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Il Santo del giorno, 19 Maggio: S. Celestino V Papa, già Pietro da Morrone: "che fè il gran rifiuto"

19 maggio

Da una lotta ferocissima di potere, venne fuori, come compromesso del tutto provvisorio, l'elezione a Papa di un anziano, eremita, che ben presto si rese conto di essere fuori luogo e si dimise.

Dante dice: "che fè il gran rifiuto", E lui ne sapeva qualcosa, perchè dopo Celestino fu fatto Papa un pisano, che lo esiliò per sempre da Firenze!

Papa Ratzinger, forse conscio di abdicare, in visita al corpo di questo santo all'Aquila, vi pose sopra una sua veste in un gesto che poi sembrò profetico!

di Daniele Vanni

 

 

 

In questo periodo, ci troviamo a vivere, per le dimissioni di Papa Benedetto, con due Papi. Come accadde spesso nel Medioevo, ma non certo in pace come adesso! Oggi, abbiamo un Papa effettivo, Francesco, ed uno Emerito, che per il “peso” della carica, non se l’è sentita di portare fino alla fine un fardello che tra scandali e complessità del mondo attuale, stroncano facilmente chi, come Papa Ratzinger, era più portato a fare il teologo che non a reggere una monarchia teocratica!

Così, mutatis mutandis, in un periodo dove papi ed antipapi si scontravano in campo aperto con eserciti o con sicari o con cibi saturi di veleno accadde anche a colui “che fè il gran rifiuto” come dice Dante,! Quel Celestino V, uno dei pochi nella storia che dette le dimissioni dalla Cattedra di San Pietro. E non a caso Papa Benedetto, molto tempo prima...

Pietro da Morrone, penultimo di dodici figli di contadini molisani (Molise, fra il 1209 ed il 1215 – Fumone, 19 maggio 1296), fu Papa dal 5 luglio al 13 dicembre 1294. Incoronato all'Aquila nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, dove è sepolto, fu il primo Papa che volle esercitare il proprio ministero al di fuori dei confini dello Stato Pontificio e il sesto ad abdicare.

Aveva infatti, una straordinaria propensione alla vita ascetica e si ritirò fin da giovane, quando era frate benedettino, in una grotta, per poi recarsi a Roma a prendere i voti. Ma la lasciò presto, per vivere in solitudine sul Monte Morrone, sopra Sulmona.

Ne discese solo per fondare i Celestini, una congregazione benedettina, per difendere la quale dovette partecipare al Concilio di Lione.

Per altri vent’anni se ne stette lontano dal mondo, che poi lo chiamò inaspettatamente a sé!

Questo avvenne per un contrastatissimo Conclave, dove i potentati, rappresentati dagli Orsini, dai Colonna, dai Caetani (di origine pisana), non trovavano nessun accordo di potere. Nè li smosse, il sopraggiungere della peste, che uccise anche un cardinale francese, l'arrivo in armi del Re angioino di Napoli, che voleva a tutta forza un Papa amico!

Dopo 27 mesi di discussione, stremati, pensarono di votare uno fuori dai giochi ed elessero proprio Pietro da Morrone che aveva mandato loro una profezia di gravi castighi!

Ai tre prelati che gli portarono la straordinaria notizia, apparve un vecchio con una rozza tonaca…

Celestino V, come prima cosa, decise di non andare a Roma ed elargì un’indulgenza plenaria a chi andava all’Aquila e qui ancora si tiene la grande festa della Perdonanza. Poi tentò ingenuamente di eleggere cardinali i suoi benedettini o persone suggerite dagli Angioini, dei quali, lui che non conosceva neppure il Latino, finì per essere ostaggio.

Così “per umiltà e debolezza di corpo e per la malignità della plebe… per recuperare la tranquillità” scrisse testualmente (o si dice scrisse per il Caetani che di lì a 11 giorni, sarebbe divenuto al suo posto Papa!) rassegnò le dimissioni ed abdicò!

Tentò poi la fuga, verso il Gargano e la Grecia, ma il Caetani lo riacciuffò, per timore che gli avversari ne facessero un antipapa e lo rinchiuse in un suo castello in Ciociaria, dove morì, tra molte voci e maldicenze, l’anno successivo! Anche se il foro trovato nel suo cranio, nella recente ricognizione, dopo il terremoto dell’Aquila, pare prodotto dopo la sua morte.

Bonifacio VIII, il Caetani eletto Papa, al quale Celestino avrebbe fatto la profezia: “Hai ottenuto il Papato come una volpe, regnerai come un leone, morirai come un cane”, ne avviò subito la canonizzazione per farlo santo!

Essendo guelfo bianco ed antipisano, Dante non poteva che disapprovare il gesto di Celestino, che portò al potere il Papa che lo esiliò per sempre dalla sua Firenze, che non rivedrà mai più!

Papa Ratzinger, dopo l'ultima ricognizione al corpo del Santo, rimasto sotto le macerie del terremoto, pose il suo pallio al collo del corpo di Celestino V, avendo forse già l’intenzione di seguirne le orme!

Bonifacio VIII, dopo aver preso con l'astuzia di una volpe il Papato, governato come un leone, lasciando però la Sicilia agli Aragonesi, entrando in ogni congiura contro i Colonna, Firenze, i contrasti con il Sacro Romano Impero e tutto il mondo a cui voleva imporre la sua teocrazia…venne schiaffeggiato, come un cane, ad Anagni!

Oggi si ricordano anche:

 

Sant'Adolfo di Cambrai, vescovo

Santi Calogero e Partenio, martiri

San Celestino V (già San Pietro del Morrone), eremita e Papa

San Ciarán mac Colga

San Crispino da Viterbo, religioso cappuccino

San Dunstano, monaco e vescovo

Sant'Ivo, sacerdote in Bretagna

Santa Maria Bernarda Bütler, fondatrice

Santa Pudenziana di Roma, vergine e martire

San Teofilo da Corte, frate minore francescano

Sant'Urbano I, Papa

Beato Agostino Novello, laico agostiniano

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