, non è certa, ma è calcolata in maniera approssimativa a partire da quella della sua morte.

Bernardo Gui, (famosissimo inquisitore francese, ripreso anche ne Il Nome della Rosa) ad esempio, afferma che Tommaso è morto quando aveva compiuto i suoi quarantanove anni e iniziato il suo cinquantesimo anno. Oppure, in un testo un po' anteriore, Tolomeo da Lucca fa eco ad un'incertezza: «Egli è morto all'età di 50 anni, ma alcuni dicono 48». Tuttavia, oggi, sembra che ci sia accordo nel fissare la sua data di nascita tra il 1224 e il 1226.

Interessante, sottolineare, per noi Lucchesi, la figura di Bartolomeo Fiadoni meglio noto come Tolomeo o Ptolomeo da Lucca (Lucca, 1236 – Torcello, 1327) teologo dell'ordine dei domenicani e vescovo, seguace di San Tommaso d'Aquino, e fu come lui, di cui redasse un catalogo delle opere.

Figlio di Rainone, proveniva da una famiglia di mercanti lucchesi di medio livello. Su di lui non si ha alcuna notizia sino all'entrata nel convento di San Romano, cenobio di frati domenicani.

Fu priore del convento di S. Maria Novella a Firenze negli anni tra il 1300 e il 1302, il periodo di più grave scontro tra guelfi bianchi e neri e che vide l'esilio di Dante. Di quel periodo Tolomeo da Lucca scrisse gli Annali. Fu più volte definitor dei capitoli generali dell'ordine (Marsiglia, Bologna). Dal 1309 al 1319 risiedette ad Avignone presso la curia papale e fu al servizio di importanti cardinali.

Nel 1318 fu nominato vescovo di Torcello da papa Giovanni XXII, ma si recò presso la nuova sede solo l'anno successivo; facendo atto di obbedienza al patriarca di Grado il 17 novembre 1319.

Durante il suo episcopato entrò in gravi conflitto con il patriarca, che lo accusò di malversazioni; inoltre Tolomeo si oppose alla elezione della badessa del monastero benedettino di Sant'Antonio, appellandosi al papa contro il patriarca. Per questi fatti il patriarca lo scomunicò e lo fece segregare nel palazzo vescovile. La scomunica fu in seguito annullata dal papa.

Morì a Torcello nel 1327.

Da Montecassino a Napoli

Secondo le usanze del tempo, Tommaso, essendo il figlio più piccolo, era destinato alla vita ecclesiastica e proprio per questo, a soli cinque anni, fu inviato come oblato nella vicina Abbazia di Monte Cassino, di cui suo zio era abate, per ricevere l'educazione religiosa. In quegli anni l'abbazia si trovava in un periodo di decadenza e costituiva una preda contesa dal Papa e dall'imperatore. Ma il trattato di San Germano, concluso tra il Papa Gregorio IX e l'imperatore Federico II il 23 luglio 1230, inaugurava un periodo di relativa pace ed è proprio allora che si può collocare l'ingresso di Tommaso nel monastero. In quel luogo Tommaso ricevette i primi rudimenti delle lettere e fu iniziato alla vita religiosa benedettina.

Ma a partire dal 1236, la calma di cui godeva il monastero fu nuovamente turbata e Landolfo, consigliato dal nuovo abate, Stefano di Corbario, volle mettere al riparo il figlio dai disordini e inviò Tommaso, oramai adolescente, a Napoli, perché potesse seguire degli studi più approfonditi.

Così nell'autunno del 1239, a quattordici o quindici anni, Tommaso si iscrisse al nuovo Studium generale, l'Università degli studi fondata nel 1224 da Federico II, per formare la classe dirigente del suo Impero.

Fu proprio a Napoli, dove nel 1231 era stato fondato un convento, che Tommaso conobbe i Domenicani, ordine in cui entrò a far parte e in cui fece la sua vestizione nell'aprile del 1244.

Ma l'ingresso di Tommaso presso i Frati predicatori, comprometteva definitivamente i piani dei suoi genitori riguardo al suo futuro incarico di abate di Montecassino.

Così la madre inviò un corriere ai suoi figli, che in quel periodo stavano guerreggiando nella regione di Acquapendente, perché intercettassero il loro fratello e glielo conducessero. Essi, accompagnati da un piccolo drappello, catturarono facilmente il giovane religioso, lo fecero salire su di un cavallo e lo condussero al Castello di Monte San Giovanni Campano, un castello di famiglia, per poi condurlo a Roccasecca.

Qui tutta la famiglia tentò di far cambiare idea a Tommaso, ma inutilmente.

Tuttavia, bisogna precisare che egli non fu né maltrattato, né rinchiuso in qualche prigione: si trattava piuttosto di un soggiorno obbligato, in cui Tommaso poteva entrare e uscire a piacimento e anche ricevere visite.

Ma prendendo atto che Tommaso era ben saldo nella sua risoluzione, la sua famiglia lo restituì al convento di Napoli nell'estate del 1245.

Gli studi a Parigi e a Colonia (1245-1252)

I Domenicani di Napoli ritennero che non fosse sicuro trattenere presso di loro il novizio e lo inviarono a Roma dove si trovava il maestro dell'Ordine, Giovanni Teutonico, il quale stava per partire alla volta di Parigi, dove si sarebbe celebrato il Capitolo generale del 1246.

Egli accolse Tommaso inviandolo prima a Parigi e poi a Colonia, dove c'era un fiorente Studium generale, sotto la direzione di fra Alberto (il futuro sant'Alberto Magno), maestro in teologia, il quale era ritenuto sapiente in tutti i campi del sapere.

Nell'autunno del 1245, Tommaso, al seguito di Giovanni Teutonico, si sarebbe dunque messo in viaggio per Parigi e vi avrebbe trascorso gli anni 1246-1247 e la prima parte del 1248, cioè tre anni scolastici. Qui potrebbe aver studiato le arti, sia in facoltà, che in convento.

Nel 1248, partì per Colonia con fra' Alberto, presso il quale continuò il suo studio della teologia e il suo lavoro di assistente.

Il soggiorno di Tommaso a Colonia, al contrario di quello a Parigi, non è mai stato messo in dubbio, poiché è ben testimoniato dalle fonti.

Il 7 giugno 1248 il capitolo generale dei Domenicani, riunito a Parigi, decise la creazione di uno studium generale a Colonia, città nella quale esisteva già un convento domenicano fondato nel 1221-1222 da fra' Enrico, compagno di Giordano di Sassonia.

L'incarico di insegnare venne affidato a fra Alberto, la cui reputazione in quel periodo era già notevole.

Questo soggiorno a Colonia costituì una tappa decisiva nella vita di Tommaso.

Per quattro anni, dai 23 ai 27 anni, Tommaso poté assimilare profondamente il pensiero di Alberto. Un esempio di questa influenza lo troviamo nell'opera nota con il nome di Tabula libri Ethicorum, la quale si presenta come un lessico le cui definizioni sono molto spesso delle citazioni quasi letterali di Alberto.

Il primo periodo di insegnamento a Parigi (1252-1259)

Quando il Maestro Generale dei Domenicani domandò ad Alberto di indicargli un giovane teologo, che potesse essere nominato baccelliere per insegnare a Parigi, Alberto gli propose Tommaso, che stimava sufficientemente preparato in scientia et vita.

Sembra che Giovanni Teutonico abbia esitato per via della giovane età del prescelto, 27 anni, perché secondo gli statuti dell'Università egli avrebbe dovuto averne 29, per poter assumere canonicamente quest'impegno.

Fu grazie alla mediazione del cardinale Ugo di Saint-Cher, che la richiesta di Alberto fu esaudita e Tommaso ricevette quindi l'ordine di recarsi subito a Parigi e di prepararsi a insegnare.

Egli iniziò il suo insegnamento come baccelliere, nel settembre di quello stesso anno, cioè del 1252, sotto la responsabilità del maestro Elia Brunet de Bergerac, che occupava il posto lasciato vacante a causa della partenza di Alberto.

A Parigi, Tommaso trovò un clima intellettuale meno tranquillo di quello di Colonia. Ancora nel 1250 era vietato commentare i libri di Aristotele, ma tra il 1252 e il 1255, durante la prima parte del soggiorno di Tommaso, la Facoltà delle Arti avrebbe finalmente ottenuto il permesso di insegnare pubblicamente tutti i libri del grande filosofo greco.

Le opere di Aristotele non erano pervenute in una copia originale in lingua greca: all'epoca, nel Medioevo erano note con la traduzione e interpretazione del filosofo arabo Averroè.

Tommaso studiò l'arabo e lesse le opere di Averroè in lingua originale, ritenendo che il commento di Averroè fosse oggettivamente lontano dalla lettera e dallo spirito delle opere di Aristotele.

Non conoscendo il greco, chiese al confratello domenicano Guglielmo di Moerbeke, eccellente grecista, di fare una nuova traduzione di Aristotele in latino.

Lavorando intensamente con un gruppo di assistenti e segretari, nel corso di soli quattro anni, Tommaso commentò l'intero Corpus Aristotelicum, parola per parola, con note a margine, e mettendo a confronto i testi paralleli, la traduzione di Guglielmo e il commento di Averroè, per evidenziare dove la tradizione averroista si distanziava dall'originale greco.

Con una sensibilità filologica non comune al suo tempo, Tommaso dichiara fin dall'inizio che il suo intento non è quello di far dire ad Aristotele cose che non ha mai detto, farne un cristiano fuori dal suo tempo o un precursore illuminato da Dio, ma di capire la lettera dei testi e l'intenzione dell'autore per esporre fedelmente il suo pensiero.

Lo studio dei testi antichi, così come di ogni forma del sapere, a sua volta non può essere fine a se stesso, ma deve essere finalizzato, al servizio della verità. Aristotele non veniva considerato come un'autorità indiscutibile, da prendere interamente a priori per vero (Ipse dixit). Secondo Tommaso, occorre scegliere criticamente, secondo coscienza, quanto di vero c'è nella metafisica di Aristotele, e partire da lì per avvicinare il più possibile la ragione alla verità di Dio.

Il primo ritorno in Italia (1259-1268)

Tra il 1259 e il 1268 fu nuovamente in Italia, impegnato nell'insegnamento e negli scritti teologici: fu prima assegnato a Orvieto, come lettore, vale a dire responsabile per la formazione continua della comunità.

Qui ebbe il tempo per completare la stesura della Summa contra Gentiles (iniziata nel 1258) e della Expositio super Iob ad litteram (1263-1265).

Tra il 1265 e il 1268, fu inviato a Roma come maestro reggente.

Durante il suo soggiorno, assegnato alla formazione intellettuale di giovani dominicani, Tommaso cominciò a scrivere la Summa Theologiae e compilò numerosi altri scritti su varie questioni economiche, canoniche e morali.

Durante questo periodo, ebbe l'opportunità di lavorare con la corte papale (che non era residente a Roma).

Il secondo periodo di insegnamento a Parigi (1268-1272)

Nel secondo periodo di insegnamento a Parigi (1268-1272), la sua occupazione principale fu l'insegnamento della Sacra Pagina e proprio a questo periodo risalgono alcune delle sue opere più celebri, come i commenti alla Scrittura e le Questioni Disputate. Anche se i commenti al Nuovo Testamento restano il cuore della sua attività, egli si segnala anche per la varietà della sua produzione, come ad esempio la scrittura di diversi brevi scritti (come ad esempio il De Mixtione elementorum, il De motu cordis, il De operationibus occultis naturae...) e per la partecipazione alle problematiche del suo tempo: che si tratti di secolari o dell'averroismo, vediamo Tommaso impegnato su tutti i fronti. A questa multiforme attività bisogna aggiungere un ultimo tratto: Tommaso è anche il commentatore di Aristotele. Tra queste opere ricordiamo: l' Expositio libri Peryermenias, l' Expositio libri Posteriorum, la Sententia libri Ethicorum, la Tabula libri Ethicorum, il Commento alla Fisica e alla Metafisica. Vi sono poi anche delle opere incompiute, come la Sententia libri Politicorum, il De Caelo et Mundo, il De Generatione et corruptione, il Super Meteora.

Gli ultimi anni e la morte

Nella primavera del 1272, Tommaso lasciò definitivamente Parigi e poco dopo la Pentecoste di quello stesso anno (12 giugno 1272) il capitolo della provincia domenicana di Roma gli affidò il compito di organizzare uno Studium generale di teologia, lasciandolo libero di scegliere il luogo, le persone e il numero degli studenti. Ma la scelta di Napoli era già stata designata da un precedente capitolo provinciale ed è anche verosimile che Carlo I d'Angiò abbia fatto pressione perché venisse scelta la sua capitale come sede e che a capo di questo nuovo centro di teologia venisse insediato un maestro di fama.

Il 29 settembre 1273, egli partecipò al capitolo della sua provincia a Roma in qualità di definitore. Ma alcune settimane più tardi, mentre celebrava la messa nella cappella di San Nicola, Tommaso ebbe una sorprendente trasformazione e dopo questa messa non scrisse e non dettò più nulla e si sbarazzò persino degli strumenti per scrivere.

A Reginaldo da Piperno, che non comprendeva ciò che accadeva, Tommaso rispose dicendo: «Non posso più. Tutto ciò che ho scritto mi sembra paglia in confronto con quanto ho visto».

Alla fine di gennaio o all'inizio di febbraio del 1274 Tommaso e il suo socius si misero in viaggio, per partecipare al Concilio che Gregorio X aveva convocato per il 1º maggio 1274 a Lione.

Dopo qualche giorno di viaggio, arrivarono al castello di Maenza dove abitava sua nipote Francesca.

È qui che si ammalò e perse del tutto l'appetito.

Dopo qualche giorno, sentendosi un po' meglio, tentò di riprendere il cammino verso Roma, ma dovette fermarsi all'abbazia di Fossanova, per riprendere le forze.

Tommaso sopravvisse a Fossanova per qualche tempo e tra il 4 o 5 marzo, dopo essersi confessato da Reginaldo, ricevette il viatico e pronunciò, com'era consuetudine, la professione di fede eucaristica. Il giorno successivo ricevette l'unzione dei malati, rispondendo alle preghiere del rito.

Morì di lì a tre giorni, mercoledì 7 marzo 1274, alle prime ore del mattino dopo aver ricevuto il Corpo del Signore.

Le spoglie di Tommaso d'Aquino sono conservate nella chiesa domenicana detta Les Jacobins a Tolosa. La reliquia della mano destra, invece, si trova a Salerno, nella chiesa di San Domenico, l'insigne reliquia del suo cranio si trova custodita e venerata nella Basilica Cattedrale di Priverno mentre la costola è venerata nella Basilica Cattedrale di Aquino.

Il pensiero di Tommaso

Per Tommaso l'anima è creata "a immagine e somiglianza di Dio" (come dice la Genesi), unica, immateriale (priva di volume, peso ed estensione), forma del corpo e non localizzata in un punto particolare di esso, trascendente come Dio e come Lui in una dimensione al di fuori dello spazio e del tempo in cui sono il corpo e gli altri enti.

L'anima è tota in toto corpore, contenuta interamente in ogni parte del corpo, e in questo senso legata ad esso indissolubilmente.

Secondo Tommaso:

« Ciò che si accetta per fede sulla base della rivelazione divina non può essere contrario alla conoscenza naturale... Dio non può indurre nell'uomo un'opinione o una fede contro la conoscenza naturale... tutti gli argomenti contro la fede non procedono rettamente dai primi principii per sé noti. »

(Tommaso d'Aquino, Summa contra Gentiles, I, 7.)

Nella filosofia tomista Dio è predicato e descritto con le seguenti proprietà:

massimo grado possibile di ogni qualità, Sommo Amore e Sommo Bene

immutabile, semplice e indivisibile:

eterno: non nasce e non muore, vive da sempre e per sempre

infinito in atto: non ha limite-confine di tempo o di spazio

onnisciente

unico: nessuno, nemmeno Dio può creare un altro Dio

onnipotente: ma non può fare il male e non può fare un altro Dio

per sè: non riceve la vita o altre proprietà da alcuno, poteva esistere senza gli enti da Lui creati, che perciò non nascono come parte di Lui e non sono Dio.

trascendente: Dio non è uno ente qualunque tra gli altri enti.

Questo Essere ha molte proprietà in comune con l'essere della filosofia greca, così come lo definì Parmenide: uno e unico, semplice e indivisibile, infinito ed eterno, onnisciente. Ma con la differenza sostanziale che crea gli enti, è più grande della somma di essi, e può esistere senza. Anche nell'ultima forma del pensiero greco, quello di Plotino, troviamo che l'emanazione dall'Essere agli enti è un fatto eterno, ma anche necessario e reversibile, non una libera scelta dellAssoluto, che poteva non manifestarsi.

Se la trascendenza nega il panteismo, nemmeno coincide col deismo degli Illuministi: trascendenza ed essere per sé, non significano lontananza inarrivabile. Gli uomini non nascono, ma hanno la possibilità di diventare parte integrante di Dio e, già in questa esistenza terrena, di identificare la propria vita con la vita del Creatore.

Le cinque vie per dimostrare l'esistenza di Dio

La certezza inoppugnabile che Dio esista ci è data dalla fede, ma la ragione ha il suo percorso che prepara l'adesione libera dell'intelletto e della volontà dell'intera persona umana, rendendo plausibile, credibile l'adesione al Dio che si rivela.

Per dimostrare l'esistenza di Dio, l'unico modo per arrivarci, secondo Tommaso, consiste nel procedere a posteriori: partendo cioè dagli effetti, dall'esperienza sensibile, che è la prima a cadere sotto i nostri sensi, per dedurne razionalmente la sua Causa prima.

Sulla base di questo sfondo di pensiero, Tommaso espone le sue prove dell'esistenza di Dio, non a caso chiamate in latino: viae, cioè "percorsi", "cammini" presi come esempi di largo respiro. Tutte e cinque, con piccole variazioni, seguono questa struttura:

Nelle opere di Tommaso, l'universo (o cosmo) ha una struttura rigorosamente gerarchica: posto al vertice da Dio che viene posto come al di là della fisicità, governa da solo il mondo, al di sopra di tutte le cose e gli enti; al di sotto di Dio troviamo gli angeli (forme pure e immateriali) ai quali Tommaso attribuisce la definizione di intelligenze motrici dei cieli, anch'esse ordinate gerarchicamente tra di loro; poi un gradino più in basso troviamo l'uomo, posto al confine tra il mondo delle sostanze spirituali e il regno della corporeità, in ogni uomo infatti si ha l'unione del corpo (elemento materiale) con l'anima intellettiva (ovvero la forma, che secondo Tommaso costituisce l'ultimo grado delle intelligenze angeliche), l'uomo è l'unico ente in contatto sia con il mondo fisico, sia con il mondo spirituale. Tommaso crede che la conoscenza umana cominci con i sensi, l'uomo non avendo il grado d’intelligenza degli angeli, non è in grado di apprendere direttamente gli intelligibili, ma può apprendere solamente attribuendo alle cose una forma e quindi solamente grazie all'esperienza sensibile.

Un'altra facoltà necessaria che caratterizza l'uomo è la sua tendenza a realizzare pienamente la propria natura, ovvero compiere ciò per cui è stato creato. Ciascun uomo infatti, corrisponde all'idea divina su cui è modellato di cui l'uomo è consapevole e razionale, conscio delle proprie finalità, alle quali si dirige volontariamente avvalendosi dell'uso dell' intelletto (l'uomo prende le proprie decisioni sulla base di un ragionamento pratico con cui tra due beni sceglie sempre quello più consono al raggiungimento del suo fine).

Al di sotto dell'uomo, troviamo le piante e le varie molteplicità degli elementi.

San Tommaso fu uno dei pensatori più eminenti della filosofia Scolastica, che verso la metà del XIII secolo aveva raggiunto il suo apogeo.

La Scolastica, da scolaticus, il maestro, fu la filosofia dominante nel Medioevo, ed è caratterizzata dall'ossequio di fronte alla fede cristiana e da una tradizione fondata ora sulla speculazione platonico-agostiniana e ora sull'aristotelismo: naturalmente “distorti” ala faccia di quanto asseriva Tommaso, da una visione cristiana che era distante secoli e secoli da quanto i filosofi greci intendevano ed avevano scritto.

Egli indirizzò diversi aspetti della filosofia del tempo: la questione del rapporto tra fede e ragione, le tesi sull'anima (in contrapposizione ad Averroè), le questioni sull'autorità della religione e della teologia, che subordina ogni campo della conoscenza.

Tali punti fermi del suo pensiero, furono difesi da diversi suoi seguaci successivi, tra i quali Reginaldo da Piperno, Tolomeo da Lucca, Giovanni di Napoli, il domenicano francese Giovanni Capreolus e Antonino di Firenze.

Infine però, con la lenta dissoluzione della Scolastica, si ebbe parallelamente anche la dissoluzione del Tomismo, col conseguente prevalere di un indirizzo di pensiero nominalista nel successivo sviluppo della filosofia, e una progressiva sfiducia nelle possibilità metafisiche della ragione, che indurrà Lutero a giudicare quest'ultima «cieca, sorda, stolta, empia e sacrilega».

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