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Accadde oggi, 18 Aprile 1948: la vittoria assoluta della DC alle prime elezioni politiche del Dopoguerra

18 aprile elezioni 48

Le prime "vere" elezioni politiche del Dopoguerra, quelle del '48, segnarono la nascita del partito-stato, la DC, che, estromessi le altre formazioni del CNL, dominerà, in maniera assoluta ed unica al mondo, almeno quello industrializzato, per quasi mezzo secolo l'Italia.

di Daniele Vanni

 

 

 

Le elezioni politiche italiane del 1948 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 18 aprile.

Era la prima volta che gli Italiani tornavano, dopo il Ventennio fascista ad esprimere un voto politico.

Per la prima volta, il suffragio universale si attuava anche in Italia.

Questo diritto era in verità, stato esercitato, dopo tante votazioni per censo, anche nelle elezioni del 1913, ma là si votava solo dopo i 30 anni.

E questa volta, la vera novità! come già nel referendum e nelle amministrative tenute in primavera, votavano anche le donne.

Il risultato eccezionale di questa tornata elettorale impronterà di sé il sistema politico italiano per 50 anni!

La Democrazia Cristiana si aggiudicò la maggioranza relativa dei voti e quella assoluta dei seggi, caso unico nella storia della Repubblica. Questo straordinario successo rese il partito guidato da Alcide De Gasperi il punto di riferimento per l'elettorato anticomunista e il principale partito italiano, per quasi cinquant'anni, fino al suo scioglimento nel 1993.

Netta fu la sconfitta del Fronte Democratico Popolare, lista che comprendeva sia il Partito Comunista Italiano che il Partito Socialista Italiano. Con circa il 30% dei voti, il fronte della sinistra fu fortemente ridimensionato rispetto alle precedenti elezioni.

Su questo dato influì pesantemente la scissione socialdemocratica avvenuta un anno prima e guidata da Giuseppe Saragat.

Sull'altro fronte la destra, ancora divisa tra liberali, monarchici e i neonati missini, ottenne risultati mediocri, perdendo consensi rispetto alle precedenti elezioni.

Era questo il risultato politico e diplomatico voluto dagli Americani. Anche se non da tutti gli Alleati. Non si voleva come si sbandierava, sbarrare il passo ad una Rivoluzione comunista, alla quale non pensava né Togliatti, né i massimi dirigenti del PCI (che, anzi, dovevano tenere a bada le fazioni più estremiste e i tanti partigiani che tenevano ancora le armi nascoste in montagna!), né l’Unione Sovietica, ben ligia alla spartizione del mondo fissata a Yalta, ufficialmente, ma stabilita già due anni prima! Sovietici che tra l’altro avevano un debito enorme da pagare agli USA per gli aiuti bellici. Quello per cui lavorarono gli Americani, con ambasciatori con incarichi particolari, con enorme impiego di fondi, guidando scissioni partitiche e prese di posizione, dando appoggio e mezzi illimtati a De Gasperi nel suo viaggio oltreoceano, con agenti speciali, già in Italia da anni che di fatto erano i padroni della situazione, tenuta in piedi dal Piano Marshall, era la spaccatura, irrimediabile e per sempre! di quell’unione di forze che aveva dato vita al Comitato di Liberazione Nazionale e ai primissimi Governi post-bellici, che faceva sedere al tavolo del potere politico e di quello militare della Nato un PCI di fatto finanziato dall’URSS e quasi prono, - basta vedere cosa diceva Napolitano dell’invasione sovietica dell’Ungheria, nel 1956, - almeno fino a metà degli anni ’70.

Non a caso, per ritrovare i cosiddetti Comunisti italiani “associati” al governo del Paese, anche se all’esterno, bisognerà arrivare ai Governi Andreotti III e IV, cioè dal 1976, quando il PCI parve fare di tutto, nelle amministrative del 1975 e le politiche dell’anno successivo, mentre già dilagavano scandali su scandali ed il ’68 aveva cambiato la faccia dell’Italia, per non vincere le elezioni! chiedendo a gran voce solo un “compromesso storico”: un’ammucchiata di potere!

Lasciato ai compagni non più rivoluzionari, il potere locale, regionale, in ambiti dell’amministrazione statale, delle cooperative rosse, nell’edilizia, nella grande distribuzione come nelle assicurazione ed in certe banche, il  “nuovo” PDS (Partito della Sinistra che non solo ha cambiato nome, ma ha imbarcato ed associato anche molti cattolici che aveva aderito alla “consociazione del potere”, come una certa destra definiva la linea berlingueriana, darà ancora appoggio esterno al Governo Dini nel 1995.

Sarà finalmente! di nuovo al potere effettivo, con il Governo con Prodi e l’Ulivo, il 17 maggio 1996.

Appoggio esterno al Governo “tecnico” di Monti. Poi tutti nella grande coalizione di Letta. Infine, partito centrale, come PD, dal 22 febbraio 2014, con Matteo Renzi.

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